Paolo Villaggio aveva promesso a tutti che sarebbe morto la notte tra il 14 e il 15 dicembre del 2002, a Bonifacio in Corsica. I suoi familiari si stavano allenando, già da tempo, a mostrare un finto cordoglio al funerale. Il cimitero di Bonifacio, all'ingresso del fiordo, è così bello che a tutti iContinue
Paolo Villaggio aveva promesso a tutti che sarebbe morto la notte tra il 14 e il 15 dicembre del 2002, a Bonifacio in Corsica. I suoi familiari si stavano allenando, già da tempo, a mostrare un finto cordoglio al funerale. Il cimitero di Bonifacio, all'ingresso del fiordo, è così bello che a tutti i visitatori viene una gran voglia di morire. Lui però non voleva essere sepolto, ma cremato. E poi, che un pescatore di nome Mimì, uscendo in mare fino a dopo la Madonnetta tenendo un'urna di poco conto in mano, spargesse le ceneri al vento. Che lì, c'è sempre. Purtroppo in Corsica le cremazioni non sono ancora permesse e la famiglia aveva ripiegato su un rituale un pò più lungo e anche molto noioso: la bollitura. Lo avrebbero bollito a fuoco lento e poi, una volta 'pronto', lo avrebbero fatto a pezzi con un paio di forbicione da sarto e portato in mare, sempre sotto la Madonnetta, per la delizia delle occhiate e dei gabbiani. Era già tutto organizzato meticolosamente. Villaggio doveva recarsi con la famiglia, alle ore 16 del 14 dicembre, nella cucina del ristorante "La Caravelle", giù alla marina. Era già pronto un lungo e largo pentolone da pesce, già sul fuoco, ma con l'acqua ancora tiepida. Si spogliava quasi completamente. Il proprietario, Henry, aveva, con un pò di malumore, accettato che rimanesse in mutande perché lui voleva, in quel momento abbastanza importante della sua vita, nascondere i poveri resti dei suoi organi genitali. Due giorni prima, Villaggio aveva fatto firmare al gestore un foglio nel quale veniva esentato dall'essere immerso in acqua già bollente e con gli odori, perché non voleva cuocere con cipolle, sedani ed erbe del 'maquis' còrso. Non voleva l'umiliante carota nell'ano e, soprattutto, il tragicomico limone in bocca. Alle 17 era stato organizzato una specie di vernissage lì in cucina, con la sua famiglia e tutti i suoi amici còrsi. Anche il sindaco di Bonifacio, Lanteri, aveva promesso la sua presenza. La famiglia era pronta a esibire un finto dolore, forse anche esagerato. Si erano bardati con un lutto teatrale: tutti in nero, guanti neri, cravatte nere e, ovviamente, gli occhiali neri dei funerali mondani. Nelle ultime settimane, purtroppo, riuscivano a stento a mascherare una certa euforia, perché sapevano che erano gli eredi di un'assicurazione sulla vita di 3 miliardi di vecchie lire. Ma, come sempre, lui non era stato di parola: la notte del 14 dicembre non si era fermato a dormire a Bonifacio ma, prendendo un aereo privato, l'aveva passata con due gemelle lesbiche in una suite del Grand Hotel di Roma. La delusione è stata cocente. Nelle due settimane successive, i figli gli hanno anche tolto il saluto e Villaggio ha dovuto passare il capodanno solo come un cane. Non va più a Bonifacio, adducendo finti impegni di lavoro e problemi di salute, perché ha paura di essere bollito a tradimento. I còrsi sono gente di parola, e su queste cose non amano scherzare.