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A Breve e Assombrosa Vida de Oscar Wao

Por

Editor: Porto Editora

4.0
(1677)

Language:Português | Number of Páginas: 296 | Format: Softcover and Stapled | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Italian , Spanish , Swedish , French , Chi traditional , Korean , German , Dutch , Czech

Isbn-10: 972004148X | Isbn-13: 9789720041487 | Data de publicação:  | Edition 1

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrição do livro
Oscar Wao é enorme. E dominicano. Gozado pelos colegas e isolado do mundo, sonha com raparigas e aventuras extraordinárias, sente vergonha por não estar à altura da reputação viril dos machos dominicanos, mas não consegue mais do que uma vida de desilusões. Para Oscar, o drama é um fado demasiado familiar. A sua breve e assombrosa vida está marcada a ferro e fogo por uma maldição ancestral, o fukú, que, nascido em Santo Domingo, é transmitido de geração em geração, como uma semente ruim. Alimentada pela sorte dos seus antepassados, quebrados pela tortura, pela prisão, pelo exílio e pelo amor impossível, a história de Oscar escreve-se fulgurante e catastrófica, e integra a grande História, a da ditadura de Trujillo, a da diáspora dominicana nos Estados Unidos e a das promessas incumpridas do Sonho Americano.
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  • 1

    E questo avrebbe vinto il premio Pulitzer per la letteratura??? Orrore, orrore, orrore!

    Gergo orripilante, narrativa spasmodica in cui le parole "fica" e scopare" vengono inserite ogni qualvolta l'autore ha dei vuoti creativi....dunque sempre. Personaggi improbabili, storia improbabile, ...continuar

    Gergo orripilante, narrativa spasmodica in cui le parole "fica" e scopare" vengono inserite ogni qualvolta l'autore ha dei vuoti creativi....dunque sempre. Personaggi improbabili, storia improbabile, e piuttosto....di quale "favolosa vita" stava parlando l'autore io sia dannata se lo so. Tempo perso, suggerisco di evitarne la lettura e di rivolgere la vostra attenzione verso una narrativa più meritevole.

    dito em 

  • 4

    un angelo obeso, mite e spaventato

    Ci sono storie che andrebbero lette non perche’ siano meravigliose, ne per l’accattivante stile con il quale sono descritte, ne perche’ ci illuminano su un pezzo del nostro passato da non dimenticare, ...continuar

    Ci sono storie che andrebbero lette non perche’ siano meravigliose, ne per l’accattivante stile con il quale sono descritte, ne perche’ ci illuminano su un pezzo del nostro passato da non dimenticare, ma vanno lette perche sono storie dense, colorate, vive, come puo esserlo il dolore, la rabbia, l’amore. Le vicende della famiglia Cabral sono questo tipo di storie.
    Di meraviglioso la vita di Oscar Wao ha infatti ben poco, il suo intero albero genealogico, come quello di altre migliaia di dominicani, è composto da figure torturate, espropriate, martirizzate. Oscar e’ lontanissimo dallo stereotipo del domenicano tutto merengue e muscoli guizzanti, un personaggio che non si dimentica facilmente, con i suoi 120 kg, l’amore per i libri, per la fantascienza e i giochi di ruolo, con i continui riferimenti al Signore degli Anelli, con i “punti carisma”, l’ossessione per l’amore e la paura di morire vergine. Forse e’ solo un angelo obeso, mite e spaventato, persino un po’ sciocco. Le sue origini dominicane ne fanno il rappresentante di una delle tante facce dell'America in cui le tradizioni e le credenze di famiglia si intrecciano con i miti locali, dando vita ad una cultura multiforme che erompe dalle pagine di Junot Diaz con una parlata che include termini spagnoli e giapponesi, senza dimenticare i numerosi riferimenti al mondo nerd (curioso aver letto questo libro dopo il “rappresentante dei malanni di…). Un romanzo di assimilazione quindi, una cronaca frammentata dell’ambivalente e inesorabile movimento dei figli degli immigrati verso una middle class che garantisca sicurezza ed agiatezza.
    Ma e’ anche la storia di Santo Domingo, "la Ground Zero del Nuovo Mondo", oppressa per trent'anni dal dittatore erotomane e sanguinario Rafael Trujillo e patria del fukù, la maledizione che perseguita chiunque si azzardi a fare qualcosa contro la Repubblica Domenicana (perché, pensavate davvero che a sparare a John Fitzgerald Kennedy fossero stati un cecchino, la mafia, gli alieni, la CIA o il fantasma di Marylin Monroe? E’ stato il fukù dopo che JFK nel 1961 tramò per far assassinare Trujillo).
    E quindi un consiglio a tutti: arrivati all'ultima pagina urlate un liberatorio “Zafa!” per onorare le gesta del grande Oscar Wao!

    dito em 

  • 4

    Quattro -

    La storia di Oscar, un ragazzino residente negli Stati Uniti, di origine dominicana, disadattato, in sovrappeso e goffo, ossessionato dai fumetti, dai romanzi fantasy e di fantascienza, vittima di fac ...continuar

    La storia di Oscar, un ragazzino residente negli Stati Uniti, di origine dominicana, disadattato, in sovrappeso e goffo, ossessionato dai fumetti, dai romanzi fantasy e di fantascienza, vittima di facili e continui innamoramenti mai corrisposti, si intreccia con le vicissitudini della sua famiglia, dominata da donne forti, e con la storia della Repubblica Dominicana ai tempi della dittatura di Trujillo.

    Un romanzo originale, amaro e ironico allo stesso tempo, con continui salti temporali, narrato da varie voci, faticoso da leggere per gli infiniti riferimenti al mondo della fantascienza, dei fumetti, del fantasy, talvolta esplicati nelle note, e per le innumerevoli espressioni in lingua madre non sempre tradotte nell'appendice finale.

    dito em 

  • 3

    Ambizioso

    Certo è assurdo e pericoloso ridurre l'individualità di questo (ogni) autore e di questo (ogni) romanzo, smussarne gli angoli, trascurare le loro diversità per collocarli in una dimensione generale: è ...continuar

    Certo è assurdo e pericoloso ridurre l'individualità di questo (ogni) autore e di questo (ogni) romanzo, smussarne gli angoli, trascurare le loro diversità per collocarli in una dimensione generale: è quello che Nietzsche chiamerebbe eccesso di storicismo (dell'arte): «Anche facendo vibrare con la massima intensità le corde musicali, sembra quasi impossibile riprodurre un suono forte e pieno: subito esso si spegne, nel momento seguente risuona già storicamente, delicatamente volatilizzato e senza forza.» - F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita Considerazioni inattuali II (Unzeitgemässe Betrachtungen, Zweites Stück: Von Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben) , G. Colli (a cura di), S. Giametta (Trad), Piccola Biblioteca Adelphi 11, Adelphi, Azzate 2012 - .
    All'inizio di tutto, però, su questo specifico autore ancora in vita, mi pongo ugualmente una questione di carattere generale: perché uno scrittore di origini dominicane, di lingua madre ispanica, che vive negli USA dove sempre più lo slang derivato dallo spagnolo assume i contorni di una lingua nazionale al punto che si sente parlare ormai di spanglish, perché scrive in inglese?
    Una risposta aforismatica potrebbe essere: è il mercato la causa (scrive in inglese perché vuole vendere negli USA), ma «l'aforisma non coincide mai con la verità, o è una mezza verità o una verità e mezzo» - K. Kraus, Detti e contraddetti ( Sprüche und Widersprüche , Pro Domo et Mundo) , R. Calasso (a cura di) , Gli Adelphi 36, Adelphi, Trento 2009 - .
    La lingua inglese negli USA esprime i rapporti di forza tra quella che ormai diviene sempre più minoranza bianca e quella che, al contrario, diviene la maggioranza genericamente definibile afro-latino-americana. La minoranza WASP detiene tutte le leve capitalistiche statunitensi e con quelle governa l'intero apparato culturale (dalla letteratura alla politica passando per la medicina) anche quando questo abbia un volto afro-latino-americano. Più che di mercato quindi bisognerebbe parlare di capitalismo e del suo connaturato imperialismo che oggi esprimono ed impongono a tutto il Mondo un modello (globale) unico di economia, un modello (globale) unico di società, un modello (globale) unico di famiglia, un modello (globale) unico di essere umano maschio, un modello (globale) unico di essere umano femmina, un modello (globale) unico di cultura, un pensiero (globale) unico, una lingua (globale) unica: ogni aspetto culturale statunitense diviene allora isolato da una cortina ed autoreferenziale ( è noto infatti che un numero bassissimo di opere straniere o, comunque scritte in altre lingue, vengano tradotte e pubblicate negli USA a fronte delle centinaia di opere statunitensi o, comunque scritte in inglese, tradotte e pubblicate nel resto del mondo ) per cui tutto è più semplice: o dentro o fuori. Chi è dentro deve adeguarsi o verrà massacrato; chi è fuori e volesse entrare verrà massacrato. Non cambia nulla se si trova nella Repubblica Dominicana sotto la dittatura, sotto l'occupazione statunitense o negli USA: in tutti questi casi, i personaggi di Diaz, i perdenti perché non adattati, vengono massacrati (fisicamente o moralmente) da una miscela esplosiva di razzismo, maschilismo (machismo), sessismo, sciovinismo.
    Diaz, però, è talmente immerso nello spirito del tempo che in questo romanzo si limita a denunciare queste come costruzioni di una società violenta, quella dittatoriale dominicana: tutti i suoi personaggi portano la croce, lo stigma psicologico-culutrale di una dittatura e continuano ad assumere dei comportamenti coatti anche in una terra dove potrebbero essere liberi, la democrazia statunitense; i suoi personaggi sono tutti ghettizzati negli USA o meglio li rappresenta come se fossero auto ghettizzati, auto annientati. Non analizza le cause profonde di questo fenomeno: rappresenta una società ( statunitense ) senza personaggi WASP, una società divisa in ghetti e priva di un vertice, ma la società statunitense ha un vertice: se Diaz l'avesse rappresentato, il romanzo avrebbe assunto un colore diverso, una lingua diversa, un peso diverso e, forse, un'appetibilità commerciale diversa e, forse, non avrebbe vinto il Pulitzer.
    Da amante della letteratura e delle figure retoriche, salvo tutto scrivendo che, in fondo, non è proprio sondabile al 100% quanto pensato e scritto da Diaz, soprattutto ora che le sue corde ancora non hanno smesso di risuonare: tutto il romanzo, dunque, potrebbe essere una metafora della realtà in cui lui stesso si muove, quella statunitense

    dito em 

  • 3

    Il libro narra la storia di Oscar Wao e della sua famiglia, ripercorrendo gli anni della dittatura di Trujillo, che ha governato la Repubblica dominicana come un despota totale per oltre trent'anni ...continuar

    Il libro narra la storia di Oscar Wao e della sua famiglia, ripercorrendo gli anni della dittatura di Trujillo, che ha governato la Repubblica dominicana come un despota totale per oltre trent'anni, dal 1930 al 1961. Il testo mi è piaciuto più per i riferimenti storici che per la storia in sé, che, se pur coinvolgente e a tratti esilarante, non mi ha entusiasmato come forse mi aspettavo.

    dito em 

  • 5

    E pensare che non mi ispirava proprio

    Devo ringraziare Sakura87, Chiara Speziale e La Tigre Danzante che ne parlavano in una discussione e senza le quali non avrei mai letto questo favoloso oscar wao. Non so dire perchè. Forse mi era anti ...continuar

    Devo ringraziare Sakura87, Chiara Speziale e La Tigre Danzante che ne parlavano in una discussione e senza le quali non avrei mai letto questo favoloso oscar wao. Non so dire perchè. Forse mi era antipatica la copertina o comunque mi suggeriva un tipo di romanzo diverso da quello che è; forse l'idea che il titolo già definisse il finale; forse il fatto che il protagonista fosse un grasso ghettonerd dominicano fanatico di fumetti e fantascienza (che non sono il mio forte), forse il solo fatto che Diaz avesse vinto il Pulitzer...insomma un sacco di pregiudizi. E invece mi sbagliavo. E sì che mi sbagliavo. Davvero un libro splendido.

    dito em 

  • *** Este comentário contém <i>spoilers</i>! ***

    5

    Con La breve favolosa vita di Oscar Wao Junot Diaz ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2008. E al di là dell'ufficiale riconoscimento, il romanzo è davvero straordinario, fortunatamente n ...continuar

    Con La breve favolosa vita di Oscar Wao Junot Diaz ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2008. E al di là dell'ufficiale riconoscimento, il romanzo è davvero straordinario, fortunatamente non breve e davvero favoloso per la sua capacità di narrare una storia di crescita, di formazione, di educazione sentimentale, tessendo il tutto con riferimenti e citazioni alla cultura popolare in cui i protagonisti - e i lettori - sono immersi in questo processo di formazione della propria vita, e con un linguaggio intenso ed espressivo.
    Te ne offro un breve assaggio:
    "Cercai di aiutarlo con le ragazze? Condivisi con lui i miei trucchetti da scopatore?
    Certo che sì. Il problema era che, quando si trattava di mujeres, il mio compagno di stanza era unico al mondo. Soffriva del peggior caso di aficasia che avessi mai visto. L'unica persona che poteva reggere il confronto con lui era un mio compagno delle superiori, un povero salvadoregno con la faccia completamente ustionata, che non avrebbe mai trovato una ragazza perché sembrava il Fantasma dell'Opera. Ebbene: Oscar era addirittura peggio. Almeno Jeffrey poteva dare la colpa a un'effettiva menomazione fisica. A cosa poteva darla Oscar? A Sauron? L'amico pesava 140 chili, porca puttana! Parlava come un computer di Star Trek! Ma la vera tragedia era che non avevo mai conosciuto nessuno che sbavasse tanto dietro alle ragazze. Cioè, cazzo, credevo che a me piacessero le femmine, ma a nessuno, e intendo dire a nessuno, piacevano quanto a Oscar. Per lui erano l'inizio e la fine, l'Alfa e l'Omega, DC e Marvel. Era ridotto così male che appena vedeva una tipa carina gli veniva la tremarella. Si prendeva una cotta dopo l'altra: se ne prese almeno due dozzine, e belle toste, solo in quel primo semestre. Ma finiva sempre col beccarsi una botta nei denti. E vi stupite? Per lui, stare con una ragazza voleva dire parlare di giochi di ruolo! Che razza di stronzata! (Non dimenticherò mai il giorno in cui, sull'autobus E, lo sentii dire a una bella morena: Se fossi nel mio gioco, ti assegnerei diciotto punti carisma!).
    Provai a dargli qualche consiglio, davvero. Niente di troppo complicato. Tipo: Smettila di chiamare le sconosciute per strada, e non nominare Beyonder più del necessario. Mi ascoltò? No, ovviamente! Cercare di farlo ragionare sulle ragazze era come prendere a sassate Unus l'Intoccabile. L'amico era impenetrabile. Mi ascoltava e poi scrollava le spalle. Se nient'altro ha efficacia, tanto vale essere me stesso.
    Ma il tuo te stesso fa schifo!
    È tutto quello che ho, disgraziatamente.
    Ma il nostro dialogo migliore è questo:
    Yunior?
    Cosa c'è?
    Sei sveglio?
    Se riguarda Star Trek...
    Non riguarda Star Trek. Tossì. Ho saputo da fonte certa che nessun maschio dominicano è mai morto vergine. Tu che hai esperienza in queste cose... pensi che sia vero?
    Mi drizzai a sedere. L'amico mi scrutava nel buio, serissimo.
    Oscar, è contro le leggi di natura che un dominicano muoia senza aver scopato almeno una volta.
    È questo che mi preoccupa, sospirò".
    E ancora:
    "E nel caso crediate che la sua vita non potesse diventare peggio di così: un giorno entrò alla Game Room e scoprì con stupore che la nuova generazione di nerd aveva smesso da un giorno all'altro di comprare giochi di ruolo. La nuova ossessione erano le carte Magic! Nessuno l'aveva previsto. Niente più personaggi o campagne, solo battaglie infinite tra mazzi di carte. Il gioco era stato spogliato di ogni elemento narrativo, di ogni spazio per la bravura individuale, e ridotto a pura, disadorna meccanica. Quegli stronzi di ragazzini andavano matti per quella roba! Oscar cercò di dargli una possibilità, cercò di mettere insieme un mazzo decente, ma Magic non faceva per lui. Perse tutte le carte con un teppistello undicenne, e scoprì che non gli importava. Il primo segno che la sua Epoca volgeva al termine. Ben presto avrebbe smesso di considerare irresistibile l'ultima trovata nerd, e avrebbe cominciato a preferire il Vecchio al Nuovo".
    Un po' come la nonna de Le notti bianche di Dostoevskij, che "avrebbe voluto che tutto fosse come ai suoi tempi! Ai suoi tempi lei era più giovane, ai suoi tempi il sole era più caldo e persino la panna, ai suoi tempi, non diventava acida così presto!". C’è sempre qualcuno pronto a criticare, contestare e magari contrastare la personalissima traiettoria di crescita e formazione di qualcun altro, perché le cose devono rimanere come erano, come sono sempre(?) state.

    dito em 

  • 4

    Oscar è un ragazzo che per fisico e mentalità non corrisponde al cliché del maschio dominicano. E' grasso, ama i giochi di ruolo, scrive romanzi e non riesce ad avere una donna tanto da essere sicuro ...continuar

    Oscar è un ragazzo che per fisico e mentalità non corrisponde al cliché del maschio dominicano. E' grasso, ama i giochi di ruolo, scrive romanzi e non riesce ad avere una donna tanto da essere sicuro che sarà l'unico dominicano a morire vergine. Sulla diversità di Oscar e sulla sua ossessione per le donne che non ha si basa la trama sottile del libro che descrive attraverso la vita dei parenti passati e presenti la crudele dittatura di Trujillo e la realtà dell'inserimento dei caraibici negli Stati Uniti. La voce narrante è quella di Yunior, amico di Oscar e innamorato della sorella Lola, questa tecnica porta il lettore a diventare un osservatore e quindi a distaccarsi un po' dal coinvolgimento che il racconto con la sua implicita crudeltà avrebbe su chi legge. Si raccontano quindi tutte storie tristissime ma con distacco. Consigliato.

    dito em 

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