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A Cabana

Por

Editor: SEXTANTE

3.7
(685)

Language:Português | Number of Páginas: 240 | Format: Others | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Italian , Chi traditional , German , French , Spanish

Isbn-10: 8599296361 | Isbn-13: 9788599296363 | Data de publicação: 

Category: Fiction & Literature , Health, Mind & Body , Religion & Spirituality

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Descrição do livro
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  • 3

    William Paul Young, scrittore-furbetto...

    Se c’è una categoria di scrittori che proprio non sopporto è quella degli scrittori-furbetti, ovvero degli scrittori i quali, ben consapevoli che il loro libro, con la tematica principale che vogliono ...continuar

    Se c’è una categoria di scrittori che proprio non sopporto è quella degli scrittori-furbetti, ovvero degli scrittori i quali, ben consapevoli che il loro libro, con la tematica principale che vogliono, verrà abbandonato dalla maggioranza dei lettori, lo mascherano inizialmente con una tematica diversa, una tematica attira-lettori, come uno specchietto per le allodole. E i lettori, ignari di tutto e sicuri di intraprendere una lettura di un certo tipo, ci cascano. E per gli autori-furbetti è fatta.
    Ecco, William Paul Young appartiene proprio a questa categoria. “Il rifugio” (sulla cui quarta di copertina, fa l’altro, si legge una recensione del New York Times secondo la quale “chi l’ha letto ne ha regalate almeno dieci copie!”) si apre come un librone magnifico da cinque stelle sicure. Un uomo, Mack, che vive alla deriva dopo la misteriosa scomparsa della figlioletta Missy, avvenuta anni prima in una riserva naturale, durante un campeggio; un flash-back in cui si rivive il momento della scomparsa, fra apprensione e splendidi paesaggi, montagne, laghi e torrenti, che Young sa descrivere divinamente, quasi si fosse lì in mezzo; e infine, un ritorno al presente, in cui Mack riceve per posta una lettera misteriosa, nella quale Pa (nomignolo con cui sua moglie si rivolge a Dio) lo invita a recarsi al “rifugio”, una baita fra i monti, l’ultimo posto in cui sono state trovate tracce della piccola Missy. E così, incuriosito, timoroso e al contempo speranzoso di scoprire una volta per tutte il mistero legato alla scomparsa della figlia, Mack parte alla volta del rifugio.
    Tutto bello, no? Una storia misteriosa, un’ambientazione da incanto, una scrittura fluida e precisa. Insomma, mi pregustavo già una nuova magnifica scoperta libresca.
    Poi, la maschera, appunto, cade, e Young arriva dove voleva veramente arrivare. Perché al rifugio Mack troverà Dio in persona, rappresentato da tre figure (due donne e un uomo, le quali staranno per la Trinità), con le quali discorrerà, per buona parte del romanzo, di dissertazioni religiose e filosofiche, ponendosi domande classiche (dal senso della vita al quello del perdono) che, per la maggior parte, lasciano il tempo che trovano. Insomma, si passa ad un romanzo di matrice religiosa-spirituale, con tante belle parole ma poca sostanza pratica…e il mistero della scomparsa di Missy pare essere dimenticato. Viene riacciuffato (e risolto) verso la fine e trattato con dolcezza, quasi spingendo, in maniera le tutto naturale, il lettore a commuoversi.
    Solo che….Will Young, voleva questo. William Young che, come leggo dal retro di copertina, è figlio di missionari e studioso di teologia, voleva esattamente questo: discorrere di questioni teologiche, su Dio, sulla nostra capacità (e sul nostro bisogno) di dare e di ricevere amore, di perdonare, di capire l’impossibile, di superare il dolore. C’era bisogno di iniziare il libro con un mistero dal ritmo quasi thriller per arrivare fin qui? Che poi, l’idea è buona, le tematiche che Mack affronta con Dio importanti, ma si ha l’impressione che, parla parla, si dicano tante belle parole (alcune, oserei dire, anche un po’ ipocrite) ma che poi alla fine, non si capisca davvero “come” e “perché”.
    A vantaggio de “Il rifugio”, posso dire tuttavia che la trama l’avevo letta da un pezzo, e dunque ipotizzavo qualcosa del genere, forse però in forma un po’ più “concreta”.

    dito em 

  • 3

    Mi è piaciuta la prima parte, mi è piaciuta la fine, ma la parte centrale........proprio no: pagine e pagine di disquisizioni filosofico-religiose, a volte assolutamente incomprensibili, solo per dire ...continuar

    Mi è piaciuta la prima parte, mi è piaciuta la fine, ma la parte centrale........proprio no: pagine e pagine di disquisizioni filosofico-religiose, a volte assolutamente incomprensibili, solo per dire che bisogna imparare a perdonarsi, a perdonare e non farsi "agganciare" dai sensi di colpa. Mah!!!!!!!

    dito em 

  • 2

    Non avevo capito di cosa si trattasse...colpa mia.
    Il primo terzo del libro fa ben sperare...thrillerone con tanto di Grande Tristezza, o Grande Malinconia, o qualcosa del genere.
    Già mi stavo appassi ...continuar

    Non avevo capito di cosa si trattasse...colpa mia.
    Il primo terzo del libro fa ben sperare...thrillerone con tanto di Grande Tristezza, o Grande Malinconia, o qualcosa del genere.
    Già mi stavo appassionando.
    Ma dopo...che piega...
    Spiegone teologico teofisico di 3/400 pagine sull'amore e sul perdono.
    Ammazza che palle.
    Con argomenzioni da catechismo dei poveri impersonifica la Trinità che cerca di far comprendere l'Amore a chi lo ha perso.

    dito em 

  • 5

    Un libro che fa riflettere, che scalda il cuore, da leggere tutto d'un fiato. Un'espressione di trinità che è anche mente, corpo, anima. Bellissimo!

    dito em 

  • 4

    Preso senza saperne niente. Lo inizio e mi sembra la classica 'americanata': buona l'idea di partenza, ma sviluppata in maniera semplicistica e raffazzonata.
    Invece mi devo ricredere.
    Un bel libro, di ...continuar

    Preso senza saperne niente. Lo inizio e mi sembra la classica 'americanata': buona l'idea di partenza, ma sviluppata in maniera semplicistica e raffazzonata.
    Invece mi devo ricredere.
    Un bel libro, di quelli che ti fanno riflettere, di quelli che ti lasciano dentro qualcosa.

    dito em 

  • 3

    E se un giorno ricevessi un biglietto firmato da Dio?

    E' un libro molto particolare. Scritto in maniera molto lineare e semplice. Una storia per nulla "semplice" che, parte da un dolore struggente e g ...continuar

    E se un giorno ricevessi un biglietto firmato da Dio?

    E' un libro molto particolare. Scritto in maniera molto lineare e semplice. Una storia per nulla "semplice" che, parte da un dolore struggente e giunge attraverso molto particolare alla sua elaborazione e ... non ve lo dico, altrimenti che lo leggete a fare?

    L'autore conduce il lettore in un viaggio surreale, con discorsi che, però, suggeriscono il confronto, la riflessione e la fioritura dell'amore. E' da leggere... Io l'ho preso con le "pinze", quasi scettica, l'ho letto e poi ho scoperto che...

    Buona lettura a voi...

    dito em 

  • 5

    Visión personal

    Aunque la historia que narra esta novella es netamente inventada, me sorprendió gratamente encontrar que la vision que se maneja de un Dios de amor y perdón es practicamente idéntica a como yo lo conc ...continuar

    Aunque la historia que narra esta novella es netamente inventada, me sorprendió gratamente encontrar que la vision que se maneja de un Dios de amor y perdón es practicamente idéntica a como yo lo concibo. No me gustaría hablar demasiado de la historia, creo que vale mucho la pena leerla. En algunos momentos es sumamente emotiva y conmovedora y al final algo por dentro se mueve y te hace desear con todas tus fuerzas que ojala este esquema de Dios fuera el verdadero, creo que eso ya depende de cada quien.

    dito em 

  • 5

    Un romanzo che è uno straordinario trattato di teologia trinitaria, comprensibile perché parla direttamente al cuore del lettore, alla sua vita.
    Stupendo, da leggere, rileggere e condividere. ...continuar

    Un romanzo che è uno straordinario trattato di teologia trinitaria, comprensibile perché parla direttamente al cuore del lettore, alla sua vita.
    Stupendo, da leggere, rileggere e condividere.

    dito em 

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