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A Duke Ellington non piaceva Hitchcock e altre storie di jazz

Di

Editore: Mobydick

3.6
(26)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Altri

Isbn-10: 8881782235 | Isbn-13: 9788881782239 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
"Questo libro forse racconta delle vite inventate, e forse è una piccola storia immaginaria del jazz, però sembrano tutte vite vere ed autentiche, tanto sono squinternate, inconcludenti, insensate e senza morale. Qui i jazzisti sono più prossimi ai mentecatti che ai musicisti, tutti presi dalla loro mania e dal loro musicale furore, e così la musica appare come un fiore variopinto che nasce dal comune letame e dal fango." (Ermanno Cavazzoni).
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  • 4

    Sono raccontini (fiction quindi) ispirati alle vite di notissimi e meno noti jazzisti delle varie età dell'oro.


    Simpatica idea utile per gli ignoranti (quale sono: non ricordo al volo come ognuno suonava, talvolta che strumento) per bersi un bourbon aspirando fumo d'epoca con qualche mise ...continua

    Sono raccontini (fiction quindi) ispirati alle vite di notissimi e meno noti jazzisti delle varie età dell'oro.

    Simpatica idea utile per gli ignoranti (quale sono: non ricordo al volo come ognuno suonava, talvolta che strumento) per bersi un bourbon aspirando fumo d'epoca con qualche miseria, molti sorrisi, alcune risate con vite nonstandard.

    Curioso quanto alcune idiosincrasie di Gianolio - che deve aver avuto qualche episodio spiacevolemente ricorrente nella vita legato ad alcune negative tipologie umane - siano qui spesso usate come "i cattivi".
    Lo sono ovviamente, talvolta pessimi, raramente suonano però.

    Divertente l'utilizzo in un racconto di un argomento clichè trattato e veicolato in modo persuasivo, e del contrario ma altrettanto persuasivo nel racconto seguente.

    La rappresentazione del critico musicale invece oscilla qui fra la nota figura retorica dell'Eunuco Nell'Harem e quella delle bracce rubate all'agricoltura o alle miniere.

    Siccome tale dicotomia si osserva finanche nelle pagine dedicate ai critici d'arte, ai critici letterari, ai sommelier, ai commentatori sportivi o alle riviste tecniche, in ispecie quelle che parlano d'automobili; si deduce che dev'esserci da qualche parte un Ur-Critico che accomuni tutte le forme particolari.

    ha scritto il 

  • 2

    Libello grazioso, a tratti piacevole, a tratti noiosetto...
    Non tutti i racconti sono dello stesso livello.
    Molto meglio altri racconti/romanzi sul mondo del jazz (e penso a Natura morta con custodia di sax).

    ha scritto il 

  • 1

    questo è il miglior romanzo che un critico jazz italiano -confortato in questo dalla presenza della propria firma sul sedicente mensile "Musica Jazz"- può scrivere. Figuratevi gli altri.

    ha scritto il 

  • 4

    Jazz parolaio

    Premessa: la copertina caricata da Mr. Anobii è esilarantemente erronea( e non è il primo caso), ho caricato la mia opportunamente fotografata, ma la sostituzione verrà fatta" in due o tre giorni".
    Vai a capire perchè.
    Rimodificherò il commento e parlerò del libro tra " due o tre giorn ...continua

    Premessa: la copertina caricata da Mr. Anobii è esilarantemente erronea( e non è il primo caso), ho caricato la mia opportunamente fotografata, ma la sostituzione verrà fatta" in due o tre giorni".
    Vai a capire perchè.
    Rimodificherò il commento e parlerò del libro tra " due o tre giorni", appunto, appena avremo superato questa discronia.(continua)
    (diversi giorni dopo.....)
    Mr Anobii ha approvato:
    Fedele(almeno in questo) alle promesse, derogo dalle mie Inconcludenze in omaggio a mio modo a Gianolio e al "nostro"( tu permetti, vero, Aldo?) jazz.
    Una raccolta sconclusionatisisma, inventata, vera finta, posticcia, poderosa, deliziosamente inutile, controvertibile, assolutistica tendente al relativo, un critico musical che è una metafora buffonesca e cialtrona , immaginaria immaginata , temporeggiata e intemperante, storie di persone comuni ma forse non comuni, minestroni godibili di sciocchezze quisquilie e pinzellacchere da adorare, contrappunti congiungimenti prese di posizione , fuochi artificiali e forse pure artificiosi, chi puo' dirlo?
    Condito con l'amore( quello mai sofisticato, quell'olio vergine puttanesco infiltrato decantato depositato insinuato ) per il jazz , i suoi rivoli, i suoi affluenti, i suoi Prìncipi e princìpi, le sue pozze ed i suoi pozzi, i giacimenti le pepite le inutilità, la prodigiosa relativizzazione dell'accaduto e dell'accadibile.
    Mi rodo tutte e dieci le unghie per essermi persa gli spettacoli di marescotti & co ( e della banda gianolio che è sciamannato batterista) con gli spunti del libro( di marescotti ricordo una meravigliosa lettura-reading per i fighi- di un libro di Loriano Macchiavelli, i Sotterranei di Bologna, alla Cantina Bentivoglio di Bologna, appunto, ma questa è un'altra storia).
    Ma bando alle ciance , amanti del jazz, amanti della musica dodecafonica, del folk andaluso, del punk tardo australiano, dell'heavy metal di risulta, filo bach-isti non pentiti, tangueri disponibili, rockettari poliformi, indieppoppeschi illuminati... affondateci dentro, sguazzateci.

    ha scritto il