A Grief Observed

By

Publisher: Zondervan

4.1
(636)

Language: English | Number of Pages: 128 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , Chi simplified , Catalan , Spanish , Farsi

Isbn-10: 0060652381 | Isbn-13: 9780060652388 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Romance

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Book Description
In this classic trial of faith, C. S. Lewis probes the fundamental issues of life and death, and summons those who grieve to honest mourning and hope in the midst of loss.
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  • 4

    breve ed intenso

    L'autore, alla morte della moglie per cancro, trascrive le sue riflessioni sul significato di quell'evento, ragionando sul dolore.

    Un libro che mi ha stretto il cuore in una morsa, e avendo perso mia ...continue

    L'autore, alla morte della moglie per cancro, trascrive le sue riflessioni sul significato di quell'evento, ragionando sul dolore.

    Un libro che mi ha stretto il cuore in una morsa, e avendo perso mia madre quando ero piccola proprio di cancro, ho sentito tutti questi sentimenti come miei, amplificati come in eco. E mi ha fatto ovviamente tanto riflettere sull'autore e in automatico a mio padre, il mio coraggiosissimo papà.

    D'altronde è così semplice arrabbiarsi con Dio e col mondo in queste situazioni, che ti fa davvero dubitare della tua fede e in tutto ciò che prima davi per scontato. Le tue certezze incrollabili crollano esattamente come castelli di carta, e ti domandi sulla bontà di un Dio che causa tanto dolore. Recuperare la fede persa è così difficile.

    80 pagine di intensa riflessione, che ti lascia però alla fine un sapore di speranza in bocca.

    said on 

  • 5

    Il problema non è la morte, e non è nemmeno Dio. Il problema è come far stare assieme l’amore per Dio e la morte della persona amata.

    I libretti piccoli non mi piacciono. Andrebbero semmai regalati, non venduti. Io l’ho rimediato a metà prezzo.

    Un libretto, piccolo, dal titolo: “Diario di un dolore”: noooh, il dolore è pudore, e non ...continue

    I libretti piccoli non mi piacciono. Andrebbero semmai regalati, non venduti. Io l’ho rimediato a metà prezzo.

    Un libretto, piccolo, dal titolo: “Diario di un dolore”: noooh, il dolore è pudore, e non mi fido di chi vuole scrivere del dolore, di un dolore intimo e privato poi, e in un libretto piccolo piccolo poi, nooo.

    Però l’ha scritto C. S. Lewis e di C. S. Lewis sto apprezzando il senso della sua virile misura. Il suo rispetto per le cose da dire, che non diventa censura verso le cose non dette, diventa: se non riesci tu da solo, lettore, a arrivare alle cose non dette dalle poche cose che ti dico, non sono reticente io, sei semplicemente un morboso guardone, un sudicione, tu.

    Per scrivere dei quaderni dopo la morte della persona amata, osservarsi scriverli, disciplinarsi mentre li si scrive, selezionarne le parti migliori per la pubblicazione, cioè le parti inedite per la testimonianza del sentire umano, ci vuole una grande forza di volontà, e una grande fiducia verso la letteratura, verso il suo lascito.

    Un po’ di coraggio ci vuole anche per leggerlo, perché amare significa sempre aver paura della morte della persona amata, e io amo, e prima dell’amore a me della morte fregava relativamente poco, mentre adesso la morte sinceramente è un problemino niente male: no, angoscia no, e non perché io condivida il senso religioso di Lewis, non che il suo sia strumentalmente consolatorio, ma: meglio aver amato e poi morire che non aver amato e poi morire comunque, ecco.

    “Il ricordo della sua voce, che in qualsiasi momento può fare di me un bimbo singhiozzante.”

    Lewis è cristiano e il suo dramma, alla morte della moglie, oltre a essere il come superare il dramma della morte della persona amata, e: come perdonare Dio per aver inventato la morte delle persone amate?

    “Il dono più prezioso che ho avuto dal matrimonio è stato questo continuo impatto con qualcosa di molto vicino e intimo e tuttavia sempre e inconfondibilmente altro, resistente – in una parola, reale.”

    Il matrimonio, per me, per ora, è questo, ma questo è l’amore: vivere quotidianemente con la propria contraddizione laddove la contraddizione è chiunque non sia tu.

    “Parlatemi della verità della religione e ascolterò con gioia. Parlatemi del dovere della religione e ascolterò con umiltà. Ma non venite a parlarmi della consolazioni della religione, o sospetterò che non capite.”

    Del dolore non si parla e del dolore non si scrive, non per un pubblico, se non lo si sa fare come Lewis, con il suo interrogare Dio, con il suo arrivare a formulare quella che secondo me è la bestemmia più grande: Hai ucciso lei per insegnare a me come non bisogna mai affezionarsi del tutto a questo mondo e a questa vita?

    Tutti i dolori si danno a Dio, e in più il ruolo del maestrino carnefice.

    L’ho letto piano, e avrei voluto leggerlo in fretta, ma l’ho letto piano, spezzandone la lettura, portandomelo nella tasca di dietro dei jeans, e poi l’ho detto anche alla donna che mi ha sposato: “Sto leggendo un libro di grande dignità, è di uno scrittore, dei suoi pensieri in morte della moglie.” E lei: “Ti stai già preparando a quando non ci sarò più?” E io “Prepararmi a cosa? Fuori tu, avanti un’altra.” E lei: “Io, se muoio, prima ti uccido, meglio che lo sai. Ti piacerebbe eh, spassartela dopo di me?”

    Perché io sono felice oggi. E la felicità non mi fa più né paura né vergogna né nessun altra superstizione. Certo, certo, moriremo, e non sappiano neanche noi quando.

    Però ti dico grazie, per questa lezione d’amore, in questo mondo, in questa vita.

    said on 

  • 4

    Un testo breve, che si legge tutto d'un fiato, trovandosi proiettati nell'analisi di un processo di elaborazione del dolore per la perdita della moglie, che sorprende per onestà e lucidità. "Il dolore ...continue

    Un testo breve, che si legge tutto d'un fiato, trovandosi proiettati nell'analisi di un processo di elaborazione del dolore per la perdita della moglie, che sorprende per onestà e lucidità. "Il dolore assomiglia tanto alla paura", talmente devastante da sembrare quasi fisico, da renderci incapaci di qualunque azione o interazione, ma anche di restare soli. Perché la solitudine rafforza la sensazione di vuoto, di mancanza. E c'è il timore di dimenticare e sostituire la persona reale col ricordo, con un'immagine. E questa sofferenza cieca, che ci allontana dalla realtà, ci allontana anche da chi ci ha lasciati, ci impedisce di vedere e di sentire con chiarezza. E poi c'è il tempo, che non è che un sinonimo di morte. Anche il tempo ci separa, perché il tempo dei vivi non coincide con quello dei defunti.
    Lewis passa dallo sconforto al tentativo di razionalizzare un dolore che mette in discussione tutto quello in cui crede, in una spirale di cui non conosce la direzione. A poco a poco intravede uno spiraglio, un'uscita che non è disamore, ma amore sublimato. Comprende che il distacco non è che una fase, che porta ad amare la moglie scomparsa non come pensiero, bensì come presenza reale, per quanto incorporea.

    said on 

  • 4

    L'ho sentito molto mio questo libro di C.S. Lewis, anche se più nella prima parte (più intimamente legata al dolore dell'autore per la perdita della moglie) che nella seconda (che mi è sembrata più pr ...continue

    L'ho sentito molto mio questo libro di C.S. Lewis, anche se più nella prima parte (più intimamente legata al dolore dell'autore per la perdita della moglie) che nella seconda (che mi è sembrata più prettamente teologica).
    Sarà che sto vivendo un dolore e una mancanza molto simili, ma ho trovato espressi in parole quelli che sono i miei sentimenti attuali: incredulità, disorientamento, dolore, dubbio. E mi sono sentita meno sola.
    Non mi soffermerò con altre parole mie, ma darò spazio a quelle dell'autore:

    "E intanto, dov'è Dio?...UNa porta sbattuta in faccia, e il rumore del doppio chiavistello dall'interno. Poi, il silenzio....E' questa, dunque, al di là di ogni illusione, la vera realtà di Dio?".

    "Io non solo vivo ogni interminabile giorno nel dolore per la sua morte, ma lo vivo pensando che vivo ogni giorno nel dolore".

    "All'inizio mi atterriva l'idea di ritornare nei posti dove io e H. siamo stati felici....Con mia sorpresa, non è successo nulla. La sua assenza non è più insistente in quei luoghi che altrove. Non è un'assenza localizzata....E' l'atto di vivere che è diverso in ogni momento. La sua assenza è come il cielo: si stende sopra ogni cosa".

    "E' incredibile quanta felicità, e persino quanta allegria, abbiamo a volte conosciuto insieme, dopo che ogni speranza era scomparsa...".

    "La debolezza dell'altro, la sua paura, la sua sofferenza non puoi farle tue. Potrai avere paura e soffrire anche tu. E' forse pensabile che tu possa aver paura e soffrire quanto l'altro, anche se diffiderei subito di chi mi assicurasse che è così. Ma sarebbe pur sempre un soffrire diverso....".

    "La morte esiste. E tutto ciò che esiste ha importanza...".

    "Ho un'orribile sensazione di irrealtà...".

    "Parlatemi della verità della religione e ascolterò con gioia. Parlatemi del dovere della religione e ascolterò con umiltà. Ma non venite a parlarmi delle consolazioni della religione, o sospetterò che non capite...".

    "'Non siate contristati, come gli altri che non hanno speranza'...Quel che dice San Paolo può essere di conforto solo a chi ama Dio più dei morti, e i morti più di se stesso. Se una madre piange non ciò che ha perduto lei, ma ciò che il suo bambino morto ha perduto, le è di conforto credere che egli non ha perduto il fine per cui è stato creato....Un conforto per lo spirito eterno che è in lei e che è proteso verso Dio. Ma non per il suo spirito materno....".

    "Ciò che soffoca in gola ogni preghiera e ogni speranza è il ricordo di tutte le preghiere che H. e io abbiamo offerto e di tutte le nostre false speranze....E Lui ogni volta, mentre faceva mostra di misericordia, in realtà stava preparando il nuovo supplizio...".

    "E il dolore assomiglia...all'attesa: andare su e giù in attesa che succeda qualcosa....".

    "Dopo l'amputazione di una gamba...o il moncone si cicatrizza o l'uomo muore. Se si cicatrizza, il dolore atroce e incessante finirà....Ma per tutta la vita, probabilmente, il moncone ogni tanto gli farà male, forse molto male; e lui sarà sempre un uomo con una gamba sola. Non avrà modo di dimenticarlo...Tutto il suo modo di vivere sarà trasformato...".

    said on 

  • 2

    Per me è risultato pesante da leggere nonostante abbia trovato numerosi punti di riscontro con la mia realtà di metabolizzare il lutto. Alcune volte le tesi anche se pur banali erano difficili da comp ...continue

    Per me è risultato pesante da leggere nonostante abbia trovato numerosi punti di riscontro con la mia realtà di metabolizzare il lutto. Alcune volte le tesi anche se pur banali erano difficili da comprendere.

    said on 

  • 5

    Solo C.S. Lewis poteva condensare, in un libricino di meno di 100 pagine, un vero e proprio trattato sul dolore, per scrivere il quale scrittori meno abili consumerebbero quintali di carta e inchiostr ...continue

    Solo C.S. Lewis poteva condensare, in un libricino di meno di 100 pagine, un vero e proprio trattato sul dolore, per scrivere il quale scrittori meno abili consumerebbero quintali di carta e inchiostro.
    Quando scrisse queste pagine, una sorta di diario-sfogo, Lewis aveva appena perso l'amata moglie Joy. E durante la lettura si percepiscono chiaramente le varie fasi di elaborazione del lutto che attraversa, dall'incredulità alla disperazione, dall'accettazione alla speranza. Il tutto condito dalla fede grande di un uomo che ha saputo affrontare l'incredulità e superarla, regalandoci pagine che sono un must non solo per chi ha perso una persona cara, ma davvero per tutti.

    said on 

  • 2

    Temo di dover andare controcorrente , ma sinceramente non mi è piaciuto granchè. Il tema è certamente molto forte e serio, però mi aspettavo molto più "pathos". Alla fine ,a parte qualche bella rifles ...continue

    Temo di dover andare controcorrente , ma sinceramente non mi è piaciuto granchè. Il tema è certamente molto forte e serio, però mi aspettavo molto più "pathos". Alla fine ,a parte qualche bella riflessione che riempie le prime pagine del libro, il tutto si riduce a delle considerazioni dell'autore circa il suo rapporto con Dio . Ci ho trovato troppa mente e poco cuore, insomma. Il coinvolgimento nel dolore di Lewis non c'è per niente stato, anzi, dal suo modo di esporsi avevo la sensazione che Lewis stesse parlando di qualcosa accaduto a qualcun altro,piuttosto che a lui. Sarà stato un momento sbagliato per leggerlo, sarà stata anche la brevità del libro stesso, ma essendo passata anche io in situazioni simili mi aspettavo sicuramente molta più introspezione e profondità. Sinceramente ho letto di meglio.

    said on 

  • 4

    Diario di un dolore" sono poche pagine, sono confessioni, riflessioni, sfoghi, sono un diario. Racconta del dolore per la scomparsa della moglie. Un cancro. In queste pagine troviamo riflessioni sulla ...continue

    Diario di un dolore" sono poche pagine, sono confessioni, riflessioni, sfoghi, sono un diario. Racconta del dolore per la scomparsa della moglie. Un cancro. In queste pagine troviamo riflessioni sulla vita e la morte, e soprattutto su Dio. Come detto prima non c'é bigottismo. C'è una domanda fondamentale: in tutto questo ( = dolore, sentirsi spaesati, soli, pigri, persino sporchi) Dio dov'è? Che fa? Ascolta oppure ci ignora?
    Di tanto in tanto appare lei, la moglie. È una voce, un volto sfocato, una donna intelligente a cui non sfugge nulla, "dalla mente agile, scattante e muscolosa come un leopardo".
    Sono pagine che si leggono in un fiato, il tempo di prendere l'autobus per andare in centro. E forse questo fa un po' rabbia, perché un libro così intenso e coraggioso vorresti ti tenesse compagnia per un po' più di tempo (specie se hai appena finito di leggere un libro di merda, riferimenti ovviamente a caso). Però fa piacere averlo perché sai che puoi rileggerlo, e secondo me sarà probabile farlo.
    Questi pensieri sono brevi, alcuni brevissimi, poche righe, due o tre.
    Per esempio:
    "Noi questo lo sapevamo entrambi. Io avevo le mie infelicità, non le sue. Lei aveva le sue, e non le mie. La fine delle sue avrebbe reso adulte le mie. Ci stavamo incamminando su strade diverse. Questa fredda verità, questa terribile regolamentazione del traffico ('Lei a destra, signora... Lei, signore, a sinistra') non è che l'inizio di quella separazione della morte stessa."
    Oppure, ancora:
    "All'inizio mi atterriva l'idea di ritornare nei posti dove H. e io siamo stati felici: il nostro pub preferito, il nostro bosco. Ma ho deciso di farlo subito: come quando di rimanda in servizio un pilota che ha appena avuto un incidente di volo. Con mia sorpresa, non è successo nulla. La sua assenza non è più insistente in quei luoghi che altrove. Non è un'assenza localizzata. Se ci venisse proibito il sale, probabilmente non ne sentiremmo la mancanza più in una pietanza che in un'altra. Tutto il cibo sarebbe diverso, ogni giorno, ad ogni pasto. Ora è lo stesso. È l'atto di vivere che é diverso in ogni momento. La sua assenza è come il cielo: si stende sopra ogni cosa."
    Due a caso, ma immaginatele tutte così.
    Carine, no?

    said on 

  • 4

    Poche pagine che pensavo di leggere in un’istante, ed invece no.. poche pagine ma piene di dolore, da leggere lentamente, da assimilare, da digerire…
    “Disperazione” è quello che si prova quando si per ...continue

    Poche pagine che pensavo di leggere in un’istante, ed invece no.. poche pagine ma piene di dolore, da leggere lentamente, da assimilare, da digerire…
    “Disperazione” è quello che si prova quando si perde una persona cara, e si entra in un baratro, nulla più ha un senso, tutte le nostre certezze cominciano a vacillare e si arriva a mettere in discussione il senso della vita stessa..
    Lewis ha vissuto in prima persona questo dolore, ha perso la moglie, e con questo diario ha voluto urlarci tutta la sua disperazione, le sue emozioni, i suoi pensieri più intimi..
    Poi ha cercato di razionalizzarlo... Ma si può razionalizzare il dolore?
    Pagine strazianti e bellissime.. “Dicono che chi è infelice vuole distrazioni – qualcosa che lo aiuti a non pensare. Sì, ma come un uomo stremato, in una notte fredda, vuole sul letto un’altra coperta: piuttosto che alzarsi a cercarla, preferisce continuare a battere i denti.”

    scritto il 14 Mar 2010

    said on 

  • 3

    E' straziante

    A chi non è capitato??
    Sfido qualsiasi credente non praticante a cercare Dio quando sta bene e sente che non ha bisogno di niente.
    Questa è una di quelle domande a cui non si avrà mai una sola rispost ...continue

    A chi non è capitato??
    Sfido qualsiasi credente non praticante a cercare Dio quando sta bene e sente che non ha bisogno di niente.
    Questa è una di quelle domande a cui non si avrà mai una sola risposta. Chi crede ti dirà che non hai creduto abbastanza, che Dio va ringraziato e lodato per quello che tutti i giorni ci da senza che noi glielo chiediamo, chi non crede ti dirà che se non hai sentito la necessità di pregare Dio quando stavi bene, e adesso che va tutto a rotoli tu lo chiami e lui non ti risponde molto probabilmente la sua presenza non è mai esistita e mai esisterà, e tu lo cerchi solo perché sai che il potere di cambiare il destino non è nelle tue mani e così ti aggrappi alla speranza -che in questo caso è anche ignoto, fiducia, dubbio- che qualcuno più grande di te possa esaudire le tue preghiere.
    Ma il vero protagonista di questo racconto è il dolore, e così mi viene da pensare che il contrario di "vita" non è "morte" ma "dolore".
    Mi viene da pensare che "Morte" in questo caso è più un sinonimo di "fine". Chi muore smette di vivere; i suoi occhi non vedranno più, le sue orecchie non udiranno più, né le sue mani accarezzeranno.
    Il vero problema è di chi resta. Chi resta fa i conti tutto i giorni col dolore. Molti giorni perde, e crede di morire, ma è ancora lì, a guardare il soffitto con gli occhi inondati dalle lacrime, a percepire il dolore che annienta le viscere, a scrivere la preghiera di poter risentire la sua voce anche solo per in attimo.
    Diventa questa la vita di chi soffre. Un'infinita sofferenza. Un dolore incessante. Poi provi a reagire, combatti, ti sforzi di dimenticare, nascondi le lacrime fra le ciglia e i lamenti nei rumori della giornata. Sembra andare meglio ma non avevi fatto i conti col ricordo. Quello che arriva inavvertitamente a tagliatri in due il cervello. Ad atterrarti solo con un pugno. E ricominci.
    Soffri perché l'hai perso, soffri perché te l'hanno portato via, soffri perché lo cerchi, Dio, e lui non c'é, Soffri perché soffri. E avanti così finché non arriverà la rassegnazione Che molte volte non arriverà mai.
    Dov'è la rassegnazione delle madri che sopravvivono ai figli?

    Credo fermamente che il rapporto tra morte e dolore sia assolutamente soggettivo e credo fermamente che se potessi scegliere fra la morte e il dolore sceglierei mille volte la mia di morte.

    Una lettura cruda e netta. Una testimonianza, una storia che ascolti senza interrompere, la raccogli e te ne vai zitto zitto a fare i conti con le grandi domande della vita.

    said on 

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