A Hero of Our Time

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Publisher: Oneworld Classics Ltd

4.0
(806)

Language: English | Number of Pages: 300 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , French , Chi traditional , Russian

Isbn-10: 1847491219 | Isbn-13: 9781847491213 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
Chronicling his unforgettable adventures in the Caucasus involving brigands, smugglers,soldiers, rivals, and lovers, this classic tale of alienation influenced ...
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  • 3

    3stellequasi4.

    3 diversi punti di vista per raccontare 1 solo protagonista, che poi si spiega nell'anima russa del tempo.

    Bel ritmo ed assai gradevole, Pečorin è un personaggio che a suo modo si farà ...continue

    3stellequasi4.

    3 diversi punti di vista per raccontare 1 solo protagonista, che poi si spiega nell'anima russa del tempo.

    Bel ritmo ed assai gradevole, Pečorin è un personaggio che a suo modo si farà amare e ricordare.

    said on 

  • 5

    i russi a dicembre cascano a fagiolo

    La partenza è stata un po' lenta e non riuscivo a capire dove l'autore volesse andare a parare, né chi fosse il nostro "eroe" protagonista; poi viene introdotto, poco dopo la comparsa di Pecorin, il d ...continue

    La partenza è stata un po' lenta e non riuscivo a capire dove l'autore volesse andare a parare, né chi fosse il nostro "eroe" protagonista; poi viene introdotto, poco dopo la comparsa di Pecorin, il diario di quest'ultimo, e da quel momento la storia prende un'altra piega.
    Pecorin è un personaggio particolare, narcisista e conoscitore delle donne. Dalle reazioni che suscita in Vera e nella principessa Meri scopriamo il talento di Lermontov nel comprendere e spiegare il carattere e le debolezze delle donne, i trucchi e l'abitudine, tutta femminile, di lasciarsi trasportare dall'emozione per un uomo difficile e scostante.
    Vera e Meri si distruggono e si ammalano per amore di un uomo che sa sempre come reagiranno ad ogni sua azione.
    Le riflessioni di Pecorin sono molto profonde e il suo rapporto con gli altri non tanto comprensibile.
    Molto inaspettati per me sia il finale che la conclusione del duello.

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  • 4

    Scrive come un russo, questo russo.

    “Azamàt, vedo che ti piace da morire, quel cavallo; ma quanto ad averlo, faresti prima a vederti la nuca! Allora, dimmi, cosa daresti a chi te lo donasse?...”

    Un personaggio di nome Pečórin potrebbe f ...continue

    “Azamàt, vedo che ti piace da morire, quel cavallo; ma quanto ad averlo, faresti prima a vederti la nuca! Allora, dimmi, cosa daresti a chi te lo donasse?...”

    Un personaggio di nome Pečórin potrebbe far fatica a essere preso sul serio, in una traduzione italiana, come incarnazione del male della vita, invece il romanzo di Lermontov, costruito come un accerchiamento, è serissimo, e non ne ricordo nessun altro in cui un uomo dicesse così chiaramento sul visino a una bella principessina: “Io non vi amo”.

    Un romanzo in cui è un descritto un duello sul luogo dove lo scrittore stesso del romanzo incontrerà la morte in un duello, no, non è questo a redere ferocemente bello il romanzo, questa interpolazione tra invenzione e realtà, ma uno scambio di battute come il seguente:

    “E durò a lungo, la loro felicità?” gli chiesi.
    “Sì, (…).
    “Ma che noia!” esclamai d’istinto.

    Le montagne, le guarnigioni, i cavalli focosi, le passioni omicida, questo lo scenario che annuncia l’arrivo del mostro umano, che quando appare per la prima volta non fa che partirsene con una carrozza imbarazzante tanto è decorata, e quando attacca il diario di Pečórin, eccolo che si fa beffare da una diciottenne che a momenti lo affoga, dopodiché racconterà le sue prodezze in una cittadina termale. Si è lì lì per ridersela, di questo sfranto Pečórin (“(…)Véra che mi voleva dire qualcosa di molto importante per entrambi… È risultata una sciocchezza…”) e ecco il duello, la tragedia secca. Poi le scene del fatalista, della scommessa della pistola, della vita messa a repentaglio per domandare alla sorte il suo parere sulla predestinazione.

    Lermontov crea un personaggio dalla tridimensionalità che lascia indovinare il numero incalcolabile delle dimensioni contrastanti e compresenti del carattere umano, da autentico e ammirevole e implacato scrittore russo.

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  • 2

    Tutta la vicenda non è per nulla interessante e le riflessioni, le analisi psicologiche sono quasi del tutto assenti. Merita due stelle solo per la sperimentazione narrativa e i brani raccolti insieme ...continue

    Tutta la vicenda non è per nulla interessante e le riflessioni, le analisi psicologiche sono quasi del tutto assenti. Merita due stelle solo per la sperimentazione narrativa e i brani raccolti insieme in modo molto originale e innovativo.

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  • 5

    Verité romanesque (Mc 3, 24-27)

    ...uno è sempre schiavo dell'altro... [p. 143]

    "In me ci sono due persone..." [p. 251] : "L'amor proprio!" [p. 155] ; "...mi disprezzo..." [p. 229]

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  • 0

    L'uomo superfluo. Nel Caucaso.

    D’altra parte la disillusione, come tutte le mode, ha inizio dagli strati alti della società e poi scende a quelli bassi, che la portano fino ai limiti estremi.

    La lettura di una storia del Caucaso mi ...continue

    D’altra parte la disillusione, come tutte le mode, ha inizio dagli strati alti della società e poi scende a quelli bassi, che la portano fino ai limiti estremi.

    La lettura di una storia del Caucaso mi ha quasi obbligato a ri-leggere questo romanzo che, evidentemente, a suo tempo avevo liquidato troppo frettolosamente.
    In effetti, si comprendono meglio i personaggi quando li si collocano nella terra che per i Russi rappresentava la Frontiera, nel senso americano del termine, il territorio selvaggio da conquistare.
    Una sorta di deserto dei Tartari – penso al romanzo di Buzzati, non all’omonima popolazione. In cui il servizio militare è davvero una sfida, una possibilità di crescita e maturazione, non priva di rischi, come si sente dire Pečorin da un altro personaggio:
    Proprio così: vivi un anno intero senza vedere nessuno, se ci aggiungi la vodka, sei un uomo finito.
    È anche un luogo in cui cadono, solo in parte: sia chiaro, le distinzioni e un ufficiale di umili origini può permettersi di rivolgere la parola a una principessa. Oppure di rimpiangere una San Pietroburgo dorata in cui non aveva, peraltro, parte alcuna.
    Sono bellimbusti. Disprezzano profondamente le case di provincia e hanno nostalgia dei salotti aristocratici della capitale, dove non sono ammessi.

    È in questo ambiente in cui il selvaggio della natura si mescola al gusto della poesia e alla curiosità dei turisti aristocratici che piomba l’uomo superfluo. Pečorin, il figlio di una generazione x, di mezzo, una blank generation, chiamatela come volete.
    La generazione che non può più vivere come i suoi padri ma ha perso le speranze di cambiamento nel mondo con la repressione dei Decabristi prima e poi con l’uccisione del loro campione Puškin.
    Non era la prima e non sarebbe stata l’ultima. Generazioni in cui non vale la pena avere grandi intelligenze, ideali, sentimenti, perché non si trova il modo di spenderli, di investirli, di giocarli sulla ruota del mondo.
    Ed è così che, alla fine, Pečorin si ritrova disincantato, cinico, disilluso, malato di questo nuovo disagio di importazione, per una volta non francese, ma inglese, codificato nella sua espressione massima da Lord Byron.
    La vita diventa un valore come gli altri, che si può mettere a rischio senza pensarci, vincere o perdere non farebbe differenza. Così come per i sentimenti altrui, che Pečorin usa come un gioco.

    E pensare che avrebbe chi può redimerlo, il personaggio più autentico e profondo, Vera che, dal basso della sua fragilità riesce a parlare in modo forte e autentico, è l’unica disposta a entrare nella profondità di Pečorin – ovvero di un’intera generazione – per capire che dietro all’apparenza della noia noia noia (quante volte Pečorin la chiama in causa) e del cinismo c’è qualcosa che andrebbe salvato, rimesso sulla giusta strada perché possa produrre cose buone.
    Nessuno sa essere così autenticamente infelice come te, perché nessuno si sforza a tal punto di convincere se stesso del contrario.

    Ma non era il tempo giusto. E così Pečorin / Lermontov diventa l’emblema di tanti che non hanno potuto essere davvero loro stessi, perché la generazione dei padri non era disposta ad accettarli così.

    Questi sono gli uomini! Sono tutti così: sanno in anticipo tutti i lati brutti di una faccenda, aiutano, consigliano, magari approvano, vedendo l’impossibilità di un altro rimedio, ma poi se ne lavano le mani e, sdegnati, voltano le spalle a colui che ha avuto il coraggio di prendere su di sé il peso della responsabilità.

    said on 

  • 5

    Il problema di questo libro è che termina. Contrariamente a quanto esposto nella prefazione (ma forse era solo una provocazione, chissà), Pecorin è davvero un eroe, sicuramente un personaggio carismat ...continue

    Il problema di questo libro è che termina. Contrariamente a quanto esposto nella prefazione (ma forse era solo una provocazione, chissà), Pecorin è davvero un eroe, sicuramente un personaggio carismatico, con idee e principi raramente visti nella letteratura russa ottocentesca, una gran bella "novità" (sì, so dell'esistenza di Kirillov).

    Ah, cover di Third. :troll:

    said on 

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