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A Hero of Our Time

By Mikhail Lermontov

(3)

| Paperback | 9781847491213

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Book Description

Chronicling his unforgettable adventures in the Caucasus involving brigands, smugglers,soldiers, rivals, and lovers, this classic tale of alienation influenced ...

76 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "Mon cher, je hais les hommes pour ne pas les mépriser, car autrement la vie serait une farce trop dégoutante."

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    Cristina said on May 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un secolo fa il mondo dichiarava guerra a se stesso, giurando che mai più sarebbe stato lo stesso. E fu così. Del resto ogni guerra rappresenta una sorta di cesura fra un mondo che va e uno che irrompe, migliore o peggiore poco importa. La guerra è i ...(continue)

    Un secolo fa il mondo dichiarava guerra a se stesso, giurando che mai più sarebbe stato lo stesso. E fu così. Del resto ogni guerra rappresenta una sorta di cesura fra un mondo che va e uno che irrompe, migliore o peggiore poco importa. La guerra è il sopravvento di potenti e di forti, solo per un preciso periodo. Di furbi e di opportunisti, sempre solo di quel periodo. Poi basta aspettare. Arrivano altri opportunisti, altri prepotenti, altri furbi. Un secolo fa ci fu allora la guerra che fu detta GRANDE. Ma è stata solo una delle tante. Fu grande perché diversa nel metodo e nei principi. E scoppiò! Un secolo fa nacque pure Lermontov, uno scrittore e poeta non conosciutissimo dalla massa, ma che nella sua breve vita (27 anni) riuscì però a cogliere e a raccontare come pochi la difficoltà di interpretare il vero, il giusto e l’ingiusto, in un’epoca affollata di vicende oppure silenziosa, anche se lo si fa raccontare a più voci. Punti di vista confusi se si vogliono interpretare ma pure inutili e relativi se non si vuole andare oltre il razionale comprensibile. E'la psicologia che la fa da padrona. Kurosawa in Rashomon del resto lo espresse bene nel 1950 con un’analoga operazione, quella di raccontare una storia, un omicidio, facendolo descrivere nelle motivazioni e cause dai vari testimoni del delitto e lo fece fare perfino dalla stessa vittima attraverso la voce di un mago. Lermontov ci descrive una personalità di un’epoca, in un periodo di guerra guerreggiata mai vinta, quella in cui vive Pieciorin (lo scrivo come si legge), che affronta i vari episodi della sua vita apparentemente con leggerezza e superficialità, secondo quanto raccontato da persone che l’hanno conosciuto direttamente o no. La vanità del personaggio sembra contraddistinguere il racconto di un suo amico, ma lo stesso poi viene narrato con una diversa angolatura fino a divenire quasi eroica in altre circostanze e con ben altre caratteristiche da un diverso suo conoscente. Poi è lo stesso Pieciorin a raccontarsi. Ci appare forse solo un uomo perso dietro le sue incertezze, che non riuscirà mai nemmeno lui stesso a comprendere mai appieno la sua vera motivazione, la realtà da cui scaturisce il suo agire nichilista. Forse queste sue sono azioni guidate solo dalla sua filosofia che lo vede aggrapparsi disperatamente al suo destino di uomo solo del “suo tempo”, che dopo un secolo ci appare lo stesso nostro: confuso, con il mondo al confine, i cui soggetti sensibili sono ancora alla ricerca di qualcosa che non è mai qui vicino. Anche il nostro è un mondo legato a un destino cinico e indifferente, che mai cerca la sua completezza. Perché le passioni sono dei semplici, quelli per cui amare e odiare, portano a guerre e a pacificazioni. Pieciorin rappresenta gli altri non allineati, quelli per i quali in fondo l’importante non è trovare, ma cercare. Se non è attuale questo!.

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    Alan53 said on Apr 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Anticipa Dostoevskij

    Come un ponte fra il romanticismo e la prosa russa della fine dell '800, Un Eroe del Nostro Tempo costruisce un personaggio dove bene e male si aggrovigliano senza soluzione di continuità, creando un uomo moderno e vitale che potrebbe tranquillamente ...(continue)

    Come un ponte fra il romanticismo e la prosa russa della fine dell '800, Un Eroe del Nostro Tempo costruisce un personaggio dove bene e male si aggrovigliano senza soluzione di continuità, creando un uomo moderno e vitale che potrebbe tranquillamente rovere posto nel nuovo secolo. Certo meno introspezione e più avventura dei grandi che lo seguiranno, ma il piacere della lettura è indiscutibile.

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    Luca Fratti said on Feb 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Credo di non aver mai letto né sentito parlare di un autore che capisse le donne bene quanto Lermontov. E credo che uomini come Pečorin non esistano nella realtà, e non so neanche se questo sia una bene o un male. Resta di fatto che le donne si innam ...(continue)

    Credo di non aver mai letto né sentito parlare di un autore che capisse le donne bene quanto Lermontov. E credo che uomini come Pečorin non esistano nella realtà, e non so neanche se questo sia una bene o un male. Resta di fatto che le donne si innamorano sempre degli uomini come lui, perché? Perché un uomo che riesce a manipolare in maniera così subdola e meschina la mente di una donna, è un uomo che tira fuori il lato masochista e perverso della ragione femminile. Le donne inseguono e si innamorano degli uomini che le fanno soffrire perché la sopportazione del dolore è ciò che le rende grandi, ciò che le fa sentire forti. Io sono una donna di queste e spero di incontrare un Pečorin da redimere.

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    Caterina Checcacci said on Feb 4, 2014 | Add your feedback

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    我們的時代

    一本叫做「當代英雄」的書,翻來找去卻遍尋不著一個像樣的英雄身影?被稱為普希金繼承人的作家兼藝術家萊蒙托夫(М. Ю. Лермонтов),其小說作品《當代英雄》中沒有人們以為會看到的正義英雄,但卻被反覆拍成電影、電視劇,深入俄國人心中。俄國文學的本質究竟是什麼?它的反覆思索與苦澀本質究竟所為何來?

    請繼續閱讀:
    http://www.mplus.com.tw/article/217

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    若虎 said on Nov 30, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Più che un romanzo unitario, l'opera è articolata in cinque storie (Bela- Maksim Maksimyć- Tamàn’- La principessina Mary- Il fatalista) incentrate sulla figura cupa e affascinante di Peĉόrin, ufficiale russo in serv ...(continue)

    Più che un romanzo unitario, l'opera è articolata in cinque storie (Bela- Maksim Maksimyć- Tamàn’- La principessina Mary- Il fatalista) incentrate sulla figura cupa e affascinante di Peĉόrin, ufficiale russo in servizio nel Caucaso. La cosa più interessante dal punto di vista stilistico è il mutarsi continuo dell’io narrante, che si avvicina progressivamente all’oggetto narrato fino a identificarsi con esso (Peĉόrin si racconta in prima persona attraverso le pagine di un diario). Questo modo di procedere suscita in noi che leggiamo un interesse sempre maggiore: quanto più ci avviciniamo al protagonista, tanto più ci sentiamo attratti da lui, desiderosi di comprendere la sua anima.
    Riporto da Wikipedia non la trama completa, ma una sintesi di poche righe:

    "La storia del protagonista è quella di un uomo dai buoni sentimenti, che la società e il destino hanno in qualche modo deformato e alla fine in lui prevalgono lo scetticismo e una visione pessimistica della vita che si tramutano in uno spirito di vendetta, su innocenti e colpevoli."

    In realtà, non sono del tutto d’accordo con quanto scritto: non credo infatti che il personaggio ritratto da Lermontov sia un “buono degenerato”, così come non credo che alla fine egli diventi intenzionalmente “cattivo”. Anzi, credo che l'autore non si sia neanche posto il problema di giudicare (o di far giudicare a noi) la natura morale del protagonista; ciò che gli interessa non è tanto l’interiorità di Peĉόrin fine a se stessa, quanto il suo rapporto con gli altri personaggi, sui quali sembra esercitare un forte ascendente. Che si tratti di pseudo-amici (come Maksim Maksimyć o il dottor Wèrner), nemici dichiarati (Gruŝnìckij), donne amate (Vera o Bela) o oggetti di un cinico divertimento (la principessina Mary), il protagonista si pone nei confronti degli altri quasi fossero burattini nelle sue mani.
    Come ci riesce? Perché lo fa? La risposta potrebbe essere la medesima: perché lui non si interessa veramente di niente e di nessuno, forse neanche di se stesso: non ama, non odia davvero, le passioni nella sua vita hanno lasciato il posto a una fredda razionalità.
    Lui stesso ammette che a guidare le sue azioni è la noia (un termine che usa spesso a giustificazione della propria condotta) e che in lui esiste un doppio “io”: uno che vive e uno che guarda e giudica. É questo “secondo io” l'autore di alcune lucide riflessioni che costituiscono le pagine più belle del romanzo: con uno stile asciutto, limpido e assolutamente privo di qualsiasi forma di retorica o autocommiserazione, il protagonista analizza se stesso, cercando invano le ragioni del proprio comportamento, e finisce persino per credersi schiavo di una sorta di “fatalismo al rovescio”, che lo costringe a essere lo strumento crudele e risolutivo dei destini altrui. Queste pagine, di grande introspezione, trovano spazio all’interno della storia La principessina Mary, vero “cuore” del romanzo, ma sono in qualche modo anticipate dal discorso che l'ufficiale fa a Maksim Maksimyć in Bela: “la mia anima è stata rovinata dal gran mondo, ho un’immaginazione irrequieta, un cuore insaziabile; nulla mi soddisfa: mi abituo con altrettanta facilità alla tristezza che al piacere, e di giorno in giorno la mia vita diventa sempre più vuota.”
    Trovo che questi passaggi, nei quali il protagonista si “confessa” a un estraneo, siano molto interessanti. A un certo punto, rivolgendosi alla principessina nel corso del suo ipocrita corteggiamento, Peĉόrin descrive se stesso come un uomo originariamente “buono” che l'incomprensione degli altri e una serie di circostanze hanno trasformato in una persona priva di sentimenti e di scrupoli (interpretazione sulla quale, come ho scritto sopra, ho qualche riserva). Be', la mia personale impressione è che persino qui, laddove sembra che il protagonista ceda a un sincero slancio emotivo, persista comunque un intento velatamente canzonatorio. Leggendo questa confessione così ardente (sembra quasi l’invocazione disperata di chi voglia essere finalmente compreso) rivolta a una fanciulla di cui dichiaratamente poco gli importa, risulta difficile capire se si tratti di una vera apertura del cuore o piuttosto di un ennesimo tentativo di soddisfare il proprio orgoglio, dominando i sentimenti altrui.
    Quale che sia la verità, alla fine credo che sia proprio l’ambiguità della natura di Peĉόrin, che non viene mai del tutto spiegata o dissolta, a renderlo un personaggio così affascinante e attuale, un “eroe” non solo del suo tempo, ma anche del nostro.
    Consigliatissimo!

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    newlife said on Oct 18, 2013 | Add your feedback

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