A Little Princess

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Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(1117)

Language: English | Number of Pages: 320 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Korean , German , French , Italian , Spanish , Russian , Indonesian , Polish

Isbn-10: 0141321121 | Isbn-13: 9780141321127 | Publish date: 

Contributor: Adeline Yen Mah

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , Mass Market Paperback , Others , School & Library Binding , Unbound , eBook , Audio CD

Category: Children , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
Alone in a new country, wealthy Sara Crewe tries to make friends at boarding school and settle in. But when she learns that she'll never see her beloved father again, her life is turned upside down. Transformed from princess to pauper, she must swap dancing lessons and luxury for drudgery and a room in the attic. Will she find that kindness and generosity are all the riches she truly needs? With deeply poignant introduction written by bestselling author of "Chinese Cinderella", "A Little Princess" is one of the twelve wonderful classic stories being relaunched in "Puffin Classics" in March 2008.
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    Da piccola uno dei miei film preferiti era "La piccola principessa", lo adoravo. Per questo appena mi è capitato sottomano il libro l'ho subito letto con tanta gioia, accompagnata da quei ricordi. La ...continue

    Da piccola uno dei miei film preferiti era "La piccola principessa", lo adoravo. Per questo appena mi è capitato sottomano il libro l'ho subito letto con tanta gioia, accompagnata da quei ricordi. La storia è chiaramente rivolta a un pubblico infantile, ma anche per me che ormai ho superato quell' età è stato molto piacevole immergermi in quel mondo e rivivere quelle emozioni così semplici e autentiche proprie della fanciullezza.
    Voglio però consigliare di evitare il più possibile la mia edizione: "Crescere edizioni - La biblioteca dei ragazzi": la traduzione è veramente scandalosa, l' editing assente, ci sono numerosissimi errori di punteggiatura e di grammatica. E' un vero peccato perchè nelle prime pagine ero seriamente tentata di abbandonare il libro proprio per questo motivo, poi mi sono "abituata" e ho resistito fino alla fine, ma immagino che molti non abbiano fatto altrettanto. Il fatto è ancora più eclatante visto che questa è un' edizione dedicata appunto ai bambini: una grammatica così scorretta rischia di essere addirittura diseducativa.

    said on 

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    Questo tipo di libri a me fa sempre lo stesso effetto. Anche se conosco già la storia, li trovo molto avvincenti. Anche se non sono perfetti in quanto a stile e a volte anche in quanto a trama, sono c ...continue

    Questo tipo di libri a me fa sempre lo stesso effetto. Anche se conosco già la storia, li trovo molto avvincenti. Anche se non sono perfetti in quanto a stile e a volte anche in quanto a trama, sono comunque una lettura piacevolissima. Mi rendo conto di non essere in grado di valutarli con obiettività, ma comunque penso di non essere troppo di parte quando penso che il loro merito maggiore è che danno una sensazione come di sollievo, di serenità un po’ venata da nostalgia, ma palpabile, evidente. Non posso negare che alla fine leggendo le ultime pagine, mi sono pure commossa!!!

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/19008

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  • 4

    Un'altra piccola chicca proveniente dall'universo sconfinato (e sottovalutato) della letteratura per l'infanzia.

    Sara Crewe, all'inizio del romanzo, quando viene mandata dal padre nel collegio di Miss ...continue

    Un'altra piccola chicca proveniente dall'universo sconfinato (e sottovalutato) della letteratura per l'infanzia.

    Sara Crewe, all'inizio del romanzo, quando viene mandata dal padre nel collegio di Miss Minchin a Londra, è una bambina ricca da ogni punto di vista: ha soldi a palate e un padre che l'adora, è piena di vita e di intelletto, oltre che di una vivace fantasia. Questa sua qualità, che la caratterizza rispetto a tante altre eroine della letteratura per l'infanzia, fa sì che Sara non faccia altro che raccontare (e raccontarsi) storie, finendo per essere definita eccentrica ("queer", strana, la chiama più volte la Burnett), grazie a un immaginario che la aiuterà anche nei momenti più difficili del racconto, nel quale dopo una serie di sfortunati eventi finirà per diventare orfana e povera.

    Sara è un'eroina che mi piace, sarà perché si chiama come me, o forse perché ha un carattere così indipendente; non è simpatica, non è accondiscendente e non è ipocrita nei suoi giudizi. Ho amato lo sguardo limpido che questa bambina ha sul mondo, il modo in cui si accorge delle crepe nel sistema, e certe sfumature di crudeltà nei suoi giudizi, così realistiche. Sara nota che Miss Minchin è finta e rigida, come i suoi mobili antichi; capisce che Ermengarda è buona, ma anche stupida; intuisce l'ingiustizia della disuguaglianza sociale tra lei e Becky, che sono entrambe bambine, tutte e due piccole e tutte e due uguali. Soprattutto mi ha commosso il personaggio di Becky, la sguattera, credo che purtroppo ci sia tanto di vero dentro questa figuretta emaciata, sola e triste. In certi passi mi ha ricordato i racconti di mia nonna da giovane, anche lei bambina e anche lei serva in un lontano inizio del Novecento.

    La Burnett ci dà uno scorcio di un'epoca, riflette sul potere salvifico delle storie e crea personaggi-bambini che gioiscono, amano e soffrono. Ed è brava brava brava.

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  • 5

    Parlare di un libro che ti è piaciuto tanto è difficilissimo, perché sei combattuto tra il raccontare tutta la storia per filo e segno, rivelando il finale e rovinando il piacere della lettura a chi i ...continue

    Parlare di un libro che ti è piaciuto tanto è difficilissimo, perché sei combattuto tra il raccontare tutta la storia per filo e segno, rivelando il finale e rovinando il piacere della lettura a chi il libro in questione non l'ha ancora letto ma magari lo farà, e il dire semplicemente "è bellissimo, leggitelo e basta, poi mi dirai".
    Per questo motivo non voglio raccontare nulla che possa irritare il futuro lettore. E poi per un altro: a mio parere i classici sono difficilissimi da raccontare e da recensire, perché parlano dicendo troppe cose, e se ti concentri su un solo aspetto ignorandone altri mille non riconosci il giusto valore dell'opera, e per noi che amiamo tanto i libri questo è un vero e proprio affronto.
    Voglio soltanto spendere due parole sulla protagonista Sara, l'eroina del romanzo, la splendida eroina di questo splendido romanzo, che io paragono in splendore a "Il giardino segreto", sempre della stessa autrice, Frances Hodgson Burnett.
    "La piccola principessa" del titolo, Sara, è una bambina di sette anni che, orfana di madre, viene portata dal padre, comandante inglese, a Londra, nel collegio femminile di Miss Minchin. L'uomo e la bambina attraversano l'India, da dove provengono, e finiscono nella nebbiosa, grigia, buia, trafficata capitale inglese. In questa città, e soprattutto in questo collegio, la bambina conoscerà l'amicizia e l'altruismo, ma anche la cattiveria e l'egoismo, che trovano nella figura di Miss Minchin, la loro più alta manifestazione.
    A rendere incredibili ed indimenticabili sia il romanzo sia (soprattutto) Sara, non è tanto il lieto fine, che come ogni romanzo per ragazzi che si rispetti, viene riservato al lettore nelle ultime pagine, ma la grazia, la positività e l'incrollabile fiducia nella bontà dell'essere umano, anche quando egli sembra tutto fuorché buono, della bambina. E queste caratteristiche da dove possono arrivare, se non dalla lettura e dall'immaginazione? Se in apparenza il romanzo sembra raccontare soltanto la storia di questa principessa, che dalle stelle finisce alle stalle, e poi di nuovo alle stelle, in filigrada si intravede un elogio potentissimo alla lettura, che permette di sviluppare la creatività e l'immaginazione delle persone, capaci di fronteggiare al meglio i pericoli e gli inganni, il freddo, la fame e la povertà. Vivere "come se", fare "come se", pensare "come se", aiutano Sara a non perdersi d'animo, proprio quando ad essere minacciato è proprio quell'animo mite, gentile, puro, così invidiato dalle altre sue compagne di scuole, e anche così da loro amato.
    Leggere i libri avidamente, perché li ami e perché sì, non ti rimane altro da fare insieme a sperare in una vita migliore. Leggere come via di fuga dalle brutture di un mondo che non ti sei scelto ma ti è stato imposto da sfortunate circostanze, e immaginare che la tua soffitta sporca e fredda non sia altro che un salone reale destinato alle feste ed ai banchetti. Non può cambiare le cose, diciamo subito noi scettici. E invece sì, suggerisce con dolcezza l'autrice del romanzo. E invece sì, le fa eco la piccola Sara, perché con lei ha funzionato. Ha amato i libri, li ha letti, ed ha sperato in qualcosa di diverso, di migliore, e prima che arrivasse non ha potuto fare altro che immaginarlo.
    O forse è arrivato proprio perché è stato ardentemente desiderato?

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  • 5

    Mille e una storie

    «Tutto è una storia», esclama la protagonista e vera e propria eroina di questo romanzo, la piccola Sara Crewe. È nata e cresciuta in India ed è una bambina buona e gentile, sempre pronta ad aiutare ...continue

    «Tutto è una storia», esclama la protagonista e vera e propria eroina di questo romanzo, la piccola Sara Crewe. È nata e cresciuta in India ed è una bambina buona e gentile, sempre pronta ad aiutare gli altri anche solo con un sorriso. Non ha mai conosciuto la madre, morta nel darla alla luce, e tutto il suo mondo ruota intorno al padre, ricco ufficiale dell’esercito inglese, con il quale ha un rapporto tenero e affettuoso. Ma il piccolo mondo di Sara è in realtà infinito: è il mondo delle mille e una storie che è capace di inventare senza sosta, ispirata dai libri e da tutto quello che vede intorno a sé, persone, fatti, luoghi, oggetti. Qualunque cosa può accendere la sua brillante fantasia e gettare nella sua mente il seme dal quale nasceranno nuove, incredibili storie. Storie nelle quali la piccola Sara crede così intensamente e profondamente da riuscire a renderle reali con la semplice forza dell’immaginazione, e non soltanto per se stessa, ma anche per gli altri.
    Nel raffinato collegio londinese per signorine della buona società che è costretta a frequentare Sara è l’alunna più in vista e ben presto diventa la beniamina delle compagne, irresistibilmente attratte dalle sue storie, dal lusso dei suoi abiti e dei suoi giocattoli, dall’aura di gioia e serenità che diffonde intorno a sé. E quando la situazione si capovolge e Sara si ritrova improvvisamente sola e povera, costretta a lavorare come sguattera tutto fare per sopravvivere, le sue storie di principesse prigioniere, sirene, angeli e giocattoli che prendono vita diventano l’unico rifugio da una realtà triste e difficile. Grazie alla forza dei suoi sogni, Sara è capace di chiudere gli occhi e immaginare una realtà completamente diversa, immaginare di essere davvero una piccola principessa che ha perso ogni cosa e che nonostante ciò non smette di essere buona e altruista, perché è così che si comporta una vera principessa. Ma a volte le favole possono avverarsi, in modi imprevedibili e diversi da quelli che si erano immaginati, se si ha la forza di non arrendersi mai, di continuare a lottare e a credere che non tutto è perduto.
    La piccola principessa può essere forse etichettato come un libro per bambini, pieno di buoni sentimenti e consigli comportamentali, ascrivibile al filone della children’s literature nel quale rientrano, ad esempio, Piccole donne di Louise May Alcott, Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery, Il piccolo Lord e Il giardino segreto della stessa Frances Hodgson Burnett. A mio avviso, però, è anche molto di più: è incredibile la forza che si può trarre da queste pagine, dalle tristi vicissitudini di una bambina dolce e coraggiosa, proprio come Sara trae forza dalle storie che inventa, soprattutto se si affronta la lettura in un momento difficile. Questo romanzo è la concretizzazione dell’immenso valore che nella vita di una persona possono avere l’amore per la fantasia e per i libri e del sereno rifugio che essi sono in grado di offrire nei giorni più tristi. È ciò che accade alla piccola Sara, eroina piena di buone qualità eppure non perfetta, un’eroina che, messa duramente alla prova, vacilla e vive momenti di rabbia e sconforto, perché è difficile continuare a credere di essere una principessa quando ci si veste di vecchi abiti e si lavora tutto il giorno patendo il freddo e la fame. Ma Sara è determinata e coraggiosa, non smette mai di sperare ed è impossibile non lasciarsi incantare da questa piccola figura dalla potenza straordinaria, che ha così tanto da insegnare, e dalle sue fiabe. La stessa storia di Sara ha il sapore di una fiaba, impressione accentuata dai frequenti interventi del narratore che si rivolge ai lettori come se stesse davvero raccontando una favola ad un uditorio, e allo stesso tempo il sapore di una triste realtà, le condizioni di vita delle classi sociali umili nella fredda e indifferente Londra vittoriana.
    Un’appassionante storia di evasione, ma anche breve “lezione” sull’immenso potere terapeutico della lettura e della fantasia che un amante dei libri non potrà non apprezzare. Lo stile è piacevolissimo e adatto anche alla lettura da parte dei più giovani, per quanto mai infantile e banale, capace di suscitare il riso, la commozione e la partecipazione emotiva del lettore alle avventure di Sara in ogni pagina.

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  • 5

    Se vuoi vedere anche la mia video-recensione: www.youtube.com/watch?v=BgtzGNHwiqg

    Per essere bravi scrittori non occorre scrivere opere di 1000 pagine per far vedere chissà che.
    Spesso mi basta un piccolo libretto come questo per considerare un autore meraviglioso. La Burnett con p ...continue

    Per essere bravi scrittori non occorre scrivere opere di 1000 pagine per far vedere chissà che.
    Spesso mi basta un piccolo libretto come questo per considerare un autore meraviglioso. La Burnett con poche semplici parole ti trasmette un mare di emozioni e ti fa affezionare ai personaggi. Non c'è stato un solo passaggio che io non abbia letto con interesse e alla fine della lettura mi sono ritrovato più volte a pensare ai personaggi che animano le vicende descritte. Inoltre è un libro trasmette molti insegnamenti. Se avete dei bambini vi consiglio di leggerlo insieme a loro.
    VOTO: 10

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  • 5

    Nella letteratura per l'infanzia, soprattutto dell'ottocento e del primo novecento, i protagonisti sono spesso degli orfani, ma è una formula che funziona anche oggi, basti pensare a Harry Potter. For ...continue

    Nella letteratura per l'infanzia, soprattutto dell'ottocento e del primo novecento, i protagonisti sono spesso degli orfani, ma è una formula che funziona anche oggi, basti pensare a Harry Potter. Forse questa scelta permette agli autori di far vivere ai loro protagonisti delle avventure che non sarebbero possibili all'interno di una famiglia.
    Il libro è molto scorrevole e a me è piaciuto molto, ma io amo particolarmente queste letture. La protagonista a volte è troppo buona ma non arriva agli estremi di Pollyanna e del suo gioco della felicità, ma in quanto ad immaginazione può sicuramente rivaleggiare con Anna Shirley (Anna dai capelli rossi), la mia preferita in assoluto tra i piccoli protagonisti.
    E' una classica favola dove la bontà vince su tutto.

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  • 5

    commovente

    ho letto questo libro all'età di dieci anni e mi affascinò tantissimo, oltre a commuovermi molto. è un libro che porto ancora nel cuore per la storia dolce e strappacuore e per l'intreccio del fantast ...continue

    ho letto questo libro all'età di dieci anni e mi affascinò tantissimo, oltre a commuovermi molto. è un libro che porto ancora nel cuore per la storia dolce e strappacuore e per l'intreccio del fantastico che caratterizza la storia della protagonista. Davvero una storia da far leggere ai bambini perché insegna tanto, soprattutto la sensibilità. Ho visto dopo qualche anno anche il film e ricordo che mi risvegliò tutte le amozioni che mi aveva suscitato il libro.

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  • 3

    Il libro in sè è davvero bello, ma Sarah mi sta forse più antipatica dei "cattivi" del collegio. Un protagonista con cui non empatizzi raramente rende un romanzo vincente.

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