A Room of One's Own

Una stanza tutta per sé

Di

Editore: Einaudi (Tascabili - Serie bilingue)

4.2
(3018)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata , Olandese , Svedese , Farsi , Francese

Isbn-10: 8806135988 | Isbn-13: 9788806135980 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maria Antonietta Saracino ; Curatore: Maria Antonietta Saracino

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , CD audio , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro

Nell'ottobre del 1928 Virginia Woolf (1882-1941) fu invitata a tenere due conferenze sul tema Le donne e il romanzo. E' l'occasione per elaborare in maniera sistematica le sue molte riflessioni su universo femminile e creatività letteraria. Risultato è questo straordinario saggio, vero e proprio manifesto sulla condizione femminile dalle origini ai nostri giorni, che ripercorre il rapporto donna-scrittura dal punto di vista di una secolare esclusione attraverso la doppia lente del rgiore storico e della passione per la letteratura.
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  • 3

    E' il primo testo che leggo di Virginia Woolf e non mi ha convinto appieno. Una sensazione di incompiutezza e un leggero disagio mi hanno disturbato durante la lettura. Ci ho messo un po' a capire di ...continua

    E' il primo testo che leggo di Virginia Woolf e non mi ha convinto appieno. Una sensazione di incompiutezza e un leggero disagio mi hanno disturbato durante la lettura. Ci ho messo un po' a capire di cosa si trattasse; ora mi sono convinta che sia la forma di questo scritto a non convincermi del tutto.
    "Una stanza tutta per sé" è in realtà il testo di due conferenze tenute a Oxford sul tema "Le donne e il romanzo"; mi aspettavo quindi un approccio saggistico, scientifico. Invece la Woolf scrive un testo che, ammette all'inizio, è interamente immaginato, per dimostrare tuttavia qualcosa che ritiene vero: come scrive, vuole consegnarci un nocciolo di realtà, che si possa portare a casa al termine delle conferenze. Insomma, probabilmente sono io a non capire, ma questa forma a metà strada fra fantasia e realtà mi ha spiazzato parecchio. D'accordo che tutti i grandi romanzi alla fin fine consegnano un messaggio, però si presentano, senza ambiguità, come opere di finzione. I dati sono inventati... D'accordo che questo testo non è certo il solo ad adottare questa forma... ma insomma: va letto come un'opera narrativa o come un saggio? Alla fine mi sembra che entrambi i generi risentano di questa demarcazione poco chiara.
    In generale comunque è uno scritto interessante, dal mio punto di vista più per la acuta critica letteraria che viene fatta ad alcuni grandi romanzi, che per il femminismo. L'ultimo capitolo, con la teoria dell'androginia dei più grandi scrittori, è quello che mi è piaciuto di più e, lo ammetto, mi ha fatto scendere pure qualche lacrima sulle pagine finali.

    ha scritto il 

  • 5

    Varia

    Il titolo si può interpretare in diversi modi, nessuno sbagliato.
    Spazio fisico, interiore, sociale, affettivo.
    Parlando di donne come spesso accade Woolf si rivolge anche agli uomini.
    Testo in-parzia ...continua

    Il titolo si può interpretare in diversi modi, nessuno sbagliato.
    Spazio fisico, interiore, sociale, affettivo.
    Parlando di donne come spesso accade Woolf si rivolge anche agli uomini.
    Testo in-parziale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Da leggere obbligatoriamente

    Bastano poco più di un centinaio di pagine per innamorarsi istantaneamente dello stile e del carattere della Woolf. Profondissima e mai banale, discorre amabilmente delle condizioni del suo sesso in u ...continua

    Bastano poco più di un centinaio di pagine per innamorarsi istantaneamente dello stile e del carattere della Woolf. Profondissima e mai banale, discorre amabilmente delle condizioni del suo sesso in una società che man mano sta perdendo tutto il maschilismo di cui è sempre stata intrisa, concludendo nella maniera più lucida possibile: nessuno dei due sessi mentali può prevalere sull'altro senza far morire la scintilla di genio che l'artista (in questo caso lo scrittore) vuol esprimere. Totale.

    ha scritto il 

  • 5

    99 centesimi, 126 pagine di passioni

    Una bellissima idea quella della Newton di pubblicare ad un prezzo così invitante questo must to have della letteratura, delle donne, della critica, del romanzo. La copertina rosa potrebbe ingannare, ...continua

    Una bellissima idea quella della Newton di pubblicare ad un prezzo così invitante questo must to have della letteratura, delle donne, della critica, del romanzo. La copertina rosa potrebbe ingannare, rendendo superficiale un testo che in realtà nasconde una critica elegante, ironica e diretta al maschilismo e alla misoginia che al tempo (1928 se non sbaglio) pervadeva la letteratura e le professioni letterarie. Ogni donna (soprattutto se avida lettrice e scrittrice) dovrebbe leggere, e rileggere nel corso della propria vita questo testo. Ne consiglio una lettura tutta d'un fiato, due pomeriggi massimo per gustarne tutta la verve così elegantemente femminile e critica.

    ha scritto il 

  • 4

    Inizialmente ho trovato un po' ostico lo stile della Woolf (si tratta del primo libro che leggo dell'autrice) e per far sì che il saggio mi coinvolgesse ci è voluto un po' di tempo e sforzi, che sono ...continua

    Inizialmente ho trovato un po' ostico lo stile della Woolf (si tratta del primo libro che leggo dell'autrice) e per far sì che il saggio mi coinvolgesse ci è voluto un po' di tempo e sforzi, che sono stati ampiamente ripagati. Si tratta di un libro ricco di spunti di riflessione e che ho trovato davvero interessante. Davvero brillante Virginia!

    ha scritto il 

  • 2

    Pur riconoscendone la bravura nella scrittura, i testi della Wolfe non riescono ad appassionarmi. Anche questo, pur trattando temi condivisibilissimi, mi ha annoiata.

    ha scritto il 

  • 4

    4,5: la Woolf non si smentisce

    Un saggio che parla di ‘donne e letteratura’. Potrei scendere nel dettaglio e dire che parla di ‘donne e romanzi’ poichè, come ci spiega la Woolf, è il romanzo la forma più appropriata all’esordio (qu ...continua

    Un saggio che parla di ‘donne e letteratura’. Potrei scendere nel dettaglio e dire che parla di ‘donne e romanzi’ poichè, come ci spiega la Woolf, è il romanzo la forma più appropriata all’esordio (quindi non necessariamente agli sviluppi) della donna nella letteratura, ma è vero che in queste poche pagine non si approfondisce solo il tema della donna che scrive, bensì anche della donna che è “scritta”, quindi immaginata, plasmata e infine raccontata dall’universo maschile, per secoli il solo detentore del diritto a impugnare una penna.

    Perché sia chiara la mia posizione rispetto a questo libro faccio due premesse (nessuna delle due dovrebbe essere una novità per chi mi conosce bene): amo profondamente Virginia Woolf e ho una certa antipatia per il “femminismo” propriamente detto, e di conseguenza per qualsiasi forzata sottolineatura dell’ “aspetto femminile” nella letteratura. Come si coinciliano questi due aspetti? Ed entrambi con il fatto che questo libriccino ha soddisfatto in pieno le mie aspettative?
    Si spiega innanzitutto con l’approccio della Woolf al problema che le è stato sottoposto (non ci dimentichiamo che il saggio è fondato su due conferenze tenute a Cambridge nel 1928): a parte pochi passaggi che ho trovato un tantino retorici – ma neanche tanto! bisogna considerare comunque l’epoca in cui queste parole sono state scritte, molto diversa da quella attuale e molto più “vicina” a quella in cui le donne avevano “ immaginativamente (ovvero nella letteratura) un’importanza estrema; praticamente un’insignificanza totale” – Virginia non si presenta come una relatrice in possesso di una tesi scientificamente fondata, bensì una donna che guarda dentro se stessa e si pone mille domande, alle quali l’unica risposta possibile (e tutt’altro che definitiva) è ciò che le suggerisce la sua anima.
    In altre parole: la Woolf concepisce questo saggio (quindi suppongo le sue stesse conferenze) come un’occasione per riflettere, usando uno stile che non ha nulla di didattico ma è quasi romanzato o, se vogliamo, teatrale (lei stessa dichiara di mettersi nei panni di una donna fittizia: Mary Beton, Mary Seton, Mary Carmichael... “non ha alcuna importanza”). Questa donna fittizia si trova a vivere una serie di situazioni: cerca (senza riuscirvi) di accedere a una biblioteca universitaria, fa una colazione “lussuosa” e poi un pranzo molto più modesto in un collegio femminile, si impegna in una difficile ricerca bibliografica sull’oggetto del suo studio nel British Museum... e in ognuna di queste occasioni (come sempre negli scritti della Woolf) la “materia della vita” si mescola con quella “intellettiva”... E’ quasi come se avessi trovato una teorizzazione alla natura dei suoi romanzi, che sono sempre “corpo” e “anima”, “percezione fisica” e “raziocinio”. Ecco espresso questo fondamentale connubio in modo quasi lirico:
    La letteratura d’immaginazione non è un sasso che casca per terra, come succede a volte con la scienza; è una ragnatela, legata forse da un nulla, ma comunque legata alla vita, per i quattro angoli
    e, in un altro passaggio, in modo molto esplicito:
    La libertà intellettuale dipende da cose materiali. La poesia dipende dalla libertà intellettuale. (...) Perciò ho insistito tanto sul denaro e sulla stanza propria: (...)le cinquecento sterline l’anno rappresentano la possibilità di contemplare, e la serratura alla porta significa la possibilità di pensare senza l’aiuto di nessuno.”
    Il frutto di queste due ingredienti è appunto una nuova forma di scrittura, la stessa usata dalla Woolf nei suoi propri romanzi. In questo breve passaggio non ho potuto non pensare a lei per prima: “Non c’è dubbio che una volta che la donna avrà la possibilità di muoversi come vuole saprà crearsi la forma che meglio le serve; e anche munirsi di qualche nuovo veicolo, il quale non sarà necessariamente il verso, per esprimere la poesia in lei racchiusa.” Eccola, Virginia Woolf: lirica in prosa.

    E poi – mi perdonerete se mi dilungo ancora un po’... – altre due cose che ho apprezzato molto in questo libro, forse quelle che ho apprezzato di più: innanzitutto, come ho già accennato prima, gran parte delle poche pagine di questo saggio sono dedicate non tanto alla “donna in rapporto a” ma al “romanzo” in quanto tale. Bellissimi alcuni brani, non posso fare altro che riportarne alcuni:

    Poiché i capolavori non nascono soli e isolati; sono i risultati di molti anni di pensiero in comune, il pensiero del popolo, sicché tutta l’esperienza della massa si aduna dietro quella voce isolata”.
    Il romanzo nel suo insieme è una struttura che propone una forma all’occhio della mente (...). Questa forma sveglia in noi il tipo di emozione che più le è adeguato. Ma queste emozioni si confondono immediatamente con altri sentimenti, poichè la “forma” non dipende da una relazione fra pietra e pietra, bensì da una relazione fra un essere umano e un altro. La vita è in conflitto con qualcosa che non è vita; perciò è così difficile arrivare a mettersi d’accordo su un romanzo; perciò sono così importanti, nel nostro giudizio, i nostri pregiudizi privati.” Ma quanto è vero???

    E ancora: “Ciò che chiamiamo integrità, nel caso del romanziere, è quella convinzione in noi che ciò che egli racconta sia vero. Sì, pensiamo, non avrei mai creduto che le cose potessero andare così; non ho mai conosciuto gente che si comportasse in questo modo. Ma tu mi hai convinto che è vero, che le cose stanno così. (...) E una volta così esposto (ovvero quando il romanzo illumina una sorta di premonizione già scritta nelle pareti della nostra mente), quando comincia ad acquistare vita, esclamiamo, andando in estasi, ma questo è ciò che ho sempre sentito, saputo e desiderato! Ed ebbri di entusiasmo, chiudendo il libro con una specie di venerazione, lo riponiamo nello scaffale...
    Quante volte non vi è capitato di provare le stesse identiche cose? Magari non troppe, ma sono quelle decisive, quelle in cui ci sentiamo in perfetta sintonia con il libro che abbiamo fra le mani e con chi l’ha scritto (a me è capitato, fra gli altri, proprio con alcuni capolavori della Woolf).

    La seconda cosa che mi è piaciuta molto è stata, a fine libro – dopo alcuni capitoli iniziali che sembravano ammiccare, se non a un certo femminismo, a una (giusta) visione delle differenze sociali e culturali che hanno impedito alla donna di esprimere se stessa per gran parte della storia dell’uomo – un invocato “ricongiungimento” che metta al bando qualsiasi forma di sessismo, da una parte e dall’altra. In alcuni passaggi mi sono perfettamente ritrovata, io che, come ho detto all’inizio, ho una certa repulsione per qualsiasi forzatura di tipo sessista.

    Poiché c’è dietro la testa un posticino non più grande di una moneta da uno scellino, che non riusciamo mai a vedere da soli. Ed è quello uno dei servizi che il nostro sesso può rendere all’altro sesso: descrivere quel posticino non più grande di uno scellino dietro la testa.
    Forse il fatto di riflettere, come per due giorni avevo riflettuto, a un sesso indipendentemente dall’altro, significa uno sforzo. Uno sforzo che nuoce all’unità della mente. (...) Nessuna epoca può essere stata così stridentemente consapevole del sesso come la nostra. (...) Se questa teoria dei due lati della mente (ovvero il fatto che in ognuno di noi presiedono due forze, una maschile e una femminile, di cui una è solo predominante sull’altra) è valida, ciò di cui si sente la mancanza (quando forzatamente si separano i due aspetti) è la forza di suggestione. (...) La poesia ha bisogno di una madre, oltre che di un padre.

    Non ci sarebbe bisogno di una conclusione quando a parlare è lei; dico solo che, ancora una volta, persino in un saggio che nasce da due conferenze su un tema ben specifico, Virginia Woolf riesce a mettere se stessa in ciò che scrive, senza alcuna invadenza. Per me resta a suo modo magnifica.

    ha scritto il 

  • 4

    Un talento tutto per sè

    Nella quarta di copertina si parla di femminismo ma, credetemi, non c'è nulla di quest'ultimo, non nel senso più becero del termine. E' una riflessione profonda - che coinvolge qui sia uomini che donn ...continua

    Nella quarta di copertina si parla di femminismo ma, credetemi, non c'è nulla di quest'ultimo, non nel senso più becero del termine. E' una riflessione profonda - che coinvolge qui sia uomini che donne - sull'importanza degli agi materiali e dell'approvazione (o al limiti l'indifferenza) della società per permettere al genio letterario di esprimersi. Siamo abituati a pensare ai grandi scrittori, così come a tutti i grandi artisti, come a persone isolate, perché capaci di un salto in avanti bellissimo, ma solitario, ancor più nella loro stessa epoca. Eppure Virginia Woolf ci ricorda come sia difficile, e come sia stato per una donna nel corso dei secoli passati quasi impossibile, distaccarsi dagli usi e i costumi del suo periodo storico, dalle leggi proibitive che la rinchiudevano, scappare con l'anima da un corpo rinchiuso in una stanza. E' in questo modo che interpreterei il titolo del libro: una stanza tutta per sé è sì fuor di metafora in luogo tranquillo, senza distrazioni, dove poter scrivere ma è anche, metaforicamente appunto, la possibilità di esprimere sé stessi. La Woolf dunque ci ricorda con quanta fatica le poche grandi scrittrici hanno cercato di essere donne - non ribelli né docili, non femministe né asservite -, al di fuori di ogni relazione, di rabbia o di paura, con l'altro sesso. Alla ricerca del loro talento.

    ha scritto il 

  • 3

    Era un pò che non leggevo un saggio ed ero parecchio arruginata, infatti ho fatto un pò di fatica. Ma ne è valsa la pena.
    Un classico- che io non conoscevo - Tratta tematiche sul pensiero femminista.
    ...continua

    Era un pò che non leggevo un saggio ed ero parecchio arruginata, infatti ho fatto un pò di fatica. Ma ne è valsa la pena.
    Un classico- che io non conoscevo - Tratta tematiche sul pensiero femminista.
    Nonostante sia scritto nel 1929 trovo che sia ancora attuale e che lo sia anche tra cinquantanni. Tanto nemmemo ad all'ora ci saranno grandi novità sulla condizione della donna. L'autrice, senza cadere nell'auto compiacimento, riassume secoli di discriminazione, maltrattamenti, oppressioni subiti dalla donna. Fatti che hanno da sempre impedito alla danno di scrivere, di partecipare alla vita letteraria.
    Interessante...grazie a chi me lo ha suggerito.

    ha scritto il 

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