Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

A Room of One's Own

Una stanza tutta per sé

Di

Editore: Einaudi (Tascabili - Serie bilingue)

4.2
(2835)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata , Svedese

Isbn-10: 8806135988 | Isbn-13: 9788806135980 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maria Antonietta Saracino ; Curatore: Maria Antonietta Saracino

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , CD audio , eBook

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Social Science

Ti piace A Room of One's Own?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
<>
Nell'ottobre del 1928 Virginia Woolf (1882-1941) fu invitata a tenere due conferenze sul tema Le donne e il romanzo. E' l'occasione per elaborare in maniera sistematica le sue molte riflessioni su universo femminile e creatività letteraria. Risultato è questo straordinario saggio, vero e proprio manifesto sulla condizione femminile dalle origini ai nostri giorni, che ripercorre il rapporto donna-scrittura dal punto di vista di una secolare esclusione attraverso la doppia lente del rgiore storico e della passione per la letteratura.
Ordina per
  • 4

    Per la recensione completa di citazioni e immagini: https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2015/02/17/virginia-woolf-una-stanza-tutta-per-se/

    Il 2 giugno 1946 per gli italiani fu un moment ...continua

    Per la recensione completa di citazioni e immagini: https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2015/02/17/virginia-woolf-una-stanza-tutta-per-se/

    Il 2 giugno 1946 per gli italiani fu un momento molto importante: furono chiamati alle urne per un Referendum dove venne loro chiesto se volevano continuare ad avere una Monarchia oppure se volevano passare ad una Repubblica. Oltre al valore storico della scelta della Repubblica, fu una data importante perché le donne italiane votarono per la prima volta; sì, perché prima del 1946 alle donne italiane non era concesso diritto di voto.

    Perché sono partita dalla storia del nostro Belpaese per parlare di un saggio di Virginia Woolf? Perché in questo saggio che ho appena terminato di leggere si parla soprattutto di donne e diritti, donne e scrittura. E ogni volta che penso ai diritti delle donne – ancora oggi negati in molti (troppi!) Paesi del mondo – non può che venirmi in mente che è vergognoso che noi italiane abbiamo votato per la prima volta poco più di sessant’anni fa.

    Nel breve saggio “Una stanza tutta per sé” Virginia Woolf è chiamata a parlare della condizione della donne nel corso del tempo attraverso la scrittura. Ripercorrendo gli anni della pubblicazione dei primi romanzi, si osserva come la maggioranza delle opere fosse firmata da nomi maschili.

    Come mai questo divario? Storicamente, si sa, alle donne erano concesse be poche libertà: una su tutte, ovviamente, la libertà di studio. Far studiare una bambina o una ragazza era tempo perso, soldi sprecati. La donna aveva pochi compiti precisi nelle società del passato: partorire nidiate di bambini, allevarli, rigovernare la casa e poi morire in santa pace. Pochissime donne nel Quattrocento e Cinquecento imparavano a leggere, era loro interdetta l’iscrizione alle università, e molti lavori non potevano svolgerli.

    Ma qualche donna sfuggiva a questi “doveri-obblighi” e si metteva a studiare, a leggere e addirittura – scandalosamente – a scrivere. Molte scrittrici inglesi (ma non solo!) inizialmente pubblicarono i loro romanzi con degli pseudonimi maschili; la Woolf cita ad esempio le sorelle Bronte, che pubblicarono con i nomi di Currier, Acton ed Ellis Bell. Oppure, la nota George Elliot, al secolo Marion Evans, che ancora oggi viene riproposta dagli editori moderni con il nome maschile.

    Ma il vero problema delle donne, per la Woolf, erano i soldi e l’avere una stanza tutta per sé. Con i soldi propri si guadagna l’indipendenza, non solo economica, e con l’avere una stanza tutta per sé… si guadagna la tranquillità per scrivere, leggere, dedicarsi a sé stesse. La Woolf ci ricorda che la nota scrittrice Jane Austen scriveva in un salotto comune: come riusciva a concentrarsi se era costantemente interrotta da ospiti, pranzi, tè e chiasso?

    I libri scritti dagli uomini non sono uguali a quelli scritti dalle donne, perché le visioni del mondo dei sessi opposti sono chiaramente diversi, come sono diverse le sensibilità. Quindi donne che scrivono storie di altre donne saranno diametralmente diverse da uomini che scrivono storie di donne.

    Anche se oggi in molte parti del mondo le donne sono ancora prive di istruzione o a malapena sanno leggere e scrivere, nel mondo Occidentale si verifica una sorta di “legge del contrappasso”: i lettori sono in maggior parte donne!

    Infatti, il 48% dei lettori sono di sesso femminile, contro i 34,5% degli appartenenti al sesso maschile, e questo divario tra i due sessi inizia addirittura a partire dai 6 anni di età (fonte: dati ISTAT 2014 “La produzione e lettura di libri in Italia”).

    Quando in futuro leggerai un romanzo classico scritto da una donna, pensa a tutte le difficoltà e i pregiudizi che essa ha dovuto superare perché venisse pubblicata la sua opera e potesse essere oggi letta da te, tu che leggi comodamente distesa sul divano nella tua stanza tutta per te.

    ha scritto il 

  • 5

    Con tutto il rispetto per gli editori, che svolgono un mestiere davvero importantissimo, io sempre più spesso mi trovo a domandarmi: ma che libro avranno letto? La quarta di copertina di questa edizio ...continua

    Con tutto il rispetto per gli editori, che svolgono un mestiere davvero importantissimo, io sempre più spesso mi trovo a domandarmi: ma che libro avranno letto? La quarta di copertina di questa edizione delle conferenze che Virginia Woolf tenne a Cambridge sul tema “le donne e il romanzo”, si apre con le parole: «Illustre capostipite dei manifesti femminili del Novecento europeo.» Una definizione che mi contorce le budella. Ma Virginia Woolf mi ha appena insegnato che sotto la spinta di budella contorte non si produce niente di veramente buono, e allora cercherò di perdonare il redattore di questa sinossi valutando l’eventualità che potrebbe aver semplicemente riportato una considerazione altrui, ovvero il fatto che altri hanno considerato questo libro come un manifesto femminile. Di più, come il capostipite dei manifesti femminili (Virginia, ti prego, non ascoltare).

    Sia che si tratti di un pensiero scaturito dalla mente del redattore o che sia invece la rielaborazione di quello di chiunque altro, l’errore da qualche luogo è partito. Vero è che non si è parlato di manifesto femminista (e qui Virginia si sarebbe suicidata nuovamente nella tomba), ma chi ha attribuito al libro questa etichetta, chiunque egli o ella sia, non ha capito nulla di quello che c’è scritto. Oppure, più semplicemente, non lo ha letto. È così che si creano tutti i mostri letterari; è così che Heathcliff e Catherine diventano gli eroi di Cime tempestose, pur non avendo fatto nulla di eroico; è così che Nietzsche diventa il precursore dell’odio nazista; ed è così che Gesù di Nazareth, splendido leader politico del primo secolo dopo se stesso, diventa una creatura sovrannaturale.

    Per scrivere i saggi raccolti in Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf ha esplorato una libreria inglese e ne ha tratto le seguenti considerazioni, che cercherò di riassumere per sommi capi:
    1) per quanto sia triste constatarlo, il genio letterario non fiorisce quasi mai in condizioni di povertà materiale (che impedisce in prima istanza l’accesso a un’adeguata istruzione)
    2) se fino al Settecento non si trova alcuna traccia di opere scritte dalle donne, è perché queste non avevano accesso a un’adeguata istruzione (oltre a essere recluse in casa e soggette a una serie infinita di distrazioni, culminanti nell’obbligo di mettere al mondo e accudire dei figli)
    3) al fine di ridurre al minimo suddette distrazioni, la condizione ideale per uno scrittore sarebbe quella di assicurarsi la tranquillità di una rendita fissa e di una stanza tutta per sé (cosa che agli inizi del ventesimo secolo, soprattutto nel caso delle donne, non era affatto scontata).

    In nessun momento di questa analisi, che è davvero acutissima e preziosa — e spero che vorrete leggerla nella sua versione originale anziché limitarvi ai miei scarni riassunti — la Woolf osa puntare il dito contro gli scrittori maschi, né contro i maschi in generale (atteggiamento tipico di ogni femminista); di più: non si sogna neppure di indulgere in pietismo verso il proprio sesso (atteggiamento tipico della letteratura femminile). Si limita piuttosto a considerare i fatti, e a redarguire di conseguenza le sue studentesse. Non cerca di incitarle a considerare unicamente i testi scritti dalle donne, giacché riconosce ugualmente il valore di scrittrici e scrittori, purché questi siano stati in grado di riversare sulla carta, indenne, l’opera che avevano dapprima concepito nella loro mente.

    Ed ecco che arriviamo al nodo cruciale dell’analisi, che ancora una volta proverò a riassumere:
    1) il corpo umano ha un sesso, la nostra mente no
    2) la nostra mente è androgina, e in essa convivono una parte maschile e una femminile; scopo dello scrittore è riuscire a indurle a collaborare
    3) l’errore più grande che uno scrittore o una scrittrice può fare è scrivere con coscienza del proprio sesso, giacché in questo modo nascono opere storpie, in cui l’autore o l’autrice, anziché indagare la profondità e la varietà dai rapporti umani, si smarrisce nei meandri dell’autocompiacimento o dell’invettiva.

    Ora, pur ribadendo che il mio è un riassunto, e in quanto tale non mette in luce che una minima parte dell’opera tutta: da cosa possiamo intuire che si tratta di un grande manifesto femminile? Ve lo dico: da niente. Se davvero questo libro è un manifesto, allora è un manifesto letterario. Sciocco è precluderlo all’interesse degli scrittori maschi, che potrebbero trarne ugualmente vantaggio se non gli fosse stata previamente attribuita l’etichetta “femminile” (una parola su cui in letteratura c’è più pregiudizio che mai, promosso in prima istanza dalle stesse autrici; ma su questo torneremo).

    Virginia Woolf aveva tutte le ragioni per dire in Orlando che «ogni segreto dell’anima di uno scrittore, ogni sua esperienza di vita, ogni sua qualità intellettuale è chiaramente leggibile nelle sue opere» senza bisogno di ricorrere a critici che ce ne rivelino il significato. Io ho avuto la fortuna — ma anche un po’ il buon senso — di leggere Orlando prima di questi saggi, che sono stati scritti l’anno successivo, ed è come se i due libri si spiegassero a vicenda. Provate a fare lo stesso e capirete cosa intendo.

    Leggi la recensione qui: https://zeldasroom.wordpress.com/2015/01/14/una-stanza-tutta-per-se-di-virginia-woolf/

    ha scritto il 

  • 4

    A room of one’s own

    Attraverso questo libro Virginia Woolf ci ha presentato il primo suo intervento sul tema “donne e scrittura”.
    Leggendo questo testo il lettore si trova immerso in un trattato pieno di ironia e satira ...continua

    Attraverso questo libro Virginia Woolf ci ha presentato il primo suo intervento sul tema “donne e scrittura”.
    Leggendo questo testo il lettore si trova immerso in un trattato pieno di ironia e satira che parla maggiormente su quanto sia stato difficile per una donna affermarsi come scrittrice.
    Se si va indietro nel tempo infatti si possono contare sulle dita le autrici di successo, molte di queste per avere fama e rispetto dovettero anche adottare uno pseudonimo maschile.
    La Woolf mette tutte le sue forze per fare spazio nella società alle donne che molto spesso venivano considerate troppo carine per poter avere un posto di prestigio in una società patriarcale.
    In questo piccolo saggio ha trascritto alcune delle conferenze che tenne presso i vari istituti femminili inglesi, partendo dalla figura della donna e da come veniva considerata con l’andare dei secoli.
    La domanda che molto spesso Virginia si pone è proprio questa: “Perché se una donna voleva intraprendere una carriera nell’arte o nella scrittura veniva derisa da tutti?”.
    Mi sento di consigliare questo testo a tutti perché fa ragionare il lettore sulla disparità dei sessi e sulle differenze che ci sono tra uomini e donne.
    Inoltre alla fine da un grande incoraggiamento alle giovani donne e ci fa capire come siamo riuscite ad arrivare fino ad oggi ed inoltre che dobbiamo lottare sempre per avere un futuro migliore.

    Buona lettura!

    “Sprangate le vostre biblioteche, se volete, ma non potrete mettere alcun cancello, alcuna catena, alcun lucchetto alla mia libertà mentale”.

    ha scritto il 

  • 2

    forse non l'ho capita, ma a parte la sua battaglia "femminista" nella letteratura, ho fatto fatica a leggerlo, proverò con un altro testo di questa tanto decantata autrice

    ha scritto il 

  • 4

    virginia woolf e il romanzo

    ammetto è il primo libro di questa autrice stranota. Un saggio molto complesso sul rapporto delle donne con la cultura, le lettura, il romanzo. Come sia importante avere uno spazio proprio per scriver ...continua

    ammetto è il primo libro di questa autrice stranota. Un saggio molto complesso sul rapporto delle donne con la cultura, le lettura, il romanzo. Come sia importante avere uno spazio proprio per scrivere e vivere per ottenere l'indipendenza vera. Dopo una prima parte pesante si alleggerisce e diventa fluido un ottimo saggio sulle difficoltà della donna nella storia a volte troppo dimenticata.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che tutte le donne e tutte le amanti dei classici dovrebbero leggere. Ha le sue criticità in quanto soprattutto all'inizio non si capisce bene dove vuole andare a parare ma poi si riprende. ...continua

    Un libro che tutte le donne e tutte le amanti dei classici dovrebbero leggere. Ha le sue criticità in quanto soprattutto all'inizio non si capisce bene dove vuole andare a parare ma poi si riprende.

    ha scritto il 

  • 4

    Ce l'ho fatta, ho rotto il ghiaccio. Sono riuscita a portare a termine un libro di Virginia Woolf e, sorpresa-sorpresa, l'ho anche apprezzato. Bastava semplicemente abituarsi alle sue lunghe frasi con ...continua

    Ce l'ho fatta, ho rotto il ghiaccio. Sono riuscita a portare a termine un libro di Virginia Woolf e, sorpresa-sorpresa, l'ho anche apprezzato. Bastava semplicemente abituarsi alle sue lunghe frasi contorte, capire il suo modo di esprimersi e intestardirsi ad andare oltre le prime venti pagine.
    Questo libro parla del rapporto tra le donne e il romanzo, percorrendo la storia delle donne e il punto di vista degli uomini su di loro. Eh sì, perché prima della seconda metà dell'Ottocento, le donne non scrivevano. Non potevano, erano derise, considerate inferiori agli uomini da tutti i punti di vista, continuamente interrotte, convinte che le uniche cose di cui dovevano occuparsi erano quelle legate ai piaceri domestici.
    Poi qualcosa cambiò. Ma la strada è, però, ancora piena di ostacoli.
    Non fatevi scoraggiare, come ho fatto io, dal difficile modo di scrivere di Virginia. Andate avanti nella lettura, fatelo, perché ne vale la pena.

    ha scritto il 

Ordina per