A Single Man

By

Publisher: Vintage

4.0
(1134)

Language: English | Number of Pages: 160 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0099541289 | Isbn-13: 9780099541288 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others , Audio CD , eBook

Category: Education & Teaching , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Book Description
Celebrated as a masterpiece from its first publication, A Single Man is the story of George Falconer, an English professor in suburban California left heartbroken after the death of his lover, Jim. With devastating clarity and humour, Christopher Isherwood shows George's determination to carry on, evoking the unexpected pleasures of life as well as the soul's ability to triumph over loneliness and alienation.
Sorting by
  • 5

    «Let us even go so far as to say that this kind of relationship can sometimes be almost beautiful – particularly if one of the parties is already dead; or, better yet, both.»

    Paragono la mia esperienza con A Single Man a una scalata. Più la vetta si avvicinava, più avevo paura di cadere dalla stradina stretta e ripida che stavo percorrendo. È stata una scalata anche nel se ...continue

    Paragono la mia esperienza con A Single Man a una scalata. Più la vetta si avvicinava, più avevo paura di cadere dalla stradina stretta e ripida che stavo percorrendo. È stata una scalata anche nel senso di crescendo, perché dall'incertezza iniziale (l'incipit, l'it che diventa George) è andato migliorando pian piano.
    Accompagniamo George nell'arco di ventiquattr'ore e scopriamo la vita di quest'uomo inglese, gay, vicino ai sessanta, insegnante in California, "vedovo". La morte del compagno Jim non è un'ossessione, George non è costantemente travolto dal dolore: conduce una vita normale, Jim è un ricordo che riaffiora soltanto nelle differenze tra presente e passato. Seguiamo George anche nei momenti più mondani, come quando va di corpo o si masturba, e non è mai volgare, contribuisce anzi a creare un quadro completo.
    Isherwood scrive in modo pulito, non indugia, non scade nel melodramma. Il risultato? Un personaggio riuscitissimo e credibile e un libro equilibrato, delicato, toccante, sensuale.

    Think of two people, living together day after day, year after year, in this small space, standing elbow to elbow cooking at the same small stove, squeezing past each other on the narrow stairs, shaving in front of the same small bathroom mirror, constantly jogging, jostling, bumping against each other’s bodies by mistake or on purpose, sensually, aggressively, awkwardly, impatiently, in rage or in love – think what deep though invisible tracks they must leave, everywhere, behind them! The doorway into the kitchen has been built too narrow. Two people in a hurry, with plates of food in their hands, are apt to keep colliding here. And it is here, nearly every morning, that George, having reached the bottom of the stairs, has this sensation of suddenly finding himself on an abrupt, brutally broken-off, jagged edge – as though the track had disappeared down a landslide. It is here that he stops short and knows, with a sick newness, almost as though it were for the first time: Jim is dead. Is dead.
    He stands quite still, silent, or at most uttering a brief animal grunt, as he waits for the spasm to pass. Then he walks into the kitchen. These morning spasms are too painful to be treated sentimentally. After them, he feels relief, merely. It is like getting over a bad attack of cramp.

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  • 4

    The past is just something that's over.

    Avevo scritto un commento lunghissimo, articolato e dettagliato; poi mi son reso conto che non occorre, che anzi, a scriverne troppo corro il rischio di sciupare la bellezza delicata e crudele di ques ...continue

    Avevo scritto un commento lunghissimo, articolato e dettagliato; poi mi son reso conto che non occorre, che anzi, a scriverne troppo corro il rischio di sciupare la bellezza delicata e crudele di questo romanzo breve. E ai poveracci che si lagnano di come Un uomo solo sia un vano esercizio di stile, per giunta di una noia mortale, dico solo che per amare questa storia occorre essere parte di una minoranza: non avete la lente che vi permetterebbe di vedere la bellezza e il dolore che si annidano silenziosi negli angoli bui, coi vostri occhi da maggioranza, abituati a non sforzarsi mai, a non cogliere mai i segnali segreti, siete ciechi e senza speranza. Non siete minoranza e non sapete cosa vi perdete.

    said on 

  • 4

    Mi andrebbe di consigliarvi questo libro, anche se di speciale non ha nulla.
    E' che, spesso, a voler trovare sempre quella pietruzza d'oro, quel lampo di luce, che nobilita un romanzo - e lo innalza a ...continue

    Mi andrebbe di consigliarvi questo libro, anche se di speciale non ha nulla.
    E' che, spesso, a voler trovare sempre quella pietruzza d'oro, quel lampo di luce, che nobilita un romanzo - e lo innalza ad un livello superiore -, fa stancare, e secondo me è frustrante.
    Non ci sono finali da godersi.
    Nei dialoghi la vostra reazione sarà sempre un po' freddina.
    Per non parlare dei personaggi - a volte insopportabili e con opinioni non sempre condivisibili.
    Eppure, eppure... se ci si lascia andare, se si scopre il piacere di un cerchio inteso come insieme di punti - come congiuntura di piccolissimi istanti -, ecco che il libro assume un senso, una forma e forse anche una sua bellezza.
    Non ho amato questo libro, non so se lo rileggerò, anzi forse non lo farò perché non sono un tipo da riletture (se non in rarissimi casi).
    Ma ve lo consiglio, poiché quando si parla di letteratura, anzi, di Letteratura, le opinioni vengono meno e si ha da fare uno sforzo per accettare che certe opere vanno sfogliate, lette, commentate, stravolte, ma anche accudite con amore nella vostra libreria - solo se, beninteso, il libro è stato di vostro gradimento.

    said on 

  • 2

    2/½

    Dal risvolto di copertina: «Già negli anni Trenta, quando scrisse Addio a Berlino, Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell’obiettivo di una macchina fotog ...continue

    Dal risvolto di copertina: «Già negli anni Trenta, quando scrisse Addio a Berlino, Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell’obiettivo di una macchina fotografica. Ma per lungo tempo – attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi fittizi o reali che raccontavano – l’intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita senza realizzarle mai. E invece nel suo ultimo romanzo – questo – Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un’asciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr’ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr’ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio di un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso».
    Un libro che potrebbe essere definito come un memoriale, un memoriale che parte dalla morte del compagno di George. Ed è da qui che la storia si dispiega, presentando al lettore tutti gli stati d’animo, i ricordi, le considerazioni, la quotidianità che questo professore universitario vive, sente.
    Un flusso di coscienza prepotente, che attraverso la psiche del protagonista cerca di sfuggire alla solitudine, alla dimenticanza degli affetti, e del loro funzionamento.
    Mirabili sono anche alcune lezioni che lui tiene ai suoi studenti, come questa sulle minoranze:
    “Dunque, prendiamone atto, le minoranze sono persone che probabilmente guardano, agiscono e pensano diversamente da noi, e hanno difetti che noi non abbiamo. E il loro modo di vedere le cose e di agire può non piacerci, e possiamo odiare le loro mancanze. Ed è meglio ammetterlo, anziché impiastricciare i nostri sentimenti con la melassa pseudo progressista. Se siamo sinceri con noi stessi abbiamo una valvola di sicurezza, saremo meno inclini a perseguitare il prossimo..”
    La scrittura di Isherwood non ha sbavature, a volte sembra troppo dialogica, ma un difetto ce l’ha: non decolla. E’ li, tu aspetti che ci sia chissà quale colpo di scena, sussulto, e invece, si resta sempre sullo stesso piano.
    Ho avuto modo di vedere anche il film che è stato tratto “A single man” per la regia di Tom Ford, e forse è uno dei pochi casi, in cui la pellicola è riuscita a trasmettermi qualcosina in più del libro. Non sto comunque dicendo che il libro è brutto, o chissà cos’altro, solo che mi aspettavo di meglio. Sicuramente ha inciso negativamente anche il fatto che per conoscere questo scrittore sono partito dalla sua ultima opera scritta.

    P.s. mi ha piacevolmente colpito la dedica all’inizio del libro a Gore Vidal.

    «Immaginate due persone che, in questo spazio ridotto, vivano assieme giorno per giorno, cucinino gomito a gomito sugli stessi fornelletti, si comprimano sui gradini angusti. Si radano di fronte allo stesso minuscolo specchio da bagno, continuino a toccarsi, a urtarsi, a cozzare l'uno contro il corpo dell'altro, per sbaglio o apposta, sensualmente, aggressivamente, maldestramente, impazientemente, in collera o in amore - immaginate che profonde ma invisibili tracce devono lasciarsi dietro ovunque! L'ingresso della cucina è troppo stretto. Due persone che han fretta, con i piatti in mano, sono destinate a scontrarvisi di continuo. Ed è qui che, quasi tutte le mattine, giunto in fondo alla scala, George prova la sensazione di trovarsi all'improvviso su un limitare scosceso, frastagliato, brutalmente interrotto - come se il sentiero fosse scomparso sotto una frana. E' qui che si arresta di colpo, turbato dalla novità, e, come la prima volta, sa che Jim è morto. E' morto».

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  • 4

    Bellissimo e toccante!

    Un romanzo bellissimo e toccante. La storia di un uomo e di un grande amore. Da vedere anche il meraviglioso film diretto dallo stilista Tom Ford.

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  • 4

    Una giornata di George, maturo docente universitario inglese, il suo dolore lacerante per la perdita dell’amato compagno, il vuoto e la solitudine, la ricerca di un senso nella vita, il desiderio di r ...continue

    Una giornata di George, maturo docente universitario inglese, il suo dolore lacerante per la perdita dell’amato compagno, il vuoto e la solitudine, la ricerca di un senso nella vita, il desiderio di ricominciare a vivere...

    Un romanzo introspettivo, commovente, vero.

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  • 2

    Che delusione...

    Questo è forse l'unico caso in cui il libro mi sia parso decisamente deludente rispetto al film!
    Sarà che l'eleganza e lo stile di Colin Firth hanno il potere d'incantare, sarà che gli ambienti e le a ...continue

    Questo è forse l'unico caso in cui il libro mi sia parso decisamente deludente rispetto al film!
    Sarà che l'eleganza e lo stile di Colin Firth hanno il potere d'incantare, sarà che gli ambienti e le atmosfere del film erano accuratissime, calde e molto comunicative ma le uniche sensazioni che questo libro "piatto ed acido" mi ha lasciato sono state la noia e il disincanto.

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  • 4

    Questa settimana la mia soglia di attenzione è stata davvero patetica, e questo libro merita una rilettura. L'incredibile racconto della giornata di un uomo in lutto inizia così:

    Waking up begins wit ...continue

    Questa settimana la mia soglia di attenzione è stata davvero patetica, e questo libro merita una rilettura. L'incredibile racconto della giornata di un uomo in lutto inizia così:

    Waking up begins with saying am and now. That which has awoken then lies for a while staring up at the ceiling and down into itself until it has recognized I, and therefrom deduced I am, I am now. Here comes next, and is at least negatively reassuring; because here, this morning, is where it has expected to find itself: what’s called at home.
    But now isn’t simply now. Now is also a cold reminder: one whole day later than yesterday, one year later than last year. Every now is labeled with its date, rendering all past nows obsolete, until — later of sooner — perhaps — no, not perhaps — quite certainly: it will come.

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  • 3

    Ho detestato questo libro fino all'ultima pagina, e ho cominciato ad amarlo soltanto quando l'ho finito. Non avevo mai voglia di leggerlo, non perché fosse brutto: ma perché mi poneva davanti ad una c ...continue

    Ho detestato questo libro fino all'ultima pagina, e ho cominciato ad amarlo soltanto quando l'ho finito. Non avevo mai voglia di leggerlo, non perché fosse brutto: ma perché mi poneva davanti ad una condizione esistenziale dolorosa, bruciante, che un po' mi riguarda, come riguarda tutti. L'estrema, disarmante, solitudine che prova il protagonista di fronte a chiunque gli si pari davanti (dalla vecchia amica ai suoi studenti) non è lontana dalla condizione di solitudine, il disallineamento, lo sconforto che tutti noi, a fasi alterne, che crescono con la maturità, verso la fine della vita (ma spesso anche prima), siamo destinati a provare: il mondo circostante sembra allora solo un circo dove si muovono maschere che non sono in grado di decifrare il nostro stato d'animo, e delle quali noi non decifriamo il senso. E' una sensazione diversa dalla depressione: la definirei quasi una rassegnazione, una disillusione, una malinconia. In questo libro è descritta benissimo.

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