A Suitable Boy

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Publisher: McArthur & Co / Mcarthur (Tp,H

4.1
(537)

Language: English | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , French , Italian , Spanish , Catalan

Isbn-10: 1552780171 | Isbn-13: 9781552780176 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Audio CD , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    Non ci sono gli ultimi, in questo affresco indiano, relegati a comparse quanto gli alberi e il canto degli uccelli. Del resto, come dice uno dei protagonisti di questo feuilleton, il nawab sahib, chi ...continue

    Non ci sono gli ultimi, in questo affresco indiano, relegati a comparse quanto gli alberi e il canto degli uccelli. Del resto, come dice uno dei protagonisti di questo feuilleton, il nawab sahib, chi ha risorse economiche riesce sempre a cavarsela, e di conseguenza ad aver qualcosa da raccontare, sono i poveri che vengono travolti dai cambiamenti.
    Avvincente, non c'è che dire, il racconto delle vicende che coinvolgono quattro famiglie, i Mehra, i Kapoor, i Chatterji ed i Khan, legate tra loro per ragioni matrimoniali, di amicizia e per esser coinvolte, più o meno direttamente, nei cambiamenti sociali in un India da poco indipendente, giovane, ma per certi versi prematuramente invecchiata nel suo esser travolta da corruzione, lotte per il potere, contrapposizioni religiose.
    Non c'è molto della spiritualità dei pellegrinaggi alla Hesse, c'è più la descrizione di una devozione al rito, più che allo spirito, una ritualità che sembra esser solo nelle masse povere, nelle caste che rifiutano un'idea più egualitaria della società e nelle donne più anziane. Malgrado si tenti di far credere che tutto ruoti attorno alla ricerca del ragazzo giusto da parte di Lata, malgrado la ricchezza e la polifonia di caratteri e destini che si raccontano, la mia impressione è che questo romanzo sia una celebrazione dell'amicizia e di un certo pragmatismo, che questo pragmatismo sia poi di matrice anglosassone o si debba al fatalismo della cultura orientale immagino dipenda dalla scelta del lettore. Sebbene il romanzo sia ambientato in un anno preciso, il 1951, non l'ho trovato minimamente datato, soprattutto nelle parti dedicate alla situazione politica: i dissidi interni ad un stesso schieramento, la forte polarizzazione tra ricchi e poveri, la separazione in caste, le contrapposizioni religiose, non mi son sembrate molto lontane dal mondo d'oggi. Per certo il personaggio per me insopportabile è Rupa Mehra: oltre al piccolo particolare che, con una madre così, me ne sarei andata di casa alla prima occasione, Rupa Mehra rappresenta la passiva aggressività del buonsenso e del conformismo, quella melassa paralizzante per cui comportamenti e scelte sono convenienti solo rispetto al contesto in cui si compiono. Ecco allora che è inaccettabile che una ragazza nubile reciti in una commedia con degli attori uomini ma è possibile regalare ad una futura sposa un manuale sulla sessualità; oppure non ci si capacita, rammaricandosene, della zitellaggine di una parente per poi considerarla improvvisamente inadatta se mette gli occhi sul proprio pargolo a cui si vuol far percorrere un destino diverso. Rupa Mehra è, per me, meschina nella sua convinta mediocrità, soprattutto perché, nella sua ipocrita immobilità, rappresenta quel muro di gomma su cui va a sbattere, con conseguenze diverse, chi vorrebbe cambiare le cose, come Malati e Rashid per esempio.

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  • 3

    ★ ★★ ½ - Reading Challenge 2016, un libro con più di mille pp.

    E' da un po' che non pubblico nuove letture, ma c'è un motivo, una mia amica mi ha prestato un bel tomone, che non era in realtà in progetto di lettura, è "Il ragazzo giusto" di Vikram Seth (autore in ...continue

    E' da un po' che non pubblico nuove letture, ma c'è un motivo, una mia amica mi ha prestato un bel tomone, che non era in realtà in progetto di lettura, è "Il ragazzo giusto" di Vikram Seth (autore indiano), che conta ben 1600 pp. (Si dice che sia il libro in assoluto più completo per conoscere L'India, sarà che io ne sono affascinato moltissimo e quindi non mi spaventano le pagine).
    Una lettura che affascina tanto, seppur in alcuni parte è lenta (come in alcuni dialoghi per l'approvazione di una legge, e le relative dissertazioni degli avvocati, o le questioni politiche che sono centrali in pagine e pagine).
    Il libro narra la storia di 4 famiglie legate da stretti rapporti di amicizia, di parentela acquisita, che vivono nell'immaginario stato del Purva Pradesh (nel nord dell'india) nel 1951, vale a dire subito dopo la sanguinosa separazione tra India e Pakistan.
    I Mehra, i Khan (di religione musulmana), i Kapoor e i Chatterji rappresentano 4 tipi diversi dello spirito del subcontinente e si trovano a scontrarsi e ad unirsi sullo sfondo di avvenimenti storici e politici che hanno segnato l'India.
    La storia di queste quattro famiglie segna l'evoluzione di nuovi percorsi politici e sociali, di diverse frammentazioni religiose (indù, musulmani, sikh, tutte in conflitto tra loro), caste (abolite per legge, ma ugualmente sentite nell'intimo dal popolo).
    Punto di partenza della narrazione è dato dal rifiuto della giovane Lata Mehra nell'accettare un matrimonio combinato in quanto innamorata di un giovane compagno di università Kabir Durrani che però la sua famiglia, di solide tradizioni indù, non accetterà mai in quanto mussulmano. Ed è da qui che si sviluppano tutte le vicende successive, è da questo rifiuto che la storia si dirama in altre microstorie, seppur la storia di Lata segna il filo conduttore principale. Il libro è corredato da un albero genealogico delle famiglie con i vari personaggi, e di un glossario finale con tutti i termini indiani decisamente molto ricco.
    Proseguendo con la lettura, bisogna dire che seppur racconti di un India del 1951-1952, la narrazione è tanto attuale!
    Nel finale si ha un po’ l’amaro in bocca, perché Lata, sembra sottomettersi alla tradizione, – dopo tutto il suo ribellarsi – alla sua cultura, e sposare l’uomo che gli arrechi meno problemi, sembra che faccia la scelta più conveniente e facile, e non difficile, dolorosa, in nome dell’amore.

    Consigliato per chi ha una spiccata ammirazione per le terre indiane, per i suoi profumi, odori, per la sua storia, ed evoluzione, per il suo progresso lampo in campi come quello informatico e ingegneristico, per i suoi difetti, ma anche le sue manie. Per chi non ama tutto ciò non leggetelo, anche perché dentro ci sono pagine e pagine che potevano benissimo essere tagliate, ma la sintesi sicuro non è dono dell’autore.

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  • 3

    In giro - 02 ago 15

    In vista della partenza per il lungo tour indiano di gennaio ero preso dall’atroce dubbio se e come portare materiale da leggere, visto che, a parte le guide, non riesco ad usare iPad ed affini per le ...continue

    In vista della partenza per il lungo tour indiano di gennaio ero preso dall’atroce dubbio se e come portare materiale da leggere, visto che, a parte le guide, non riesco ad usare iPad ed affini per leggere libri (ho ancora bisogno della carta…). Molti libri piccoli o il contrario? Ho deciso il contrario ed ho scelto questo veramente grosso libro, che credo sia il libro con il più alto numero di pagine che io abbia letto. E che ho portato da Delhi a Kolkata impiegando ben 20 giorni per assimilarlo. Devo senza dubbio dire, che soprattutto l’ultima parte del viaggio mi ha riconciliato con il libro, perché è lì, tra Orissa e Calcutta (uso i nomi del libro e non gli attuali) che si svolge una gran parte dell’azione. Che è vero si colloca nel 1950 (circa) ma che ha risvolti ancora attuali (mentre in alcuni aspetti sembra di una modernità che l’India attuale non pare avere). Siamo verso il confine tra India e East Bengala (ora Bangladesh) con gli ovvi attriti tra indù e mussulmani, dopo la grande separazione del 1948. Siamo nel Bengala, che è sempre stato abbastanza all’avanguardia nelle riforme del paese (governato a lungo dal partito comunista), ed in un’epoca in cui si cerca di limitare lo strapotere dei latifondisti. Ma siamo ancora nell’epoca dei matrimoni combinati (e qualcuno mi dice che non è che sia cambiato molto anche in questi ultimi 50 anni). E stranamente, una serie di usi e costumi sembrano invece essere più liberali allora che ora. Quasi che delle ragazze possano andare in giro da sole, o che, non dico abbiano rapporti fuori dal matrimonio, ma quasi quasi… È certamente un libro pieno di cose, di avvenimenti, di storie. E tuttavia non mi ha soddisfatto in pieno. Ci sono lunghe pause “politiche” con discorsi sul latifondo, e con alcuni interventi addirittura di Nehru. Ci sono momenti in cui sembra aprirsi lo spazio per nuove idee e nuove prospettive. Ma sempre più ci sono momenti in cui tutto si chiude, per ritornare “nel solco della tradizione”, dove si accettano le regole solo per trasgredirle. E chi invece accetta le regole per sovvertirle sarà sempre destinato ad un ruolo secondario. O a perdere. Tutta la storiellona di 1500 pagine ruota, come indica il titolo, nella ricerca di un ragazzo appropriato (questo il più corretto significato di “suitable” secondo me) da far sposare all’eroina del romanzo, Lata Mehra. Iniziando dal matrimonio combinato della sorella Savita con il dolce Pran, per terminare, appunto, mesi ed anni dopo, con quello di Lata. Al primo matrimonio Rupa Mehra (vedova, 45 anni) è molto contenta di aver trovato un giovane di casta Karthi (la seconda dopo i bramini) per sua figlia Savita. Inoltre Pran è di buona famiglia (il padre è il ministro delle finanze dello stato inventato del Purva Pradesh). Per questo Rupa inizia a tramare per trovare un buon partito anche per la figlia Lata, 19 anni. Anche il consuocero Mahesh Kapoor decide di ricordare nella stessa occasione a suo figlio Maan che è lui il prossimo che si devi sistemare. Entrambi i giovani, però, sono contrari e contrariati, tanto che immaginavo una loro convergenza, cosa che invece non accade. Sistemati quindi i due figli (l’altro maschio, Arun, ha sposato la chic Meenakshi, una signorina di buona famiglia di Calcutta, anche se è una Bengali, cioè di una casta diversa), Rupa può dedicarsi ai suoi progetti. Intanto assistiamo alle schermaglie discorsive tra Lata e la sua amica Malati, sia sui rapporti interpersonali, sia domandandosi come si possa amare qualcuno visto solo una volta prima delle nozze, ed in compagnia dei genitori. In questo frangente, Lata incontra in libreria un giovane che, anche se non immediatamente, sarà fondamentale nel corso del romanzo. La narrazione si sposta ore a Calcutta, per conoscere meglio l’antipatico Arun, la sua avversione e prepotenza per lo sfaticato e timido fratello, Varun. Si ritorna a Brahmpur per seguire la festività religiosa di Holi, durante la quale nella casa di Mahesh Kapoor, viene organizzato un concerto e viene invitata a cantare la bellissima Saeeda Bai, una cortigiana musulmana di 35 anni con una voce fantastica. Maan perde la testa per Saeeda, fa di tutto per attirarne l’attenzione, e ben presto entra nelle grazie (e non solo) della bella cortigiana, facendole visita regolarmente, non come cliente, ma come corteggiatore. La notizia della tresca di Maan con Saeeda certo non fa piacere al padre, uomo politico la cui credibilità rischia di essere messa in dubbio dalla condotta del figlio, e tanto meno a Pran, che è un lettore di inglese all'università di Brahmpur e spera di ottenere un posto da assistente. Tuttavia Maan è innamorato di Saeeda al punto di decidere di imparare a scrivere in Urdu, la lingua dei musulmani-indiani, per poterle scrivere lettere di amore. Il padre di Maan esasperato dal figlio, lo caccia di casa e Maan ne approfitta per andare con Rashid, il suo insegnate di Urdu fornito da Saeeda Bai, nella zona rurale dello stato. Nel frattempo Lata incontra nuovamente, per caso il giovane della libreria finendo per accettare un suo invito ad una romantica passeggiata sul fiume, dove scopre una cosa tremenda: il giovane si chiama Kabir Durrani ed è, quindi, musulmano e di certo un matrimonio misto nell'India del 1951, poco dopo la sanguinosa partizione del Pakistan è fuori discussione. Rupa Mehra grazie ai pettegolezzi riesce a scoprire che la figlia si è incontrata con un giovane a sua insaputa e quando viene a sapere che è Musulmano impazzisce di dolore e trascina Lata a Calcutta, lontano da Brahmpur e dal quel bel giovane. A Calcutta Lata frequenta spesso la famiglia di sua cognata Meenakshi, i Cattereji, e diventa amica di Amit, il figlio maggiore, poeta e scrittore, ma sua madre nel frattempo trama per avere un ragazzo adatto a Lata (i Cattereji come detto non sono Karthi, ma Bengali e il matrimonio di Arun fu una gran vergogna per lei). Ben presto va a trovare la sua amica Kalpana che le fa il nome di Haresh Khanna, un giovane Karthi, che ha studiato in Inghilterra e si occupa di produzione di scarpe, che andava a scuola con lei. Rupa decide di prendere contatti con Haresh e ben presto convoca Lata a conoscere questo candidato alla sua mano. Lata si trova ben presto con tre ammiratori: Kabir, Amit e Haresh e deve decidere quale sposare. Questo il nocciolo su cui si dipana e si annoda il resto delle più di mille pagine. Con parti politiche, importanti anche se abbastanza lente. Con la dolente parte religiosa, indotta dalla recente separazione nel continente sub-indiano tra stato indù (India) e stato mussulmano (Pakistan). Ci sono inoltre miriadi di altri personaggi, che ogni tanto entrano, agiscono, poi per un po’ spariscono, fino a riapparire in altra veste. Come ad esempio Haresh, ci erano stati presentati ben prima dell'incontro con gli altri protagonisti, a metà del libro, divagando lungamente sulle sue abitudini, i suoi amici eccetera, creando non poca confusione al lettore, del tipo "e chi è questo, adesso?". Oppure, seguendo le vicende di Maan incontriamo Saeeda Bai, seguendo Saeeda Bai seguiamo il suo suonatore Isaq che se ne va in giro per la città, litiga con un musicista e ci mostra i suoi problemi personali. Quale funzione ha Isaq al fine della storia? Nessuna, è solo un ornamento, interagisce a stento con altri protagonisti, eppure ha vari paragrafi dedicati a lui. Insomma, partendo dalla ricerca del ragazzo appropriato il romanzo racconta la vita politica, le scappatelle dei fratelli, i tradimenti delle mogli, le feste religiose che scandiscono il passare degli anni, le apprensioni di una madre e la voglia di libertà di una figlia, gli incontri poetici e letterari, la nascita di una nipotina da viziare, le lettere scritte con amore, la passione furibonda, gli esami all’università e gli incontri mondani. Alla fine Lata, tra il ragazzo dalle scarpe bicolori, il romantico poeta o il compagno di università musulmano farà la sua scelta, chiudendo il romanzo. Ma lasciandoci un po’ di delusione, che, come in una fiction che ci appassiona si vorrebbe continuare a seguire le vicende di tutti. Grazie comunque per lo sforzo che avete fatto nel seguire una trama che non può che adeguarsi alla lunghezza del romanzo. E che consiglierei di leggere nelle lunghe serate prima di addormentarsi, magari guardando ogni tano gli alberi genealogici ad inizio libro, che con tutti quei nomi si rischiano confusioni a non finire.

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  • 0

    Il mio passaggio in India

    http://www.meloleggo.it/il-mio-passaggio-in-india_870/

    Ho scelto questo romanzo come sempre faccio, a pelle, e mi ha dato molto di più di quanto mi aspettassi. Io cercavo semplicemente un “compagno” p ...continue

    http://www.meloleggo.it/il-mio-passaggio-in-india_870/

    Ho scelto questo romanzo come sempre faccio, a pelle, e mi ha dato molto di più di quanto mi aspettassi. Io cercavo semplicemente un “compagno” per un lungo viaggio, invece ho scoperto l’India.

    Il sipario de Il ragazzo giusto, di Vikram Seth (traduzione di Lidia Perria per TEA Edizioni) si apre su un giardino di Brahmpur durante i festeggiamenti per un matrimonio, e fin dalle prime pagine l’autore delinea magistralmente i personaggi e tesse una trama avvincente. Ogni capitolo è una porta che si apre su uno dei tanti mondi dell’India: le molteplici religioni, ciascuna con i propri riti; la fervente vita politica, a pochi anni dalla nascita del paese, con i suoi conflitti e le sue alleanze; le diverse dinamiche familiari tra tensioni, affetti e segreti; l’interagire tra indù e musulmani, tra inglesi e indiani, e così di seguito fino alle minuzie della vita quotidiana, alle personalità dei personaggi, che si inseriscono nei diversi contesti con la naturalezza della vita reale.

    Incontriamo l’ansiosa, emotiva e ostinata Sig.ra Rupa Mehra, che sente come suo dovere morale, nella sua posizione di... [continua a leggere su www.MeLoLeggo.it]

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  • 3

    Mi sono approcciata alla lettura de Il Ragazzo Giusto principalmente per due ragioni. Lla prima: avevo sentito parlare di questo romanzo fin dai tempi dell'università, ed erano anni che cercavo di con ...continue

    Mi sono approcciata alla lettura de Il Ragazzo Giusto principalmente per due ragioni. Lla prima: avevo sentito parlare di questo romanzo fin dai tempi dell'università, ed erano anni che cercavo di convincermi ad affrontare questo "mostro" di 1600 pagine. Avevo già letto un libro, di Vikram Seth, tanti anni fa, e ricordo che mi era piaciuto, per cui mi sono detta che era ora di avere una riconferma della sua bravura. La seconda ragione è stata una specie di "cogli l'attimo": ho visto questo gigantesco tomo in una bancarella di libri usati a soli 5 euro: copertina rigida, caratteri fitti e pagine grandi e sottili come un Bibbia: l'ho arraffato di getto, e dopo cinque giorni trascorsi nell'attesa di finire il libro che stavo leggendo, l'ho iniziato.
    Nonostante tutte queste belle premesse e buone intenzioni, devo dire però che il libro non è stato all'altezza delle mie aspettative. Intendiamoci, tre stelline non sono male, e forse ero io che mi aspettavo veramente troppo: in fondo è molto difficile tenere alto il livello di attenzioneper un numero di pagine così esagerato. Ecco, direi che esagerato è la parola giusta. Vikram Seth ha voluto scrivere un libro sull'India, ma non si è accontentato di raccontare una piccola porzione di mondo, ha voluto esagerare e metterci tutto quanto gli ė venuto in mente sulla cultura del subcontinente. La cornice - da qualche parte doveva pur partire- è l'India della post indipendenza e post partizione, e i protagonisti sono i componenti di quattro famiglie, appartenenti a caste ed etnie diverse tra loro. Lata, una ragazza di famiglia piccolo borghese, è il primo protagonista che conosciamo: all'inizio del libro è in contrasto con la madre che vuole combinare per lei un buon matrimonio, mentre lei non ha nessuna intenzione di sottostare ad una tradizione che considera antiquata e irrispettosa dei sentimenti più romantici che invece la animano. Nelle pagine che seguono Lata avrà a che fare con tre pretendenti e nel capitolo finale sposerà uno di loro.
    Se la storia di Lata è un po' la trama che tiene le fila di tutto il romanzo, non è l'unica, ovviamente, e a mio parere, neanche la migliore. Attorno a Lata e alla sua famiglia ci sono molte altre storie avvincenti, molti personaggi ben costruiti, vicende storiche ed episodi narrati realisticamente. A me per esempio sono piaciuti molto i personaggi di Amit, Pran e Maan, e tra i personaggi minori, Dipankar, Meenakshi il viscido professor Mishra. Dentro al romanzo ci sono un'infinità di tematiche, alcune ben approfondite, altre appena abbozzate. E qui veniamo al problema. Ci sono capitoli lunghissimi in cui si riportano i dialoghi dell'Alta Corte sulla discussione per l'approvazione di una legge, per esempio. È vero che questa legge e le conseguenze della sua promulgazione sono piuttosto importanti per alcuni dei personaggi, ma tutte quelle pagine sulle dissertazioni dei vari avvocati potevano benissimo essere ridotte. Tra l'altro, dopo una lunghissima discussione inizialepiena di paroloni e dettagli, ci viene detto he le consultazioni continuano ma non ne viene riportata neanche una parola. E allora: perché prima ci fate leggere pagine di una noia mortale e poi più niente fino a conclusioni prese? La stessa cosa succede con alcuni personaggi, che all'inizio vengono tratteggiati con delle caratteristiche che sembra debbano avere uno sviluppo, e poi puf!, più niente se non qualche accenno senza importanza molte pagine dopo.
    Vikram Seth ha voluto strafare, secondo me, e il risultato è una macedonia di avvenimenti e personaggi, alcuni bellissimi, avvincenti e molto interessanti ( senza spoilerare troppo: ho apprezzato particolarmente il capitolo sul pellegrinaggio religioso e di purificazione nel Gange, quello sulla nascita della figlia di Savita e Pran, e i capitoli finali di cui non posso dire niente senza rivelare troppo). Come in tutte le macedonie però, ci sono anche personaggi e situazioni meno graditi, che potevano anche essere evitati, e qui parlo di tutta la parte musicale, le decine di poesie e canzoni di Seeda Bai, oppure di Rashid e la sua evoluzione finale, che francamente non ho capito, o come l'episodio dello zio di Lucknow, e quello dei lavoratori delle concerie all'inizio del romanzo- sono tutti episodi che dovevano essere ridotti, o che avrebbero avuto un potenziale se fossero stati più articolati, ma sembrano buttati dentro alla storia inutilmente.

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  • 0

    ci ho ripensato...

    In Agosto avevo detto:
    evviva, ho avuto il coraggio di abbandonare un libro!
    sì, perchè, dopo aver letto 160 pagine, piene di minuziose descrizioni di ambientazioni indiane, sari colorati, cerimonie p ...continue

    In Agosto avevo detto:
    evviva, ho avuto il coraggio di abbandonare un libro!
    sì, perchè, dopo aver letto 160 pagine, piene di minuziose descrizioni di ambientazioni indiane, sari colorati, cerimonie pallose, dolci e dolcetti zuccherosi,ammiccamenti sottintesi, mi sono resa conto che ad arrivare a pagina 1618, portando questo voluminoso libro avanti-indré in spiaggia, non ce l'avrei mai fatta.

    E dire che è dello stesso autore di quella meraviglia di romanzo che è Una Musica Costante (contenuto assolutamente non indiano)..
    Vabbè, me ne farò una ragione.

    Ora l'ho ripreso... è molto meglio di quel che sembrasse all'inizio, chiedo venia all'autore... spero di finirlo un giorno...

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  • 2

    In breve il perchè questo libro mi ha delusa

    Forte influenza delle opere di Jane Austen, citata anche un paio di volte nel testo(mi pare), peccato manchi lo "spirito" di dette opere ne "Il Ragazzo Giusto". E' stato scritto un secolo dopo i roman ...continue

    Forte influenza delle opere di Jane Austen, citata anche un paio di volte nel testo(mi pare), peccato manchi lo "spirito" di dette opere ne "Il Ragazzo Giusto". E' stato scritto un secolo dopo i romanzi della Austen ma ne sembra una brutta copia; la voce dell'autore è ben camuffata ma emerge di continuo nell'agire dei personaggi, influenzandoli e mostrando gli eventi non con i loro occhi ma con quelli dell'autore. Arrivata a due terzi del testo questo elemento è diventato insopportabile! Inoltre da tempo avevo già intuito quale sarebbe stata la scelta della protagonista, scelta in contrasto col personaggio così come ci è stato presentato ma perfettamente in accordo con la visione della società dell'autore, questo svaluta definitivamente l'opera e la rende uno spreco di carta e inchiostro.
    Come già detto manca lo spirito delle opere della Austen, manca cioè l'occhio critico di una donna intelligente che racconta le vicende di donne del suo tempo in una società ancora dominata dall'uomo: da come sono descritti e sviluppati i personaggi femminili in questo libro emerge una velata "condanna" dell'emancipazione femminile. Le donne forti sono tutte, in un modo o nell'altro, personaggi negativi: colei che ha ottenuto il potere politico è arrogante, subdola e capace di sfruttare la propria famiglia anche nei momenti di difficoltà per trarne vantaggio; chi ha ottenuto successi accademici è sola, senza una famiglia e spesso fastidiosa; chi vive "all'occidentale" è una poco di buono che tradisce il marito e così via! Al contempo l'ignoranza e i pregiudizi sono propri delle donne che più aderiscono alla tradizione, l'autore è cieco difronte al fatto che, per una donna anziana cresciuta senz aallontanarsi mai da casa, in un ambiente chiuso e dominato da certi valori, quella è la sola vita possibile.

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  • 5

    Il ragazzo giusto

    Savita e Lata sono due sorelle che vivono nell’India post-indipendenza degli anni cinquanta, nell’immaginario villaggio di Brahmpur, capitale di uno Stato completamente inventato. La mamma, impicciona ...continue

    Savita e Lata sono due sorelle che vivono nell’India post-indipendenza degli anni cinquanta, nell’immaginario villaggio di Brahmpur, capitale di uno Stato completamente inventato. La mamma, impicciona, delle due sorelle è alla costante ricerca del ragazzo giusto per le sue figlie (i matrimoni combinati in India avvengono ancora ai giorni nostri): ma, mentre Savita, accetta lo sposo che la madre sceglie per lei, Lata vuole scegliersi la propria vita: Seguendo le vicende delle due sorelle e delle quattro famiglie (Mehra, Kapoor, Khan, Chatterji) che popolano il romanzo (i personaggi sono numerosi e lo schema con l’albero genealogico che compare nelle prime pagine è molto utile) conosciamo la vita politica dell’India di quegli anni, le originalità dei fratelli, le insoddisfazioni delle mogli, i riti religiosi, i nipotini che nascono, l’amore e le ripicche, i pretendenti di Lata. Alla fine, questo splendido romanzo di 1600 pagine, che vorresti non finisse mai, ti fa sentire uno di famiglia.
    All’autore, che è molto noto in India non solo come romanziere ma anche come poeta, sono serviti circa 10 anni per la prima stesura del romanzo che era inizialmente di 5000 pagine ed è stato poi ridotto per la pubblicazione.

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  • 5

    E se......

    la letteratura indiana fosse la nuova letteratura russa?

    1500 pagine e neppure uno stereotipo.

    Lasciatemi rifletterci su. Intanto la mia unica critica e' un po' di lungaggine nelle pagine religiose e ...continue

    la letteratura indiana fosse la nuova letteratura russa?

    1500 pagine e neppure uno stereotipo.

    Lasciatemi rifletterci su. Intanto la mia unica critica e' un po' di lungaggine nelle pagine religiose e politiche. Che mi fanno togliare qualche punta dell'ultima stelletta.

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