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A Tale of Two Cities

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(1084)

Language:English | Number of Pages: 544 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Portuguese , Chi simplified , Italian , Spanish , Dutch , Finnish , German , French , Turkish , Korean , Farsi

Isbn-10: 0141439602 | Isbn-13: 9780141439600 | Publish date: 

Illustrator or Penciler: Phiz

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Library Binding , Audio CD , Others , Leather Bound , Unbound , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Romance

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Book Description
Charles Dickens' "A Tale of Two Cities" portrays a world on fire, split between Paris and London during the brutal and bloody events of the French Revolution. This "Penguin Classics" edition of is edited with an introduction and notes by Richard Maxwell. 'It was the best of times, it was the worst of times...' After eighteen years as a political prisoner in the Bastille the aging Dr Manette is finally released and reunited with his daughter in England. There, two very different men, Charles Darnay, an exiled French aristocrat, and Sydney Carton, a disreputable but brilliant English lawyer, become enmeshed through their love for Lucie Manette. From the tranquil lanes of London, they are all drawn against their will to the vengeful, bloodstained streets of Paris at the height of the Reign of Terror and soon fall under the lethal shadow of La Guillotine. This edition uses the text as it appeared in its first serial publication in 1859 to convey the full scope of Dickens's vision, and includes the original illustrations by H.K. Browne ("Phiz"). Richard Maxwell's introduction discusses the intricate interweaving of epic drama with personal tragedy.
Charles Dickens is one of the best-loved novelists in the English language, whose 200th anniversary was celebrated in 2012. His most famous books, including "Oliver Twist", "Great Expectations", "A Tale of Two Cities", "David Copperfield" and "The Pickwick Papers", have been adapted for stage and screen and read by millions. If you enjoyed "A Tale of Two Cities", you might like Dickens' "The Old Curiosity Shop", also available in "Penguin Classics".
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  • 3

    Confusing, hard to follow, too many stories mixed up, too many things to say. However an interesting classic. - Confusionario, difficile da seguire, troppe storie mischiate, troppe cose da dire. Comun ...continue

    Confusing, hard to follow, too many stories mixed up, too many things to say. However an interesting classic. - Confusionario, difficile da seguire, troppe storie mischiate, troppe cose da dire. Comunque un classico interessante.

    said on 

  • 3

    Poca Historia, mucha peripecia.

    Saldando algunas deudas con clásicos imprescindibles, me metí con este Dickens del que esperaba más de lo que me ha dado. Puesto que es bien sabido que uno de los asuntos principales de esta novela es ...continue

    Saldando algunas deudas con clásicos imprescindibles, me metí con este Dickens del que esperaba más de lo que me ha dado. Puesto que es bien sabido que uno de los asuntos principales de esta novela es la Revolución francesa, yo suponía que el gran autor británico ofrecería un marco más apegado a lo que sucedió en París en aquel periodo, con presencia de personajes históricos y demás. Pero no. Muy pocas referencias a sucesos reales concretos y abundantes golpes de efecto en los que se busca, sobre todo, emocionar y sobrecoger al lector. Bueno, después de todo es Dickens y publicaba sus novelas por entregas. No hay más que decir.
    Como todo novelón decimonónico, el argumento resulta más o menos entretenido, pero ahora me doy cuenta de que hay que asumir que va dirigido a un cierto tipo de lector muy específico de aquella época; un lector que esperaba giros sorprendentes de la trama, apariciones repentinas, y que daba por válidas ciertas coincidencias que en el mundo real nunca sucederían. Hoy en día, los personajes de esta novela parecen falsos. La mayoría de ellos son bastante planos y poco convincentes.
    Lo más interesante pueden ser ciertas reflexiones del narrador sobre el curso de la Historia, la crueldad y estupidez humanas consideradas de forma colectiva, y la extrema generosidad y capacidad de amor de algunos individuos aislados.

    said on 

  • 5

    Bisogna leggere Dickens senza aspettarsi piu' di quel che puo' dare : grande affabulatore impreciso ed entusiasta, c'e' sempre un momento in cui ti trascina negli eventi e il lettore segue con ansia ...continue

    Bisogna leggere Dickens senza aspettarsi piu' di quel che puo' dare : grande affabulatore impreciso ed entusiasta, c'e' sempre un momento in cui ti trascina negli eventi e il lettore segue con ansia, il corso degli eventi e si commuove di fronte alla morale implacabile, seppur buonista e astorica, esattamente come succede con l'opera lirica. Certo questo romanzo appartiene alla serie minore, ma l'esperienza del lettore e' oltremodo positiva. Consigliabile un testo annotato: questo ebook presenta una traduzione datata e si deve di continuo ricorrere a Internet per tanti chiarimenti necessari a capire il testo in sè o ancor più l'ironia pungente e velata di D.

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  • 5

    Un romanzo con un incipit fenomenale che immerge profondamente nel periodo migliore e peggiore di tutti i tempi, quella stagione di luce e tenebre che è stata la rivoluzione francese; una trama tesa, ...continue

    Un romanzo con un incipit fenomenale che immerge profondamente nel periodo migliore e peggiore di tutti i tempi, quella stagione di luce e tenebre che è stata la rivoluzione francese; una trama tesa, appassionante e intrecciata tramite avvincenti colpi di scena, capovolgimenti e riconoscimenti; dei personaggi umani e altri estremamente potenti, come nel bene così nel male; un finale glorioso.

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  • 3

    Rivoluzione Francese

    Uno degli incipit più potenti della storia della letteratura, recentemente citato anche in House of Cards, un finale molto commovente, una storia dove l'umorismo di Dickens stenta ad emergere tra l'or ...continue

    Uno degli incipit più potenti della storia della letteratura, recentemente citato anche in House of Cards, un finale molto commovente, una storia dove l'umorismo di Dickens stenta ad emergere tra l'orrore dei fatti narrati. La storia inizia intrecciando una serie di storie molto particolari fino ad arrivare intorno alla metà del libro. Poi scoppia ed irrompe la rivoluzione francese, in tutto il suo orrore insensato, rivelando la bestialità sanguinaria dell'essere umano. Una frase mi ha colpito in modo particolare: "Io ammetto d'essere una spia, professione che non ha una buona reputazione, sebbene sia necessario che qualcuno la eserciti". Forse è qui che nasce il detto "è uno sporco mestiere, ma qualcuno lo deve pur fare".

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  • 3

    3 e 1/2

    Io e Dickens abbiamo un rapporto odio/amore. Amo le sue storie, amo come le racconta... ma il suo stile, mea culpa, ma proprio totale ammissione di colpa, mi fa calare la palpebra!

    In ogni caso, a par ...continue

    Io e Dickens abbiamo un rapporto odio/amore. Amo le sue storie, amo come le racconta... ma il suo stile, mea culpa, ma proprio totale ammissione di colpa, mi fa calare la palpebra!

    In ogni caso, a parte il mio problema, questo è un romanzo storico, quindi forse è più incline ad essere "noioso".

    Non mi arrendo, un altro romanzo ancora, Charles, poi eventualmente, ci salutiamo!

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  • 3

    It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, i ...continue

    It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair...

    Nell’incipit suggestivo di shakespeariana memoria (mi ha ricordato il “misshapen chaos of well-seeming forms”) c’è la ragione del mio voto non negativo ma un tantino tiepido nei confronti di questo romanzo. La ragione sta nella contrapposizione netta di concetti, stati d’animo, ideali opposti che animano i vari protagonisti definendone il carattere in modo preponderante ed eliminando gli eventuali chiaroscuri, il che pone tutti loro su di un piano più simbolico che reale. Lucie Manette diventa così il simbolo della purezza e della devozione assoluta, in contrasto con la freddezza spietata di Madame Defarge che, con il suo inseparabile lavoro a maglia, tesse i nomi su cui ricadrà la propria vendetta, come una delle Parche depositaria del destino degli uomini. Charles Darnay incarna in pieno l’eroe bello e generoso, disposto a mettere in pericolo la propria stessa vita, senza esitazioni, in nome di un supremo senso di giustizia. A lui si oppone l’indolente ed indifferente (almeno nella prima parte del romanzo) Sydney Carton, il suo alter ego in negativo, in un gioco di specchi reso più interessante dalla somiglianza fisica esistente tra i due. Tra i vari personaggi Sydney è probabilmente l’unico ad uscire da questa rischiosa bidimensionalità, intraprendendo un percorso di trasformazione (che forse avrebbe meritato un maggior approfondimento), che lo porta a divenire un uomo diverso sul piano morale. Anche questa trasformazione, che tra l’altro si rivelerà decisiva ai fini della trama, più che avvicinare alla comprensione del personaggio ed ai suoi dilemmi introspettivi, sembra essere funzionale alla trasmissione di un messaggio da parte dell’autore: che la rinascita, l’emendamento degli errori commessi in passato, il cambiamento è possibile ed il sacrificio supremo di Sydney ne è la prova.
    In definitiva, il messaggio ultimo che passa è chiaro e positivo; lo scenario storico, con le contraddizioni in cui cadono i rivoluzionari francesi, è vivido e convincente… ma preferisco un altro Dickens, quello capace di creare dal nulla dei personaggi che amano, cadono, si rialzano, in una parola vivono, e sembrano farlo autonomamente, senza che la mano dell’esperto burattinaio che muove i loro fili sia così evidente.

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