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A Tale of Two Cities

By Charles Dickens

(11)

| Paperback | 9780194227278

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Book Description

This new series of "Oxford Bookworms" offers younger readers at an elementary level of the English language the chance to enjoy lively and accessible adaptations of the best classic and modern fiction. Each title is highly illustrated to engage the r Continue

This new series of "Oxford Bookworms" offers younger readers at an elementary level of the English language the chance to enjoy lively and accessible adaptations of the best classic and modern fiction. Each title is highly illustrated to engage the reader in the world of the book and to help with specific vocabulary. Accompanying exercises make all of these titles suitable for use in class or at home.

133 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    3 e 1/2

    Io e Dickens abbiamo un rapporto odio/amore. Amo le sue storie, amo come le racconta... ma il suo stile, mea culpa, ma proprio totale ammissione di colpa, mi fa calare la palpebra!

    In ogni caso, a parte il mio problema, questo è un romanzo storico, ...(continue)

    Io e Dickens abbiamo un rapporto odio/amore. Amo le sue storie, amo come le racconta... ma il suo stile, mea culpa, ma proprio totale ammissione di colpa, mi fa calare la palpebra!

    In ogni caso, a parte il mio problema, questo è un romanzo storico, quindi forse è più incline ad essere "noioso".

    Non mi arrendo, un altro romanzo ancora, Charles, poi eventualmente, ci salutiamo!

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    Ai Lannister said on Sep 21, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring ...(continue)

    It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair...

    Nell’incipit suggestivo di shakespeariana memoria (mi ha ricordato il “misshapen chaos of well-seeming forms”) c’è la ragione del mio voto non negativo ma un tantino tiepido nei confronti di questo romanzo. La ragione sta nella contrapposizione netta di concetti, stati d’animo, ideali opposti che animano i vari protagonisti definendone il carattere in modo preponderante ed eliminando gli eventuali chiaroscuri, il che pone tutti loro su di un piano più simbolico che reale. Lucie Manette diventa così il simbolo della purezza e della devozione assoluta, in contrasto con la freddezza spietata di Madame Defarge che, con il suo inseparabile lavoro a maglia, tesse i nomi su cui ricadrà la propria vendetta, come una delle Parche depositaria del destino degli uomini. Charles Darnay incarna in pieno l’eroe bello e generoso, disposto a mettere in pericolo la propria stessa vita, senza esitazioni, in nome di un supremo senso di giustizia. A lui si oppone l’indolente ed indifferente (almeno nella prima parte del romanzo) Sydney Carton, il suo alter ego in negativo, in un gioco di specchi reso più interessante dalla somiglianza fisica esistente tra i due. Tra i vari personaggi Sydney è probabilmente l’unico ad uscire da questa rischiosa bidimensionalità, intraprendendo un percorso di trasformazione (che forse avrebbe meritato un maggior approfondimento), che lo porta a divenire un uomo diverso sul piano morale. Anche questa trasformazione, che tra l’altro si rivelerà decisiva ai fini della trama, più che avvicinare alla comprensione del personaggio ed ai suoi dilemmi introspettivi, sembra essere funzionale alla trasmissione di un messaggio da parte dell’autore: che la rinascita, l’emendamento degli errori commessi in passato, il cambiamento è possibile ed il sacrificio supremo di Sydney ne è la prova.
    In definitiva, il messaggio ultimo che passa è chiaro e positivo; lo scenario storico, con le contraddizioni in cui cadono i rivoluzionari francesi, è vivido e convincente… ma preferisco un altro Dickens, quello capace di creare dal nulla dei personaggi che amano, cadono, si rialzano, in una parola vivono, e sembrano farlo autonomamente, senza che la mano dell’esperto burattinaio che muove i loro fili sia così evidente.

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    Elin said on Sep 14, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una storia tra due città - di Francesco Iurato

    Ci sono libri che profumano. Pagine che lasciano evaporare gli odori, i sapori, i colori delle scene narrate. Una pagina è viscosa per il fango di una dissestata strada di campagna, un’altra fa rapprendere i vestiti del tanfo alcolico delle taverne, ...(continue)

    Ci sono libri che profumano. Pagine che lasciano evaporare gli odori, i sapori, i colori delle scene narrate. Una pagina è viscosa per il fango di una dissestata strada di campagna, un’altra fa rapprendere i vestiti del tanfo alcolico delle taverne, dove il fumo del tabacco religiosamente aspirato appesantisce l’atmosfera; mentre un’altra rilascia la bigia umidità delle strade londinesi.

    “Una storia tra due città” rientra all’interno di questa cerchia di romanzi: genuino e corposo, sincero, come il buon vino, capace di soddisfare l’immaginazione coi suoi scenari e riempire il cuore di nobili sentimenti grazie al sue elevato contenuto morale.

    Le due città, Londra e Parigi, come si evince dal titolo, sono i due poli contendenti il focus narrativo. Lo sfondo storico- sociale è quello ambiguo degli anni appena precedenti e contemporanei alla Rivoluzione Francese; anni contraddittori, sottolinea l’autore sin dall’incipit del racconto con una serie di antitesi: “Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un’epoca di saggezza, era un’epoca di follia, era tempo di fede, era tempo di incredulità, era una stagione di luce.”

    Tutte opposizioni che penetreranno, incarnandosi, nel romanzo. Mani candide e caritatevoli passano vicine ad altre disumane e insanguinate, fedeli servitori agiscono contemporaneamente a deplorevoli spie. Senza che manchino personaggi abietti, di dostoevskijano sapore, relegati ai margini della società, eppure aventi un cuore grande, capaci di emendare e dar senso all’intera propria esistenza con un estremo atto di generosità. Tutte componenti di quella splendida raffigurazione delle forze che muovono la Storia dell’uomo. E certamente, l’inquietante e fondamentale congiuntura della Rivoluzione Francese rappresenta uno di quei gangli storici che ben fanno trasparire queste opposte e contraddittorie aspirazioni dell’umano.

    Un Dickens alternativo rispetto agli altri suoi capolavori, uno scenario da romanzo storico, una storia gratificante, a tutto tondo, una storia piena di colpi di scena e di stalli di riflessione, una storia da leggere tutta d’un fiato… una storia tra due città.

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    Cogitoetvolo said on May 22, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Mi chiedo come la gente possa decidere di scrivere ancora libri dopo aver letto i romanzi di Dickens.

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    Silvia Ferretti said on May 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ho incominciato la lettura di questo libro per via del famosissimo incipit:
    It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it ...(continue)

    Ho incominciato la lettura di questo libro per via del famosissimo incipit:
    It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair, we had everything before us, we had nothing before us, we were all going direct to Heaven, we were all going direct the other way—in short, the period was so far like the present period, that some of its noisiest authorities insisted on its being received, for good or for evil, in the superlative degree of comparison only.
    There were a king with a large jaw and a queen with a plain face, on the throne of England; there were a king with a large jaw and a queen with a fair face, on the throne of France. In both countries it was clearer than crystal to the lords of the State preserves of loaves and fishes, that things in general were settled for ever.
    Di solito Dickens mi "prende" subito, ma questa volta il libro ci ha messo un po' per coinvolgermi, forse perchè la narrazione era a tratti difficile e confusa.
    Comunque dopo un po' si viene letteralmente risucchiati nella storia: Bella la delineazione dei personaggi: il dottor Manette, in preda a momenti di allucinazione, la delicatezza del suo amico che gliene parla come si trattasse del caso di un'altra persona; la devozione della domestica abbarbiccata alla sua lingua madre, l'inglese e alla figura ambigua del fratello, l'amore puro e semplice di Lucia e Evremonde, il sacrificio dell'amico Carton(perdutamente innamorato di Lucia) che consente ai due di salvarsi...inquitanti i personaggi "negativi" in particolare Madame Deforge, una dei capi dei rivoluzionari durante il periodo del terrore, con il suo continuo sferruzzare a maglia.
    ma come in tutte le opere di Dickens, il lieto fine è dietro l'angolo, i buoni vengono ricompensati e i cattivi puniti.

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    mickymicky said on Feb 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Londres y París puestas en contraste.
    Dickens realiza un juego demagógico al pintarnos una Inglaterra próspera, tranquila y con un buen futuro asegurado; mientras que a Francia nos la muestra como a una yegua desbocada, desenfrenada y violenta, de la ...(continue)

    Londres y París puestas en contraste.
    Dickens realiza un juego demagógico al pintarnos una Inglaterra próspera, tranquila y con un buen futuro asegurado; mientras que a Francia nos la muestra como a una yegua desbocada, desenfrenada y violenta, de la que la masa revolucionaria se ha apoderado.
    A pesar de este aspecto, la novela no deja de ser notable.
    Una trama bien hilvanada, y una excelente construcción de personajes, hace que inevitablemente te enganches a sus páginas.
    Dickens da pruebas de su magistral dominio del oficio, y sabe transmitir con plenitud a que grado de desprotección y de indefensión se puede llegar, ante las brutalidades y venganzas humanas.
    No defrauda.

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    mancusso73 said on Feb 18, 2014 | Add your feedback

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