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A Wild Sheep Chase

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Publisher: The Harvill Press (Panther)

4.0
(3992)

Language:English | Number of Pages: 308 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi simplified , Chi traditional , Spanish , Portuguese , Japanese , French , German , Italian , Russian , Dutch , Finnish , Latvian , Slovenian , Polish

Isbn-10: 1860467180 | Isbn-13: 9781860467189 | Publish date: 

Translator: Alfred Birnbaum

Also available as: Hardcover , Audio CD , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
As with many of Haruki Murakami's novels, the plot curdles with complex diversity only to be resolved by a collision between wild fantasy and outright slapstick. A Wild Sheep Chase refers aptly to the tradition of cool but kitsch detective sagas. Except here, the metaphoric goose is now a literal sheep with a distinctive marking; an urban myth with the promise of immortality.

The anonymous narrator is a mild-mannered thirtysomething with a more than understanding attitude--things happen because they are supposed to and there's no sense standing in the way of progress or nature. It takes the disappearance of a friend and some gentle intimidation from a right wing conglomerate to break the pattern of apathy and send him off on his adventure.

Murakami's detail of the most mundane situations makes his lead character endearing. Those who've read Murakami before will recognise that certain empathy for the strange thoughts and rituals that are now hallmarks of his wry humour. Although an unlikely hero, the quest for a missing friend and the support of a lover with mysterious ears takes him off in search of the elusive sheep in a bizarre adventure--danger and absurdity hindering every movement. --David Trueman

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  • 3

    Ho sentito così tanta gente parlare di Murakami, che quando finalmente mi si è presentato questo libro fra le mani ho pensato "finalmente, a noi due!" Ma l'entusiasmo e la curiosità son durate ...continue

    Ho sentito così tanta gente parlare di Murakami, che quando finalmente mi si è presentato questo libro fra le mani ho pensato "finalmente, a noi due!" Ma l'entusiasmo e la curiosità son durate poco, di certo le mie aspettative hanno influenzato il mio giudizio su questo libro, che però non reputo schifoso, anzi, in alcuni punti mi è piaciuto, ma in altri ero sul punto di abbandonarlo.

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  • 3

    “Un amico con cui ammazzare il tempo è il più bell'investimento”

    Una scrittura fluida ed accattivante , oltre che estremamente piacevole , personaggi ben definiti ed una trama coinvolgente (il cui sviluppo racchiude però probabilmente un messaggio che non credo ...continue

    Una scrittura fluida ed accattivante , oltre che estremamente piacevole , personaggi ben definiti ed una trama coinvolgente (il cui sviluppo racchiude però probabilmente un messaggio che non credo di essere riuscito a cogliere ) non sono stati sufficienti neanche in questo mio secondo tentativo (dopo Norvegian Wood) a modificare il mio parere su questo celebratissimo scrittore che evidentemente non riesce a “prendermi” sino in fondo. Ne servirà quindi almeno un altro prima di arrivare a concludere che si possa trattare proprio di mancanza di sintonia magari anche dovuta a ragioni anagrafiche.

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  • 5

    “Il punto chiave è la debolezza. […] La debolezza è qualcosa che imputridisce dentro di noi, come una catena. Io la sentivo quando ero adolescente. Per questo ero irritato. Riesci a capire cosa ...continue

    “Il punto chiave è la debolezza. […] La debolezza è qualcosa che imputridisce dentro di noi, come una catena. Io la sentivo quando ero adolescente. Per questo ero irritato. Riesci a capire cosa significhi sentire che dentro di te qualcosa sta progressivamente marcendo? Nel tuo corpo? […] E’ come una malattia ereditaria: sai che ce l’hai, ma non puoi fare nulla per guarirne. […] E’ una debolezza dell’esistenza stessa”. “Sotto il segno della pecora” è il terzo romanzo di Haruki Murakami. Lo pubblica nel 1982 ed è quello che gli dà notorietà e successo. Gli frutta anche un premio importante: il Noma Literary Award. In pochi giorni vende 150.000 copie solo in Giappone. Lo scrittore, all’epoca trentatreenne, lo intitola “Hitsuji o meguru boken”.. Un animale quindi da trovare ed eliminare con ogni mezzo per salvarsi dall’incubo della follia quotidiana. L’io narrante è il pubblicitario che in gioventù era amico del Ratto e della sua ragazza e di un altro personaggio ora gestore di un bar. Il pubblicitario, separato dalla moglie, ha pure un socio alcolizzato dalle capacità più limitate delle sue, e una ragazza con orecchie bellissime che le danno a volte poteri paranormali. Altri personaggi sono l’autista del boss, il professore delle pecore con il figlio gestore dell’albergo del Delfino e l’uomo-pecora. L’opera è soggetta all’archetipo dello shishosetsu: un romanzo che si dipana in un breve arco temporale, in parte autobiografico, narrato sempre in prima persona in cui succede un evento improvviso che conduce ad una presa di coscienza. La lettura è coinvolgente perché il protagonista è impegnato in un’ardua ricerca dai tempi ristretti seppure con mezzi economici illimitati, in cui gli è fianco la sua ragazza, volutamente non ben delineata e quindi con un alone d’ambiguità che tende a depistare il lettore. “La pecora che entra nel corpo di una persona, si ritiene che sia immortale. E la stessa cosa vale per la persona che la ospita, riceve in dono l’immortalità. Ma se viene abbandonata, questo dono lo perde. Quindi tutto dipende dalla pecora. […] Chi viene lasciato di solito lo si chiama “senzapecora”. Ed è quello che sono diventato io”. “Ma lo scopo della pecora, qual era?[…] Un progetto immane di cambiare gli esseri umani e il loro mondo”. I temi cari a Haruki Murakami ci sono tutti anche se molti saranno sviluppati più ampliamente nei romanzi successivi: l’importanza dei piccoli e grandi piaceri della vita che, in giuste dosi, fanno sentire meglio nei momenti critici: il fumo, l’alcool, il cibo, i gatti, il gioco, la musica, lo sport, il sesso. La difficoltà ad instaurare un rapporto duraturo e coinvolgente con la propria donna. L’impossibilità di realizzarsi in un lavoro gratificante. La presenza frequente del suicidio, della depressione o della solitudine nelle persone che conosce l’io narrante. “Si può dire che noi esseri umani vaghiamo senza meta sul continente della casualità, come i semi alati di qualche specie vegetale portati da una capricciosa brezza primaverile. Tuttavia si può anche sostenere che la causalità non esiste. Ciò che è accaduto, senza se e senza ma, e ciò che è di là da venire, è di là da venire”. La corruzione della classe politica e imprenditoriale giapponese che la mafia riesce a condizionare e manipolare ad ogni livello. “Il mondo è mediocre. Su questo non ci sono dubbi. Ma è sempre stato mediocre, fin dalle origini? No. All’inizio c’era il caos, e il caos non è mediocre. La mediocrità è iniziata quando gli esseri umani hanno separato la vita quotidiana dai mezzi di produzione”. Il senso di colpa per il passato imperialista e sanguinario del Giappone specie nell’invasione della Cina. La nostalgia per gli amori e gli ideali puri della giovinezza: l’amicizia, l’altruismo, la pace.

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  • 2

    Al quarto Murakami decido di prendere una pausa. Forse non è il libro giusto, l'ho trovato fuori luogo e ripetitivo. Ma diciamolo pure con parole sue, precisamente con la quarta riga di pag.262: ...continue

    Al quarto Murakami decido di prendere una pausa. Forse non è il libro giusto, l'ho trovato fuori luogo e ripetitivo. Ma diciamolo pure con parole sue, precisamente con la quarta riga di pag.262: "Era una storia assurda, assurda e grottesca!"

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  • 5

    il mio primo libro di murakami

    sinceramente, anche se non avro' colto neanche la meta' del suo significato, mi ha preso un sacco fino alla fine...surreale, sconvolgente e intenso

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  • 3

    E’ il primo libro di Murakami che leggo e devo dire che non mi ha entusiasmato, probabilmente perché non sono stata in grado di coglierne il senso. L’estrema tranquillità dei personaggi, anche ...continue

    E’ il primo libro di Murakami che leggo e devo dire che non mi ha entusiasmato, probabilmente perché non sono stata in grado di coglierne il senso. L’estrema tranquillità dei personaggi, anche nelle situazioni più assurde e fantastiche, che richiederebbero dei guizzi di comportamento (uno qualsiasi), me li rendono molto distanti. Nonostante io sia consapevole che la cultura orientale non è nevrotica come la nostra e che quindi tali reazioni potrebbero essere perfettamente in linea con la realtà del luogo, non riesco ad essere partecipe dell’avventura dei protagonisti, non mi coinvolgono, non mi stimolano. Probabilmente un mio limite.

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  • 0

    Una lettura piacevole ma non tra i migliori romanzi di Murakami. Forse avrei dovuto leggerlo tra i primi per poterne apprezzare gli elementi che lo accumunano alle opere successive. In ogni caso, ...continue

    Una lettura piacevole ma non tra i migliori romanzi di Murakami. Forse avrei dovuto leggerlo tra i primi per poterne apprezzare gli elementi che lo accumunano alle opere successive. In ogni caso, come sempre, rimane fantastica la dimensione onirica e spirituale in cui risolve le sue trame, lo consiglio soprattutto a chi cerca una lettura non impegnativa ma nemmeno frivola.

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