A che punto è la notte

Di ,

Editore: Mondadori

4.1
(1283)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 610 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese

Isbn-10: 8804165839 | Isbn-13: 9788804165835 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 4

    Per entrarci ci è voluto un po' ma poi non riuscivo a staccarmi. all'oggettiva capacità degli autori si somma un discreto fascino vintage (benché il rovescio della medaglia siano gli a tratti irritant ...continua

    Per entrarci ci è voluto un po' ma poi non riuscivo a staccarmi. all'oggettiva capacità degli autori si somma un discreto fascino vintage (benché il rovescio della medaglia siano gli a tratti irritanti sperimentalismi che andavano negli anni 70, tipo gli estratti dei diari dattilografati della - per il resto meravigliosa - Luigina Petrobono).

    ha scritto il 

  • 5

    Tra preti erotomani e finti intellettuali la rivincita del buon senso

    25 febbraio degli anni Settanta. Tra i viali della cintura torinese tossicchia una Volkswagen color crema con a bordo un ambulante di matite Jucca, mentre una Porsche guidata da un piccolo ragioniere ...continua

    25 febbraio degli anni Settanta. Tra i viali della cintura torinese tossicchia una Volkswagen color crema con a bordo un ambulante di matite Jucca, mentre una Porsche guidata da un piccolo ragioniere siciliano accompagna al primo motel la figlia di una influente famiglia piemontese.
    A Torino, intanto, la premiata coppia di esperti Monguzzi - Rossignolo sgambetta verso la propria casa editrice, mentre l'ingegnere Vicini della FIAT, degradato e lascivo masochista, si avvia in fabbrica.
    Dalle colline, i fratelli Bortolon, triveneti taurini trapiantati nell'ovest di Cavour, mettono in moto il furgoncino.
    La professoressa Caldani - insegnante d'inglese in pensione - fa il caffè e il sagrestano Priotti esce di casa.
    Dalla chiesa di Santa Liberata una illustre signora della Torino bene scantona furibonda l'angolo, cacciata da don Alfonso Pezza, prete dalla bestemmia facile e sospettato di eresia gnostica.
    Si ritroveranno tutti lì, tra le rugginose navate di quella chiesa di mezza tacca: borghesi e miserabili, intellettuali e intellettualoidi, mafiosi e gente perbene, gnostici e cattolici, ladri e guardie, la FIAT e il Vaticano. Tutti riuniti ad assistere alla morte del barbuto parroco, saltato per aria a metà di una recita da tregenda.
    Immerso giorno e notte in una Torino di luci e carne, toccherà al commissario Santamaria risolvere uno dei gialli più complicati - e più umani - della storia della letteratura italiana.

    ha scritto il 

  • 5

    E, infine, la soluzione del caso…

    Con tutto questo ben di Dio, non si sa da che parte cominciare. Tantissimo il materiale in A che punto è la notte (1979), tantissime le pagine, i riferimenti. Il titolo così evocativo, così intenso, è ...continua

    Con tutto questo ben di Dio, non si sa da che parte cominciare. Tantissimo il materiale in A che punto è la notte (1979), tantissime le pagine, i riferimenti. Il titolo così evocativo, così intenso, è una citazione dalla Bibbia, Isaia 21:11, e sono gli stessi due autori tramite un loro personaggio a dare l’informazione. “A che punto è la notte? Viene il mattino, e poi anche la notte” indica la venuta dell’alba di un nuovo giorno che però è seguita ancora dalla notte, cosicché l’insistenza sul termine sembra insinuare un lungo e angoscioso perdurare delle tenebre. Ma anche senza essere consapevoli del rimando, il titolo evoca l’interrogarsi su un mistero, la tensione collegata con questo. E’ un bellissimo giallo, con un risvolto prima religioso, poi mistico, poi ideologico e alla fine un risvolto prosaicamente … al lettore scoprirlo, anche se tutto concorre in modo equilibrato a creare l’atmosfera. Molto dettagliato, a volte forse troppo particolareggiato, quasi fosse raccontato in tempo reale, ma al termine della lettura dispiace doversi separare dai personaggi, così ben definiti tramite le loro azioni, i loro pensieri, le loro decisioni e non raccontati. Ed è proprio questo, secondo me, oltre alla creazione di una trama precisa, complessa e anche originale, il pregio del libro. F&L possiedono il dono – ben coltivato – di confezionare personaggi con sapienti accenni, indizi, atteggiamenti e comportamenti citati o suggeriti perché funzionali e attinenti al romanzo. Le pure descrizioni, naturalmente, ci sono, sempre evocative, sempre illustrate: “< …quell’uomo dormiva nella sua macchina.> < Come addormentato?> < Così, dissero le gemelle.>< Si afflosciarono contro l’orlo del tavolo, le braccia abbandonate e la testa reclinata, duplicando con crudele, perfetta sincronia l’immagine di un corpo inequivocabilmente senza vita.>”.

    E poi c’è il commissario Santamaria, già presente in La donna della domenica, che non imperversa solo e indisturbato tra le pagine, ma è uno dei personaggi, sì, è lui che tira le fila, ma volendo fare un mero calcolo delle parole dedicatigli, penso che non supererebbero quelle utilizzate per altri. La soluzione del caso non si raggiunge grazie ad una sua infallibilità di ragionamento e calcoli a tavolino, ma soprattutto tramite colpi di intuito o evidenze dedotte dall’osservazione, sua e dei suoi collaboratori. La particolarità di Santamaria è quella di prestare attenzione alle parole degli altri, dei suoi sottoposti, ma anche degli indagati, memorizzandole e archiviandole in attesa del momento in cui potranno forse servire. Cataloga le persone per quello che sono, ma non formula un giudizio morale. Sa di non essere superiore a nessuno, anche se ha la grande capacità di far collimare tutti i pezzi, gli indizi che gridano per essere scoperti. Uomo low profile, direi oggi, negli anni ’70 non so. Eppure emerge. Bellissime ed estreme le sue considerazioni su Dio: Che cos’è veramente Dio? Da un punto di vista professionale, una sola analogia sembrava adattarsi abbastanza bene al difficile caso. Remoto, enigmatico, inaccessibile, il Grande Mafioso non era mai stato visto a volto scoperto; ma il Suo immenso potere si manifestava fulmineamente ovunque, e tutti erano consapevoli di non poter muovere un passo, fare un gesto, senza che Egli lo venisse subito a sapere. Anche altri attributi corrispondevano: la smisurata ferocia, le dure lezioni impartite a nemici e traditori, temperate tuttavia da tenerissime indulgenze, da subitanei, quasi capricciosi slanci di generosità nei confronti di vedove, anime semplici, bambini. Alla fine Dio viene chiamato il Grande Boss che bonariamente chiude un occhio, e poi anche l’altro, per forza, sulle imperfezioni - per così dire - degli uomini. Anche in A che punto è la notte è narrato l’innamoramento e l’amore e anche l’attrazione fisica e il desiderio, per tutti così uguale. E questa volta da chi è attratto Santamaria? Da …questa donna elegante, riposata, avvolta da suggestive morbidezze di ogni genere, con le unghie smaltate, maritata ad un marito lontano da sempre per motivi lavorativi, che soccomberà – forse - ai modi diretti e non insinuanti del commissario. O sarà lui a soccombere al fascino di quelle ginocchia appena appena scoperte di fianco a lui al posto di guida? Sarebbe intrigante, penso, leggere qualcosa scritto da F&L di argomento più rosa, ma “più rosa” di L’amante senza fissa dimora

    ha scritto il 

  • 4

    Questa notte mi ha aperto gli occhi

    Dopo aver letto quel brutto romanzo giallo di Luca D'andrea sentivo proprio il bisogno di riappacificarmi con il genere. E ci sono riuscito, perché quando Fruttero e Lucentini hanno scritto La donna ...continua

    Dopo aver letto quel brutto romanzo giallo di Luca D'andrea sentivo proprio il bisogno di riappacificarmi con il genere. E ci sono riuscito, perché quando Fruttero e Lucentini hanno scritto La donna della domenica e A che punto è la notte, erano in stato di grazia.
    Non è un semplice giallo, anzi, come i migliori romanzi di F&L è un giallo anomalo. Intanto è corposo, quasi 600 pagine, e all'epoca i gialli non superavano di media le 200 ( qui il primo delitto avviene dopo 170 pagine e il capitolo che lo riguarda è una miscela esplosiva di suspence e divertimento)
    E il romanzo ritrae in modo talmente incisivo il periodo in cui è stato scritto, (fine anni settanta) che a leggerlo oggi non ci si ritrova solamente tra le mani un ottimo giallo, ma anche un piccolo e gradevolissimo affresco storico.

    Gli anni di piombo, la campagna con i pascoli a pochi metri dagli ultimi palazzoni della città, le lotte sindacali e i movimenti femministi; le locande fumose di periferia, il freddo, la nebbia, la pioggia e la neve di inverni lunghi e ormai tramontati.
    Le fiaschetterie! La camiciaia, il materassaio, piccoli e improbabili editori, rappresentanti di matite, la grande ombra della Fiat che incombe sulle vite di tutta Torino; in quella dei nobili come in quella dei proletari, del sottobosco criminale come in quella degli artigiani e della Parrocchia di Santa Liberata, dove ruotano i personaggi del romanzo.
    Superbo giallo, erudito, divertente, pieno di suspense perfettamente orchestrata e scritto con quell'ironia affettuosa molto britannica per cui ci si ricorda dei tempi andati e dei luoghi e dei personaggi che oggi non esistono più, ma li si ricorda senza tristezza, con quieta e divertita malinconia.

    Il parroco Don Pezza, il commissario Santamaria, l'ingegner Vicini, De Palma e l'assistente Luigina Pietrobono, la signora Guidi e la figlia Thea, Musumanno e Rossignolo, Graziano e la Marcella di Via Ormea...
    Questi sono tutti personaggi dickensiani. Una volta che li conosci non te li dimentichi più .

    ha scritto il 

  • 4

    Un cero, la Gnosi, il serpente che si mangia la sua coda.
    Il Monga, la Pietrobono, il commissario Santamaria. A tratti sembrava una di quelle commedie di Mario Monicelli.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello (anche se...)

    Lo stile é incredibile, adoro il modo di Fruttero e Lucentini di sconvolgere il punto di vista nel mezzo della narrazione, di giocare con le immagini piú pop della cultura italiana per descrivere una ...continua

    Lo stile é incredibile, adoro il modo di Fruttero e Lucentini di sconvolgere il punto di vista nel mezzo della narrazione, di giocare con le immagini piú pop della cultura italiana per descrivere una scena, di usare la metafora linguistica, di giocare con i doppi significati delle parole. La storia é carina ,niente fuori dal comune ma neppure ovvia dal principio. Peccato solo per quel velato sessismo nella caratterizzazione delle protagoniste femminili: tutte molto ingenue, alla ricerca dell´amore (o dell´amante di una notte, ma comunque sempre di un uomo), un pó stupidine, in un paio di occasioni ci vedono giusto, ma per puro caso, niente intuizione o inventiva. Decisamente non una bella immagine per l´universo femminile. Cosa non nuova nella letteratura noir, lo so, ma noi ci si indigna lo stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Guardare non vuol dire vedere

    Così come, in certi passaggi del romanzo, leggere non vuol dire capire.
    Però, se superi la sensazione di essere leggermente tarda che ti coglie ogni tanto, nella prima metà, e hai la pazienza di torna ...continua

    Così come, in certi passaggi del romanzo, leggere non vuol dire capire.
    Però, se superi la sensazione di essere leggermente tarda che ti coglie ogni tanto, nella prima metà, e hai la pazienza di tornare indietro qualche pagina per riprendere il filo, poi ti ritrovi a leggere un romanzo insolito e piacevole, scritto con l’ironia e la simpatia che contraddistingue la coppia Fruttero & Lucentini.
    Ve lo riassumo brevemente.

    Prendi un prete schizzatissimo, preda di grandi traviamenti sul piano dottrinale, e piazzalo a fare il parroco in una chiesa, quella di santa Liberata, situata nella periferia torinese. Le vie della zona si chiamano viale dei Tigli, via dei Rododendri, viale dei Lecci, ma gli unici alberi che crescono sono anonimi palazzoni di cemento.
    Circondalo di sagrestani e aiutanti laici più taroccati di lui, una viceparroco alcolista, alti prelati, mafiosi, funzionari della Fiat, signore della Torino bene e personaggi del sottobosco proletario. Durante una predica fagli cadere sulla testa dal cielo, come fosse un deciso ed incazzato segno di dissenso divino, una bomba confezionata in modo insolito.
    Manda ad indagare sull’increscioso accadimento, fra mille difficoltà ed omertà, il commissario Santamaria e i suoi sottoposti.

    Questi monsignori, questi porporati, questi principi della Chiesa, non erano diventati tali in seguito a una vincita al totocalcio. La scuola, pensò Santamaria, si sentiva.
    Sua Eminenza cominciò con distaccata sollecitudine, in puro stile da visita all’orfanatrofio, l’interrogatorio di Fra De Palma e Suor Santamaria. " Nessun arresto ancora? Nessun serio indizio? "
    Sua Eminenza, constatò Santamaria con crescente ammirazione e allarme, stava chiudendo la sua partita senza aver messo giù una sola carta.

    Mixa tutto energicamente e spalmalo con cura su un considerevole numero di pagine. Il risultato sarà un corposo romanzo giallo che va giù liscio e frizzante come un prosecco fresco accompagnato da un paio di gustose tartine, quando hai quella fame che non è proprio fame.. è più voglia di qualcosa di sfizioso.

    ☆☆☆☆ contente di averlo letto

    ha scritto il 

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