A che punto è la notte

Di ,

Editore: Mondadori

4.1
(1266)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 610 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese

Isbn-10: 8804165839 | Isbn-13: 9788804165835 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 4

    Questa notte mi ha aperto gli occhi

    Dopo aver letto quel brutto romanzo giallo di Luca D'andrea sentivo proprio il bisogno di riappacificarmi con il genere. E ci sono riuscito, perché quando Fruttero e Lucentini hanno scritto La donna ...continua

    Dopo aver letto quel brutto romanzo giallo di Luca D'andrea sentivo proprio il bisogno di riappacificarmi con il genere. E ci sono riuscito, perché quando Fruttero e Lucentini hanno scritto La donna della domenica e A che punto è la notte, erano in stato di grazia.
    Non è un semplice giallo, anzi, come i migliori romanzi di F&L è un giallo anomalo. Intanto è corposo, quasi 600 pagine, e all'epoca i gialli non superavano di media le 200 ( qui il primo delitto avviene dopo 170 pagine e il capitolo che lo riguarda è una miscela esplosiva di suspence e divertimento)
    E il romanzo ritrae in modo talmente incisivo il periodo in cui è stato scritto, (fine anni settanta) che a leggerlo oggi non ci si ritrova solamente tra le mani un ottimo giallo, ma anche un piccolo e gradevolissimo affresco storico.

    Gli anni di piombo, la campagna con i pascoli a pochi metri dagli ultimi palazzoni della città, le lotte sindacali e i movimenti femministi; le locande fumose di periferia, il freddo, la nebbia, la pioggia e la neve di inverni lunghi e ormai tramontati.
    Le fiaschetterie! La camiciaia, il materassaio, piccoli e improbabili editori, rappresentanti di matite, la grande ombra della Fiat che incombe sulle vite di tutta Torino; in quella dei nobili come in quella dei proletari, del sottobosco criminale come in quella degli artigiani e della Parrocchia di Santa Liberata, dove ruotano i personaggi del romanzo.
    Superbo giallo, erudito, divertente, pieno di suspense perfettamente orchestrata e scritto con quell'ironia affettuosa molto britannica per cui ci si ricorda dei tempi andati e dei luoghi e dei personaggi che oggi non esistono più, ma li si ricorda senza tristezza, con quieta e divertita malinconia.

    Il parroco Don Pezza, il commissario Santamaria, l'ingegner Vicini, De Palma e l'assistente Luigina Pietrobono, la signora Guidi e la figlia Thea, Musumanno e Rossignolo, Graziano e la Marcella di Via Ormea...
    Questi sono tutti personaggi dickensiani. Una volta che li conosci non te li dimentichi più .

    ha scritto il 

  • 4

    Un cero, la Gnosi, il serpente che si mangia la sua coda.
    Il Monga, la Pietrobono, il commissario Santamaria. A tratti sembrava una di quelle commedie di Mario Monicelli.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello (anche se...)

    Lo stile é incredibile, adoro il modo di Fruttero e Lucentini di sconvolgere il punto di vista nel mezzo della narrazione, di giocare con le immagini piú pop della cultura italiana per descrivere una ...continua

    Lo stile é incredibile, adoro il modo di Fruttero e Lucentini di sconvolgere il punto di vista nel mezzo della narrazione, di giocare con le immagini piú pop della cultura italiana per descrivere una scena, di usare la metafora linguistica, di giocare con i doppi significati delle parole. La storia é carina ,niente fuori dal comune ma neppure ovvia dal principio. Peccato solo per quel velato sessismo nella caratterizzazione delle protagoniste femminili: tutte molto ingenue, alla ricerca dell´amore (o dell´amante di una notte, ma comunque sempre di un uomo), un pó stupidine, in un paio di occasioni ci vedono giusto, ma per puro caso, niente intuizione o inventiva. Decisamente non una bella immagine per l´universo femminile. Cosa non nuova nella letteratura noir, lo so, ma noi ci si indigna lo stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Guardare non vuol dire vedere

    Così come, in certi passaggi del romanzo, leggere non vuol dire capire.
    Però, se superi la sensazione di essere leggermente tarda che ti coglie ogni tanto, nella prima metà, e hai la pazienza di torna ...continua

    Così come, in certi passaggi del romanzo, leggere non vuol dire capire.
    Però, se superi la sensazione di essere leggermente tarda che ti coglie ogni tanto, nella prima metà, e hai la pazienza di tornare indietro qualche pagina per riprendere il filo, poi ti ritrovi a leggere un romanzo insolito e piacevole, scritto con l’ironia e la simpatia che contraddistingue la coppia Fruttero & Lucentini.
    Ve lo riassumo brevemente.

    Prendi un prete schizzatissimo, preda di grandi traviamenti sul piano dottrinale, e piazzalo a fare il parroco in una chiesa, quella di santa Liberata, situata nella periferia torinese. Le vie della zona si chiamano viale dei Tigli, via dei Rododendri, viale dei Lecci, ma gli unici alberi che crescono sono anonimi palazzoni di cemento.
    Circondalo di sagrestani e aiutanti laici più taroccati di lui, una viceparroco alcolista, alti prelati, mafiosi, funzionari della Fiat, signore della Torino bene e personaggi del sottobosco proletario. Durante una predica fagli cadere sulla testa dal cielo, come fosse un deciso ed incazzato segno di dissenso divino, una bomba confezionata in modo insolito.
    Manda ad indagare sull’increscioso accadimento, fra mille difficoltà ed omertà, il commissario Santamaria e i suoi sottoposti.

    Questi monsignori, questi porporati, questi principi della Chiesa, non erano diventati tali in seguito a una vincita al totocalcio. La scuola, pensò Santamaria, si sentiva.
    Sua Eminenza cominciò con distaccata sollecitudine, in puro stile da visita all’orfanatrofio, l’interrogatorio di Fra De Palma e Suor Santamaria. " Nessun arresto ancora? Nessun serio indizio? "
    Sua Eminenza, constatò Santamaria con crescente ammirazione e allarme, stava chiudendo la sua partita senza aver messo giù una sola carta.

    Mixa tutto energicamente e spalmalo con cura su un considerevole numero di pagine. Il risultato sarà un corposo romanzo giallo che va giù liscio e frizzante come un prosecco fresco accompagnato da un paio di gustose tartine, quando hai quella fame che non è proprio fame.. è più voglia di qualcosa di sfizioso.

    ☆☆☆☆ contente di averlo letto

    ha scritto il 

  • 5

    In questo romanzo torna il commisario Santamaria e gli altri personaggi della questura di una Torino anni '70, tratteggiata in modo caricaturale con un misto di bonarietà e spietatezza dagli autori. I ...continua

    In questo romanzo torna il commisario Santamaria e gli altri personaggi della questura di una Torino anni '70, tratteggiata in modo caricaturale con un misto di bonarietà e spietatezza dagli autori. I riferimenti al precedente romanzo, La donna della domenica, non finiscono qui alcuni personaggi sembrano tornare pari pari anche se il nome è diverso. La signora della Torino bene, il piccolo borghese ecc... . Tuttavia la trama e l'atmosfera di fondo rendono il libro unico ed irripetibile, il filo cosmico di fondo avvolge la storia dagli inizi fino al sua conclusione naturale e semplice. I colpi di scena che pure ci sono, sono tutti smorzati da una forza superiore e ineluttabile. Sempre di altissimo livello il tratteggio dei personaggi, tantissimi, che arricchiscono la trama e forniscono puro piacere alla lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Giallo psicologico e romanzo di costume

    Don Alfonso Pezza è lo stravagante parroco di S. Liberata, nel centro storico di Torino. All’interno della sua chiesa ha costruito, con l’aiuto di devoti parrocchiani, una torre di tubi metallici, dal ...continua

    Don Alfonso Pezza è lo stravagante parroco di S. Liberata, nel centro storico di Torino. All’interno della sua chiesa ha costruito, con l’aiuto di devoti parrocchiani, una torre di tubi metallici, dall’alto della quale arringa i fedeli con terrorizzanti prediche apocalittiche. S’interessano a lui, x motivi diversi, varie persone: il commissario Santamaria perché il sacerdote ha subito un’aggressione; l’editore Rossignolo, per i nastri registrati dei suoi discorsi; la signora Guidi e la figlia Thea, della Torino bene, incuriosite dalle sue teorie. L’inizio è lentissimo, poi la storia prende slancio dopo il primo omicidio, inevitabilmente seguito da altri. Il finale è aggrovigliato, il colpo di scena forzato, non è credibile che il commissario si faccia accompagnare da civili durante le indagini e si dedichi all’elucubrazione di sofismi teologici inutili, né che tutti i protagonisti abbiano problemi psicologici e di depressione. Come sempre, Fruttero e Lucentini descrivono con vividi bozzetti i molteplici personaggi, ma la narrazione è troppo dispersiva, gli episodi sono fine a se stessi e non funzionali al racconto, per decine di pagine si aspetta che accada qualcosa che non avviene, finché l’attesa diviene esasperante e noiosa. Accanto al giallo, c’è il romanzo di costume, il ritratto della Torino borghese degli anni ’70 e dei fermenti anticonformisti di quel periodo, dalla ribellione giovanile al tentativo di rinnovamento del clero, sempre descritti con piacevole ironia. Il racconto si perde un po’ nei troppi discorsi lasciati in sospeso, comuni nel linguaggio parlato ma fastidiosi nello scritto, nelle supposizioni che si rivelano vicoli ciechi, nelle elucubrazioni personali, nelle paranoie dei diversi protagonisti. I personaggi sono troppi e molti di loro marginali, tanto da far pensare che il romanzo sia solo un divertimento letterario degli autori, la cui voluta lentezza può apparire godibile o esasperante.

    ha scritto il 

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