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A che punto è la notte

By Carlo Fruttero,Franco Lucentini

(166)

| Others | 9788804165835

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159 Reviews

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  • 8 people find this helpful

    Un versetto della bibbia è per sempre, come un diamante

    Nella mia personale raccolta di file recensioni “ A che punto è la notte” viene prima di “ A un cerbiatto somiglia il mio amore”. Un versetto della bibbia è per sempre, come un diamante.
    Del libro scordi la trama e l’intreccio, i personaggi e pure ...(continue)

    Nella mia personale raccolta di file recensioni “ A che punto è la notte” viene prima di “ A un cerbiatto somiglia il mio amore”. Un versetto della bibbia è per sempre, come un diamante.
    Del libro scordi la trama e l’intreccio, i personaggi e pure il colpevole, se di giallo si tratta, ma di un titolo così non ti scordi mai. E dopo trent’anni e tanti propositi inevasi di rileggerlo perché “fu tanto carino” ecco che…

    Uno spaccato dell’ Italia anni ’70, devo puntualmente segnalare, che sembra retrospettivo e non lo è perché ancora in corso quando i due si divertivano a metterne alla berlina i troppi vizi e le sbrindellate virtù.
    E chi in quegli anni settanta c’era ed era già dotato di un certo giudizio critico, obiettivo minimo dei programmi scolastici ministeriali di allora, sa che è tutto vero.

    Il prete di strada un po’ millenarista, la rampolla alto borghese che gioca alla figlia dei fiori, la quarantenne riccona combattuta tra Monsignor della Casa e una sana scopata libertaria col primo venuto, il poliziotto fricchettone e il carabiniere bacchettone, l’operaio indottrinato ma con il doppio lavoro in nero che più nero non si può, il vallanzascasca di periferia, la professoressa demotivata e infelicemente schiava del proletario vino piuttosto che del borghese superalcolico.
    E il cardinale, che è come deve essere. Fino a Bergoglio.
    Anche il giallo è come doveva essere a quei tempi mitici dai muri cartellonati con “Milano odia: la polizia non può sparare”, "Milano calibro 9”, “La polizia incrimina, la legge assolve”.
    E loro scrivono un giallo pieno di colpi scena per mettere in ridicolo i gialli pieni di colpi di scena. E ti appassioni pure perché la suspense c’è, eccome. E i morti pure. Morti per caso. Morti inutili.

    Chi ne esce assolutamente annientata dal ridicolo è La Fiat e i suoi alti quadri. Di là da venire, per le vie regie di Torino, la marcia dei quarantamila e Marchionne non aveva liquidato, con ventisettemila* euro e lo sconto sulla cinquecento, il Cordero di Montezemolo. Loro lo scrissero e non erano né comunisti né indovini.

    Detto questo (imprescindibile altrimenti il giallo non sarebbe il capolavoro che è), il libro è un tripudio di scrittura accurata, colta, ironica e autoironica che non scade nella “morale” altrimenti detto messaggio. E ce ne poteva essere il pretesto, vista la classe sociale presa di mira e il periodo storico di riferimento, allora solo cronaca. Loro non sono Balzac nè Stendhal.

    Questo intelligente disincanto è figlio della scrittura a quattro mani. Nessuno dei due sarebbe caduto nel tranello del sentimentalismo operaista o antiborghese, che dir si voglia, davanti all’altro. Troppo il timore del ridicolo. Sono due capaci di vedere e soprattutto capire ciò che era sotto gli occhi di tutti.
    Ciò che manca, e che all’epoca mancava sul serio, è l’avidità come motore delle vicende. Gli strali sono diretti contro ideali velleitari che si “cosano” a casaccio. Uomini e cose in balia del caso, degni di essere seppelliti da una sonora risata.

    Una menzione a parte merita il carteggio Crispi Oderici, fissa del benzodiazepina dipendente Mengozzi. Nonostante l’inutilità della ricerca, anch’essa ha una parte nella risoluzione dell’intrigato giallo. Del porco non si butta via niente. Non lo dicono ma lo pensano.

    Sfiziosissimo.

    * E.C. 27 milioni di euro, ohibò. Mica è un comune mortale o quadro inferiore come l'ing. Vicini!

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    Maria Francesca e basta said on Sep 18, 2014 | 7 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Sentinella, a che punto è la notte?

    Bellissimo.

    Se si riesce a tenere duro per i primi capitoli, dove la trama risulta aggrovigliata e compaiono decine di personaggi che non si capisce come possano c'entrare l'uno con gli altri, poi si vola.

    Scrittura molto scorrevole, ricercata, col ...(continue)

    Bellissimo.

    Se si riesce a tenere duro per i primi capitoli, dove la trama risulta aggrovigliata e compaiono decine di personaggi che non si capisce come possano c'entrare l'uno con gli altri, poi si vola.

    Scrittura molto scorrevole, ricercata, colta e popolare insieme; lo spaccato ironico sull'Italia (e in particolare sulla Torino) degli anni Settanta riuscitissimo.

    Trama, ribadisco, intricata e intrigante che man mano si rivela fra ingegneri viziosi, avvenenti mafiosi, rispettabili signore, poliziotti e carabinieri, sacrestiani ambigui e eretici furbacchioni. Su tutti troneggiano il Grande Mafioso (Dio, nelle elucubrazioni melanconiche del commissario Santamaria), la Curia e l'onnipotente già Fiat (quanto suonerebbe male sostituirla ora con FCA?)

    Assai ben riuscita anche la caratterizzazione dei personaggi, nei loro monologhi interiori che costituiscono la narrazione senza farli scadere nelle macchiette. Punto di merito allo spassos. et stenogr. diario della Pietrobono e al leggendario carteggio Crispi-Oderici del Monguzzi. Due capisaldi del romanzo.

    Neo: forse nel finale tutto lo zibaldone di fatti, controfatti, teorie, eresie, punti e contrappunti narrati finisce per tornare in maniera un pò troppo matematica, se così si può dire: Durrenmatt non l'avrebbe molto apprezzato.

    In ogni caso, dato che il tutto m'è alquanto piaciuto, non indietreggio comunque dalle 5 stelle e, stenograficamente parlando, x quanto riguarda l'umile s.scritt., romanz. consigliatiss. et da legg. il prima poss. aut in caso tempo libero dispon.

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    Dvd (A. Erit In Orbe Ultimo) said on Aug 29, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Un bellissimo affresco dell'Italia, grande perchè valido ancora oggi.

    Fruttero e Lucentini hanno scritto un grandissimo libro. Un giallo particolare (almeno, per chi, come me è abituato agli ultimi e potentissimi nordici, che hanno una scrittura filmica e che genera un tipo di lettura rapido e veloce), che sceglie di p ...(continue)

    Fruttero e Lucentini hanno scritto un grandissimo libro. Un giallo particolare (almeno, per chi, come me è abituato agli ultimi e potentissimi nordici, che hanno una scrittura filmica e che genera un tipo di lettura rapido e veloce), che sceglie di prendersi il tempo per di analizzare la società intera, con le sue macchiette, i suoi alti e bassi, le sue bellezze nelle piccolezze e le schifezze nelle cose grandi e che per tanto in toto è in qualche modo responsabile degli atti efferati commessi. Ritratti mirabili perchè gli autori sono riusciti a far parlare ciascun personaggio con la propria voce, ovvero con le sue caratteristiche culturali, regionali e professionali. Sebbene su tutto incombano gli anni '70 (non ancora quelli cruenti) e la Fiat, essendo riusciti a caratterizzare così bene la gente, questo libro è ancora godibilissimo e apprezzabilissimo.

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    Clara Mazzi said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ma quanto è bello questo romanzo? sornione, avvincente, ironico… I gialli di F&L sono stati una meravigliosa scoperta per l'estate!

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    madama dorè said on Aug 11, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    (Sento amarlo)

    Secondo umile sottoscr. miglior gial. mai (ri)letto in t. mia vita et oltre! Personaggi, trame, sottotrame, romanticismo, umorismo, genius loci, zeitgeist, polizia editoria borghesia ironia periferia sociologia economia teologia e mutandine di chiffo ...(continue)

    Secondo umile sottoscr. miglior gial. mai (ri)letto in t. mia vita et oltre! Personaggi, trame, sottotrame, romanticismo, umorismo, genius loci, zeitgeist, polizia editoria borghesia ironia periferia sociologia economia teologia e mutandine di chiffon, tutti gli ingredienti sono di primissima scelta e mescolati con la sapienza di gente che il mestiere di scrivere lo conosceva bene assai.
    E sì che Fruttero e Lucentini ai tempi loro venivano un po' snobbati dalal critica, considerati frivoli e disimpegnati: a paragone della maggiorparte dei gialli e noir di oggi sembra di leggere Proust. Persino lo spassoso Catarella di Camilleri impallidisce a fronte dell'esilarante diario abbreviato della poliziotta Pietrobono.

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    franka said on Aug 4, 2014 | 7 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non male nel genere. Tra parentesi (non che c'entri) mi chiedo in che misura Eco avesse presente il romanzo di Fruttero e Lucentini al momento di scrivere Il pendolo di Foucault.

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    Leo Mischle said on Jun 7, 2014 | 1 feedback

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