A ciascuno il suo

La biblioteca di Repubblica-Novecento, 30

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.0
(4170)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 127 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8481304913 | Isbn-13: 9788481304916 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Paperback , Altri , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Uscito nel 1966, A ciascuno il suo è l'esito più compiuto e affascinante di quella originalissima contaminazione fra romanzo giallo e romanzo di denuncia civile che caratterizza mirabilmente la prima fase della produzione di Leonardo Sciascia. Con uno stile secco, privo del benché minimo compiacimento letterario o retorico, l'autore racconta una storia di sangue e corruzione in un paese della Sicilia, facendo a poco a poco emergere senza mezzi termini la rete di complicità, vigliaccherie, opportunismi che consente la perpetuazione di uno stato di cose intollerabile.Il medico e il farmacista del paese vengono uccisi con una messa in scena che vorrebbe far pensare al delitto passionale. Ma il professor Laurana, amico del medico, viene a conoscenza di fatti che inducono a sospettare ben altro, e prende a indagare per suo conto, arrivando a individuare il responsabile nella persona di un potente notabile democristiano, l'avvocato Rosello, che vedeva minacciati dal medico i suoi numerosi traffici illeciti. Gli sforzi del professore, però, risulteranno tragicamente vani, e Rosello si fidanzerà con la bella vedova del dottore, sancendo così la sua vittoria definitiva.La Sicilia di questo romanzo, tramite per Sciascia della dolorosa contemplazione di un Male immedicabile, ci assale con l'evidenza sfacciata del suo essere totalmente abbandonata a se stessa, priva di qualsivoglia difesa giudiziaria, preda inerme di un potere malavitoso inteso solo a perpetuare se stesso: un monito fortissimo e insieme sfiduciato, e proprio per questo terribilmente, angosciosamente vero.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

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    *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    Quanta roba, quanti temi in poche pagine. E che lezione di stile. Il massimo della complicazione nascosta di ...continua

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    *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    Quanta roba, quanti temi in poche pagine. E che lezione di stile. Il massimo della complicazione nascosta dietro il massimo della semplicità.
    (Chi non l'ha letto si fermi qui perchè svelo tutto. O quasi)

    Un farmacista tranquillo e benvoluto riceve una lettera anonima. Una minaccia di morte. Ci pensa, ma non trova motivi. Quindi, decide che è uno scherzo. Pochi giorni dopo va a caccia con un amico, medico. E vengono assassinati; tutti e due.
    Nell’assenza di altre spiegazioni domina l’assioma per cui la verità è che alla minaccia è seguita la messa in atto. E da quella discendono le ipotesi, i sospetti, la rivisitazione alla luce del fatto nuovo di una vita, di un contesto, di una storia.
    Un professore, un umanista, indaga, da dilettante. Scopre che quel che appariva certo e documentato era falso e falsificato secondo un piano preciso. Il bersaglio era l’altro, il medico e non il farmacista. Poi, una donna, la moglie del medico, lo confonde e lo trascina fuori strada. Anche la verità, quella più vera, ha sempre un altro volto, nascosto. E’ lei, la donna, al centro dell’intrigo: passione e mafia si saldano in una morsa mortale attorno al povero professore. Ed è lui alla fine la terza vittima.

    C'è Il tema del “cangiare”, intanto. Cangiano le prospettive in cui i fatti si inquadrano. Cangia il modo in cui le persone appaiono a chi le osserva, le pensa, le immagina. E cangia il modo in cui essi stessi si vedono. Cangia il significato dei fatti, il loro senso, la direzione in cui si muovono. Nulla è alla fine come appare. È la negazione sicula dell’oggettività. I fatti non parlano mai da soli (quelli sono i matti) e non dicono mai a tutti e sempre la stessa cosa. La lezione di Pirandello.
    C'è il tema della sensualità, della pulsione dominante della concupiscenza. È la passione che arma gli assassini e rende inermi le vittime. La lezione di Brancati.
    C'è il tema della giustizia, infine. Una sfiducia atavica verso il potere di indagare, svelare la verità, punire. Gli investigatori di professione sono ai margini, distratti, ignavi prima che ignari. Il professore, l'intellettuale "puro", quello che più cerca di capire indaga per pura curiosità intellettuale. Senza nessuna velleità di affermare una giustizia nella quale semplicemente non crede. La lezione di Sciascia.
    Non è straordinario che tutto stia in ottanta pagine? E filano dritte come pallottole.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni volta che leggo qualcosa di Sciascia mi chiedo perché accidenti non l’ho fatto prima. Stessa sensazione di quando lessi “Una storia semplice”.
    Eccezionale scrittura la sua, semplice e potentissim ...continua

    Ogni volta che leggo qualcosa di Sciascia mi chiedo perché accidenti non l’ho fatto prima. Stessa sensazione di quando lessi “Una storia semplice”.
    Eccezionale scrittura la sua, semplice e potentissima.

    Il protagonista di questo libricino è tale professor Laurana, timido insegnante di mezza età, la cui curiosità lo spinge a non credere alle apparenze di un delitto doppio, le cui motivazioni sembrerebbero chiare, e invece chiare non sono per niente.
    Un giallo-non-giallo che lascia l’amaro in bocca, di quell’amarezza caratteristica di una realtà che spesso – ahimè – supera la finzione.

    Da leggere, assolutamente.

    "Ma la Sicilia, forse l'Italia intera, è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa."

    -“Una volta, in un libro di filosofia, a proposito del relativismo, ho letto che il fatto che noi, ad occhio nudo, non vediamo le zampe dei vermi del formaggio non è ragione per credere che i vermi non le vedano... Io sono un verme dello stesso formaggio, e vedo le zampe degli altri vermi”.
    -“Divertente”.
    -“Non tanto. Siamo sempre vermi”.

    ha scritto il 

  • 5

    Rilettura.(A quanto pare Anobii si rifiuta di far rileggere).
    Ogni tanto ci vuole un respiro di Sciascia.
    Rinnovo il giudizio, l'en plain di stelle: un libro potente, straordinario nel descrivere, pur ...continua

    Rilettura.(A quanto pare Anobii si rifiuta di far rileggere).
    Ogni tanto ci vuole un respiro di Sciascia.
    Rinnovo il giudizio, l'en plain di stelle: un libro potente, straordinario nel descrivere, purtroppo, l'ordinario.

    ha scritto il 

  • 5

    Un giallo che non è un giallo, ma è meglio di un giallo, è una lezione sulla forza del male. Il silenzio, l’omertà, il malaffare, il crimine, la mafia, il Male sono come una ragnatela che con fili res ...continua

    Un giallo che non è un giallo, ma è meglio di un giallo, è una lezione sulla forza del male. Il silenzio, l’omertà, il malaffare, il crimine, la mafia, il Male sono come una ragnatela che con fili resistenti avvolgono quanto accade nella terra sicula (e non solo) impedendone la penetrazione a chiunque sia un “cretino”, un illuso quale l’ingenuo professor Laurana, che, con entusiasmo donchisciottesco, si improvvisa detective del duplice delitto del farmacista Manno e del dottor Roscio, preceduto da una lettera anonima in cui al farmacista viene minacciata la morte. Il suo essere fuori dagli schemi immutabili che in terra sicula si ripetono da tempi immemorabili porterà il professor Laurana ad una fine purtroppo prevedibile. Anche per lui vale l’ UNICUIQUE SUUM, guarda caso motto dell’Osservatore Romano, a coinvolgere la Chiesa nella regola dell’omertà che vige nella realtà siciliana esplorata da Sciascia nelle pieghe più oscure, tra le voci del paese e i silenzi che dicono più di mille parole, la religione della roba, il mito carnale della donna da letto impersonata da Luisa Roscio.
    Un romanzo imperdibile, assolutamente da leggere e magari vedere poi il film di Elio Petri, con un grande Gian Maria Volontè ed una carnale Irene Papas.

    ha scritto il 

  • 4

    Camilleri ringrazia

    Sciascia è il padre nobile di molta letteratura, siciliana in particolare ma non solo. E' stato il primo scrittore del noir colto, dopo il grande maestro Gadda.

    Non ci sono buoni e cattivi nella sua g ...continua

    Sciascia è il padre nobile di molta letteratura, siciliana in particolare ma non solo. E' stato il primo scrittore del noir colto, dopo il grande maestro Gadda.

    Non ci sono buoni e cattivi nella sua galleria umana, ma sempre uomini a tutto tondo (e donne). Alcuni tipi sembrano oggi macchiettistici perchè altri hanno attinto a man bassa, abusandone, dalle fisionomie di Sciascia: Camilleri soprattutto, che banalizzandole e rendendole appetibili al grande pubblico ne ha fatto un prodotto di consumo.

    Un Laurana oggi sarebbe quasi impensabile: uomo piacente e benestante, ostaggio di una madre cinica e possessiva che gli ha reso le donne estranee e irraggiungibili. La vedova Roscio, perfida e puttana, sarà la sua ultima illusione, e gli sarà fatale.

    Ma insomma, bisogna togliersi il cappello (per usare un'espressione coerente con l'atmosfera) davanti a un elegante e sobrio esempio di bella letteratura con piccoli pretesti e nessun intento didascalico, che è l'esatto opposto del ciarpame che vince i premi Strega ma anche, voglio esagerare, quella pagliacciata del Nobel. E se vi sembra troppo pensate che l'ha vinto Dario Fo con libercoli come Johan Padàn.

    ha scritto il 

  • 4

    Una scoperta

    Che vergogna, non aver mai letto nulla di Sciascia finora! Mea culpa..
    Sono stata spinta dalla curiosità verso questo romanzo breve da una puntata de 'Il giovane Montalbano' in cui Livia racconta la t ...continua

    Che vergogna, non aver mai letto nulla di Sciascia finora! Mea culpa..
    Sono stata spinta dalla curiosità verso questo romanzo breve da una puntata de 'Il giovane Montalbano' in cui Livia racconta la trama e legge il libro al commissario.
    Beh, non mi sono pentita dell'acquisto anche se la fine mi ha lasciata a bocca aperta, pensavo che l'autore si profondesse in spiegazioni - inutili, ripensandoci a mente fredda - sugli omicidi avvenuti in questo paesino siciliano.
    A farla da padrone sono la politica, la corruzione, la mafia, l'omertà. All'inizio può sembrare un libello dalla trama quasi leggera, scanzonata, ma dietro ogni frase, ogni azione dei personaggi, si nasconde la denuncia nei confronti di una società assurdamente connivente, perché
    - ATTENZIONE ANTICIPAZIONI TRAMA -
    alla fine si scopre che tutti sapevano. E chi ci fa la figura del "cretino" è il protagonista, il povero professor Laurana, che pecca di eccessiva ingenuità, lui che si era quasi convinto a voler denunciare gli assassini.

    Sicuramente leggerò altri romanzi di Sciascia, probabilmente a partire dal più famoso "Il giorno della civetta".

    ha scritto il 

  • 4

    Riletto dopo tantissimi anni, questo bel romanzo di Sciascia mi ha rocordato come si può scrivere bene, imbastire una vicendda intrigante e condirla con una serie di considerazioni politiche e sociali ...continua

    Riletto dopo tantissimi anni, questo bel romanzo di Sciascia mi ha rocordato come si può scrivere bene, imbastire una vicendda intrigante e condirla con una serie di considerazioni politiche e sociali che, se erano attuali nel 1966, lo sono ancora (sorprendentemente?) anche oggi

    ha scritto il 

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