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A colpi di cuore Storie del sessantottoBlog this item

Book Description

L’autrice, convinta assertrice del femminismo pacifista,costruisce un saggio di tipo militante partendo da una tesi piu’ volte ribadita nel corso della esposizione:il sessantotto delle avanguardie,della visione manichea della realta’ ha sostanzialmente tradito quella spinta pacifista e libertaria presente in larga parte del femminismo europeo e americano e della cultura underground.Infatti-prosegue la Bravo- tra il sessantaquattro e il settanta il ricorso alla violenza sistematica ha finito per fare propri modelli di riferimento tipici dell’universo gerarchico-maschilista determinando inevitabilmente una deriva autoritaria.Al di la’ della validita’ della tesi,non c’e’ dubbio che l’ala creativa del settantesette e quella pacifista libertaria degli anni sessanta abbiano giocato un ruolo assai limitato sia rispetto alle avanguardie extraparlamentari che rispetto ai partiti tradizionali. Condivisibile e’ indubbiamente la condanna morale e politica compiuta dall’autrice nei confronti della retorica e della pratica della violenza fatta propria dalle Black Panters e dai Weathermen;altrettanto condivisibile e’ la critica superficiale -nei confronti della democrazia rappresentativa -formulata da larga parte della sinistra extraparlamentare. Per non parlare poi della inaccettabile omissione compiuta nei confronti del dissenso nei paesi dell’est,omisione cagionata anche dalla percezione dogmatica della realta’ da parte della nuova sinistra.Ora,al di la’ della distinzione oramai storicamente acquisita tra la modalita’ operativa delle Br e quella di Prima Linea e al di la’ della genesi catto-comunista del terrorismo,la forte critica compiuta dalla Bravo nei confronti dei danni determinati dal marxismo ortodosso e nei confronti delle illusioni rivoluzionarie -frutto anche di un sincretismo ideologico contradditorio- ci trovano pienamente concordi.Tuttavia non sono pochi gli aspetti del saggio che non ci sentiamo di sottoscrivere. La consueta demonizzazione delle forze dell’ordine-tipica della saggistica militante di ieri e di oggi-,la mancata spiegazione dell’abbandono repentino della scelta non violenta-abbandono sottolineiamo noi dovuto alla sua inefficacia operativa -,l’illusione neoromantica fatta propria dall’autrice sulla reale possibilita’ che la scelta pacifista femminista avrebbe potuto incidere in modo radicale sull’assetto del potere,la implicita equipollenza tra la violenza dei rivoltosi e quella delle istituzioni,la mancata sottolineatura dei fortissimi legami tra il Pci e l’Urss via Kgb(mentre non e’ assente quella relativa ai legami oscuri tra servizi segreti,neofascismo e malavita,legami che avrebbero dato origine alla strategia della tensione),il rammarico dell’autrice che il maggio francese sia stato superato dal gaullismo(omettendo il dato di fatto che lo scopo dei gruppuscoli era quello di innestare una vera e propria rivoluzione sul modello comunardo in barba alla non violenza!),il misconoscimento della profonda continuita’ tra le pratiche rivoltose sessantottine e quelle del settantasette ,la casuale dimenticanza da parte della Bravo che le pratiche non violente di Capitini edi Gandhi si erano sviluppate indipendentemente dai fermenti americani di Berkeley cosi’ come l’antiautoritarismo politico e pedagogico era gia’ stato ampiamente teorizzato dalla filosofia anarchica tra il settecento e l’ottocento.Ebbene, se non c’e’ dubbio alcuno che la lotta per la emancipazione della donna e per la liberta’ sessuale abbiano raggiunti livelli altissimi e di grandissimo significato giuridico e politico proprio durante gli a nni sessanta e settanta,e’ tuttavia necessario non dimenticare gli eccessi teoricii e pratici del femminismo che in fatto di integralismo procedeva di pari passo con quello matrialcale.Il non aver saputo o voluto precisare questo aspetto costituisce un limite rilevante del saggio,limite che si aggiunge alla assenza di qualsiasi demarcazione tra il femminismo europeo e quello americano assemblati in modo indistinto. In conclusione, il saggio -oltre a confermare i tipici sterotipi della storiografia militante-finisce per deludere sia il lettore in cerca di una lettura alternativa del sessantotto sia quello in cerca di un approfondimento della problematica femminista sia sotto il profilo teorico che sotto il profilo operativo .

GAGLIANO GIUSEPPE

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Book Details
Libri Italiani
Rating: (6)
4 stars
3 stars
2 stars
1 star
Edition: 1ª ed.
ISBN-10: 884208588X
ISBN-13: 9788842085881
Publisher: Laterza
Pub date: Jan 01, 2008
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