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A cosa servono gli amori infelici

Di

Editore: Playground

3.7
(166)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889113502 | Isbn-13: 9788889113509 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Descrizione del libro
Alla vigilia del nuovo millennio, un uomo si ammala e deve subire un delicato intervento chirurgico rinviato per un esame preliminare andato male. Nella lunga attesa decide di non ricevere visite. Preferisce passare il tempo leggendo e prendendo appunti per un ipotetico libro che non ha mai trovato il tempo o la voglia di scrivere. Scrive anche tre lettere fondamentali. A un suo collega d’ufficio. A un sacerdote che lo ha amato e da cui è scappato. A un misterioso personaggio senza nome, una specie di alter ego, vero o inventato, con cui ha creduto di parlare per tutta la vita. In queste tre lettere l’uomo racconta incontri ed eventi fondamentali nella propria esistenza, svela retroscena, e allo stesso tempo riflette sulla storia del proprio paese: il mitico e mancato ’68, il lavoro odiato, le contestazioni al teatro di parola alla fine degli anni Settanta, i desideri fuggiti, gli amori infelici vissuti e suscitati, la rivoluzione tecnologica. Un percorso accidentato, ironico, doloroso accompagnato da un dubbio: “Ho trascurato davvero la parte migliore della vita?”
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  • 4

    “Non sono così sprovveduto.”
    “Non lo sei, ma hai una tendenza a credere che la passione sia rara, se non inesistente in questo mondo, almeno fortemente improbabile in quello in cui hai vissuto e vivi. Sai capire i libri, ma non sai leggere i sentimenti delle persone nemmeno quando ti riguar ...continua

    “Non sono così sprovveduto.”
    “Non lo sei, ma hai una tendenza a credere che la passione sia rara, se non inesistente in questo mondo, almeno fortemente improbabile in quello in cui hai vissuto e vivi. Sai capire i libri, ma non sai leggere i sentimenti delle persone nemmeno quando ti riguardano. [...] Lui voleva te. Rischiava per te. Non ti guardava durante il giorno perché gli faceva male, se ne vergognava. Ci si sente umiliati ad apparire inermi di fronte a chi non corrisponde i nostri sentimenti.”

    ha scritto il 

  • 4

    Un uomo qualunque, impiegato nell'ufficio relazioni pubbliche di una grande e non ben definita azienda, è ricoverato in ospedale in attesa di subire un delicato intervento chirurgico al cuore. L'uomo ha cinquantotto anni, e alle spalle una vita vissuta quasi esclusivamente nell'osservazione asett ...continua

    Un uomo qualunque, impiegato nell'ufficio relazioni pubbliche di una grande e non ben definita azienda, è ricoverato in ospedale in attesa di subire un delicato intervento chirurgico al cuore. L'uomo ha cinquantotto anni, e alle spalle una vita vissuta quasi esclusivamente nell'osservazione asettica e gelida, in un'immobilità sofferta e austera. Ha accettato un lavoro inutile e insoddisfacente, che sapeva sa subito, "l'avrebbe reso infelice per il resto della vita". Chiuso in un impenetrabilità inscalfibile ha rifiutato qualsiasi tipo di passione, sia da parte di donne che si uomini, rendendosi egli stesso causa dell'infelicità dimessa e abbandonata che dà il titolo alle sue confessioni.
    Intellettuale riservato e timido, dalla scrittura limpida e dignitosa propria di un Novecento scivolato via "con gli abiti feriti, muto", Gilberto Severini si fa erede di un tipo di sensibilità antica e pura, che ancora oggi, quando si manifesta, rende omaggio alla bellezza della parola scritta.

    ha scritto il 

  • 2

    “Sai capire i libri,ma non sai leggere i sentimenti delle persone neanche quando ti riguardano.”

    Pretenzioso libretto citazionistico, a voler essere brutali.
    Un uomo avanti con l'età deve farsi operare al cuore. Nell'attesa riflette sulla sua vita, si guarda intorno in corsia, scrive tre lettere e si racconta.
    Una scrittura che si rivela banale nel suo voler apparire profonda, un ...continua

    Pretenzioso libretto citazionistico, a voler essere brutali.
    Un uomo avanti con l'età deve farsi operare al cuore. Nell'attesa riflette sulla sua vita, si guarda intorno in corsia, scrive tre lettere e si racconta.
    Una scrittura che si rivela banale nel suo voler apparire profonda, una bella collezione di bigliettini da baci perugina con attorno una vicenda inconsistente, inspiegabilmente ambientata alla vigilia dell'anno 2000, intrisa di una gaia nostalgica malinconia. Buono solo come fonte di citazioni per rivitalizzare i momenti emo che ogni tanto ci colpiscono o per sfoggiarli su tumblr. Togli questo e resta il nulla più assoluto. Non mi piace nemmeno l'Italia che traspare da questo racconto: intrisa di un irriducibile provincialismo, tra programmi radiofonici, Vasco Rossi, Andreotti, e molta altra gente (a me ignota) citata a caso.
    Inconsistente.

    ha scritto il 

  • 3

    Ancora incompleto

    Ecco qua un’opera cui manca un grado di maturità. E nonostante le buone premesse contenutistiche. Ho avuto, con A cosa servono gli amori infelici, la conferma della prima impressione avuta di Gilberto Severini con Il Praticante, sempre edito da Playground. Il limite dell’oper ...continua

    Ecco qua un’opera cui manca un grado di maturità. E nonostante le buone premesse contenutistiche. Ho avuto, con A cosa servono gli amori infelici, la conferma della prima impressione avuta di Gilberto Severini con Il Praticante, sempre edito da Playground. Il limite dell’opera dell’autore marchigiano, ad un’attenta - personale - analisi, è una sorta di generalizzata incompiutezza formale, in quanto la sua scarna scrittura minimal presenta spesso una stentata forza evocativa, che rende l’intero impianto narrativo sommesso, controllato e, dunque, sottotono. Quando uno decide di esprimersi con frasi così brevi, nette, il minimo elemento incoerente vanifica il tutto. Lettore avido e onnivoro, ho tuttavia l’insormontabile vezzo di leggere ogni riga a voce alta dentro: un’abitudine che credo valorizzi e renda più appassionante l’affrontare la pagina scritta, che tuttavia stonature, ripetizioni o sciatterie stilistiche possono irrimediabilmente rovinare. Bilanci esistenziali: un uomo riflette sulla sua vita prima di un intervento chirurgico, e scrive tre lettere per raccogliere i suoi pensieri. Che in sintesi lo scrittore avrebbe dovuto sviluppare meglio

    ha scritto il 

  • 5

    Citazione

    Alla fine l'innamorato guarisce, ma sa di aver perduto qualcosa.Un po' del suo slancio e della sua generosità. Anche chi è stato amato ha perduto tesori a sua disposizione di cui forse non ha mai saputo nulla, destinati a scomparire appena l'altro è disintossicato.

    ha scritto il 

  • 4

    Introspettivo, breve ed intenso.

    Mi ha colpito l'introspettività del personaggio e la lettura scorrevole ma mai banale dell'autore. Mi permetto un estratto che non rovinerà nulla a chi vorrà leggerlo:

    […]
    Le cose belle terminavano. Sempre.
    Durante una visita per un’influenza stagionale il medico […] alle doman ...continua

    Mi ha colpito l'introspettività del personaggio e la lettura scorrevole ma mai banale dell'autore. Mi permetto un estratto che non rovinerà nulla a chi vorrà leggerlo:

    […]
    Le cose belle terminavano. Sempre.
    Durante una visita per un’influenza stagionale il medico […] alle domande di mia madre risponde: “Non si preoccupi, tra un paio di giorni sarà meglio di prima. Le malattie seguono le grandi Leggi della vita. Tutto quello che comincia finisce.”
    Aiutato dallo stato febbrile, dedussi: se tutto quello che comincia finisce, le cose che non cominciano mai sono eterne.
    Fino a quando il termometro non scese a 37 gradi pensai di aver trovato la soluzione ai miei problemi. Avevo sfiorato la consapevolezza buddista dell’impermanenza. A guarigione avvenuta pensai che se le non iniziano non sono eterne, ma inesistenti. Inoltre gli inizi non dipendono quasi mai da noi. Basta nascere e ci si trova in un mondo già cominciato: la città, il quartiere, i genitori, la casa, la cucina, il cane, le piante grasse sul terrazzo. È in nostro potere soltanto cercare di non legarsi troppo alle persone, agli animali, agli oggetti, alle trasmissioni di Corrado, ai film della domenica, per sentirne un po’ meno la mancanza nel momento del doversene separare, perché nella vita gli addii sono inevitabili. In una delle lettere domenicali riservate al cestino sottolineai due volte: l’arte di vivere è imparare ad attraversare la foresta degli addii.
    […]
    L’arte di vivere è imparare ad attraversare la foresta degli addii? Goffa frase scritta con la supponenza degli adolescenti. Dalle eventuali foreste degli addii basta starsene lontani, con l’arido disincanto degli adulti.

    ha scritto il 

  • 5

    E' un libro che tutti dovrebbero leggere superati i 35. Io lo renderei obbligatorio. Io l'ho letto in ritardo, su un treno per Milano prima e, dopo, appena finito un pranzo con un amico che non vedevo da anni. Invecchiato e pieno di malinconia. E io avrei voluto regalargli il mio libro, non anco ...continua

    E' un libro che tutti dovrebbero leggere superati i 35. Io lo renderei obbligatorio. Io l'ho letto in ritardo, su un treno per Milano prima e, dopo, appena finito un pranzo con un amico che non vedevo da anni. Invecchiato e pieno di malinconia. E io avrei voluto regalargli il mio libro, non ancora terminato, ma abbracciarlo e dirgli: leggilo, ti servirà. E' un libro per chi sente troppo la vita, sempre che la si possa sentire troppo.
    E' un libro in cui si leggono frasi come 'bisogna guardare la vita e smettere di agitarsi per costringere la vita a guardare noi'.
    Non vi racconto la trama, echepalle li odio quelli che riassumono, ma, in soldoni, c'è un uomo malato, in attesa di un'operazione, che decide di non voler vedere nessuno ma di scrivere tre lettere per lui fondamentali. Vi basti questo, vi avanzi.
    Per il resto, troverete la malinconia della vita che scorre, della vecchiaia e della malattia, della paura, del passato, dei rancori e dei dolori.

    ha scritto il 

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