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A festa do chibo

By Mario Vargas Llosa

(2)

| Others | 9789722019484

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Book Description

No romance, convergem três histórias - a de Urania Cabral (esta uma personagem
inventada por Vargas Llosa "porque não queria que o romance fosse contado ...

88 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Opera di grandissimo spessore letterario, che illumina gli abissi oscuri della storia e dell'animo umano.

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    blanc15 said on Aug 16, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Caro Mario,
    Mi perdoni la familiarità del ‘caro’ e dell’omissione del patronimico, ma i quindici anni che ci separano non sono così tanti quanto sembrano: l’accelerazione del tempo, arrivata quando io ero ancora adolescente e lei, per quei tempi, già ...(continue)

    Caro Mario,
    Mi perdoni la familiarità del ‘caro’ e dell’omissione del patronimico, ma i quindici anni che ci separano non sono così tanti quanto sembrano: l’accelerazione del tempo, arrivata quando io ero ancora adolescente e lei, per quei tempi, già un uomo, ci ha reso coetanei mentre mi ha allontanato dal quasi cinquantenne, cresciuto in un mondo da bere, con cui non ho da condividere nemmeno la visione di quel tratto di storia che abbiamo percorso assieme da adulti.

    Mi perdoni anche la disaffezione che via via mi è presa per lei, fino ad ignorare il nobel che le hanno rifilato, al leone senza più zanne, quando aveva, diligentemente, concluso il suo percorso verso la socialdemocrazia annacquata.
    Percorso che, irritata, avevo seguito nei suoi articoli sul nostro giornale liberal per antonomasia, dove i prerequisiti del vivere civile moderno, da cui si deve partire, sono spacciati per obiettivi rivoluzionari.
    E via via mi disaffezionavo alla sua prosa sempre più banale e alle parole sempre meno “pietre”, nulla a che vedere con quelle della ‘Casa verde’ o della ‘Città e i cani ‘.
    Ho continuato a comprare e a leggere i suoi libri diventati piacevoli - nulla di più spiacevole per uno scrittore non piacioso -, e poi solo a comprarli e abbandonarli sugli scaffali di casa mia. Come questo che, grazie a una recensione bella e autorevole - e anche perché stanca di quelli che chiamo viaggi periombelicali altrimenti detti ‘masturbazioni mentali’- , ho riesumato e…

    Caro Mario Vargas, che le è successo? Filogenesi e ontogenesi si sono intrecciati e lei, come il mondo, è giunto alla vecchiaia in cui tutto si annacqua e bene e male si confondono e perdono i contorni?
    Una vena crepuscolare, con un pizzico di ‘anche i ricchi piangono’ in salsa scespiriana, trabocca da questo suo romanzo che fa di Trujillo, altrimenti corrotto e spietato dittatore sudamericano, il Michel Corleone di Coppola. A mio modesto parere, è questo il rischio che si corre quando si usa il ‘piano americano’, puntando l’obiettivo sul solo protagonista, estrapolandolo dal contesto generale e dai "rapporti dialettici di classe". Rapporti dialettici che lei instaura solo con l’entourage di galoppini del regime, costruendo un sistema di personaggi in cui Truijo spicca per la sua intelligenza e per il suo spessore. Fino al punto di coinvolgere il lettore spingendolo alla pietà per il dittatore che scruta terrorizzato la patta dei pantaloni inzuppata di piscio, simbolo della miseria che investe e livella gli uomini ben prima della morte. Qual è la scoperta, caro Mario, che il tutto è vanità? Con quest’assunto la storia sarebbe solo un elenco di epitaffi, una Spoon Rever.
    Lei mi può rispondere che il suo mestiere è un altro, ma allora non ha senso che lei abbia rispolverato un personaggio che fu quello che fu!
    Per una che vive in un’Italia che non vorrebbe, Dante rimane il prototipo dell’intellettuale che non guarda in faccia niente e nessuno, anche se Paolo e Francesca gli sfuggirono di mano: ma solo loro.

    E lei, che è vissuto in un continente che non vorrebbe, con solo pochissime e ultimissime eccezioni – Fidel, il vecchio, caro amico di Grabiel Garcia; e Bergoglio e José Alberto "Pepe" Mujica Cordano – come può ignorare gli intoccabili e dipingerci una carboneria dominicana, farcita da borghesi e nobiluomini arricchiti che si votano al sacrificio per la libertà trasformandoli in tardivi eroi, cosa che ha reso il nostro ‘Risorgimento’ indigeribile?

    La verità, carissimo Mario, è che gli intoccabili lei non li conosce e quello che sogna è una solida rivoluzione borghese che si imponga una volte per tutte, ignorando che l’irrealizzabilità del progetto, che si trascina da quattrocent’anni quasi, sia causato dalla miseria umana che non è l’ipertrofia prostatica con tutto il corteo sintomatologico. Né, tantomeno, dal disturbo post-traumatico da stress che affligge Urania, la figlia del "cerebrito", lo specchiato e fedele presidente del senato verso cui siamo chiamati a esprimere la nostra pietà. A sua insaputa, caro Mario?
    Nonostante gli appunti, devo però riconoscerle le vecchie abilità di "scribacchino" navigato,
    La sua.

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    Maria Francesca e basta said on Jun 22, 2014 | 3 feedbacks

  • 22 people find this helpful

    La festa del Caprone fa compiere un passo nel comprendere come sia stato possibile (come è possibile) che “tanti milioni di persone, martellate dalla propaganda, dalla mancanza di informazioni, abbrutite dall’indottrinamento, dall’isolamento, spog ...(continue)

    La festa del Caprone fa compiere un passo nel comprendere come sia stato possibile (come è possibile) che “tanti milioni di persone, martellate dalla propaganda, dalla mancanza di informazioni, abbrutite dall’indottrinamento, dall’isolamento, spogliate del libero arbitrio, della volontà e perfino della curiosità con la pratica del servilismo e dell’ossequio, abbiano potuto divinizzare Trujillo.”
    (O altri suoi simili. I dittatori hanno la stessa faccia)
    E come sia stato possibile (come sia possibile) che abbiano potuto “Non soltanto temerlo, ma amarlo, come i figli possono arrivare ad amare i padri autoritari, a convincersi che frustrate e castighi sono per loro il bene”.

    E mi dico, meno male che c’è chi dice no.

    http://alea-iactaest.blogspot.it/2014/06/la-festa-del-c…

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    Alea said on Jun 1, 2014 | 10 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ennesimo strepitoso romanzo di Vargas Llosa, che stavolta focalizza la propria attenzione sulla spietata dittatura di Trujillo, alternando 3 punti di vista che si alternano su tre piani temporali distinti: il primo punto di vista è quello di Urania, ...(continue)

    Ennesimo strepitoso romanzo di Vargas Llosa, che stavolta focalizza la propria attenzione sulla spietata dittatura di Trujillo, alternando 3 punti di vista che si alternano su tre piani temporali distinti: il primo punto di vista è quello di Urania, personaggio di finzione figlia di un ex ministro dell’era Trujillo, che torna ormai adulta nella Repubblica Dominicana dopo esserne riuscita a fuggire; il secondo è quello del gruppo di ribelli appostati per assassinare Trujillo; ed il terzo è
    quello dello stesso Leonidas Trujillo, ormai vecchio, stanco, incontinente ed in declino. Realtà e finzione si mescolano senza sosta, e Vargas Llosa vince senza riserve la difficilissima sfida di portarci in un territorio remoto e sconosciuto facendoci sentire in bocca il sapore del terrore che vi si respirava. E dopo averlo finito di
    leggere non possono che tornare in mente le azzeccatissime motivazioni del premio Nobel, per «la propria cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell'individuo».

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    Jellybelly said on Apr 22, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    a'la morte 'e zì trujillo ce avimmo 'mbriacà

    vargas llosa nella foresta creativa della scrittura riesce ad annullare la distanza temporale con una soluzione di continuità tra il presente e il ricordo di eventi passati. i protagonisti raccontano e vengono raccontati e in poche righe i verbi util ...(continue)

    vargas llosa nella foresta creativa della scrittura riesce ad annullare la distanza temporale con una soluzione di continuità tra il presente e il ricordo di eventi passati. i protagonisti raccontano e vengono raccontati e in poche righe i verbi utilizzati si coagulano dal passato al presente: i ricordi sono lì davanti agli occhi di chi narra e di chi ascolta. potrebbe essere così la memoria storica... uno sguardo fisso fin dove e quando si sopporta, tra il bisogno di ricordare e la dimenticanza in un bicchier d'acqua che smorza quell'arsura.
    "beve un bicchiere d'acqua fresca ed è sul punto di accendere la televisione per guardare la cnn ma ci ripensa. si ferma accanto alla finestra, a rimirare il mare, il malecón, e poi, voltandosi, la foresta di tetti, torri, cupole, campanili e chiome d'albero della città. quanto è cresciuta! quando l'hai lasciata, nel 1961, ospitava trecentomila anime. adesso, più di un milione. si è riempita di quartieri, viali, parchi e alberghi. il giorno prima, si era sentita un'estranea mentre faceva un giro su un'auto presa a noleggio tra gli eleganti condomini di bella vista e l'immenso parco el mirador dove c'erano tanti joggers come al central park. ai tempi della sua infanzia, la città (ciudad trujillo) finiva all'hotel el embajador; da lì in poi tutto era fincas, terreni seminati."
    il futuro (generazionale) cancella la periferia del vissuto.

    questa scrittura assolve il compito di conservare tutta la carica emotiva degli accadimenti senza un giudizio relativo alle vicende della dittatura di trujillo (il chivo... il caprone) che tiranneggiò nella repubblica dominicana dal 1930 al 1961. vargas llosa non parla di repubbliche delle banane... lascia che sia il lettore a pensarlo e, poi, forse spegne anche in lui la necessità di un giudizio con lo stesso desiderio di un bicchier d'acqua o vino d'annata (secondo i gusti).
    vargas llosa è valoroso oltre che valente scrittore. mette a disposizione l'inchiostro nero della storia, l'indugio delle riflessioni sulla persecuzione, il corpo cresciuto di chi è sopravvissuto e una dedica che spiega cosa ricordarsi per poter andare avanti. il lettore ha tutto... può concludere grazie al valoroso una simbiosi con le parole e gli artefizi propagandistici della storia.
    il romanzo considera anche il ruolo del freddo tra USA e URSS nella politica dell’america latina o il pentimento kennediano nell'aver lasciato mano libera a tutti i trujillisti a sud dell'impero democratico degli USA. ma ciò lo lascia ai margini, quasi per non distogliere chi legge dall'essenza del proprio presente che in fondo non è mai troppo diverso da ciò che è il passato. certo che sì: c'è lezione storica e poco giudizio, poiché per giudici c'è la liberazione dal peso e per le vittime la sofferenza e la sopportazione dello stesso peso fino a desiderare estraneo ciò che è tuo...

    http://www.youtube.com/watch?v=jahQgksAOw4

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    Vincap2002 said on Mar 31, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Un gran bel ritratto della storia e della vita quotidiana di Santo Domingo e di tutta l'epoca convulsa delle rivoluzioni centroamericane. La protagonista torna nel luogo dell'infanzia per placare i tormenti di bambina e i tormenti di una popolazione ...(continue)

    Un gran bel ritratto della storia e della vita quotidiana di Santo Domingo e di tutta l'epoca convulsa delle rivoluzioni centroamericane. La protagonista torna nel luogo dell'infanzia per placare i tormenti di bambina e i tormenti di una popolazione vessata dal Benefattore tiranno Truijllo.
    Per chi ha il desiderio di conoscere le vicende di un mondo, noto ai più, me compreso, solo per il mare caraibico e i sogni vacanzieri

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    Mr.Jingles said on Feb 24, 2014 | Add your feedback

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