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A libro chiuso

Di

Editore: Sigismundus

4.9
(15)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 76 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8897359094 | Isbn-13: 9788897359098 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Antonio Prete

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Un cammino, questa scrittura frammentaria, verso quella regione dove la parola si spoglia della sua ridondanza e mostra il respiro che la muove e agita e fa essere, quel respiro che, fisicamente, la unisce al vento, al creaturale, al vivente" (dalla nota introduttiva di Antonio Prete)
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  • 5

    Poesia o filosofia? Entrambe, direi. A libro chiuso è un concentrato di riflessioni, aforismi, piccoli affondi dentro la vertigine del cuore. Mi sono lasciato conquistare da questa scrittura tattile, sensibile, tentacolare. Un concentrato assoluto. E di genio.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro mirabile, intenso, che riscalda con la sua poesia il tono meditativo. Si respirano echi da Rimbaud e Jabès. La fusione tra i piccoli paragrafi e il discorso complessivo senza sbavature, come il linguaggio stesso, che tende ad essere essenziale senza risultare troppo scarno. Un vero picco ...continua

    Un libro mirabile, intenso, che riscalda con la sua poesia il tono meditativo. Si respirano echi da Rimbaud e Jabès. La fusione tra i piccoli paragrafi e il discorso complessivo senza sbavature, come il linguaggio stesso, che tende ad essere essenziale senza risultare troppo scarno. Un vero piccolo capolavoro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    L'ho finito. Un libro impegnativo, non inganni l'esiguità delle pagine. 76 fogli disseminati di frammenti, aforismi, pensieri in una prosa poetica che procede per "lampeggiamenti" come sostiene Antonio Prete nella sua introduzione. Dialogando con un altro anobiano si parlava dei debiti di questo ...continua

    L'ho finito. Un libro impegnativo, non inganni l'esiguità delle pagine. 76 fogli disseminati di frammenti, aforismi, pensieri in una prosa poetica che procede per "lampeggiamenti" come sostiene Antonio Prete nella sua introduzione. Dialogando con un altro anobiano si parlava dei debiti di questo libro con l'opera di Edmond Jabès. Conoscendo e amando questo straordinario autore francese posso senz'altro ritrovare più di una vicinanza. A partire dalla forma per frammenti, appunto. Ma se Jabès procede sempre seguendo il filo di un ragionamento, in Bonetti mi sembra di sentire la logica vitale di una musica, di una parola poetica che cammina sempre due passi avanti ad ogni sillogismo. La parte finale è coinvolgente. Quella sugli alberi (ritorna una predilezione per ciò che nel testo è definibile con l'aggettivo "viride") centrale. Per non parlare dello sfondo "naturale" di questo percorso. In Bonetti è forte l'ossessione per le figure naturali dello sprofondamento. La forra, per esempio. Parola che chi ha approfondito i primi due romanzi di Bonetti sente spesso echeggiare nelle sue pagine. Da questo punto di vista il parallelo con Jabès mostra due approcci opposti. Jabès predilige il deserto, la sabbia. Bonetti, invece, la vegetazione fitta, la selva, l'abisso delle gole piene di vegetazione. La solitudine di Jabès è eremitica, quella di Bonetti in dialogo con un coro di voci senza parola. Jabès è veramente solo e forse il suo dialogo è con un Dio che non si mostra. Bonetti è immerso in una moltitudine da decifrare. In una foresta che sprofonda. Scusate per la recensione un po' diversa dal solito, ma è il frutto di un dialogo con un altro lettore e mi sembrava appropriata per dare una lettura diversa di questo libro diverso.

    ha scritto il 

  • 5

    Abbagliante. Ecco la prima parola, il primo aggettivo che mi viene in mente dopo la lettura di questo libricino dall'aspetto così discreto e, nello stesso tempo, magnetico. Un libro che parla del libro. Del mistero del libro. Del rapporto col mistero del libro. Ma in un modo che ritengo più poeti ...continua

    Abbagliante. Ecco la prima parola, il primo aggettivo che mi viene in mente dopo la lettura di questo libricino dall'aspetto così discreto e, nello stesso tempo, magnetico. Un libro che parla del libro. Del mistero del libro. Del rapporto col mistero del libro. Ma in un modo che ritengo più poetico che filosofico. Senza concettualismi. Pieno di immagini, di similitudini smaglianti. Un controllo della parola che sfiora la perfezione. E, in tutta questa ricchezza di sfumature, c'è la sorpresa di un inserto con le opere di un grande artista: Ettore Frani. Il tutto in un libro unico. Raffinato e verissimo. Il punto più alto per un autore che ha già dato prova della sua grandezza.

    ha scritto il 

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