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A mano armata

Vita violenta di Giusva Fioravanti terrorista neo-fascista quasi per caso

Di

Editore: Baldini Castoldi Dalai

3.9
(255)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 342 | Formato: Altri

Isbn-10: 8884901790 | Isbn-13: 9788884901798 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Biography , Crime , Political

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Descrizione del libro
"Nella mia preparazione politica non ho avuto modelli cui ispirarmi, sono sempre stato autodidatta...". E modelli da seguire non ce ne sono per Giuseppe Valerio Fioravanti, detto Giusva, una faccia da Carosello, un passato da terrorista. "A mano armata" non pretende di chiarire l'oscura galassia del terrorismo nero, ma l'autore, con una indagine che parte dallo studio degli atti processuali per arrivare ai numerosi colloqui in carcere, cerca di ricostruire le esperienze, le motivazioni, i pensieri di questo personaggio. Dal primo, precoce impatto con i media (a quattro anni il primo Carosello), all'improvvisa notorietà ottenuta recitando in uno sceneggiato televisivo. A dodici anni l'impegno politico, la tragedia e l'orrore.
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  • 4

    Giuseppe Valerio Fioravanti chi è veramente?

    Il libro è ben scritto. Ha il ritmo di un romanzo anche se è un'inchiesta.
    Chi è veramente Giusva Fioravanti? Condannato a 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione ne ha scontati 26 (anni) e attualmente è un uomo libero.
    Tanti o pochi che siano, non spetta a me dirlo. La legislazi ...continua

    Il libro è ben scritto. Ha il ritmo di un romanzo anche se è un'inchiesta.
    Chi è veramente Giusva Fioravanti? Condannato a 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione ne ha scontati 26 (anni) e attualmente è un uomo libero.
    Tanti o pochi che siano, non spetta a me dirlo. La legislazione italiana vigente è questa.
    Esponente della destra estrema ma dai modi d'azione che ricordano molto quelli delle BR con quella "spontaneità" in più, che porta il Fioravanti e il suo gruppo - i NAR - molte volte all'errore di persona da uccidere.
    Il contesto storico politico aiuta a capirne i tratti salienti psicologici, ma non giustifica i morti ammazzati.
    Il Fioravanti si è sempre definito un terrorista (è questo un dato di fatto!) ma ho veramente tante difficoltà a collocarlo fra la destra estrema. Non c'è movente ideologico nelle sue azioni, tantomeno politico. Le rivendicazioni vengono scritte in stile BR. Una mezzavia fra i due estremismi.
    Un personaggio enigmatico, fuori dagli schemi destra-sinistra ancora tutto da decifrare.

    ha scritto il 

  • 3

    una biografia del capo dei n.a.r. basata soprattutto sulle dichiarazioni processuali sue e di chi fece parte dei suo gruppo terroristico: delle volte ti lascia il dubbio su quanto sia stato taciuto e ci sono allusioni che meriterebbero qualche spiegazione in più ("a milano, per esempio, hanno imp ...continua

    una biografia del capo dei n.a.r. basata soprattutto sulle dichiarazioni processuali sue e di chi fece parte dei suo gruppo terroristico: delle volte ti lascia il dubbio su quanto sia stato taciuto e ci sono allusioni che meriterebbero qualche spiegazione in più ("a milano, per esempio, hanno imparato che senza avere buoni rapporti con turatello non si può fare niente":ok, ma quando hanno avuto quei contatti? e perchè?), e questa insoddisfazione rimane fino alla fine del libro nonostante l'ottimo lavoro fatto dall'autore (che è quasi a un passo dalle biografie romanzate a la emmanuel carrere: diciamo che qui ci si impone di non lasciarsi troppo andare nelle ricostruzioni "verosimili") ed è questo che mi impedisce di dargli più di tre stelle.
    rimane comunque un libro interessante, che si legge in pochissimo: da recuperare se si è interessati alla storia recente di questo paese.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante l'argomento piuttosto pesante il libro è molto discorsivo.
    Bianconi dimostra ottima preparazione, un gran lavoro di ricerca e un'esposizione dei fatti, anche cronologicamente, molto chiara.
    Consigliato anche a chi non conosce la storia di quegli anni.

    ha scritto il 

  • 0

    Rimuginando su questo libro mi è tornata in mente, per associazioni di idee più o meno ardite, la vicenda di Silvia Baraldini. E in particolare lo scandalo che suscitò il fatto che, al ritorno dagli USA, dove aveva già scontato 17 anni di carcere, la Baraldini – che non aveva mai ucciso nessuno n ...continua

    Rimuginando su questo libro mi è tornata in mente, per associazioni di idee più o meno ardite, la vicenda di Silvia Baraldini. E in particolare lo scandalo che suscitò il fatto che, al ritorno dagli USA, dove aveva già scontato 17 anni di carcere, la Baraldini – che non aveva mai ucciso nessuno né tentato di farlo, nemmeno per sbaglio - fu accolta dall'allora ministro della Giustizia, Diliberto. Che vergogna, dissero in coro i pii benpensanti, un ministro della Repubblica che accoglie una terrorista, gli americani in slancio di umanità le concedono di scontare il resto della pena a casa e noi li ricambiamo così. E poi, sempre arditamente associando, ho ripensato all’insopportabile trituramento mediatico che ha accompagnato la vicenda dei due marò: trattati più o meno come eroi, come se invece di due pescatori indiani fossero indiziati di aver ucciso Bin Laden o Jack lo Squartatore o il mostro di Lochness (ricevuti addirittura al Quirinale: ma perché?).
    E che c'entra tutto questo con la storia di Valerio Fioravanti?
    Niente, la storia in sé non c'entra niente. Ma è sempre questione di pesi e di misure.
    Non mi pare che quando, nel 1999, Fioravanti ottenne la semilibertà, o quando nel 2006 uscì definitivamente di galera, ci sia stato un po' di quel frastuono urticante che, per esempio, si leva dai soliti noti di cui sopra ogni volta che un ex terrorista rosso esce di galera oppure riceve in dono la grazia di un permesso o di regimi alternativi al carcere. Anzi, i terroristi rossi non possono nemmeno (cristianamente?) morire e che non si posino sulle loro bare fiori compassionevoli, per quanto nostalgici di un passato orribile e in certi casi mai rinnegato.
    E' sempre questione di pesi e di misure.
    Io non credo che Fioravanti sia stato l'esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna. Non ci credo nemmeno un po', che una cosa così enorme sia stata messa in atto da questo ragazzino viziato che un giorno scoprì il fascino irresistibile delle armi e della "rivoluzione" (ma de che?), costruendoci attorno una pseudo-ideologia posticcia e inconsistente, ammazzando più per caso e per noia che per una presunta volontà di cambiare il mondo.
    Non ci credo nemmeno un po', che Bologna sia opera di Fioravanti.
    Ma questo ha fatto comodo a tanti.
    E chissà che un giorno non si "scopra" che fu lui a lanciare un missile dal cortile di casa, la notte del 27 giugno 1980, che voleva colpire un covo di rossi e per sbaglio abbattè un DC dell'Itavia sui cieli di Ustica.
    Peccato che ai tempi di Piazza Fontana fosse oggettivamente troppo criaturo.
    Ma qualcuno se l'immagina cosa sarebbe successo se il "colpevole" della strage di Bologna fosse stato un rosso, come ahimé in tanti, tantissimi, ritengono (provate a chiedere ai vostri vicini di casa o di scrivania e vedrete: ma qualcuno si è mai chiesto perché?), e questo rosso fosse stato rimesso in libertà dopo venti o trent'anni? Ve l'immaginate l'eco di quel frastuono?
    Per non parlare delle vittime di Fioravanti e dei suoi sodali camerati. Qualcuno vada a leggersi la storia del giudice Amato, qui sapientemente ricordata, e si chieda come mai, mentre un esercito di stellatissimi servitori dello stato combatteva contro il nemico rosso, un solo giudice in tutta la procura di Roma indagava in solitudine e senza scorta sul nemico nero: ucciderlo, per gli amichetti di Fioravanti, fu un gioco da ragazzi.

    Per il resto, come sempre, bravo Bianconi, anche se stavolta di quel sentimento di umana (?) comprensione, che lui da sempre cerca di suscitare per i protagonisti delle sue storie, per quanto spietati carnefici, in me non v'è proprio traccia. Niente, proprio nessuna.

    ha scritto il 

  • 4

    Un terrorista per caso

    Diventa terrorista per caso Giuseppe Valerio Fioravanti detto Giusva. Abituato alla televisione sin da piccolo attore in Carosello, alla scoperta della politica e alla sua deviazione in violenza. Ben scritto.

    ha scritto il 

  • 4

    SENSIBILE

    SENSIBILE, così si intitolava un brano degli Offlaga Disco Pax, che ironizzava sulla dichiarazione della Mambro che definiva Giusva come il ragazzo più sensibile che avesse mai incontrato nonostante lo stesso fosse colpevole di numerosi omicidi.
    Era un tempo folle e Bianconi lo racconta con ...continua

    SENSIBILE, così si intitolava un brano degli Offlaga Disco Pax, che ironizzava sulla dichiarazione della Mambro che definiva Giusva come il ragazzo più sensibile che avesse mai incontrato nonostante lo stesso fosse colpevole di numerosi omicidi.
    Era un tempo folle e Bianconi lo racconta con uno spirito quasi romantico ripercorrendo ogni passo verso uno spontaneismo armato che a pensarlo oggi sembra ancora più terribile.
    Lo consiglio alle persone che SENSIBILI lo sono davvero.

    ha scritto il 

  • 3

    Una scossa al garantismo

    E' un libro agghiacciante; e lo e' ancor di piu' perche' e' datato 1992, quindi non puo' tener conto degli ultimi sviluppi: Fioravanti e Mambro che ormai hanno "pagato il loro debito" e continuano a rivendicare la loro innocenza per la strage di Bologna.
    Documentato, ben scritto, non riesce ...continua

    E' un libro agghiacciante; e lo e' ancor di piu' perche' e' datato 1992, quindi non puo' tener conto degli ultimi sviluppi: Fioravanti e Mambro che ormai hanno "pagato il loro debito" e continuano a rivendicare la loro innocenza per la strage di Bologna.
    Documentato, ben scritto, non riesce pero' a far capire quale fosse la filosofia o almeno la logica che sta dietro ad un'impressionante sequenza di omicidi e di rapine.
    Forse la logica non c'e'; come non c'e' logica nel fatto che questi due assassini non siano mai stati presi prima del 1981, nonostante fossero ben conosciuti dalla polizia come neofascisti.
    Credo sia meglio non farsi tante domande; perche' l'esito che ha avuto su di me, garantista feroce, e' stato quello di pensare "Ma come si puo' dar credito a gente simile, se sostiene che a Bologna non sono stati loro? Come non si puo' sospettare che fossero invischiati fino al collo in chissa' quali pasticci e magari si sia deciso di scaricarli perche' ormai erano bruciati? E soprattutto: ma proprio di questi assassini ci dobbiamo preoccupare? Chiudeteli da qualche parte e buttate la chiave"
    Il che, ammettiamolo, non e'proprio un pensiero da garantista e me ne vergogno anche un po'.
    Ma leggete questo libro e poi ne riparliamo.
    Ah, l'autore e' un giornalista del "Corriere" non del "Manifesto", quindi abbastanza neutrale.

    ha scritto il