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A ovest dell'inferno

Di

Editore: Minimum Fax

3.7
(72)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Altri

Isbn-10: 8887765510 | Isbn-13: 9788887765519 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Testa

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Questa raccolta di racconti e saggi autobiografici è concepita come un viaggio che ha per punto di partenza ideale la precedente raccolta, "L'inferno comincia dal giardino", e si snoda fra i luoghi e i generi letterari più disparati: gli orrori bizzarri di una città futuribile e una gara farsesca in un mondo di realtà virtuale, un mini romanzo picaresco all'interno del corpo di (quello che sembra) un misterioso animale, un tragicomico autostop sulle highways americane, e poi ancora il fascino irresistibile dei western di John Ford e della fantascienza di "Guerre stellari".
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  • 0

    Nulla è come sembra

    E' una raccolta divisa in due parte. Visioni e Re-Visioni.
    Nella prima parte ci sono tre racconti e il titolo, Visioni, la dice lunga!
    Visionario Lethem* nell'inventarsi queste storie grottesche ir/sur-reali!
    E anche io mi sono dovuta improvvisare visionaria** per cercare di ...continua

    E' una raccolta divisa in due parte. Visioni e Re-Visioni. Nella prima parte ci sono tre racconti e il titolo, Visioni, la dice lunga! Visionario Lethem* nell'inventarsi queste storie grottesche ir/sur-reali! E anche io mi sono dovuta improvvisare visionaria** per cercare di capirci qualcosa e dare un minimo di senso a quello che leggevo!

    Nel primo racconto, La forma in cui siamo, c'è il viaggio di un padre attraverso il corpo umano (almeno credo, visto che passa accanto al fegato, alla milza, attraversa i polmoni e arriva al terzo occhio,...) per ri-trovare suo figlio, con personaggi strani che cercano di bloccare, rallentare o deviare questo cammino -e vi risparmio tutti i riferimenti al chakra(a qualcosa dovranno pur riferirsi tutte quelle parti umane, no?)

    Nel secondo, Come entrammo in città e come ne uscimmo, due giovani amici si ritrovano a partecipare a uno spettacolo un po' particolare. Con indosso tute e caschi affrontano un viaggio virtuale, ognuno condizionato dal proprio inconscio, e il tutto viene osservato da spettatori su dei monitor (collegati con cavi e fili alle tute e ai caschi) dove vengono proiettate le varie esperienze che i partecipanti si ritrovano a vivere (e qui, il Freud che è in noi, potrebbe sbizzarrirsi nel cercare un motivo valido per cui un adolescente vorrebbe come amico e confidente un pupazzo di neve). Per un motivo o un altro sono tutti dei disperati. Sia chi partecipa a questo spettacolo che prevede un vincitore con tanto di premio, sia chi lo guarda e cerca di distrarsi.

    Nel terzo, Videoappartamento, in un luogo dove vivono "gli uomini delle macchine" c'è un tizio che si intrufola in quello dove vivono "gli uomini degli appartamenti" per cercare di far luce su un mistero (se c'era qualche significato, beh...si è nascosto mooolto bene).

    Nei racconti si cerca di raggiungere qualcosa ...o di sfuggire da qualcosa? Comunque sia, è sempre un percorso in salita. Del resto anche Buster Keaton per andare in paradiso doveva salire tante e tante scale mentre per l'inferno scivolava senza fatica. In un attimo. http://www.youtube.com/watch?v=yrtHNVYTE8Y

    La seconda parte, Re-Visioni, è un viaggio nel passato. Racconta del Lethem ragazzo. Anche qui visionario, nel porsi domande del tipo "cosa sarebbe successo se...?", ma senza quel sapore che sa di rimorso o rimpianto. Ricorda la sua incoscienza. Racconta alcuni aneddoti. Confida la sua tendenza alle ossessioni e cosa si nasconde(va) dietro. Cerca di giustificare atteggiamenti meschini e scelte sbagliate. Il tutto viene raccontato senza nessun retrogusto nostalgico (almeno io non l'ho colto). Si guarda indietro con indulgenza e sorride con affetto al ragazzino che è stato.

    Un Lethem intimo. Sicuramente la parte che ho più apprezzato: come è veramente... http://www.youtube.com/watch?v=qKMZ2H_a0z8

    * E' venuto fuori che Lethem, era solito farsi le canne tutte le volte che doveva prepararsi a un Momento Speciale. Mi sa proprio che per lui "scrivere" rientra in queste occasioni... **La mia concezione massima di sballo la ottengo con uno (facciamo due) bicchiere di limoncello...a saperlo prima mi sarei preparata come si deve ad "aprire la mente"...

    ha scritto il 

  • 3

    I primi tre racconti mi sono piaciuti molto, poi una discesa in picchiata fino alle parti biografiche dell'autore (che ho praticamente saltato, non amandole per definizione). In ogni caso Lethem ha una fantasia sconfinata, e merita di essere letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Tre racconti bellissimi, allucinati, metaforici, misteriosi, inusuali; tre piccoli saggi divertenti, istruttivi, teneri, pungenti, sognanti. Uno stile incisivo e che non lascia scampo. Un vero scrittore.

    ha scritto il 

  • 2

    short stories inquietanti ambientate in futuri inverosimili.
    niente male ma mi aspettavo di più da Lethem di cui avevo letto un racconto nell'antologia di McSweeney's

    ha scritto il 

  • 5

    A ovest dell'inferno è una raccolta italiana (nel senso che è non ne esiste un'edizione americana) di racconti e saggi autobiografici di Jonathan Lethem.
    I tre interventi non propriamente narrativi che compaiono nel volume rappresentano scorci della vita dell'autore che si conf ...continua

    A ovest dell'inferno è una raccolta italiana (nel senso che è non ne esiste un'edizione americana) di racconti e saggi autobiografici di Jonathan Lethem.
    I tre interventi non propriamente narrativi che compaiono nel volume rappresentano scorci della vita dell'autore che si confronta col cinema (Star Wars e Sentieri Selvaggi) e la vita on-the-road. Per la parte narrativa compaiono invece tre racconti che si riallacciano direttamente al discorso fantascientifico sui generis de L'inferno comincia dal giardino (vedi più sopra).

    Si parte subito alla grande con La forma in cui siamo. C'è tutto il Lethem (e la sf) che mi piace: un'ambientazione surreale, il senso di disorientamento dato da una situazione estremamente comune in un contesto diverso, personaggi scazzati e/o ingenui quel tanto che basta per renderli umani, il tono ironico, il senso del fantastico che rimane soffuso sullo sfondo, l'immaginazione potente, la sorpresa finale. Insomma un racconto estremamente suggestivo e divertente.

    Segue Come entrammo in città e come ne uscimmo, un racconto normale che forse ha solo la sfortuna di comparire subito dopo La forma in cui siamo che m'è parso decisamente superiore come potenza evocatrice.
    La trovata della realtà virtuale su cui si basa la storia è sufficientemente originale, ma è un po' poco per rendere indimenticabile un racconto che dovrebbe rappresentare l'epitaffio definitivo per quell'intero sottogenere che va sotto il nome di cyberpunk.
    Carino, ma Lethem sa fare di meglio.

    L'ultimo racconto, Videoappartamento, già presentato da minimum fax nell'antologico Burned Children of America, è allucinante dall'inizio alla fine, con quel mix tra la genuina ingenuità dei personaggi e l'agghiacciante svolgimento della vicenda che rende teso il racconto dall'inizio alla fine. L'ideale per chiudere in bellezza il rapporto non proprio tradizionale tra Lethem e la fantascienza.
    (2002)

    ha scritto il 

  • 5

    lethem è un genio e lo si capisce fin dal primo racconto ... poi quando entra nella pallacanestro beh raggiunge livelli sublimi..
    non sempre la lettura scorre ma le idee sono sempre geniali e l'uso della lingua incredibile

    ha scritto il