A perdifiato

Di

Editore: Einaudi

3.7
(462)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 342 | Formato: eBook

Isbn-10: 8858404548 | Isbn-13: 9788858404546 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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Descrizione del libro
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  • 3

    Le Mi(e) zuno Adidas

    Nella prima parte ho avuto qualche problema con Mauro Covacich. Avevo letto che il libro conteneva delle volgarità (*1); rapportandole ai dialoghi e all'inverosimiglianza di alcune scene, mi apparivan ...continua

    Nella prima parte ho avuto qualche problema con Mauro Covacich. Avevo letto che il libro conteneva delle volgarità (*1); rapportandole ai dialoghi e all'inverosimiglianza di alcune scene, mi apparivano le parti più abbordabili. Credevo di finire dentro un libro sulla corsa, invece ero stato catapultato in Ungheria, alle prese con problemi ambientali, esistenziali, filiali. Il protagonista di “A perdifiato” è un ex atleta diventato preparatore al soldo della Federazione Italiana, viene spontaneo pensare che si tratti dell’alter ego dello scrittore.
    dario.rensich@katamail.com (l’indirizzo di posta del protagonista è anche un indizio sull’epoca di realizzazione del romanzo, fosse stato scritto oggi, quasi certamente l’account sarebbe stato gmail.com) ha 35 anni quando la Federazione lo spedisce in Ungheria, sulle rive di un fiume inquinato dal cianuro, con lo scopo di trasformare un gruppo di mezzo fondiste in maratonete. La seconda parte del libro è migliore, Covacich conduce la storia (sempre abbastanza improbabile) regalando le proprie considerazioni sullo sforzo della corsa
    …tornavo con la testa all’allenamento, lo ripassavo, ne valutavo la qualità, entravo nel mio organismo e osservavo il passaggio dalla fase catabolica a quella anabolica, dallo sforzo al recupero, ammiravo la ricostruzione delle molecole distrutte e la progettazione di nuovi e più fitti mitocondri nella muscolatura stimolata quel giorno.
    Mi ha colpito questo passo, perché io con parole più semplici lo avrei reso così:
    …ripassavo il mio allenamento e pensavo che durante la corsa non vedevo di esser sotto la doccia, e che adesso, finalmente sotto la doccia, godevo nell’unico modo in cui godo correndo, ovvero dopo aver finito. Se con l’alcool godi immediatamente e poi devi sottostare alle conseguenze, con la corsa patisci nel mentre e dopo godi dei benefici. Il giusto compromesso è il sesso, in cui godi prima, durante e dopo.
    C’è attinenza fra correre e scrivere, e ce n’è anche nel modo in cui le due attività vengono condotte. In proposito ho apprezzato in passato “L’arte di correre di Murakami”, una specie di memoir. Covacich scrive un romanzo, si pone da una prospettiva diversa, fa della corsa un ingrediente, si sente però che è il suo ingrediente, che le considerazioni a riguardo sono genuine, sperimentate.
    Dopo aver incontrato per una decina di volte la parola “Mizuno” (azienda giapponese di abbigliamento sportivo), mi è tornata in mente quella recensione (*2) in cui si ventilava l’ipotesi che il libro fosse stato sovvenzionato. A fine libro saranno ben 22 le occorrenze per questa parola. Per curiosità ho inserito nella stringa di ricerca il termine “Adidas” (azienda tedesca di abbigliamento sportivo) è mi sono state restituite 21 occorrenze. Neppure JB e Marlboro apparivano altrettanto spesso nelle pellicole degli anni ’70.
    La fine della storia è un accomodamento che supera il romanzesco, è paragonabile ad una maratona corsa in 1 ora e 45 minuti. Il romanzo andava pur terminato in qualche modo, Covacich ha scelto l’happy ending ed io ho pensato a Richard Yates, di cui proprio la sera precedente avevo visto la trasposizione cinematografica di Revolutionary Road. Yates probabilmente non ha mai corso neanche per prendere l’autobus, beveva come una spugna, quanto a talento per scrivere però ne aveva almeno quanto ne hanno i kenioti per la maratona. Per riuscire ad accendere 3 stelle sotto Covacich devo far finta di non aver mai letto Yates e di non aver visto neppure il film tratto dal suo romanzo più riuscito.

    (*1) (*2) Entrambi i riferimenti arrivano da questa recensione
    http://www.anobii.com/books/review/587e88fae8fc1234418b45f9

    Colonna Sonora:

    REM – Diminished
    http://www.youtube.com/watch?v=mYaLCLvb2n4

    R.E.M. - Why Not Smile
    http://www.youtube.com/watch?v=M1nt3t8AR0U

    R.E.M. - Losing My Religion
    http://www.youtube.com/watch?v=xwtdhWltSIg

    ha scritto il 

  • 3

    "Sconfiggersi è il chiodo fisso del maratoneta"

    Dario ex maratoneta trentaseienne, marito della bellissima Maura, rossa, focosissima, e dotata di un ragguardevole davanzale [Covacich lo dice in un altro modo e sul particolare insiste tanto. L'avrà ...continua

    Dario ex maratoneta trentaseienne, marito della bellissima Maura, rossa, focosissima, e dotata di un ragguardevole davanzale [Covacich lo dice in un altro modo e sul particolare insiste tanto. L'avrà ritenuto fondamentale] viene spedito dalla federazione italiana in Ungheria per allenare un gruppo di mezzofondisti, al fine di ottenerne dei maratoneti.

    Ma l'incarico arriva proprio nel mentre, per Dario e Maura, si sta compiendo una svolta fondamentale. Dopo un lungo percorso coi servizi sociali, dovrebbe essere giunto il momento in cui i coniugi possono finalmente andare a prendere la bimba haitiana che è stata loro abbinata per l'adozione.

    E qui iniziano le granette. Dario dovrà stare sei mesi in Ungheria. E il gruppo che dovrà allenare è costituito da nientepopò di meno che sette notevoli e tonicissime diciottenni [Covacich usa altri vocaboli per descrivere le girls ... "culo pneumatico" ad esempio], tanto che lui le rinomina le wonderbabies.

    Dario parte con le migliori intenzioni. Innanzitutto dieta e peso. E lunghi e lunghissimi. E strategie. Se non che, mannaggia, con Agota, l'unica che parla l'italiano, succede il patatrac. Diciamo che l'iniziativa è molto di Agota che, alla prima occasione, nonostante l'herpes che le fiorisce sulle labbra, non esita "ad infilare la lingua in bocca" al suo mentore [e qui non ci viene risparmiato ciò che avviene con il liquidino purulento della spiacevole escrescenza]. E diciamo che questo è solo l'inizio. Il suo mentore fa tutto fuorché sottrarsi alla affascinante wonderbaby: un rapporto parecchio intenso.

    Dario però continua ad allenare le restanti wonderbabies. Sì perché Agota ad un certo punto, causa sopravvenuti impedimenti naturali, sarà esclusa dal gruppo.

    Ma qui mi fermo. Smetto di svelare. Diversi i colpi di scena che caratterizzano questo romanzo, che definirei 'voltapagina' per il ritmo frenetico con cui lo si legge. La fine poi è proprio da "Ma daiiiiiii', anche questo nooooooo, non me lo posso bere" [la scelta di quei nomi, qui per me Covacich ha decisamente ecceduto sulla credibilità della storia]

    Però. Le parti relative alla preparazione atletica. Le parti in cui descrive la maratona, quelle le salvo tutte. Covacich in quello è proprio bravo. È riuscito ad appassionare anche me che sullo sport abitualmente faccio opposizione di coscienza.

    "La maratona è un’arte marziale. Chi la corre compie una scelta estetica, non una sportiva. Lo sport non c’entra niente. Vorrei dire: Resistere alla più alta velocità possibile per una strada così lunga è la cosa più bella che una mente umana possa produrre. La mente non è il cervello, la mente è il sistema del corpo che pensa. La mente è la rete in cui il mio avampiede, il mio cuore, il mio glicogeno, i miei desideri, la mia memoria, tutto me stesso dialoga con tutto me stesso e con tutto ciò che dall’esterno modifica o può modificare me stesso. Ecco, il corpo che pensa raggiunge il più alto grado di bellezza nella maratona. Credo che ciò varrebbe anche se sapessimo volare"

    La descrizione che si trova in epilogo relativa allo svolgimento di una maratona a Trieste è molto efficace. Molto credibile. Anche se viene il dubbio sia stato sponsorizzato da una nota marca che produce indumenti e alimenti per chi pratica la corsa.

    Un linguaggio che è appropriato e crudo quando descrive i momenti della corsa, ma a mio giudizio parecchio grezzo quando parla, diciamo così, di "intimità". Esemplifico.

    "Ci imbarazzano ancora molto le puzze diverse che lasciamo in bagno. Agota spalanca la finestra, spruzza il deodorante per le ascelle, esce a testa bassa, come se cagare fosse una colpa, o come se la nostra colpa fosse quella. Io faccio finta di niente, so che ci abitueremo presto. È incredibile come, anche nutrendosi degli stessi cibi, i corpi emanino ognuno il proprio caratteristico tanfo. Con Maura è uguale: mangiamo la stessa carne, beviamo lo stesso vino, eppure le nostre puzze sono impronte digitali, radiografie dentali, codici a barre. Solo che non ci vergogniamo più. Lei entra a cercare il rossetto mentre io sono lì che spingo."

    Sarà che ultimamente ho letto troppi classici?

    ha scritto il 

  • 4

    “A perdifiato” ha un ritmo incalzante, quello della corsa dell'ex maratoneta che narra e delle giovani atlete che ora allena. Sa il fatto suo, in atletica, Dario Rensich, ma nella vita segue un percor ...continua

    “A perdifiato” ha un ritmo incalzante, quello della corsa dell'ex maratoneta che narra e delle giovani atlete che ora allena. Sa il fatto suo, in atletica, Dario Rensich, ma nella vita segue un percorso tracciato male, e procede d'istinto. Così non va bene, è chiaro, proprio la maratona insegna a dosare le forze, a usare la testa oltre che gambe e polmoni: qualche tratto lo puoi pure correre a perdifiato, ma poi devi rallentare. Sulla strada della vita, anzi, si cammina, perlopiù...
    Qualche situazione è forse troppo forzata, in questo romanzo, ma la scrittura è davvero buona, c'è una ricca varietà di temi, la tensione si mantiene sempre alta: per me, una lettura molto piacevole, dunque, e Mauro Covacich, con notevole ritardo, una bella scoperta.

    ha scritto il 

  • 0

    Lettura scorrevole

    Libro davvero piacevole, tratta un'argomento serio come l'adozione senza avvertirne il peso, e allo stesso tempo raccontando la storia di un ex maratoneta impegnato in un progetto di allenamento per l ...continua

    Libro davvero piacevole, tratta un'argomento serio come l'adozione senza avvertirne il peso, e allo stesso tempo raccontando la storia di un ex maratoneta impegnato in un progetto di allenamento per la nazionale bulgara.
    Consigliato e semplice da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimo: è il secondo libro che leggo di Covacich, questo autore mi sta piacendo molto. Questo "A perdifiato" lo avevo comprato mesi fa, una scelta un po' a casaccio, ero demoralizzata perché non rius ...continua

    Ottimo: è il secondo libro che leggo di Covacich, questo autore mi sta piacendo molto. Questo "A perdifiato" lo avevo comprato mesi fa, una scelta un po' a casaccio, ero demoralizzata perché non riuscivo a trovare "Amore contro", e invece ora devo ammettere che lo trovo il migliore tra i due. Il piatto è ricco di tanti temi apparentemente semplici e/o banali, ma mescolati e sviluppati in maniera brillante. C'è un tema decisamente tecnico che è il mondo della corsa (fondo, mezzofondo, maratona, and so on…) senza dimenticare l'argomento doping; legato al tema dello sport c'è l'aspetto più generale delle sfide che ognuno deve vincere per raggiungere i propri obiettivi; poi ci sono i temi più "platonici" e classici come i rapporti di coppia, i momenti di incomunicabilità, la maturità/immaturità di fronte all'imminente arrivo di un figlio, la maturità/immaturità di fronte alle situazioni portate avanti per inerzia e non più per scelta effettiva, la voglia di mollar tutto e cambiare vita. Leggermente in secondo piano ma da non sottovalutare il tema delle adozioni internazionali, tra difficoltà reali e difficoltà burocratiche. Scrittura coinvolgente e dal ritmo incalzante verso il crescendo finale, trama realistica e ben congegnata, insomma, non sarà da premio Nobel ma finora non gli ho trovato difetti…

    ha scritto il 

  • 4

    come tutti in buoni libri parte un po...scordato...poi come il diapason trilla...intrigante e ben scritto...correte a rubarlo il peccato vi sara' rimesso...a Dio piacendo

    ha scritto il 

  • 4

    Coinvolgente...

    Premetto che io amo correre, quindi è stato per me molto esaltante leggere questo libro.
    Per il resto, a parte il finale un po' fuori luogo, l'ho trovato un libro estremamente coinvolgente anche per l ...continua

    Premetto che io amo correre, quindi è stato per me molto esaltante leggere questo libro.
    Per il resto, a parte il finale un po' fuori luogo, l'ho trovato un libro estremamente coinvolgente anche per la vicenda esterna alla corsa che narra. Molto carino! Per amanti del genere.

    ha scritto il 

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