A sangre fría

Biblioteca Anagrama, 6

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Publisher: Anagrama

4.3
(3822)

Language: Español | Number of Pages: 434 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Portuguese , Chi simplified , Chi traditional , German , French , Italian , Dutch , Catalan , Swedish , Finnish , Czech , Polish , Basque , Greek

Isbn-10: 8447360911 | Isbn-13: 9788447360918 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Leather Bound , Others , Mass Market Paperback

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 4

    Un excelente documento de Capote que nos narra de una forma un tanto fría y distante, como requiere el enfoque periodistico que pretende dar por otra parte, los asesinatos de una familia en Kansas.
    La ...continue

    Un excelente documento de Capote que nos narra de una forma un tanto fría y distante, como requiere el enfoque periodistico que pretende dar por otra parte, los asesinatos de una familia en Kansas.
    La novela es muy interesante, se nota mucho el trabajo que hubo tras ella y si no fuera porque a mi gusto se "estanca" un poco en la parte final se llevaría las 5 estrellas.

    said on 

  • 4

    È il reso conto di una triste notizia di cronaca, ossia lo sterminio dell'intera famiglia Clutter, padre, madre e due figli, famiglia rispettabile e ben voluta da tutti, che viveva
    in un paesino del K ...continue

    È il reso conto di una triste notizia di cronaca, ossia lo sterminio dell'intera famiglia Clutter, padre, madre e due figli, famiglia rispettabile e ben voluta da tutti, che viveva
    in un paesino del Kansas. Il fatto, realmente accaduto (1959) è finito sulle pagine
    di tutti i giornali dell'epoca.
    Truman Capote, inizia a scrivere il libro durante le indagini, per cui in diretta, mano a mano che le notizie o le indiscrezioni uscivano e venivano rese note.
    Per un caso fortuito si verrà poi a scoprire che lo sterminio era opera di due balordi, anche se entrambi con un passato complicato alle spalle.
    Sicuramente è stato dato un volto ai colpevoli ma l'autore ha anche voluto scandagliare i motivi per cui si è potuto arrivare a compiere un gesto del genere.
    Capote non voleva trovare una giustificazione ma farci capire i retroscena che
    hanno portato a questo evento, per farci riflettere...
    A prescindere dalle descrizioni particolareggiate di come si erano svolti i fatti, la lettura è stata per me davvero piacevole soprattutto per lo stile di scrittura, che mi ha catturata
    fin da subito. Andando verso la fine ci sono alcune ripetizioni, ma il libro merita di
    essere letto.

    said on 

  • 5

    Truman Capote, considerato il padre del romanzo non fiction, fu attirato da una notizia di cronaca nera che trovò sul giornale: lo sterminio di una famiglia benestante senza nessun apparente motivo. I ...continue

    Truman Capote, considerato il padre del romanzo non fiction, fu attirato da una notizia di cronaca nera che trovò sul giornale: lo sterminio di una famiglia benestante senza nessun apparente motivo. Il movente del furto non reggeva perché gli investigatori non trovarono indizi da quel punto di vista e la famiglia Clutter era una famiglia ben voluta da tutti. Capote decise così di recarsi a Holcomb, nel Kansas, per dedicarsi al caso (ancora prima della cattura dei due colpevoli) e raccontare la vicenda dal punto di vista giornalistico.
    Quello che venne fuori fu un libro in cui si parla del fatto, delle vittime e dei colpevoli e della loro cattura fino alla loro condanna e morte. Una non fiction che sa di romanzo, in cui Capote sfrutta le molte testimonianze dirette, le sue interviste, articoli di giornale, fotografie, per dare vita a un libro che non è un romanzo ma che ne ha l'aspetto.

    Mai una volta che Capote dia un parere personale. Lui rimane sempre all'esterno della racconto, anche se è entrato veramente in questa vicenda. Potrebbe allora risultare un libro distante, non dando mai un giudizio soggettivo e restando invece sul campo dell'oggettivo, ma non è così.
    Capote non indora la pillola, né parlando delle vittime e della loro morte, né presentandoci questi due ragazzi che alla fine fecero quel che fecero senza nemmeno rendersi conto, perché non dovevano lasciare testimoni, a prescindere dal bottino ottenuto.

    "Non avevo intenzione di fargli del male. Mi pareva un signore molto simpatico. Cortese. La pensai così fino al momento cui gli tagliai la gola."

    Eppure, lo considero uno dei libri che mi ha fatto riflettere maggiormente, un libro che dà al lettore libertà di pensiero. Nonostante ciò, penso di intravedere anche il pensiero di Capote, non perché abbia dato un suo parere, ma perché ha raccontato quel che ha raccontato, una vicenda di cronaca nera dall'inizio alla fine, fino alla morte per impiccagione dei due colpevoli, Perry Smith e "Dick" Hickock. Nessuno sconto nello descrivere gli omicidi, gli anni nel braccio della morte, e l'inevitabile fine.

    Truman Capote è molto bravo nel fotografare i momenti, tutto viene visualizzato nella mente e poi, lo ammetto, a metà libro ho deciso di cercare i volti di questa vicenda e da quel momento è stato tutto ancora più personale. Ho visto Nancy Clutter che si preparava i vestiti per il giorno dopo e la signora Clutter che capiva quello che stava succedendo e quale sarebbe stato il suo destino, che forse, come è già stato detto, stava ormai aspettando con gioia.
    Non si può negare la bravura di Truman Capote nel raccontare una vicenda che a grandi linee è conosciuta, basta leggere la trama, e lo stesso Capote dà delle anticipazioni durante la lettura, in quanto lo scopo non è certo ritrovare il colpo di scena, ma l'attenzione resta comunque viva per tutto il libro. All'inizio ho trovato qualche parte più prolissa, però conoscendo ora il lavoro finale, anche quei dettagli che sembravano di troppo hanno un loro perché.

    Capote dà grande attenzione ai dettagli, alle testimonianze della gente del posto, alle lettere di e per Smith e Hickock, alle loro stesse parole.
    Posso capire perché abbia fatto scalpore, però se l'intento era quello di un resoconto giornalistico non gli si può dire nulla. Perché quello che è uscito per me è un capolavoro.
    Non avrebbe dovuto inserire commenti e stralci di vita dei due assassini per non farli sembrare umani? Ma allora sarebbe stato di parte.
    Prima di leggere "A sangue Freddo", avevo sentito parlare di questa umanizzazione di due psicopatici, ma solo ora capisco. Non ci sono e non ci saranno mai giustificazioni per quello che hanno fatto (il resoconto lucido dell'assassinio mi ha messo i brividi) ma quasi stupisce il fatto di provare pena per loro, insomma, non trovare solo due persone guidate dalla follia omicida.
    Non si giustifica nessuno, anzi, si percepisce benissimo il peso di tutte queste vite spezzate, due adolescenti che ancora dovevano vivere la loro vita, due genitori che volevano solo che la loro famiglia fosse al sicuro. Ma in mezzo a queste vite ci sono anche quelle di altri due giovani, che hanno vissuto con leggerezza e come se fossero degli spettatori quel momento, e che sono andati anche loro incontro a una morte prematura.
    Probabilmente Truman Capote ci ha mostrato quello che solitamente non si vede o si cerca di non vedere nei killer. Soprattutto Smith è la figura che fa riflettere di più, è quasi una spalla per Dick ma ha fatto quel che ha fatto, risulta lui il braccio e non la mente; eppure ho trovato Dick una persona più malvagia mentre Smith spiazzò tutti gli investigatori con i suoi gesti di gentilezza verso le vittime.
    Certe cose non me le spiegherò mai, non so analizzare la mente di un killer, ma ci sono stati vari elementi a non lasciarmi indifferente e, ovviamente, tra questi c'è anche la pena di morte.
    È stato un lavoro difficile per Capote, che ha vissuto a stretto contatto con la comunità di Holcomb, ha intervistato per ore Smith e Hickock e lui stesso in Perry Smith ha visto quello che sarebbe potuto essere se le cose per lui fossero andate diversamente.
    Insomma, non esci da un lavoro del genere rimandendo lo stesso di prima; e infatti la biografia di Capote dà un'idea di quanto quest'opera l'abbia segnato.

    Capote con la sua prosa fa un'analisi perfetta della vicenda, dei suoi protagonisti e dell'epilogo. Penso sia uno di quei casi dove bisogna leggere per credere, perché io veramente non riesco a far capire la vastità di emozioni di questa lettura.

    said on 

  • 0

    Ingredienti: due balordi desiderosi di guadagnare soldi con una rapina, una tranquilla famiglia di contadini in un qualunque villaggio americano, quattro omicidi a dare il via alla storia, due esecuzi ...continue

    Ingredienti: due balordi desiderosi di guadagnare soldi con una rapina, una tranquilla famiglia di contadini in un qualunque villaggio americano, quattro omicidi a dare il via alla storia, due esecuzioni per concluderla.
    Consigliato: a chi vuol perdersi tra punti di vista diversi generati da un unico evento, a chi vuol ritrovarsi a riflettere su bene, male, violenza gratuita e pena di morte ripercorrendo un fatto di cronaca nera.

    said on 

  • 4

    Per un pugno di dollari.

    3.5*
    Una lettura ostica. Lo ammetto. Sia per la storia che riguarda A sangue freddo sia per la scrittura.
    Questo resoconto giornalistico sotto forma di romanzo è uno dei più famosi libri a tema non fi ...continue

    3.5*
    Una lettura ostica. Lo ammetto. Sia per la storia che riguarda A sangue freddo sia per la scrittura.
    Questo resoconto giornalistico sotto forma di romanzo è uno dei più famosi libri a tema non fiction. Devo dire che essendo abituata ai ritmi romanzeschi, la non fiction è ancora un mondo nuovo e mi serve ancora allenamento.
    Truman Capote, in questo caso, ha scritto questo romanzo/resoconto per narrare a noi lettori la sua esperienza che ha vissuto quando si è catapultato a Holcomb dopo aver sentito parlare del brutale omicidio della famiglia Clutter.
    Il punto è che Capote non parla mai in prima persona, non esprime pareri, dalla storia che ha scritto non si capisce che ha vissuto tutto ciò che ha scritto in prima persona.
    Questa storia narra del brutale assassinio della famiglia Clutter avvenuto nella loro fattoria situata a Holcomb, Kansas.
    I fili del telefono tagliati ed un borsellino rovesciato sul pavimento della cucina: questi sono i primi due indizi che trovano degli amici della famiglia la mattina dopo gli omicidi.
    Nancy, sedicenne viene ritrovata nel suo letto, legata sotto alle coperte ben rimboccate e la testa rivolta al muro.
    La madre, anche lei ritrovata nel suo letto, legata.
    I due maschi della famiglia vengono rinvenuti nel seminterrato: Kenyon, quindicenne, legato al divano e il padre steso per terra sopra un cartone dove sono presenti anche delle impronte evidenti di scarpe.
    È davvero un mistero questo. Una famiglia molto ben voluta dalla comunità, generosa, lavoratrice, religiosa. Chi può aver ridotto a niente proprio loro? E perché?
    La risposta è facile e ci viene subito raccontata da Capote attraverso il racconto dell'intera vicenda degli assassini: Perry Smith e Dick Hickock.
    La storia si dipana attraverso il racconto del ritrovamento dei membri Clutter, i resoconti e i movimenti della polizia per scovare i criminali, i vari processi tribunali ma, soprattutto, ci viene raccontata nel minino dettaglio la vicenda vissuta dai due assassini: come hanno eseguito i loro piani e la loro preparazione, come hanno reagito dopo l'efferato crimine (ridevano), come e dove hanno vagabondato fra altri stati come il Messico fino all'inevitabile cattura.
    Quello che più mi ha sbalordita è il lato umano presente in Perry Smith nonostante tutto questo. Sebbene, il suo compare appare abbastanza viscido e vigliacco, Perry suscita nel lettore un'umanità incredibile attraverso queste pagine.
    Per capire certe sensazioni bisogna solo leggere questo libro, mi riesce difficile dire qualcosa di più chiaro o utile.
    Questa è stata una lettura davvero impegnativa sia a livello emotivo sia a livello stile di scrittura.
    Emotivamente, sono abbastanza navigata nel genere noir/giallo ma questo è totalmente diverso perché, ovviamente, già si parte col presupposto che questa storia è realmente accaduta ed è riportato come uno dei crimini più terribili dell'America degli anni 50 e 60.
    Stilisticamente, Capote non mi ha mai totalmente affascinata (Colazione da Tiffany non l'ho mai finito) ma in questo caso mi ha lasciata senza parole.
    Di dettagli questo romanzo non pecca, anzi.

    Riassumendo, A sangue freddo è stata senza dubbio una lettura ostica, cruda, dura, difficile da portare a termine. Senza dubbio, però, solo la storia (di cronaca) è stata ciò che ha ripagato lo "sforzo" compiuto.

    Un romanzo da leggere ma con estrema cautela.

    said on 

  • 4

    Un llibre complex ple de mentires tan ben dibuixades que les veiem com veritats. M'ha fet replantejar certes coses al meu pensamentja que m'ha provocat emocions incomodes. No crec que sigui un llibre ...continue

    Un llibre complex ple de mentires tan ben dibuixades que les veiem com veritats. M'ha fet replantejar certes coses al meu pensamentja que m'ha provocat emocions incomodes. No crec que sigui un llibre per llegir complert sinó per quan tens una certa experiència a la vida.

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  • 5

    Capote forever

    Un amalgama di cronaca e scavo psicologico appassionante e scritto con estrema maestria. Questo smalto "giornalistico" di Capote torna con "Bare intagliate a mano" in Musica per camaleonti, altro suo ...continue

    Un amalgama di cronaca e scavo psicologico appassionante e scritto con estrema maestria. Questo smalto "giornalistico" di Capote torna con "Bare intagliate a mano" in Musica per camaleonti, altro suo libro cult. Personalmente l'adoro qualunque cosa scriva.

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  • 4

    Unicum

    Questo romanzo segna una puntata nuova della narrativa contemporanea, perché racconta una storia vera. E questo è il primo elemento narrativo sorprendente. Il secondo è legato a una struttura del tutt ...continue

    Questo romanzo segna una puntata nuova della narrativa contemporanea, perché racconta una storia vera. E questo è il primo elemento narrativo sorprendente. Il secondo è legato a una struttura del tutto nuova: è un noir, ma allo stesso tempo un giallo-non giallo, perché noi conosciamo praticamente dalle prime pagine il nome degli assassini e l'avvenimento centrale della storia. E nonostante tutto questo, Capote riesce incredibilmente a catturare l'attenzione fin dall'inizio, puntando principalmente su due elementi: 1) il lato umano dei due assassini, o meglio soprattutto di uno dei due, Perry Smith; nonché quello di tanti personaggi coinvolti nella vicenda, non per ultimo l'investigatore Alvin Dewey; 2) l'America rurale del Sud e del Midwest, piena di contraddizioni, di persone che frequentano chiese e comunità e poi chiedono la pena di morte. In alcuni casi ci dipinge un ritratto dell'assurdo: la legge del Kansas permette ai condannati all'ergastolo di poter chiedere il rilascio sulla parola dopo sette anni, e quindi non resta che ricorrere alla pena di morte. Assassini a caso e quasi per errore, fughe per tutti gli Stati Uniti e il Messico, processi lunghi anni e organizzati in cittadine minuscole in cui tutti si conoscono, persone che intrattengono una fitta corrispondenza con altre accusate di omicidio, ministri religiosi favorevoli alla pena di morte. Ed è tutto vero.

    said on 

  • 5

    Capote è capace di costruire una trama ad elevato livello di tensione intorno a una storia che tutti conoscono e sanno come va a finire, trasportando il lettore all'interno di un mondo "tangibile" in ...continue

    Capote è capace di costruire una trama ad elevato livello di tensione intorno a una storia che tutti conoscono e sanno come va a finire, trasportando il lettore all'interno di un mondo "tangibile" in cui si muovono personaggi di "carne e di sangue". Non saprei fare un complimento migliore.

    said on 

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