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A sangre fría

By

Publisher: Seix Barral

4.4
(3350)

Language:Español | Number of Pages: 365 | Format: Leather Bound | In other languages: (other languages) English , Portuguese , Chi simplified , Chi traditional , German , French , Italian , Dutch , Catalan , Swedish , Finnish , Polish , Basque

Isbn-10: 8432221864 | Isbn-13: 9788432221866 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Parte de la colección "Obras Maestras de la Literatura Contemporanea"
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  • 4

    Si legge A sangue freddo un po’ come si entra in un luogo sacro, in punta di piedi… All’inizio intimidisce la sua fama di capolavoro. Presto l’ evidente qualità della scrittura semplice, essenziale, efficace trascina il lettore una pagina dopo l’altra e il sapiente alternarsi dei tempi e dei luog ...continue

    Si legge A sangue freddo un po’ come si entra in un luogo sacro, in punta di piedi… All’inizio intimidisce la sua fama di capolavoro. Presto l’ evidente qualità della scrittura semplice, essenziale, efficace trascina il lettore una pagina dopo l’altra e il sapiente alternarsi dei tempi e dei luoghi dà il ritmo giusto alla narrazione. L’abilità di Capote è resa ancora più evidente dall’assenza di suspense. Ma A sangue freddo non si riduce alla “cronaca di 6 morti annunciate”, in effetti il racconto oggettivo e dettagliato dei fatti e antefatti non solo restituisce la descrizione dell’evento in sé, ma traccia anche un valido quadro dell’America degli anni ’50. Un libro ricco, complesso ma che si può riassumere in un’unica parola: umanità, un’umanità palpabile che avvolge vittime, assassini e tutti i personaggi coinvolti nella storia. Il titolo stesso riferendosi naturalmente al crimine efferato ma anche all’applicazione implacabile della pena capitale ci porta a riflettere aldilà di ogni pregiudizio.

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  • 0

    Ritrovo questo vecchio commento che avevo scritto in un altrove poi eliminato, e ancora me ne rammarico: dell'altrove con cui ho chiuso per sempre, voglio dire.
    Così decido di riinserirlo, e poi di nuovo via, alla caccia dei commenti perduti, perché se li ho scritti qualcosa avranno pur sig ...continue

    Ritrovo questo vecchio commento che avevo scritto in un altrove poi eliminato, e ancora me ne rammarico: dell'altrove con cui ho chiuso per sempre, voglio dire.
    Così decido di riinserirlo, e poi di nuovo via, alla caccia dei commenti perduti, perché se li ho scritti qualcosa avranno pur significato, e ora che ritrovo questo, mi chiedo se vuole vivere ancora. Perché nel silenzio che ne è seguito sono rimasta ad aspettare che qualcosa succedesse: forse un'altra morte, e sarebbe stata comunque tremenda e solitaria.

    *********************************************************************************

    • Il rifiuto tardivo del Male
    Sentir raccontare di eventi efferati senza che l'autore ceda mai al compiacimento, di più, con una freddezza da cronista,è una cosa che amo molto (e invidio altrettanto) negli americani.
    In più la struttura perfetta, gli incastri al posto giusto, la capacità di coinvolgere il lettore che sin dall’inizio sa che la famiglia Clutter sarà ammazzata, il lasciargli spiare l’ultimo giorno della loro vita nell’attesa che “la cosa succeda”, il tenere le fila dei personaggi con l’abilità di un burattinaio, e tra queste marionette c’è anche il lettore, che si lascia portare di qua e di là senza possibilità di ripensamenti, ecco, tutto questo è perfetto.
    Però, che sarà mai, forse l'assuefazione a temi forti, forse il tardivo rifiuto del Male (quello fine a se stesso, e per cui ancora più spaventoso) vista l'età (mia) che avanza, un po' me son stufata di tutto questo orrore, e allora, se non è chieder troppo, datemi un libro che mi faccia un po' sognare purché scritto bene, consigliatemelo, vedete un po’ voi, ve ne sarò eternamente grata.

    **************************************************************************************

    said on 

  • 5

    "Non era per qualcosa che i Clutter avessero fatto. Non mi avevano mai fatto nulla di male. Come certa altra gente. Certa gente che mi ha messo in croce per tutta la vita. Forse è solo che i Clutter erano quelli che dovevano pagare per tutti.
    Se mi dispiace? Se è questo che intendi, no. Non ...continue

    "Non era per qualcosa che i Clutter avessero fatto. Non mi avevano mai fatto nulla di male. Come certa altra gente. Certa gente che mi ha messo in croce per tutta la vita. Forse è solo che i Clutter erano quelli che dovevano pagare per tutti.
    Se mi dispiace? Se è questo che intendi, no. Non provo nulla. Vorrei il contrario. Ma non c'è niente che mi angusti di quest'episodio. Mezz'ora dopo l'accaduto, Dick ci scherzava sopra e io ridevo. Forse siamo disumani. Io sono abbastanza umano da sentirmi addolorato per me stesso.
    Mi dispiace non potermene uscire di qui quando tu te ne andrai. Ma nient'altro."
    "Complessivamente, quanto denaro avete ricavato dai Clutter?"
    "Tra i quaranta e i cinquanta dollari."

    "Quei burini lì, voteranno 'impiccalo', come se avessero il diavolo alle calcagna. Guardagli gli occhi.
    Mi venga un accidente se sono l'unico assassino nell'aula."

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  • 5

    Questo libro racconta di un episodio di cronaca nera verificatosi in un paesino del Kansas. Capote, però, va molto al di là del semplice reportage e riesce a darci una descrizione molto precisa e profonda dell'America profonda degli anni 50. La sua straordinaria capacità di penetrare nell'animo d ...continue

    Questo libro racconta di un episodio di cronaca nera verificatosi in un paesino del Kansas. Capote, però, va molto al di là del semplice reportage e riesce a darci una descrizione molto precisa e profonda dell'America profonda degli anni 50. La sua straordinaria capacità di penetrare nell'animo dei personaggi mi ha ricordato il grande Simenon.

    Capote è stata una gradita scoperta ed ora sento il bisogno impellente di leggere qualcos'altro di suo.

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  • 4

    Reportage, apparentemente asettico, di un violento episodio di cronaca nera che fornisce un ottimo affresco dell'America degli anni 50 e diversi spunti di riflessione.

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  • 4

    E' un libro corposo, importante e denso sia dal punto di vista del contenuto che della scrittura. L'ho solo trovato un po' lungo nel finale, ma sono solo una comune mortale.

    said on 

  • 5

    Potente

    "Quei burini lì, voteranno "impiccalo" come se avessero il diavolo alle calcagna. Guardagli gli occhi. Mi venga un accidente se sono l'unico assassino nell'aula."


    Una ricostruzione sia imparziale che estremamente intensa, che crea empatia e una grande suspense nonostante iniz ...continue

    "Quei burini lì, voteranno "impiccalo" come se avessero il diavolo alle calcagna. Guardagli gli occhi. Mi venga un accidente se sono l'unico assassino nell'aula."

    Una ricostruzione sia imparziale che estremamente intensa, che crea empatia e una grande suspense nonostante inizi dalla fine, a crimine avvenuto: il 15 novembre 1959, nel paesino rurale di Holcomb, i quattro membri della famiglia Clutter vengono selvaggiamente uccisi senza motivo apparente.
    I mostri sono fra di noi. Sono uguali a noi. E siamo davvero così sicuri di non essere altrettanto mostruosi?

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  • 3

    "Come un grande reportage può diventare uno straordinario romanzo"

    Capote si impossessò di un fatto di sangue avvenuto nel Kansas, nel '59 (lo sterminio di una famiglia di agricoltori da parte di due balordi) e per 6 anni seguì l'iter processuale degli assassini.
    Come giornali ...continue

    "Come un grande reportage può diventare uno straordinario romanzo"

    Capote si impossessò di un fatto di sangue avvenuto nel Kansas, nel '59 (lo sterminio di una famiglia di agricoltori da parte di due balordi) e per 6 anni seguì l'iter processuale degli assassini.
    Come giornalista li incontrò molte volte in carcere, divenendone "amico" e facendosi raccontare la storia delle loro vite (forse identificandosi nella tormentata infanzia di uno dei due) e la cronaca di quell'assurda carneficina e della fuga insensata ed inutile. Li seguì fino alla notte dell'esecuzione, a cui assistette.
    Ne scaturì questo best seller, magistralmente scritto, che incatena alle sue pagine fino alla fine.

    Perché allora solo 3 stelle?
    Il fatto che i personaggi siano reali e che tutto si sia svolto esattamente in quel modo, mi ha indotto uno stato d'ansia tale da condizionare il mio parere finale su questo capolavoro della letteratura americana, impedendomi di apprezzarlo pienamente.

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  • 5

    Oltre questa siepe che da tanta parte dell'ultimo buio orizzonte il guardo esclude.

    Sono i due i libri che ho pensato che non sarei mai riuscito a leggere fino all’ultima pagina. Il primo è stato “Shining” di Stephen King, ma allora avevo quattordici anni; per ripararmene arrivai a metterlo, la notte, nel freezer, ora non so quale fu il meccanismo psicologico secondo il quale se ...continue

    Sono i due i libri che ho pensato che non sarei mai riuscito a leggere fino all’ultima pagina. Il primo è stato “Shining” di Stephen King, ma allora avevo quattordici anni; per ripararmene arrivai a metterlo, la notte, nel freezer, ora non so quale fu il meccanismo psicologico secondo il quale se metti un libro in un freezer non può farti del male durante la notte. Finì che lo finii d’estate, leggendolo esclusivamente al sole, sul balcone di casa. Dico: avevo quattordici anni, ma anche oggi farei fatica a leggere “Shining” di notte. Il secondo libro è stato “A sangue freddo” di Capote, ritirato in biblioteca, prima edizione Garzanti del ’66, un libro fatiscente, l’ho portato a casa e lasciato su una mensola per circa tre settimane. Mi sarebbe scocciato andare in biblioteca e riconsegnarlo senza averlo neppure iniziato, mi avrebbe scocciato di più chiedere una dilazione, manco ci volessero due mesi per leggerlo: per la reputazione del libro, mica la mia che mi sono giocato alla prima conversazione col bibliotecario, che voleva darsi lustro dicendo di leggere il Marchese di Sade e che poi non è mai stato capace di leggersi un libro di Busi perché Busi non solo è omosessuale: lo è anche dichiaratamente. “E allora?” “Lathe biōsas, dice il poeta”, e a quel punto mi sono detto che deve essere un omosessuale nascosto e quindi l’ho lasciato stare. “A sangue freddo” l’ho cominciato una mattina in treno e l’ho finito la mattina dopo, avendone letto la maggior parte nella notte tra le due mattine. Questo libro è un incubo. Scritto con la soavità di un sogno d’oro. L’avvenimento di cui racconta è una tragedia, il modo in cui lo racconta è una apocalisse. La banalità del male, in Capote, coincide alla banalità del genere umano: non fosse che ha ucciso a fucilate in faccia quattro innocenti entrandogli in casa, uno dei due protagonisti del romanzo è decisamente più interessante, più valido, più pesante di vita messa in gioco, di tutti i cittadini di Holcomb per non dire del Kansas o dell’intero Occidente; l’altro protagonista, amorale e pedofilo, è decisamente più sveglio di tutte le bravepersone che si dicono terrorizzate al sol pensiero che non venga impiccato. Capote – nella traduzione Garzanti che ha cinquanta anni e se li porta benissimo – raccontando il crimine di due psicopatici descrive l’orrore quotidiano nel quale avviene, quel pigro vuoto esistenziale ogni tanto colorito dall’azzurro-cielo e dal giallo-spiga. C’è, mi è parso di capire, una lunga e dispendiosa e noiosa e MODERNA discussione relativa al romanzo in merito a fiction, reportage narrativo, eccetera eccetera… Che balle noiose. Questo è un romanzo, punto. Prodotto dall’arte letteraria di Capote. Tutto ciò che è scrittura non è più la realtà che vorrebbe tradurre o che dice di voler tradurre: è invenzione, è trasformazione, è letteratura. Il fascino orribile di questo capolavoro è quello proprio della letteratura: ci si può dire che a sgomentarci e sgominarci è la storia VERA del quadruplice omicidio commesso da due fenomeni umani da museo degli orrori. No: è la scrittura, lo sguardo, lo stile, lo spietatezza di Capote a freddarci tutti, il suo non prendersela per il dolore, l’ingiustizia, l’infamia, il suo non lasciarsi scomporre da nessun orrore, incarnandone uno abbastanza superiore per dire di ogni altra in maniera distaccata. Il libro di Capote non sarebbe servito a niente sigillarlo in un freezer: al suo interno batte un gelido cuore rivelatore e sarebbe stato il romanzo a cristallizzare nel ghiaccio il freezer, non viceversa.

    said on 

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