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A sangre fría

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Publisher: Editorial Anagrama, S.A.

4.4
(3303)

Language:Español | Number of Pages: 315 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Portuguese , Chi simplified , Chi traditional , German , French , Italian , Dutch , Catalan , Swedish , Finnish , Polish , Basque

Isbn-10: 8433920308 | Isbn-13: 9788433920300 | Publish date:  | Edition 11

Also available as: Leather Bound , Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
El 15 de noviembre de 1959, en un pueblecito de Kansas, los cuatro miembros de la familia Clutter fueron salvajemente asesinados en su casa. Los crímenes eran, aparentemente, inmotivados, y no se encontraron claves que permitieran identificar a los asesinos. Cinco años después, Dick Hickcock y Perry Smith fueron ahorcados como culpables de las muertes. A partir de estos hechos, y tras realizar largas y minuciosas investigaciones con los protagonistas reales de la historia, Truman Capote dio un vuelco a su carrera de narrador y escribió A sangre fría, la novela que le consagró definitivamente como uno de los grandes de la literatura norteamericana del siglo xx. Capote sigue paso a paso la vida del pequeño pueblecito, esboza retratos de los que serían víctimas de una muerte tan espantosa como insospechada, acompaña a la policía en las pesquisas que condujeron al descubrimiento y detención de Hickcock y Smith y, sobre todo, se concentra en los dos criminales psicópatas hasta construir dos personajes perfectamente perfilados, a los que el lector llegará a conocer íntimamente. A sangre fría, que fue bautizada, pionera y provocativamente, por Capote como una «non fiction novel», es un libro estremecedor que, desde la fecha misma de su publicación, se convirtió en un clásico.
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  • 5

    Potente

    "Quei burini lì, voteranno "impiccalo" come se avessero il diavolo alle calcagna. Guardagli gli occhi. Mi venga un accidente se sono l'unico assassino nell'aula."

    La peggior paura raccontata in una ...continue

    "Quei burini lì, voteranno "impiccalo" come se avessero il diavolo alle calcagna. Guardagli gli occhi. Mi venga un accidente se sono l'unico assassino nell'aula."

    La peggior paura raccontata in una ricostruzione sia imparziale che estremamente intensa, riuscendo a creare empatia e una grande suspense nonostante inizi dalla fine, a crimine avvenuto. Il 15 novembre 1959, nel paesino rurale di Holcomb, i quattro membri della famiglia Clutter vengono selvaggiamente uccisi senza motivo apparente. I mostri sono fra di noi. Sono uguali a noi. E siamo davvero così sicuri di non essere altrettanto mostruosi?

    said on 

  • 3

    "Come un grande reportage può diventare uno straordinario romanzo"

    Capote si impossessò di un fatto di sangue avvenuto nel Kansas, nel '59 (lo sterminio di una famiglia di agricoltori da parte di ...continue

    "Come un grande reportage può diventare uno straordinario romanzo"

    Capote si impossessò di un fatto di sangue avvenuto nel Kansas, nel '59 (lo sterminio di una famiglia di agricoltori da parte di due balordi) e per 6 anni seguì l'iter processuale degli assassini. Come giornalista li incontrò molte volte in carcere, divenendone "amico" e facendosi raccontare la storia delle loro vite (forse identificandosi nella tormentata infanzia di uno dei due) e la cronaca di quell'assurda carneficina e della fuga insensata ed inutile. Li seguì fino alla notte dell'esecuzione, a cui assistette. Ne scaturì questo best seller, magistralmente scritto, che incatena alle sue pagine fino alla fine.

    Perché allora solo 3 stelle? Il fatto che i personaggi siano reali e che tutto si sia svolto esattamente in quel modo, mi ha indotto uno stato d'ansia tale da condizionare il mio parere finale su questo capolavoro della letteratura americana, impedendomi di apprezzarlo pienamente.

    said on 

  • 5

    Oltre questa siepe che da tanta parte dell'ultimo buio orizzonte il guardo esclude.

    Sono i due i libri che ho pensato che non sarei mai riuscito a leggere fino all’ultima pagina. Il primo è stato “Shining” di Stephen King, ma allora avevo quattordici anni; per ripararmene ...continue

    Sono i due i libri che ho pensato che non sarei mai riuscito a leggere fino all’ultima pagina. Il primo è stato “Shining” di Stephen King, ma allora avevo quattordici anni; per ripararmene arrivai a metterlo, la notte, nel freezer, ora non so quale fu il meccanismo psicologico secondo il quale se metti un libro in un freezer non può farti del male durante la notte. Finì che lo finii d’estate, leggendolo esclusivamente al sole, sul balcone di casa. Dico: avevo quattordici anni, ma anche oggi farei fatica a leggere “Shining” di notte. Il secondo libro è stato “A sangue freddo” di Capote, ritirato in biblioteca, prima edizione Garzanti del ’66, un libro fatiscente, l’ho portato a casa e lasciato su una mensola per circa tre settimane. Mi sarebbe scocciato andare in biblioteca e riconsegnarlo senza averlo neppure iniziato, mi avrebbe scocciato di più chiedere una dilazione, manco ci volessero due mesi per leggerlo: per la reputazione del libro, mica la mia che mi sono giocato alla prima conversazione col bibliotecario, che voleva darsi lustro dicendo di leggere il Marchese di Sade e che poi non è mai stato capace di leggersi un libro di Busi perché Busi non solo è omosessuale: lo è anche dichiaratamente. “E allora?” “Lathe biōsas, dice il poeta”, e a quel punto mi sono detto che deve essere un omosessuale nascosto e quindi l’ho lasciato stare. “A sangue freddo” l’ho cominciato una mattina in treno e l’ho finito la mattina dopo, avendone letto la maggior parte nella notte tra le due mattine. Questo libro è un incubo. Scritto con la soavità di un sogno d’oro. L’avvenimento di cui racconta è una tragedia, il modo in cui lo racconta è una apocalisse. La banalità del male, in Capote, coincide alla banalità del genere umano: non fosse che ha ucciso a fucilate in faccia quattro innocenti entrandogli in casa, uno dei due protagonisti del romanzo è decisamente più interessante, più valido, più pesante di vita messa in gioco, di tutti i cittadini di Holcomb per non dire del Kansas o dell’intero Occidente; l’altro protagonista, amorale e pedofilo, è decisamente più sveglio di tutte le bravepersone che si dicono terrorizzate al sol pensiero che non venga impiccato. Capote – nella traduzione Garzanti che ha cinquanta anni e se li porta benissimo – raccontando il crimine di due psicopatici descrive l’orrore quotidiano nel quale avviene, quel pigro vuoto esistenziale ogni tanto colorito dall’azzurro-cielo e dal giallo-spiga. C’è, mi è parso di capire, una lunga e dispendiosa e noiosa e MODERNA discussione relativa al romanzo in merito a fiction, reportage narrativo, eccetera eccetera… Che balle noiose. Questo è un romanzo, punto. Prodotto dall’arte letteraria di Capote. Tutto ciò che è scrittura non è più la realtà che vorrebbe tradurre o che dice di voler tradurre: è invenzione, è trasformazione, è letteratura. Il fascino orribile di questo capolavoro è quello proprio della letteratura: ci si può dire che a sgomentarci e sgominarci è la storia VERA del quadruplice omicidio commesso da due fenomeni umani da museo degli orrori. No: è la scrittura, lo sguardo, lo stile, lo spietatezza di Capote a freddarci tutti, il suo non prendersela per il dolore, l’ingiustizia, l’infamia, il suo non lasciarsi scomporre da nessun orrore, incarnandone uno abbastanza superiore per dire di ogni altra in maniera distaccata. Il libro di Capote non sarebbe servito a niente sigillarlo in un freezer: al suo interno batte un gelido cuore rivelatore e sarebbe stato il romanzo a cristallizzare nel ghiaccio il freezer, non viceversa.

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  • 5

    Pubblicato nel lontano 1966 è considerato il primo romanzo-reportage o romanzo-verità della storia della letteratura (fonte Wikipedia). Ammetto che la scrittura è così “potente” che non ...continue

    Pubblicato nel lontano 1966 è considerato il primo romanzo-reportage o romanzo-verità della storia della letteratura (fonte Wikipedia). Ammetto che la scrittura è così “potente” che non riuscivo a staccarmi dal leggerlo, e appena finito, ho visto il film “Capote” (un resoconto sulla vita di Capote, che si inspira molto al libro in questione). Il “romanzo” è un reportage giornalistico puntualissimo, con tutta la descrizione della vicenda, a partire dalla ricostruzione degli avvenimenti precedenti e immediatamente successivi al delitto, sino a tutto il dibattimento processuale, al quale Capote ha assistito e ne è anche diventato parte umanamente coinvolta (dalla visione del film, nel romanzo questo parte non appare). Quello che mi ha fatto tanto pensare è il titolo scelto: “A sangue freddo”. A cosa alludeva Capote? Perché la scelta di questo titolo? A sangue freddo, come è stata pianificata la rapina da parte Perry Smith e Richard Hickock? A sangue freddo, come è stata massacrata la tranquilla famiglia Clutter, agricoltori in Kansas? A sangue freddo, come hanno vissuto tranquillamente gli assassini dopo il delitto? A sangue freddo, come il resoconto della vicenda narrata del giornalista del New Yorker Truman Capote? A sangue freddo, come la giustizia americana che applica la pena di morte? A sangue freddo non è un libro che lascia indifferenti.

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  • 4

    Se Capote non fosse stato un grande scrittore-cronista sarebbe stato un grande fotografo, poche volte ho letto un libro così vivido di immagini quali egli ha saputo tradurre in parole. E’ così ...continue

    Se Capote non fosse stato un grande scrittore-cronista sarebbe stato un grande fotografo, poche volte ho letto un libro così vivido di immagini quali egli ha saputo tradurre in parole. E’ così accurato che si intuisce quanto lavoro ci sia stato (pare che avesse scritto ben 8000 pagine di annotazioni in sei anni di ricerche e indagini), probabilmente un precursore e quanto questa vicenda lo avesse catturato e ossessionato in qualche modo. Probabilmente un precursore di una analisi sociale obiettiva.

    La vicenda, assurda, come spesso lo sono questo genere di vicende, è quella di due balordi, (i quali però sottoposti ad un test di intelligenza risultarono avere un quoziente superiore alla media), Perry e Dick i quali trucidarono senza motivo una tranquilla famiglia della provincia americana. Capote ricostruisce magistralmente gli eventi prima dell’eccidio procedendo parallelamente tra il quotidiano della famiglia Clutter e il vagabondaggio costellato da piccole truffe e furti dei due balordi, fino alla tragedia che si consuma assurdamente un po’ per sentimenti di reciproca rivalsa fra i due un po’ perché tutta la situazione sfugge loro di mano. Conosciamo la famiglia Clutter, progetti, ansie, piccoli e grandi problemi che ogni famiglia si trova ad affrontare, brave persone, benvolute dalla piccola comunità, apprezzate per l’onestà e la modestia. I due balordi invece appartengono ad una grande fetta della comunità americana di sbandati ed emarginati, specialmente la vita di Perry (con il quale Capote stringerà un forte legame) è un esempio paradigmatico di situazioni al limite e perché no, borderline. Ma non è nelle intenzioni di Capote trovare una giustificazione, la sua è una cronaca lucida e neutrale, distante dalle emozioni, eppure non volendo emerge anche una sorta di “umanità” nel percorso che i due vivono durante i sei anni che li separano dalla condanna alla pena di morte, squallida e inutile quanto lo fu l’assassinio compiuto. Un romanzo-cronaca scritto magistralmente che riesce a far vacillare le nostre “certezze”.

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  • 5

    Un romanzo davvero potente, agghiacciante e affascinante. Mi sono vista il film, ho cercato su internet notizie sull'omicidio e gli assassini. A sangue freddo non assomiglia a nessun romanzo che ...continue

    Un romanzo davvero potente, agghiacciante e affascinante. Mi sono vista il film, ho cercato su internet notizie sull'omicidio e gli assassini. A sangue freddo non assomiglia a nessun romanzo che abbia mai letto, mi ha colpita moltissimo!

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  • 5

    «Il più alto, un tipo smilzo con capelli biondastri, tagliati a spazzola, aveva un sorriso cordiale e dei modi educati, il suo compagno, il “piccoletto”, che nella destra stringeva ...continue

    «Il più alto, un tipo smilzo con capelli biondastri, tagliati a spazzola, aveva un sorriso cordiale e dei modi educati, il suo compagno, il “piccoletto”, che nella destra stringeva un’armonica e con la sinistra reggeva una valigia di vimini rigonfia, pareva “abbastanza simpatico”, timido ma piacevole.» Questa l’apparenza: hanno sterminato un’intera famiglia, i due, a sangue freddo. Per dei soldi che nemmeno c’erano. Truman Capote racconta i fatti - realmente accaduti -, le persone, i loro retroterra, scavando a fondo. Fornisce tutti gli elementi, ma non dà giudizi - lo faccia il lettore, se vuole. Può essere anche facile, in casi del genere. Molto più difficile, forse impossibile, è capire. Chi sono questi? Pazzi? Animali? E poi, allora, che pena meritano? A partire dalla cronaca giornalistica, “A sangue freddo” è un grande romanzo, con una storia forte narrata sapientemente, ricca di domande sulle quali meditare, e alle quali - solo dopo - eventualmente rispondere.

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  • 5

    Incredibile

    Più che al libro, che comunque è un ottimo romanzo, penso all'autore. A tutto quello che ha dovuto passare per arrivare a scrivere in modo così dettagliato di persone ed eventi a lui sconosciuti. ...continue

    Più che al libro, che comunque è un ottimo romanzo, penso all'autore. A tutto quello che ha dovuto passare per arrivare a scrivere in modo così dettagliato di persone ed eventi a lui sconosciuti. Capote era un giornalista ossessionato dal dettaglio e dalla veridicità dei fatti e questa sua linea l'ha portato a sopportare l'insopportabile; un'esecuzione, perfino. Penso che il titolo abbia una doppia valenza: più che alle modalità della strage, credo possa riferirsi all'atteggiamento che l'autore ha dovuto adottare per riuscire a portare a termine un lavoro del genere. Incredibile.

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  • 0

    Mentre leggevo questo libro ad un tratto mi è tornato in mente quando ho letto Lettera al padre di Kafka, e ricordo benissimo che di quelle pagine mi colpirono la lucidità di giudizio con cui erano ...continue

    Mentre leggevo questo libro ad un tratto mi è tornato in mente quando ho letto Lettera al padre di Kafka, e ricordo benissimo che di quelle pagine mi colpirono la lucidità di giudizio con cui erano scritte, come se le parole su quelle pagine parlassero semplicemente di un fatto, di qualcosa di oggettivo, pur essendo quelle pagine piene di vita propria. E lo stesso mi chiedo come si possa scrivere un libro del genere, nel modo in cui è scritto. E sì che l'autore nel suo percorso per portarlo a termine ne ha dovute affrontare abbastanza, cose che l'hanno segnato sicuramente, ma sono pagine che di fondo trasmettono una freddezza che dà una strana sensazione sentire leggendo di eventi di una certa violenza.

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