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A sangue freddo

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Narrativa)

4.4
(3401)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 378 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Olandese , Catalano , Svedese , Finlandese , Ceco , Polacco , Basco , Greco

Isbn-10: 8804283904 | Isbn-13: 9788804283904 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mariapaola Ricci Dèttore

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    ..la bestia umana..

    cronaca di un pluriomicidio senza senso, risolto più per la pochezza dei colpevoli che per la bravura degli investigatori...
    come diceva Scerbanenco: "La delinquenza è una forma di sordida e pericolos ...continua

    cronaca di un pluriomicidio senza senso, risolto più per la pochezza dei colpevoli che per la bravura degli investigatori...
    come diceva Scerbanenco: "La delinquenza è una forma di sordida e pericolosa idiozia."

    ha scritto il 

  • 5

    In copertina c’è scritto “Resoconto giornalistico e racconto si fondono in un meccanismo narrativo perfetto”.

    Ecco, non avrei saputo dirlo meglio.

    Il bello di un libro che racconta una storia vera è ...continua

    In copertina c’è scritto “Resoconto giornalistico e racconto si fondono in un meccanismo narrativo perfetto”.

    Ecco, non avrei saputo dirlo meglio.

    Il bello di un libro che racconta una storia vera è che non deve preoccuparsi di essere credibile. Lo è, per forza.
    E neanche le emozioni sono un problema, perché quando sai che quello che leggi è vero, ti vengono i brividi, perché la violenza, la follia, l'insensatezza che leggi non sono meri vaneggiamenti dello scrittore, sono realtà. E allora brividi veri.

    Il problema di un libro che racconta una storia vera potrebbe essere la suspence.
    E invece Truman Capote – che io conoscevo per il ben più vanesio “Colazione da Tiffany” (bellissimo!) – alternando i punti di vista, le testimonianze, e le parti romanzate riesce a non far mancare nemmeno quella.

    “Un meccanismo narrativo perfetto”. Assolutamente. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    [..] di tutte le persone al mondo Dick era quella a cui si sentiva più vicino in quel momento, perché almeno erano della stessa specie, fratelli della razza di Caino. Separato da lui, Perry si sentiva solo.

    04/05/2013
    Si tratta della ricostruzione di un terribile fatto di cronaca accaduto nel 1959 nella sperduta e tranquilla cittadina di Holcomb, nel Kansas. Lo sterminio di una intera famiglia, padre, ma ...continua

    04/05/2013
    Si tratta della ricostruzione di un terribile fatto di cronaca accaduto nel 1959 nella sperduta e tranquilla cittadina di Holcomb, nel Kansas. Lo sterminio di una intera famiglia, padre, madre e due giovanissimi figli, da parte di due sbandati, ex galeotti, senza un soldo. Il loro intento era quello di rapinare la benestante famiglia Clutter, procurandosi così i soldi necessari a stabilirsi in Messico e iniziare una nuova vita. Ma di soldi in casa non ce n’erano, così la rapina termina nell’efferato delitto. Truman Capote ricostruisce tutta la vicenda fino alla condanna a morte dei due assassini, Dick e Perry, facendo affiorare, con una scrittura lucida e lontana da ogni emozione, le loro personalità contorte e il difficile vissuto familiare. Il tutto si alterna alla narrazione della pacifica vita della famiglia Clutter, dei loro amici e conoscenti , tutti stretti intorno al piccolo villaggio, gente semplice, tranquilla e pacifica, praticanti e attivi nella locale chiesa metodista. Una eccezionale prova di scrittura, da non perdere così come il film che ne fu tratto, di Bennett Miller, con un eccellente Philip Seymour Hoffman nella parte di Truman Capote.

    ha scritto il 

  • 4

    dovrò riprenderlo

    considero Truman Capote uno degli scrittori più sottovalutati del Novecento americano, soprattutto dagli Americani. lui riusciva a raccontare la tragedia, lo sconcerto e l'amarezza con una maestria da ...continua

    considero Truman Capote uno degli scrittori più sottovalutati del Novecento americano, soprattutto dagli Americani. lui riusciva a raccontare la tragedia, lo sconcerto e l'amarezza con una maestria davvero unica. per me è un capolavoro anche se non sono riuscita a finirlo.
    sì, si dilunga troppo Truman, come Fitzgerald, ma senza il suo vuotume, hence, meriterebbe più adorazione. non c'è ragione di non riprendere questo libro; noi, che non facciamo più parte di quel tempo e non siamo più abituati alle descrizioni chilometriche, ci stanchiamo, eppure, questo libro mi ricorda tanto Fargo, magari anche per l'argomento; morale: ho ancora tutti i particolari scolpiti in testa a distanza di mesi!

    ha scritto il 

  • 4

    Nel 1966 Truman Capote pubblicò uno dei suoi romanzi più celebri: In Cold Blood.
    Si tratta, dicono gli esperti, del primo romanzo-reportage. Truman Capote fino a quel momento aveva scritto una serie d ...continua

    Nel 1966 Truman Capote pubblicò uno dei suoi romanzi più celebri: In Cold Blood.
    Si tratta, dicono gli esperti, del primo romanzo-reportage. Truman Capote fino a quel momento aveva scritto una serie di saggi e raccontini, tutti molto ben scritti, che erano il risultato di una mente veloce. Il gusto per la frivolezza gli derivava dalla leggerezza del suo temperamento, non certo dalla sua vivace intelligenza. A sangue freddo invece descrive, e lo fa con dovere di cronaca, pedissequamente, ineluttabilmente fino alla fine, l’orrore di una famiglia trucidata del Kansas da due assassini psicopatici. Per descrivere questo orrore, Truman Capote non cerca di immaginarlo, ma come un terzo fratello di Bouvard e Pecuchet cerca di passare all’azione, e va a trovare nel penitenziario, ogni giorno per un lungo numero di giorni, uno dei due assassini. Il risultato di quella discesa nel crimine, di quello studio en plein air nelle celle grigie di un braccio della morte è In Cold Blood.
    L’esperienza fu molto forte: ma rispondeva a un bisogno chiamato conoscenza. Oscar Wilde, applaudito nei teatri di Londra, firmò la sua condanna in ingegnosi epigrammi davanti a una corte disposta ad ascoltarlo. Lo fece perché desiderava vedere “l’altra parte del giardino”, come disse a Gide. Il carcere lo minò nell’animo. Mangiò il suo pane nel dolore e attese piangendo nella notte il mattino che tarda, come disse Goethe. Ma scoprì, come dice quella massima latina virgiliana, che tutto il mondo è pieno di Giove. Omnia sunt plena Jovis. Tutto il mondo è pieno di divino e delle sue manifestazioni. Ciò che spinse forse Capote è questo cercare nell’altra parte del giardino il manifestarsi di questa forza, che non risparmia nessuno. Non sappiamo se la trovò.
    Perseo fece dei serpenti della Medusa una nuova forza. Ma l’autodistruzione di Capote - l’alcol, la depressione - ci lascia pensare che egli vide la sua vita nuova alla luce di un’ombra. Come san Tommaso, fece un triste bilancio della sua esistenza e tutto quello che fino a quel momento aveva scritto prima “gli dovette sembrare una montagna di paglia”. A differenza del re Lear, non aveva usurpato nulla alla sua stessa vita.
    Si accorse che quel che gli aveva dato fama e ricchezza non gli serviva a nulla. Non era quello che voleva. I premi non gli interessavano e nemmeno i castighi. La sua anima, come quella di Tennyson, non cercava un paradiso d’oro dove riposare, ma “the work of going on and not to die”, il lavoro di andare avanti e non morire.
    Il lavoro di andare avanti e non morire.
    Ci sono uomini che sono riassunti nei propri libri.
    Tutta l’arte è un fuoco che consuma in eterno.

    ha scritto il 

  • 5

    Nel 1959 una coppia di psicopatici massacrò una famiglia di quattro persone. Truman Capote parlò con tutti i protagonisti della vicenda e la ricostruì in una forma ibrida di racconto e reportage che a ...continua

    Nel 1959 una coppia di psicopatici massacrò una famiglia di quattro persone. Truman Capote parlò con tutti i protagonisti della vicenda e la ricostruì in una forma ibrida di racconto e reportage che all'epoca fece scalpore e oggi colpisce per il perfetto equilibrio tra distacco e umanità.

    ha scritto il 

  • 5

    Ispirato a una tragica vicenda criminale avvenuta nel cuore dell'America rurale, "A sangue freddo" è una corposa inchiesta giornalistica sotto forma di romanzo cui l'autore Truman Capote si dedicò per ...continua

    Ispirato a una tragica vicenda criminale avvenuta nel cuore dell'America rurale, "A sangue freddo" è una corposa inchiesta giornalistica sotto forma di romanzo cui l'autore Truman Capote si dedicò per un lungo periodo con tale dedizione da dichiarare, in seguito, che gli avesse cambiato la vita. Lo stile di Capote si adatta, per l'occasione, ad una impostazione cronachistica che rende l'opera godibile da un vasto pubblico e in cui si fatica a riconoscere la prosa, più elaborata ma più criptica, di altri lavori dello stesso autore ("L'arpa d'erba", ad esempio). Partendo da una sanguinosa vicenda di cronaca il libro costituisce un interessante spaccato della società americana degli anni '60 e può, in tal senso, interessare anche chi è semplicemente affascinato dalla narrativa a stelle e strisce ma non necessariamente un estimatore di storie criminali.
    Personalmente ho apprezzato di più altri "romanzi verità" basati su fatti criminosi, in particolare quelli redatti da autori con un passato di esperienza diretta nella malavita, ma ritengo "A sangue freddo" un libro interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    Si legge A sangue freddo un po’ come si entra in un luogo sacro, in punta di piedi… All’inizio intimidisce la sua fama di capolavoro. Presto l’ evidente qualità della scrittura semplice, essenziale, e ...continua

    Si legge A sangue freddo un po’ come si entra in un luogo sacro, in punta di piedi… All’inizio intimidisce la sua fama di capolavoro. Presto l’ evidente qualità della scrittura semplice, essenziale, efficace trascina il lettore una pagina dopo l’altra e il sapiente alternarsi dei tempi e dei luoghi dà il ritmo giusto alla narrazione. L’abilità di Capote è resa ancora più evidente dall’assenza di suspense. Ma A sangue freddo non si riduce alla “cronaca di 6 morti annunciate”, in effetti il racconto oggettivo e dettagliato dei fatti e antefatti non solo restituisce la descrizione dell’evento in sé, ma traccia anche un valido quadro dell’America degli anni ’50. Un libro ricco, complesso ma che si può riassumere in un’unica parola: umanità, un’umanità palpabile che avvolge vittime, assassini e tutti i personaggi coinvolti nella storia. Il titolo stesso riferendosi naturalmente al crimine efferato ma anche all’applicazione implacabile della pena capitale ci porta a riflettere aldilà di ogni pregiudizio.

    ha scritto il 

  • 0

    Ritrovo questo vecchio commento che avevo scritto in un altrove poi eliminato, e ancora me ne rammarico: dell'altrove con cui ho chiuso per sempre, voglio dire.
    Così decido di riinserirlo, e poi di nu ...continua

    Ritrovo questo vecchio commento che avevo scritto in un altrove poi eliminato, e ancora me ne rammarico: dell'altrove con cui ho chiuso per sempre, voglio dire.
    Così decido di riinserirlo, e poi di nuovo via, alla caccia dei commenti perduti, perché se li ho scritti qualcosa avranno pur significato, e ora che ritrovo questo, mi chiedo se vuole vivere ancora. Perché nel silenzio che ne è seguito sono rimasta ad aspettare che qualcosa succedesse: forse un'altra morte, e sarebbe stata comunque tremenda e solitaria.

    *********************************************************************************

    • Il rifiuto tardivo del Male
    Sentir raccontare di eventi efferati senza che l'autore ceda mai al compiacimento, di più, con una freddezza da cronista,è una cosa che amo molto (e invidio altrettanto) negli americani.
    In più la struttura perfetta, gli incastri al posto giusto, la capacità di coinvolgere il lettore che sin dall’inizio sa che la famiglia Clutter sarà ammazzata, il lasciargli spiare l’ultimo giorno della loro vita nell’attesa che “la cosa succeda”, il tenere le fila dei personaggi con l’abilità di un burattinaio, e tra queste marionette c’è anche il lettore, che si lascia portare di qua e di là senza possibilità di ripensamenti, ecco, tutto questo è perfetto.
    Però, che sarà mai, forse l'assuefazione a temi forti, forse il tardivo rifiuto del Male (quello fine a se stesso, e per cui ancora più spaventoso) vista l'età (mia) che avanza, un po' me son stufata di tutto questo orrore, e allora, se non è chieder troppo, datemi un libro che mi faccia un po' sognare purché scritto bene, consigliatemelo, vedete un po’ voi, ve ne sarò eternamente grata.

    **************************************************************************************

    ha scritto il 

  • 5

    "Non era per qualcosa che i Clutter avessero fatto. Non mi avevano mai fatto nulla di male. Come certa altra gente. Certa gente che mi ha messo in croce per tutta la vita. Forse è solo che i Clutter e ...continua

    "Non era per qualcosa che i Clutter avessero fatto. Non mi avevano mai fatto nulla di male. Come certa altra gente. Certa gente che mi ha messo in croce per tutta la vita. Forse è solo che i Clutter erano quelli che dovevano pagare per tutti.
    Se mi dispiace? Se è questo che intendi, no. Non provo nulla. Vorrei il contrario. Ma non c'è niente che mi angusti di quest'episodio. Mezz'ora dopo l'accaduto, Dick ci scherzava sopra e io ridevo. Forse siamo disumani. Io sono abbastanza umano da sentirmi addolorato per me stesso.
    Mi dispiace non potermene uscire di qui quando tu te ne andrai. Ma nient'altro."
    "Complessivamente, quanto denaro avete ricavato dai Clutter?"
    "Tra i quaranta e i cinquanta dollari."

    "Quei burini lì, voteranno 'impiccalo', come se avessero il diavolo alle calcagna. Guardagli gli occhi.
    Mi venga un accidente se sono l'unico assassino nell'aula."

    ha scritto il 

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