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A tavola con gli Dei

Memorie e ricette delle Isole Eolie

Di

Editore: Tommasi-Datanova

4.1
(13)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Altri

Isbn-10: 888698894X | Isbn-13: 9788886988940 | Data di pubblicazione: 

Genere: Travel

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Descrizione del libro
"Ho sempre pensato che il mondo si divida in due: quelli che amano le isole equelli che invece no. Quelli che non le amano si riconoscono a vista per viadi quel sottile malessere che li assale una volta messo piede su suoloisolano, quella vaga sensazione di claustrofobia, quell'affanno senza nome,quel confuso senso di panico, quell'acuto desiderio di terraferma che lispinge a salire con sollievo sul primo traghetto disponibile, quello che liriporterà, una volta per tutte, in "continente", là dove cose e persone hannocontorni più nitidi e precisi, là dove si possono finalmente sciogliere escomporre ansie e paure. Per i secondi invece la vita inizia proprio dove pergli altri finisce: quando cioè ogni collegamento con il resto del mondo vieneinterrotto, quando si resta soli in mezzo al mare, quando si spezza anchel'ultimo tenue contatto con "il prima". Allora ci si sente finalmente alsicuro, tranquilli e protetti come nel grembo materno. È l'Isola stessa, ogniIsola, a racchiudere in sé questa doppia anima, prigione o fortezza, esilio olibertà, mistero e certezza. Per me, che ne sono un'amante appassionata, essesono soprattutto pausa, silenzio, sospensione del tempo. Come tutti quellidella mia razza ho anche io Isole del cuore e un'Isola dell'anima. Sono questequelle che vorrei raccontare, e siccome mi piace mangiare e scrivere di cucinae credo che il cibo possa narrare storie, avventure, vite e personaggi, è cosìche cercherò di rendere vive le mie Isole."
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  • 5

    vivo

    Questo libro sembra davvero vivo. Ogni pagina che leggi, ogni ricetta che provi sprigiona i sapori, i profumi e i colori delle Eolie. L'ho acquistato e letto più di quattro anni fa di ritorno da un viaggio in barca a vela in queste splendide isole e ancora oggi quando riprovo qualche piatto o ril ...continua

    Questo libro sembra davvero vivo. Ogni pagina che leggi, ogni ricetta che provi sprigiona i sapori, i profumi e i colori delle Eolie. L'ho acquistato e letto più di quattro anni fa di ritorno da un viaggio in barca a vela in queste splendide isole e ancora oggi quando riprovo qualche piatto o rileggo qualche passaggio mi sembra di essere ancora lì. Consigliato a tutti quelli che ci sono stati e ci hanno lasciato un pezzetto del loro cuore!

    ha scritto il 

  • 5

    La Barzini ha casa ad Alicudi...

    ... la più remota delle Isole Eolie : ad un certo punto , un contingente di mercenari delle truppe di Annibale si ribellò al comandante Cartaginese ( racconta Vuiller citando Fazello ); bene , Lui ne relegò cinquemila su Alicudi; morirono quasi tutti, tanto che , dai Greci, l' Isola venne appella ...continua

    ... la più remota delle Isole Eolie : ad un certo punto , un contingente di mercenari delle truppe di Annibale si ribellò al comandante Cartaginese ( racconta Vuiller citando Fazello ); bene , Lui ne relegò cinquemila su Alicudi; morirono quasi tutti, tanto che , dai Greci, l' Isola venne appellata "Osteades" , vale a dire ossa , scheletri... brrr...

    ESTRATTO :
    L'ingrediente però che più di ogni altro compare sulle tavole eoliane, quello capace di dare sapore e gusto anche al piatto più scipito, è il cappero.
    Di solito quando alle Eolie si parla di capperi si allude a quelli di Salina, nota per questi boccioli. Qualcuno infatti avrà trovato strano che nel capitolo dedicato a quell'isola non li abbia neanche menzionati.
    Il fatto è che, senza nulla togliere alla bontà di quelli di Salina, per me il cappero è indissolubilmente legato ad Alicudi. Chiunque abbia passato sull'isola anche solo poche ore lo sa: ad Alicudi sono moneta contante, tutti li vendono nelle case, nei negozi, all'angolo della strada.
    Appena sbarcati, ad accoglierti è il grido "Capperi ne volete?" lanciato dalle bambine isolane che sui loro piccoli banchetti di assi di legno ne vendono ai passanti insieme a povere conchiglie e a braccialetti di perline.
    Alicudi senza di loro non sarebbe la stessa, tanto che se mi chiedessero quali sono le immagini che meglio rappresentano l'isola, insieme agli asini, ai fichi d'India, ai panini dì Anna e Ettore, al mercatino di ferragosto e alla festa di San Bartolo metterei anche le bottiglie d'acqua ripiene di capperi sotto sale,
    Di loro, oltre al sapore, apprezzo anche il fatto che provengano da una pianta eccentrica. Alicudi, come tutte le Eolie, ne è piena.
    Il cappero che noi mangiamo non è, come potremmo credere, il frutto, bensì il bocciolo della pianta che viene raccolto prima di fiorire. Quelli che non si colgono si trasformano in fiori straordinari e profumatissimi, simili alle orchidee, dalle grandi corolle bianche striate di viola e vermiglio. Il fiore diventa frutto, il "cucuncio", che può essere consumato in insalata o come aperitivo. A rinforzare la sua eccentricità c'è anche il modo in cui la pianta si riproduce.
    Quando il "cucuncio" giunge a maturazione si apre come una rosa, e al suo interno i semi sono immersi in un liquido denso e zuccherino.
    Le lucertole eoliane ne sono ghiotte, così ci si avvicinano, pranzano, e quando tornano nelle loro tane tra le fessure e le crepe delle rocce, portano con loro i semi rimasti attaccati alle squame.
    Ecco perché fioriscono sempre in posizioni estreme, laddove mai immagineresti che alcunché possa crescere.
    Su capperi, lucertole e il loro strano connubio mi sono fatta una cultura.
    La mia casa è al gradino 465, non in cima come quella di mio fratello ma pur sempre a una discreta altezza.
    La scala che mi ci porta è lunga e serpeggiante, invece di tagliare dritta come la direttissima, quella che rag-giunge la chiesa, si diverte a girovagare per dirupi.
    Arrivati al gradino 365 la verticalità della salita viene brevemente interrotta da uno stradino pianeggiante che porta alle case della Tonna Bassa, pochi istanti di riposo e la scala riprende, più erta, verso casa mia e la Tonna Alta.
    Quando al tramonto inizia l'arrampicata, procedo lenta, zigzagando a testa bassa, i gradini sono irregolari e se si mette un piede in fallo si rischia una bella ruzzolata. Così negli anni ho imparato a riconoscere ogni fessura, ogni sbalzo, ogni crepa della scala.
    Poco prima di arrivare al sentierino in pianura, quando cioè restano solo 100 gradini da affrontare, si incontra un grande cespuglio di cappero. Prima che con gli occhi lo percepisco con il naso, il suo profumo si allarga leggero nell' aria ed è inconfondibile, dolce come il gelsomino e piccante come il cappero, si annusa e si assapora contemporaneamente. Quanto alle lucertole delle Eolie, sono diverse da quelle comuni, di un colore grigio rosato. E soprattutto sono molto curiose e assai poco paurose.
    A furia di guardare piedi e rocce ho stretto quasi un'amicizia con alcune di loro. Mi sono accorta che due o tre, sempre le stesse, aspettano il mio passaggio. La prima, in vigile attesa, immobile sulla medesima roccia, mi accompagna per un tratto fino a consegnarmi, come in una misteriosa staffetta, a una sua parente che vive qualche gradino più in alto. La cerimonia delle consegne si ripete finché non giungo a casa.
    Amici e parenti a cui ho raccontato questa singolare scoperta mi hanno guardata con un certo scetticismo, mormorando che forse era arrivato il momento di tornare in città perché era evidente il mio bisogno di compagnia. La raccolta di capperi, capperoni e "cucunci" è dura e faticosa perché avviene a mano.
    I piccoli boccioli si colgono uno per uno tra maggio e settembre. Occorrono abilità, destrezza e una bella resistenza ed è per questo che le regole sono severissime: niente sconfinamenti e guai a chi ruba dalle piante altrui.
    Poi i boccioli così raccolti vanno stesi in un posto ombreggiato.
    Quindi si salano, alternando strati di sale e strati di capperi in grandi recipienti.
    Per i primi dieci giorni vanno travasati in continuazione, poi sono pronti per 'imbottigliamento.
    L'isola ne produce tantissimi, non c'è quindi da meravigliarsi se vengono declinati in tutti i modi.

    Stefania Barzini, “a tavola con gli dèi”

    ha scritto il 

  • 4

    Avrei fatto meglio a non leggerlo? No! Del resto di fatto avevo in fondo deciso di provare a cercare casa su un'isola. Non che la Sicilia non sia un isola, ma dopo quasi 8 anni di vita divisa tra 'casa' e il 'continente', e, quasi sempre grandi città, ho sviluppato il desiderio di qualcosa di più ...continua

    Avrei fatto meglio a non leggerlo? No! Del resto di fatto avevo in fondo deciso di provare a cercare casa su un'isola. Non che la Sicilia non sia un isola, ma dopo quasi 8 anni di vita divisa tra 'casa' e il 'continente', e, quasi sempre grandi città, ho sviluppato il desiderio di qualcosa di più raccolto, di ancora più isolato, di meno soggetto allo scempio della vita 'contemporanea', senza tanta frenesia, senza tanti problemi, meglio con problemi diversi.
    Per cui il dato era tratto, se questo, e, se quest'altro, allora dai primi mesi dell'anno prossimo mi dedicherò a fare giri esplorativi a Pantelleria o Salina, alla ricerca magari di qualcosa da comprare... e chissà...
    Il libro? Il libro è stato un po il colpo di grazia. Bello, sicuramente scritto con l'intenzione di trasmettere un po di amore per quel tipo di vita isolana, tanto lontano a volte da quello delle città, ha trovato praticamente le porte aperte.

    ha scritto il