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A viso scoperto

Un mito rinarrato

Di

Editore: Jaca Book

3.9
(49)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8816500123 | Isbn-13: 9788816500129 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
A viso scoperto è una reinterpretazione del mito di Amore e Psiche. Se la fonte della storia è dichiaratamente l'allegoria antica, il racconto risulta al lettore molto differente. È ambientato in un clima lontano dalle grandi civiltà classiche, in un luogo rintracciabile forse in Turchia, vicino al Mar Rosso, in un'epoca situabile tra la morte di Socrate e la nascita di Cristo. Un monarca brutale e incompetente regna in un rozzo palazzo e ha tre figlie: Orual, la donna guerriero dall'orribile viso, Redival e Psiche. È un mondo in attesa, in transizione, dove un vecchio ordine spirituale sta morendo e uno nuovo sta per prendere il suo posto. Il tutto andrà a lavorare attorno al filo centrale della ricerca di una conoscenza di sé.
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  • 5

    Lewis riscrive il mito di Amore e Psiche spostando l'ambientazione in un regno immaginario e raccontando i fatti dal punto di vista di una delle due sorelle della protagonista, Orual. Il mito è ...continua

    Lewis riscrive il mito di Amore e Psiche spostando l'ambientazione in un regno immaginario e raccontando i fatti dal punto di vista di una delle due sorelle della protagonista, Orual. Il mito è rispettato nei suoi tratti essenziali, ma acquista qui una profondità assente nella pur bellissima fiaba originale, descrivendo in modo splendido l'incontro dell'anima con Dio, l'allontanamento causato dal peccato e il ritorno attraverso un doloroso percorso di purificazione. Davvero molto bello!

    ha scritto il 

  • 3

    sono dubbioso

    Il libro contiene alcuni spunti interessanti e nel complesso si legge piacevolmente. Tuttavia la rilettura cristiana fatta da Lewis della fiaba non convince, perché la storia respira un ethos pagano ...continua

    Il libro contiene alcuni spunti interessanti e nel complesso si legge piacevolmente. Tuttavia la rilettura cristiana fatta da Lewis della fiaba non convince, perché la storia respira un ethos pagano e molte cose stridono.

    ha scritto il 

  • 3

    Ancora sotto l'effetto dell'ultima vacanza a Roma, con negli occhi le bellezze di Castel S. Angelo e della Villa Farnesina, ho deciso di dare una seconda possibilità al mito/favola di Amore e ...continua

    Ancora sotto l'effetto dell'ultima vacanza a Roma, con negli occhi le bellezze di Castel S. Angelo e della Villa Farnesina, ho deciso di dare una seconda possibilità al mito/favola di Amore e Psiche, che già nella sua versione originale, quella contenuta ne "L'Asino d'oro" (o Metamorfosi) di Apuleio, non mi aveva così tanto impressionato (come invece impressiona la bellezza delle tantissime opere d'arte ad essa dedicate). Ho deciso di provare a rileggerla nella riscrittura che ne ha fatto Lewis in questo "A viso scoperto", avendo già più volte ammirato la sua scrittura e la sua fantasia. Ma anche questa volta, la storia non mi ha lasciato incantato, come avrei sperato. La riscrittura di Lewis è completata: se è vero che da una parte riporta tutti quelli che sono gli elementi base della favola narrata da Apuleio, dall'altra parte l'autore inglese modifica completamente struttura e messaggio: cambia la protagonista, che non è più Psiche, cambia il narratore, che non è più un personaggio esterno che racconta ma un protagonista direttamente immesso nella storia, cambia il finale, o perlomeno il suo significato. E forse è proprio questo misto tra la classicità del racconto originale e il linguaggio "moderno" di Lewis che non mi ha convinto appieno. A volte la narrazione sembra procedere con fatica, altre volte sembra un po' troppo "divulgativa"...

    In conclusione, un libro che si lascia leggere e non spiace, il significato è di quelli cari a Lewis ed è anche condivisibile... ...ma per adorare il mito di Amore e Psiche, meglio affidarsi alla favola di Apuleio...o meglio ancora ad una visita alla sala di Amore e Psiche a Villa Farnesina...o perché no all'opera del Canova...

    ha scritto il 

  • 5

    Un vero e proprio pugno nello stomaco, un libro da rimanere mozzafiato, trecento pagine che scorrono amare ma veloci, ti prendono, ti conquistano e poi ti rivoltano come un calzino. Spettacolare. ...continua

    Un vero e proprio pugno nello stomaco, un libro da rimanere mozzafiato, trecento pagine che scorrono amare ma veloci, ti prendono, ti conquistano e poi ti rivoltano come un calzino. Spettacolare.

    ha scritto il 

  • 4

    Esempio di come un mito classico possa essere rivisitato con gli occhi - forse - dell'autobiografia: un amore che non si rassegna ad essere vero amore... Sebbene, alle orecchie e agli occhi di chi ...continua

    Esempio di come un mito classico possa essere rivisitato con gli occhi - forse - dell'autobiografia: un amore che non si rassegna ad essere vero amore... Sebbene, alle orecchie e agli occhi di chi conosce il mito originale e la cultura classica, molte cose stridano, e neppure poco.

    ha scritto il 

  • 2

    Una puntata di un serial TV

    Avendo preso l'impegno di leggerlo.. l'ho portato a termine. Ma a grande fatica. Lo trovo scritto e tradotto male. Penso che le “( )” nei discorsi siano di per sé un pugno nello stomaco. ...continua

    Avendo preso l'impegno di leggerlo.. l'ho portato a termine. Ma a grande fatica. Lo trovo scritto e tradotto male. Penso che le “( )” nei discorsi siano di per sé un pugno nello stomaco. L'ambientazione è sfuggente, non si capisce né dove né quando i personaggi agiscono. La cosa in sé non è necessariamente negativa, se poi non ci fossero tutti questi rimandi alla Grecia classica, al “lettore greco”. Non so, mi sembra una cosa scritta più per se stessi che per il pubblico, da tenere semmai nel cassetto. Che bisogno c'era di riscrivere malamente il mito di Amore e Psiche? Il mito può essere narrato quando lo si crede vero. Non semplicemente quando ci piace la storia. Chi voglia riscrivere un mito dovrebbe essere dotato di egual misura di potere immaginifico e cultura filologica, altrimenti il risultato è come in questo caso piuttosto sterile. A viso scoperto non aggiunge nulla alla mia conoscenza del mondo e dell'animo umano. Il fatto che ci siano spunti è ovvio, dato che la gelosia, l'accettazione dell'esser brutto, il sacrificio sono archetipi dell'umanità intera. Ma la bellezza di un libro non è certo determinata sic et simpliciter dai temi che tratta. Di gelosia e tradimento ne ha scritto Shakespeare come se ne è scritto nei romanzi d'appendice, il risultato però è incomparabile. Per romanzi di questo tipo si dovrebbero utilizzare scale di valori diverse... mi spiego, è come vole paragonare una puntata di un serial TV a un film di Bergman. I personaggi di A viso scoperto sono disegnati con l'accetta, l'approfondimento psicologico è di facciata. Nel complesso le due stelle le do solo per una forma di simpatia per l'autore, perché magari per lui scrivere questo libro ha avuto un effetto terapeutico, di liberazione da un'ossessione.

    ha scritto il 

  • 2

    A viso scoperto, opera dello scrittore filologo C.S. Lewis, tenta una rilettura in chiave romanzata del mito di Amore e psiche. Il mito origina nel culto di Iside, successivamente conosce varie ...continua

    A viso scoperto, opera dello scrittore filologo C.S. Lewis, tenta una rilettura in chiave romanzata del mito di Amore e psiche. Il mito origina nel culto di Iside, successivamente conosce varie riscritture e acquisizioni: dalla cultura greca a quella romana: in particolare lo troviamo nella maggiore opera di Apuleio, l’Asino d’oro, che al mito dedica un intero libro. La vicenda mitica, romanzata da Lewis, ha luogo in una civiltà barbara imprecisata e in un’epoca che dovrebbe potersi collocare nelle centurie precedenti la nascita di Cristo. I protagonisti della storia sono: Orual, la figlia primogenita di un re crudele e rozzo, e le sue sorelle, soprattutto l’ultima nata Istra ribattezzata a motivo della sua divina bellezza Psiche. C’è poi un altro personaggio chiave, Volpe, un ‘greculo’ che è stato portato in ceppi, preda di guerra e quindi schiavo al cospetto del re: egli ha salva la vita solo perché sarà il precettore filosofo delle giovani figlie del re. L’opposizione, promessa di tragicità come tutte le opposizioni tanto marcate da apparire volute, è tra la bruttezza di Orual e la bellezza di Psiche. A contorno di questa realtà c’è un mondo oscuro e miserabile, un mondo fatto di superstizioni e riti magici, di sacrifici umani e divinità dal potere illimitato e misterioso. Psiche è la prescelta per un rito di purificazione che salverà una nazione su cui si sono abbattuti i più funesti presagi: guerre, lutti, carestie, e la mancanza di un erede maschio al trono. Prescelta per la sua bellezza, per il suo coraggio, per la sua bontà d’animo, Psiche sarà offerta in matrimonio alla Bestia. Nel culto di Iside il matrimonio con la divinità equivale alla morte della sposa. Esso rientra a pieno titolo nei riti di iniziazione su cui si fonda un ordine sociale ancora legato al sostrato magico e sacrale del suo corpus. Non è inutile ricordare che tanto il sacerdote e i suoi adepti quanto il re e la sua famiglia sono ricomprese nella stessa sfera magica di emanazione divina. È quindi una battaglia tragica e già decisa quella che combatterà Orual contro lo strapotere della superstizione e del divino incarnatosi. Orual stessa diventando regina sanzionerà in maniera irrevocabile il suo legame con la divinità oscura e terribile, quella stessa divinità dalle molte facce che le ha portato via l’amata sorella. È nel segno del destino tragico che si compie il legame tra il romanzo lewisiano e il mito. La tragedia nel romanzo si impernia sulla sfida impossibile dell’uomo ribelle contra deos. La nostra ribelle si chiama Orual appunto, la regina di Glome, e il mezzo scelto per dare concretezza alla sua ribellione è un libro (ambiguamente il libro che il lettore sta leggendo; da qui gli insistiti rimandi alla figura del narratario: “tu lettore”; “tu che leggerai questo libro” etc). E’ infatti nella forma scritta, che oltre a restare come atto autografo e ‘legale’ di una volontà, ne rappresenta altresì la sua massima razionalizzazione, che la ribellione di Orual verrà prodotta. E così quello della scrivente Orual finisce per essere un’atto d’accusa steso contro gli dei, poiché inteso alla ricerca di una verità che il mito falsifica a suo esclusivo vantaggio. Una falsificazione che può risultare perfino rozza o subdolamente elusiva, ma che produce sempre l’effetto che si era ripromessa: convincere, attraverso l’affabulazione di un racconto rigoroso (che nel nostro caso è il mito di Amore e Psiche nella sua versione originaria) Orual rinfaccia agli Dei la loro tendenziosità. Gli Dei hanno creato un mito nel quale ella figura come la sorella maledetta e gelosa. Proprio quegli Dei che Orual ritiene l’abbiano ingannata, scientemente, ora la mettono alla gogna, la tormentano diffondendo una versione falsa degli eventi. Potremmo dire che lo fanno senza contradditorio, abusando del loro misterioso potere ‘mediatico’. Ma Orual si ribella a quella versione continuando a pensare di aver agito per troppo amore e perché appunto ingannata dai numinosi Superi. Lei non è colpevole, bensì vittima: sacrificata come la sorella Psiche, sacrificata per capriccio, abusata da quel potere fatale. Resta indubbio che per accusare qualcuno bisogna prima di tutto credere alla sua esistenza. Orual dunque crede negli Dei quantunque la sua esistenza e la sua formazione sotto l’anziano precettore greco sia stata interamente votata alla ricerca della verità filosofica (l’aleteia) cioè a quei fenomeni che possono essere dimostrati e esperiti coi sensi, oltreché, sul piano dell’etica, al controllo delle emozioni: una via insomma alla saggezza, alla sobrietà. Certo, inizia a credere agli dei dal momento in cui qualcosa le appare, seppur sia ancora una fuggevole visione, confusa al marasma di eventi naturali eccezionali, è l’effigie del Dio cui la sorella è stata offerta in sacrificio diventandone la sposa. Persiste il dubbio di averlo lei soltanto immaginato sconvolta dal momento. Eppure via via che la vicenda si snoda ci si mostra un’altra Orual; un’Orual ossessionata dalla sorella Psiche, idolatra e necessariamente spergiura; un’Orual colpevole di essere possessiva, egoista, e sì, invidiosa: ecco il grande peccato tragico, quello che da sempre funge da innesco e combustibile ai miti, compreso il nostro, nella sua versione originale, quella narrata da Apuleio: l’invidia di Venere, la gelosia delle sorelle, e infine nella versione lewisiana: qui l’invidia della protagonista, di Orual appunto, dissimulata e contradditoria come solo sanno essere i sentimenti umani. Invidia, amore, sacrificio e morte, è così che agli Dei piace figurarsi la sfera delle passioni: violente e assolute. Orual è in fondo la prescelta per continuare la narrazione da loro interrotta:

    “Un affetto può arrivare ad essere nove decimi d’odio, e ancora chiamarsi amore”.

    È Orual la regina che parla.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Kalos kai Agazos, senza Kalos e senza Agazos.

    Troppi elementi religiosi, troppa rivisitazione del libro. Analizza in modo molto approfondito i diversi tipi di amore, ma non riesce a trasmetterne. Quello che traspare è l'evidente paragone ...continua

    Troppi elementi religiosi, troppa rivisitazione del libro. Analizza in modo molto approfondito i diversi tipi di amore, ma non riesce a trasmetterne. Quello che traspare è l'evidente paragone Orual-Lewis, che si immedesima nella protagonista raccontandoci il percorso da lui effettuato durante la conversione. Di greco c'è ben poco, sia el modo di pensare di Orual, che in Volpe stesso, che dovrebbe essere greco, ma l'unica cosa di lui che ricorda qualcosa di greco è il suo desiderio di tornare a casa e vedere il mare (un come senofonte nell'Anabasi che gridava "Thalassa, thalassa!"). Psiche ha ben poco del mito, sembra un po' la stordita capitata lì per caso finché non viene rivelato che è una Dea. Gli ultimi quattro capitoli sono inutili, Orual capisce di essere brutta dentro oltre che fuori, e alla fine diventa una figa per grazia divina, per avere compreso che "lei è Psiche" perché ne ha portato il fardello e l'ha spinta a traduire la fiducia del marito. Assolutamente assurdo, poteva rimanere brutta. Peccato perché come idea di base era ottima.

    ha scritto il 

  • 2

    La Grecia è un'altra cosa

    Pretenzioso e lontano dallo spirito greco quanto può esserlo un anglosassone dal mediterraneo. Pedante nel ribadire i concetti (la gelosia di Orual, l'illuminismo fuori luogo di Volpe, la brutalità ...continua

    Pretenzioso e lontano dallo spirito greco quanto può esserlo un anglosassone dal mediterraneo. Pedante nel ribadire i concetti (la gelosia di Orual, l'illuminismo fuori luogo di Volpe, la brutalità del re), ma pur sempre scorrevole finchè racconta. Diventa noiosissimo nella seconda parte, quando arrivano le scontate spiegazioni finali. Ci sono alcuni spunti interessanti di riflessione per i quali dobbiamo ringraziare più il mito che non Lewis.

    ha scritto il 

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