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A zona de desconforto

Uma história pessoal

Por

Editor: Dom Quixote

3.4
(425)

Language:Português | Number of Páginas: 232 | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Italian , German , Spanish , French

Isbn-10: 9722048996 | Isbn-13: 9789722048996 | Data de publicação:  | Edition 1

Category: Fiction & Literature , Travel

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Descrição do livro
Nas suas próprias palavras, Jonathan Franzen era o tipo de rapaz que tinha medo de aranhas, bailes do liceu, urinóis, professores de música, bumerangues, de raparigas populares - e dos pais. Não tinha nada contra os miúdos totós, a não ser o pânico de que o tomassem por um deles, destino que resultaria para ele na imediata Morte Social. Encarando a puberdade da mesma forma que um mestre falsário encara uma encomenda particularmente difícil, fingia-se um tipo que dizia muitas vezes "merda" com a maior naturalidade e que não gostava de fazer cálculos na sua nova calculadora Texas Instruments de seis funções.
A Zona de Desconforto é a memória íntima que Franzen guarda do seu crescimento dentro de uma pele hipersensível, de "uma pessoa pequena e fundamentalmente ridícula", passando por uma adolescência estranhamente feliz, até um adulto de paixões fortes e inconvenientes. A sua história pessoal de uma juventude vivida no Midwest e uma idade adulta vivida em Nova Iorque é condimentada pela mesma mistura de ironia e afecto que caracteriza a sua ficção; o resultado é um retrato fascinante de um americano que harmoniza de forma ímpar a razão e o coração.
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  • 3

    zona noia

    L’idea è carina, Franzen è sempre creativo, ha sempre un suo umorismo, un suo stile,
    Piú mesi passavano senza che ci avvicinassimo a una gravidanza, e piú la incalzavo perché andassimo a vivere insieme; piú la incalzavo, e piú la californiana diventava volubile; a quel punto decisi che ...continuar

    L’idea è carina, Franzen è sempre creativo, ha sempre un suo umorismo, un suo stile,
    Piú mesi passavano senza che ci avvicinassimo a una gravidanza, e piú la incalzavo perché andassimo a vivere insieme; piú la incalzavo, e piú la californiana diventava volubile; a quel punto decisi che occorreva lanciare un ultimatum, che portò a una rottura, e poi un ultimatum piú definitivo, che portò a una rottura piú definitiva, e poi un ultimatum definitivo definitivo, che portò a una rottura definitiva definitiva, subito dopo la quale andai a fare una passeggiata lungo un laghetto nella parte meridionale del parco e vidi una coppia di germani reali nuotare l’uno accanto all’altra, frugando insieme tra le alghe, e scoppiai a piangere.

    e ci si identifica spesso nel giovane Jonathan alle prese con una mamma autoritaria che ti rovina la vita anche decenni dopo che sei scappato da lei
    In qualunque momento degli ultimi vent’anni della sua vita, i membri della famiglia sparsi in tre diverse zone di fuso orario potevano angosciarsi per le sue opinioni forti, dichiarare schiettamente il loro disinteresse per quelle opinioni, oppure telefonarsi a vicenda per chiedere consiglio su come affrontarle. Chiunque abbia pensato che AMA TUA MADRE fosse uno slogan adatto per il paraurti di un ecologista, evidentemente non ha avuto una mamma come la mia. Nel pieno degli anni Novanta, guidando dietro Volvo o Subaru decorate con quell’ammonizione e con la relativa istantanea della Terra, mi sentivo oscuramente intimidito, come se il messaggio fosse «La natura si chiede perché non ti fai sentire da quasi un mese», o «Il nostro pianeta disapprova risolutamente il tuo stile di vita», oppure «La Terra detesta brontolare, ma…»

    e un papà con tante aspettative per lui, come spesso capita agli adolescenti e ai papà, però lasciatemelo dire: questo libro è un po’ noioso. Ho trovato comunque interessante il capitolo sull’ornitologia e quello sul suo matrimonio e sul suo bisogno di libertà, però l’intero romanzo è ben al di sotto delle aspettative, scordatevi le correzioni! Da un grande autore ci aspetta un grande romanzo e questo non lo è. Noi poveri lettori ci siamo rimasti molto male!

    dito em 

  • 0

    A volte, con un libro si creano inspiegabili legami, questa è stata una di quelle volte.
    Non so cosa pensare del libro, sono brevi raccontini (i primi); articoli riciclati (l'ultimo); saggi sulla fenomenologia dei Peanuts; appunti biografici di un ragazzo che cresce; brevi "saggi" (bellissi ...continuar

    A volte, con un libro si creano inspiegabili legami, questa è stata una di quelle volte.
    Non so cosa pensare del libro, sono brevi raccontini (i primi); articoli riciclati (l'ultimo); saggi sulla fenomenologia dei Peanuts; appunti biografici di un ragazzo che cresce; brevi "saggi" (bellissime parti) di letteratura tedesca.
    Appunti disorganici, il cui unico legame è il protagonista e i suoi ricordi, messi lì in maniera estemporanea, in ordine temporale ma senza altri grandi fili logici.
    Alcune parti (in particolare l'ultima) sono noiosi e forse anche inutili; una è pieno di passione e amore per la letteratura; un'altra con spunti di divertente ironia in mezzo a un desolante piattume e scherzi scemi; altre sono ricordi di un ragazzino,non abbastanza fico da essere uno dei leader della scuola né abbastanza sfigato da essere uno dei nerd della scuola, che cerca di barcamenarsi tra l'aspirazione ad essere un capo, la consapevolezza di non esserlo e la necessità di fare le cose che fanno il resto dei coetanei. Questo è il massimo disagio espresso dal libro, tanto da far chiedere "ma dove sarebbe il disagio?".
    Eppure questo piccolo romanzo di formazione mi è piaciuto, nonostante parli di un mondo e di un vissuto diverso dal mio; mi ha emozionato, in alcune occasioni facendomi chiudere il libro con una sensazione di piacevole pienezza, e mi ha ricordato il mio amatissimo/odiatissimo prof del liceo con il suo dire che i tedeschi sono invidiosi degli italiani ("C'era il commovente e riabilitante anelito dei tedeschi a non essere affatto tedeschi, bensì italiani, anelito che Goethe catturò nel classico verso del Wilhelm Meister"). Misteri dei libri.

    dito em 

  • 3

    Dimenticabile.

    Raccolta disorganica di articoli giornalistici a sfondo autobiografico di Jonathan Franzen che, partendo dalla morte della madre, e dalla vendita della casa di famiglia, cerca di ripercorrere attraverso i suoi ricordi d'infanzia e dell'adolescanza quella che dovrebbe essere stata una vita costant ...continuar

    Raccolta disorganica di articoli giornalistici a sfondo autobiografico di Jonathan Franzen che, partendo dalla morte della madre, e dalla vendita della casa di famiglia, cerca di ripercorrere attraverso i suoi ricordi d'infanzia e dell'adolescanza quella che dovrebbe essere stata una vita costantemente vissuta fuori dalla zona di comfort* (da cui il titolo originale The Discomfort Zone).
    Ne risulta, come dicevo all'inizio, una raccolta slegata, discontinua e a tratti noiosa, in mezzo alla quale si pescano rare perle di scrittura e poche pagine di interesse: su tutte il capitolo sulla lingua e la letteratura tedesca (molto interessanti alcune riflessioni su La Montagna incantata di Thomas Mann), quello sulla sua passione ornitologica sfociata in un lungo periodo di birdwatching, e alcune considerazioni interessanti sui Peanuts e Charles Schulz.
    Tutto il resto è noia, soprattutto quando Franzen avvicina la lente e anziché limitarsi a raccontare gli Stati Uniti e i mutamenti sociali (del Midwest e di Webster Groves nel Missouri, nello specifico) attraverso la sua memoria, decide di avvicinarsi e raccontare anche personaggi e dialoghi (piuttosto inutili) dei quali non importa niente a nessuno, forse nemmeno più a lui.
    Pensare che un suo amico carissimo (e un autore fra quelli che più amo), raccontando il Midwest in un memorabile reportage, è riuscito ad appassionarmi persino alla fiera del bestiame: segno che per essere uno scrittore dalla penna magica non è sufficiente saper scrivere o anche solo aver storie da raccontare, ma che bisogna anche saper parlare al lettore e portarlo con sé in luoghi dove mai avrebbe pensato di andare.

    Tre stelle, molto generose, che prima dell'ultimo capitolo - Il mio problema ornitologico - erano due.

    *«La Comfort Zone nella psicologia comportamentale è una condizione mentale di sicurezza, dove tutto è rassicurante, noto; dove ti muovi a tuo agio, senza grandi sorprese»

    http://annaconforti.blogspot.it/2010/05/partiamo-da-una-definizione_13.html

    dito em 

  • 2

    Da uno famoso come Franzen ci si aspetta molto di più. Un memoir poco interessante, che forse non valeva neanche la pena di raccontare; nessuna traccia di quello che potrebbe essere il percorso che lo porta a essere uno scrittore. Tutto appare come casuale o quasi. Buona la parte sui Peanuts, che ...continuar

    Da uno famoso come Franzen ci si aspetta molto di più. Un memoir poco interessante, che forse non valeva neanche la pena di raccontare; nessuna traccia di quello che potrebbe essere il percorso che lo porta a essere uno scrittore. Tutto appare come casuale o quasi. Buona la parte sui Peanuts, che però sembra un saggio a se stante; pessime le figure femminili.
    In sostanza, un libro che si dimentica di aver letto

    dito em 

  • 1

    Zona di noia profonda. Tutto il brillare della prosa di Franzen (almeno quello che mi aveva catturata ne Le correzioni) disperso in un piatto e sciatto tentativo di autobiografia.
    Spiace.

    dito em 

  • 3

    zona onanismo

    parziale biografia dell'autore
    molti temi sono comuni ai suoi romanzi,
    le scelte esistenziali, il racconto del passato dell'autore ma anche di figure marginali della sua vita (con qualche sbadiglio del lettore qua e là e pure qualche "ma chi se ne frega")
    interessanti consideraz ...continuar

    parziale biografia dell'autore
    molti temi sono comuni ai suoi romanzi,
    le scelte esistenziali, il racconto del passato dell'autore ma anche di figure marginali della sua vita (con qualche sbadiglio del lettore qua e là e pure qualche "ma chi se ne frega")
    interessanti considerazioni su Snoopy e altre cose che nei romanzi funzionano meglio
    incompleto per scelta
    deludente per chi si aspettava un'analisi più approfondita delle motivazìoni dell'autore, che invece si sofferma sul racconto, però stranamente non avvince come fosse un romanzo...

    ps. piccola divagazione: Franzen racconta di essersi messo a fare bird watching in risposta al dolore per la morte della madre, questo punto ritorna in Libertà quando il protagonista ci si dedica in risposta alla morte della compagna...straziante e realistico, ma chissà come mai funziona incredibilmente meglio nel romanzo...

    dito em 

  • 4

    Autobiografia di Jonathan Franzen e anche un romanzo di formazione anche se in poco più di 200 pagine c'è tutto, leggendolo si rivivono attraverso i racconti dell'autore le vicende sociali dell'America di quel tempo, dagli anni '70-'80 in poi. Qualcuno mi ha fatto notare che è una raccolta di rac ...continuar

    Autobiografia di Jonathan Franzen e anche un romanzo di formazione anche se in poco più di 200 pagine c'è tutto, leggendolo si rivivono attraverso i racconti dell'autore le vicende sociali dell'America di quel tempo, dagli anni '70-'80 in poi. Qualcuno mi ha fatto notare che è una raccolta di racconti, in realtà non ho mai pensando che fossero dei racconti, o almeno non c'ho fatto proprio caso a questa interpretazione, per me è chiaramente un'autobiografia e i racconti sono semplici paragrafi, che, a mio avviso, hanno un senso compiuto solo se letti consecutivamente.

    dito em 

  • 0

    Non è un libro indimenticabile, anzi. In questo modo, senza fantasia, senza incutere un briciolo di interesse, annoiando il lettore, potrei scrivere anche io zona noia, zona demotivazione e zona apatia. Di 215 pagine ne salverei una settantina credo. Il resto solo noia e sbadigli. Lunghissime div ...continuar

    Non è un libro indimenticabile, anzi. In questo modo, senza fantasia, senza incutere un briciolo di interesse, annoiando il lettore, potrei scrivere anche io zona noia, zona demotivazione e zona apatia. Di 215 pagine ne salverei una settantina credo. Il resto solo noia e sbadigli. Lunghissime divagazioni sul birdwatching, sulla Chiesa Congregazionalista, su esperienze autobiografiche pescate da ricordi frammentari lungo tutta la sua vita, fanno di questo libro di Franzen una noiosa e pedante confessione, che cerca di trovare disagio anche quando non ce ne è traccia.

    dito em 

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