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Abecedario pittorico

By Federico Zeri

(86)

| Hardcover | 9788830423565

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Book Description

Dal "Compianto sul Cristo morto" di Giotto al" Tondo Doni" di Michelangelo, dalla "Vocazione di san Matteo" di Caravaggio alla "Danza di Matisse", dallo "Sposalizio della Vergine" di Perugino alle "Muse inquietanti" di De Chirico, Federico Zeri spieg Continue

Dal "Compianto sul Cristo morto" di Giotto al" Tondo Doni" di Michelangelo, dalla "Vocazione di san Matteo" di Caravaggio alla "Danza di Matisse", dallo "Sposalizio della Vergine" di Perugino alle "Muse inquietanti" di De Chirico, Federico Zeri spiega in questo libro, con il tono affabile e diretto proprio di una conversazione, l'origine, il significato e l'influenza di grandi capolavori della storia dell'arte dal Trecento al Novecento. Sono, in un certo senso, 'ritratti' di un quadro e dell'artista che lo dipinse. Federico Zeri vi esprime al meglio la curiosità di un'intelligenza febbrile, la passione di un occhio acutissimo e una cultura onnivora. Picasso, Corot, Mantegna, Gauguin e tutti gli altri protagonisti sfilano di fronte allo sguardo dei lettori in un viaggio ricco di suggestioni e di notizie che lo rendono davvero prezioso: come una visita guidata da un conoscitore raffinatissimo, avido di ogni cosa, teso a scoprire significati oltre le apparenze dentro e dietro l'immagine, lungo i secoli della pittura e gli itinerari prediletti di una vita.

7 Reviews

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    Un modo d'amare

    A cura, si spera rispettosa, di Mario Carminati, queste trascrizioni delle 44 conversazioni radiofoniche che Federico Zeri tenne dall'ottobre 1997 all'ottobre 1998 risultano in principio un po' stranianti.

    Come se insieme allo sguardo trivellante ...(continue)

    A cura, si spera rispettosa, di Mario Carminati, queste trascrizioni delle 44 conversazioni radiofoniche che Federico Zeri tenne dall'ottobre 1997 all'ottobre 1998 risultano in principio un po' stranianti.

    Come se insieme allo sguardo trivellante e al sopracciglio cespuglioso fossero sparite non solo la voce stentorea, ma soprattutto quel parlare caustico o irridente che faceva di Federico Zeri un personaggio amato/odiato a seconda che venisse in primo piano la sua immensa competenza o la sua immensa vanità, spesso tradotte entrambe in una vis polemica sempre feroce ma per me sempre appassionantissima.

    E tuttavia, se la prova del nove di un'operazione divulgativa è di farti correre al pc (con annessa preghiera di ringraziamento per la grande fortuna di vivere ai tempi di Internet) e di lasciarti con la voglia di vedere di più e di lèggere di più, allora devo ammettere che, nonostante la pacatezza e quella sorta di avarizia espressiva che ne fanno il tono, il libro è proprio bello.

    Forse perchè, pur nell'estrema stringatezza -sbrigatività addirittura- dei singoli articoli, si viene inondati da quella messe di notizie storiche e di dati tecnici che, per quanto mi riguarda, sono sempre il segno della competenza vera e certamente assai più interessanti della descrizione delle tormentose vicende dell'anima loro che certi celebrati personaggi contrabbandano per critica d'arte.

    O forse proprio perchè degli amori veri, di quelli che ti vien voglia di condividere, l'amore di Federico Zeri per l'arte conserva qui quella reticenza, quel velo di pudore che induce chi ama a restare sull'oggetto d'amore e a zittire quell'"io, io.." dell' emozione che in fondo è solo un abile travestimento del narcisismo, di cui l'opera appare casuale, o peggio strumentale, nutrimento.

    Un modo d'amare dunque, per me l'unico inequivocabile.

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    capobanda-anche su Goodreads said on Oct 2, 2011 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Uno sguardo colto quanto veloce su pittori e quadri che sono capolavori della pittura europea.

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    Tír na nÓg said on Jul 4, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dal funambolico e preparatissimo Federico Zeri, una piccola parte della sua cultura. Un libro godevole, che offre molti stimoli e fa scattare la voglia di saperne di più.

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    psicopompo said on Mar 21, 2010 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Abecedario

    Editore Longanesi "Il Cammeo", prima edizione 2007. A cura di Mario Carminati.
    44 registrazioni radiofoniche su altrettanti artisti, da Giotto a Watteau, che lo storico realizzò con il regista Marco Dolcetta, andate regolarmente in onda, sbobina ...(continue)

    Editore Longanesi "Il Cammeo", prima edizione 2007. A cura di Mario Carminati.
    44 registrazioni radiofoniche su altrettanti artisti, da Giotto a Watteau, che lo storico realizzò con il regista Marco Dolcetta, andate regolarmente in onda, sbobinate, trascritte, riviste e pubblicate. Non sappiamo se questo fosse il volere di Zeri, a volte i libri postumi sono una vera incognita. Il curatore dice di non aver tradito in alcun modo il pensiero di Zeri. Darò a questo libro postumo solo tre stelline, perchè al di la del fascino del racconto sui quadri, con parole che nulla hanno a che vedere con l' accademia e il trombonismo di certi critici , manca lo spirito di Zeri, la sua ironia graffiante, i suoi giudizi feroci, il suo parlare schietto. Manca l' unghiata, l' iperbole liguistica che era una delle sue caratteristiche ; manca lo spiazzamento in questo Abecedario che spesso è scontato e fin troppo tiepido nella lettura dei dipinti. Manca la sciabola, il mordente degli altri libri "Mai di traverso",
    Per questo vorrei far parlare lui stesso, in un discorso appassionato e che fu anche il suo ultimo,pronunciato nell' ottobre del 1998 a Varese. Un testamento spirituale, le ultime parole di un grande storico e critico dell' arte. Un appassionato invito a recuperare l' essenza del nostro patrimonio culturale, al grido di "Liberiamo l' arte dai critici":
    << Anche i monumenti, gli oggetti minori, il mobilio e i vestiti sono indizi straordinari, benchè trascurati, delle società che li hanno prodotti. Se uno legge le riviste d'arte vedrà che il dibattito cade sempre sull' attribuzione del quadro, della statua, della miniatura, ma mai sulla loro importanza storica. Ora, una vera storia dell' arte non consiste solo nei quadri importanti di maestri geniali, ma consiste anche nello stabilire il rapporto che la nascita di queste opere ha avuto con la società che le ha prodotte. Impossibile comprendere Leonardo da Vinci se non si tiene conto della Firenze in cui ha studiato, della Milano in cui poi ha operato, non solo dipingendo capolavori, ma anche al servizio del duca Lodovico il Moro, come ingegnere, come urbanista, come studioso di trasporti fluviali. Per gli storici dell' arte tutto questo non esiste, ci sono solo liriche descrizioni della "Vergine delle Rocce", della"Cecilia Gallerani" di Cracovia ; il linguaggio di questo tipo di storia dell' arte sfiora spesso le belle lettere, con aggettivi ricercati, icastici. Linguaggio che poi, stranamente - ma nessuno lo vuole ammettere- risale a Gabriele D'Annunzio. Io dico che il più bel libro d'arte in questo senso, l'ha scritto il D'Annunzio nel romanzo "Il Fuoco", che ha pagine sublimi sulla pittura veneziana del '500 , ma sublimi per quell' epoca e che oggi suonano sorpassate. Eppure molti storici dell' arte, al seguito soprattutto di Roberto Longhi, che è stato innanzitutto un grande letterato dannunziano e poi un grande conoscitore d'arte, continuano a scrivere la storia dell' arte con il pennino d'oro o , sembrerebbe,suonando le corde di un' arpa. Tutte cose che io personalmente rifiuto perchè secondo me l'opera d'arte figurativa comprende anche il mobilio, per esempio, e il vestito, che sono indizi straordinari della società che li ha prodotti, e che vengono trascurati, sebbene si tratti di spie per capire noi stessi, che veniamo al seguito di quelle società lì. Non si può scrivere una storia contemporanea se non si capisce quello che è il nostro passato. Ora i più grandi documenti del proprio passato sono proprio, non solo le grandi opere, ma le arti minori, comprese le ceramiche, i servizi da tavola.... ma mi sembra che la conversazione di oggi verta sulla "città e la sua arte". Questo si presta a due tipi di distinzioni: la prima, di che tipo di città parliamo ? Una città completamente moderna o una città con le sue tradizioni ?. Io penso che si voglia parlare di una città con una lunga tradizione alle spalle, come appunto Milano. E la sua arte. E qui c'è un altra distinzione da fare. Cosa si intende per arte ? Si intende solo il capolavoro, "Il Cenacolo", i quadri di Brera, il Poldi Pezzoli o comprende anche le arti minore tanto disprezzate dall' idealismo crociano ? . Questo è molto importante, perchè Milano è l' unica città che possiede un nucleo, nel Castello Sforzesco, sia di maioliche, la più grande raccolta di maioliche italiane al mondo-sia di mobili : il mobilio italiano è spesso disegnato da grandi architetti, tipo il Borromini, e si dimentica che l' artista di un tempo era soprattutto artigiano. L'idea dell' artista sublime nasce con Michelangelo, il quale poteva sbeffeggiare il papa, fuggire, lasciare il lavoro interrotto e vivere come una sorta di Semidio ancora in vita. Ma nel XVII secolo abbiamo infiniti artisti di grido che eseguivano dolci, scolpivano con la panna montata, lo zucchero, naturalmente non si poteva ricreare la produzione effimera di questi artisti. Ma ciò dimostra che essi non disdegnavano di dedicarsi a generi che oggi sarebbero snobbati dagli storici dell' arte, come il mobilio italiano, non inferiore e molto originale rispetto a quello francese e inglese. Il museo del castello ha un nucleo, che se potenziato, potrebbe portare rapidamente alla costituzione di un grande museo del mobile italiano, sottraendo questi pezzi unici alle devastazioni che hanno subito negli ultimi decenni da parte dei cosidetti "interiors decorators". Ho visto, non so, confessionali splendidi trasformati in mobili bar e questo in case di signori... il cattivo gusto non ha confine. ....il museo di Brera è stato ricostruito dopo la guerra, ha avuto momenti di gestioni discutibili, ma poi ha avuto un' improvvisa fioritura grazie a un sovrintendente che poi ha lasciato l' amministrazione, ma d'altronde l' amministrazione paga talmente poco. Io stesso ho abbandonato l' amministrazione quando non ce la facevo più e poi ho trovato lavoro come esperto per antiquari e per collezionisti privati-non c'è nulla di male-e ho potuto metter su una bella biblioteca, una fototeca che privatamente è la più grande e completa del mondo.....Ora io ho sempre raccomandato di fare fuori Milano o a Milano stessa un Brera bis con tutti i quadri che appartengono al museo ma sono negli scantinati .E poi sorge un altro problema : che senso ha la grande raccolta di opere d'arte se interessa solo il numero dei visitatori e non il modo in cui questi percepiscono l' opera d'arte ?....Ora nessun museo può andare avanti senza una struttura che comprenda anche un dipartimento per la spiegazione delle opere ai visitatori. Cosa che è stata capita da molti anni al MOMA, dove ho lavorato. Li c'è una squadra di funzionari che studiano i quadri e li illustrano ai visitatori, una volta fanno le opere veneziane, una volta le opere fiorentine ma le illustrano non raccontando le sciocchezze dei critici ma cose solide: chi sono i committenti, in che tipo di società queste opere sono nate. Un' organizzazione del genere non esiste in Italia, nemmeno agli Uffizi...Io non credo nell' arte con l' A maiuscola-e non mi si accusi di marxismo. Ma io vedo l' arte come documento , anche se ci sono opere che mi danno una grandissima soddisfazione estetica; io , il più bel quadro del mondo lo considero la "Dama con l' ermellino", di Leonardo, l' unico che vorrei a casa. E infine una città non è fatta solo dalla cultura dei grandi musei, è fatta anche di fasce sociali diverse, le quali hanno la loro propria cultura. Io per cultura intendo anche la cucina, sono un appassionato raccoglitore di libri di ricette, e il libro lo tengo non per fare quei piatti, ma perchè sono una spia dei gusti locali e servono anche a capire le opere d'arte; c'è un rapporto anche lì. I libri di ricette sono romanzi a chiave, come i gialli. Io i gialli non li leggo per la trama ma per le descrizioni degli ambienti, di certi uffici, di certe pensioncine...che spesso sono le più belle descrizioni del xx secolo. Quindi la città ha altri livelli, quello delle feste popolari, delle processioni...tutte cose che fanno parte della cultura.......io sono assolutamente contrario all' uso dei musei e dei monumenti per funzioni improprie: ho molto deplorato l' esposizione degli stilisti, non si può più dire sarti, dentro gli Uffizi. Mettere gli abiti di Ferrè o Valentino accanto a Filippo Lippi e Masaccio mi sembra una cosa di pessimo gusto. Facciano le loro mostre, con i loro architetto di grido, ma in altri sedi. Deploro questo uso, che invece imperversa. Non bisogna farlo....Ma che stiamo a fare ? Stiamo a dissacrare ?. No il museo è il museo. >> Questa lunga chiaccherata avvenne poco tempo prima della sua morte.
    C'è tutto Zeri, con un filo di tristezza percebile. E' augurabile che che la sua fortissima attenzione al contesto, ai centri minori, alle relazioni infraregionali della densa storia del nostro Paese venga raccolta da quanti hanno a cuore la salvaguardia del patrimonio culturale italiano. Ma le cose vanno in un' altro senso purtroppo. Bisogna pur dirlo : l'Italia odia l' arte.
    ( Questa conversazione l'ho presa dal Corriere della Sera , 3 Ottobre 1998 , articolo di Petraroia Pietro ) . Ci ho ripensato : quattro stelline.

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    Lalla said on Jun 3, 2009 | 3 feedbacks

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    Considero questa raccolta di"conversazioni artistiche" modello basilare per comprendere il modus operandi dello storico dell'arte d'innanzi all'oggetto della sua attenzione, della sua passione.
    L'opera d'arte non solo come pura forma o contenito ...(continue)

    Considero questa raccolta di"conversazioni artistiche" modello basilare per comprendere il modus operandi dello storico dell'arte d'innanzi all'oggetto della sua attenzione, della sua passione.
    L'opera d'arte non solo come pura forma o contenitore di simboli, ma principalmente "essere vivente", protagonista della storia e del suo mutare...
    Federico Zeri, Maestro a cui tendere.

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    MigolXIV said on Jul 27, 2008 | Add your feedback

Book Details

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  • Hardcover 296 Pages
  • ISBN-10: 8830423564
  • ISBN-13: 9788830423565
  • Publisher: Longanesi (I marmi, 184)
  • Publish date: 2007-10-01
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