Tight, smoking, frac hanno raggiunto un secolo fa il loro assetto e non intendono cedere nulla a quella dimensione fluttuante e inafferrabile che contraddistingue il carosello della Moda. Granitici status symbol, un po' rigidi e persino un po' patetici nel loro rifiuto di mutare, sembravano destinatContinue
Tight, smoking, frac hanno raggiunto un secolo fa il loro assetto e non intendono cedere nulla a quella dimensione fluttuante e inafferrabile che contraddistingue il carosello della Moda. Granitici status symbol, un po' rigidi e persino un po' patetici nel loro rifiuto di mutare, sembravano destinati a sicura estinzione con i contestatori anni Settanta, quando furono accolti con lanci di uova e pomodori a un classico appuntamento della mondanità, l'apertura della stagione scaligera. E invece eccoli qui, vivi e vegeti. Le code del tight ricompaiono nei matrimoni "bene" e sfilano come sempre nella cornice variopinta dei templi britannici dell'ippica. Il frac è riservato a pochi: capi di stato, diplomatici, direttori d'orchestra, premi Nobel, ma non è detta l'ultima parola. E certo lo smoking - Tuxedo per dirla all'americana, dinner jacket all'inglese - è in grande ripresa: non c'è abito più seducente, che riesca a rendere altrettanto fascinoso anche il signore più brevilineo o afflitto da inopportune ridondanze. Ma cosa c'è dietro queste giacche a falde, gli sparati inamidati, gli ammiccanti papillons? Una storia di potere e di classi, di tradizioni e di stile, una serie di protagonisti più o meno famosi, da Lord Brummell, impeccabile Vate dell'aureo stile inglese, a Lorillard, eccentrico dandy che tolse le code alla giacca da sera, a sarti come Prandoni, che vestirono i personaggi più in vista di un'epoca leggendaria: Puccini, D'Annunzio, Toscanini.