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Accabadora

Di

Editore: Mondolibri

4.1
(5823)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: CD audio , eBook , Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l'aspettano, come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita sia la morte. D'altra parte, «non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada». Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come «l'ultima». Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. «Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia». Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre. La Sardegna degli anni Cinquanta è un mondo antico sull'orlo del precipizio, ha le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi. La comunità è come un organismo, conosce le proprie esigenze per istinto e senza troppe parole sa come affrontarle. Sa come unire due solitudini, sa quali vincoli non si possono violare, sa dare una fine a chi la cerca. Michela Murgia, con una lingua scabra e poetica insieme, usa tutta la forza della letteratura per affrontare un tema così complesso senza semplificarlo. E trova le parole per interrogare il nostro mondo mentre racconta di quell'universo lontano e del suo equilibrio segreto e sostanziale, dove le domande avevano risposte chiare come le tessere di un abbecedario, l'alfabeto elementare di «quando gli oggetti e il loro nome erano misteri non ancora separati dalla violenza sottile dell'analisi logica».
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  • 4

    L'ultima madre

    Maria Listru è una fillus de anima, una bambina generata due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra.
    Quello che Maria ignora e che farà cadere il suo mondo a pezzi quando più tardi scoprirà, è che Bonaria Urrai non è solo la sua madre adottiva.
    Ha anche altri "figli" perc ...continua

    Maria Listru è una fillus de anima, una bambina generata due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Quello che Maria ignora e che farà cadere il suo mondo a pezzi quando più tardi scoprirà, è che Bonaria Urrai non è solo la sua madre adottiva. Ha anche altri "figli" perchè lei è un'accabadora, colei che finisce, un'ulltima madre che accompagna i suoi figli ad una morte pietosa. Cruciale il passaggio dove Bonaria prova a dare un senso al suo agire, inconcepibile per Maria: "- Vuoi giudicare del come senza capire il perchè?Tu hai sempre fretta di emettere sentenze, Maria..... - Sei nata tu forse da sola? Sei uscita con le tue forze dal ventre di tua madre?O non sei nata con l'aiuto di qualcuno, come tutti i vivi?... - Non mi si è aperto il ventre, - proseguì, - e Dio sa se lo avrei voluto, ma ho imparato da sola che ai figli bisogna dare lo schiaffo e la carezza, e il seno, e il vino della festa e tutto quello che serve, quando gli serve.Anche io avevo la mia parte da fare, e l'ho fatta. - E quale parte era? - L'ultima. Io sono stata l'ultima madre che alcuni hanno visto." Al di là dei giudizi morali e delle posizioni personali di ciascuno, questo libro affronta un argomento delicatissimo, l'eutanasia, con altrettanta delicatezza, ti restituisce il senso e il valore della pietas e sicuramente insegna a non giudicare mai a priori: "- Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata."

    ha scritto il 

  • 5

    Che bello questo libro, con questo stile così asciutto che tante frasi significative sembrano sassate, davvero difficili da dimenticare. L'ho trovato affascinante e l'accabadora protagonista mi è piaciuta proprio tanto. Apparentemente è una lettura semplice ma ci sono tanti aspetti su cui rimurgi ...continua

    Che bello questo libro, con questo stile così asciutto che tante frasi significative sembrano sassate, davvero difficili da dimenticare. L'ho trovato affascinante e l'accabadora protagonista mi è piaciuta proprio tanto. Apparentemente è una lettura semplice ma ci sono tanti aspetti su cui rimurginare. Ne consiglio davvero la lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono rimasta meravigliata dalla scrittura dell'autrice, il libro è scritto molto bene e mi ha coinvolto molto, tuttavia sono stata spinta a riflettere su ciò che si faceva di fatto nel passato, ricorrendo a un mutuo accordo nel mondo di paese per abbreviare le sofferenze degli ammalati. Non so se ...continua

    Sono rimasta meravigliata dalla scrittura dell'autrice, il libro è scritto molto bene e mi ha coinvolto molto, tuttavia sono stata spinta a riflettere su ciò che si faceva di fatto nel passato, ricorrendo a un mutuo accordo nel mondo di paese per abbreviare le sofferenze degli ammalati. Non so se sono d'accordo!Perché ci vuole una grande etica, pietà, commozione, empatia per non approfittare di una situazione di debolezza di chi già sta soffrendo!

    ha scritto il 

  • 3

    E' un bel libro?!

    Ambientato in un paesino sardo negli anni ’50, è un romanzo breve che affronta un tema importante e delicato: l’eutanasia. Mi è difficile esprimere un giudizio su questo libro perché ne sono stata attratta e nello stesso tempo respinta. L’inizio mi è sembrato un po’ ostico, ma ho continuato a l ...continua

    Ambientato in un paesino sardo negli anni ’50, è un romanzo breve che affronta un tema importante e delicato: l’eutanasia. Mi è difficile esprimere un giudizio su questo libro perché ne sono stata attratta e nello stesso tempo respinta. L’inizio mi è sembrato un po’ ostico, ma ho continuato a leggere sino ad arrivare rapidamente alla fine. Lo stile di questa scrittrice, aspro e poco fluido, si avvale di un linguaggio che ben si adatta alla terra sarda, ma che non amo particolarmente. Poco convincente la parte centrale, in cui Maria, una “fill’e anima” si allontana dal paese per andare in una città del Nord, ma altre pagine mi hanno davvero “catturato” e fatto riflettere. Protagonista è l’Accabadora che sembra muoversi accanto al lettore con i suoi silenzi.

    ha scritto il 

  • 5

    "Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche invisibile altrove dell'anima."

    ha scritto il 

  • 4

    "Accabadora", per svegliarmi dalla letargia della lettura de "La nausea", perché è un romanzo ben scritto, che ti avvolge con la sua trama e con la figura di Bonaria Urrai, l'accabadora, appunto, cioè "colei che finisce"; una moderna Atropo, in cui il senso di pietà umana va a sollecitare un tema ...continua

    "Accabadora", per svegliarmi dalla letargia della lettura de "La nausea", perché è un romanzo ben scritto, che ti avvolge con la sua trama e con la figura di Bonaria Urrai, l'accabadora, appunto, cioè "colei che finisce"; una moderna Atropo, in cui il senso di pietà umana va a sollecitare un tema molto attuale, quello dell'eutanasia. Un po' scollegata la parte centrale, quella della fuga torinese, che sembra quasi un riempitivo ma tutto sommato un bel romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Non solo metafore

    Che questo libro sia un (valido e ben scritto) espediente in qualche modo metaforico per parlarci di eutanasia è chiaro, eppure non si esaurisce qui.
    Murgia scrive di una Sardegna e di personaggi che sono così ben delineati, ancorché quasi appena accennati, che restano addosso ed hanno una forza ...continua

    Che questo libro sia un (valido e ben scritto) espediente in qualche modo metaforico per parlarci di eutanasia è chiaro, eppure non si esaurisce qui. Murgia scrive di una Sardegna e di personaggi che sono così ben delineati, ancorché quasi appena accennati, che restano addosso ed hanno una forza ed una verosimiglianza incredibili. Un libro che si legge veloce, una piccola storia che sa di mito eppure ci riguarda, in ultima - davvero ULTIMA - istanza.

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  • 5

    intelligente

    Bellissimo, intelligente, alta scrittura, che altro dire?
    Non avevo mai letto nulla di questa autrice, questo libro è stata una meravigliosa scoperta.
    Avrei messo volentieri anche 7/8 stelline.
    E' stato sempre un crescendo continuo, iniziato subito a piacermi e pagina dopo pagina mi ha letteralme ...continua

    Bellissimo, intelligente, alta scrittura, che altro dire? Non avevo mai letto nulla di questa autrice, questo libro è stata una meravigliosa scoperta. Avrei messo volentieri anche 7/8 stelline. E' stato sempre un crescendo continuo, iniziato subito a piacermi e pagina dopo pagina mi ha letteralmente attirato a se come una potente calamita. Bellissimo!

    ha scritto il 

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