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Accabadora

By Michela Murgia

(555)

| Hardcover

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Book Description

Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «l Continue

Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l'aspettano, come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita sia la morte. D'altra parte, «non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada». Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come «l'ultima». Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. «Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fill'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia». Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre. La Sardegna degli anni Cinquanta è un mondo antico sull'orlo del precipizio, ha le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi. La comunità è come un organismo, conosce le proprie esigenze per istinto e senza troppe parole sa come affrontarle. Sa come unire due solitudini, sa quali vincoli non si possono violare, sa dare una fine a chi la cerca. Michela Murgia, con una lingua scabra e poetica insieme, usa tutta la forza della letteratura per affrontare un tema così complesso senza semplificarlo. E trova le parole per interrogare il nostro mondo mentre racconta di quell'universo lontano e del suo equilibrio segreto e sostanziale, dove le domande avevano risposte chiare come le tessere di un abbecedario, l'alfabeto elementare di «quando gli oggetti e il loro nome erano misteri non ancora separati dalla violenza sottile dell'analisi logica».

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  • 1 person finds this helpful

    Una storia di Sardegna raccontata con garbo antico, con saggezza ed esattezza di linguaggio, che ricorda al continente come la morte sia una parte della vita e quanto sia sciocco e vigliacco nasconderla. Un messaggio planetario che scaturisce da un p ...(continue)

    Una storia di Sardegna raccontata con garbo antico, con saggezza ed esattezza di linguaggio, che ricorda al continente come la morte sia una parte della vita e quanto sia sciocco e vigliacco nasconderla. Un messaggio planetario che scaturisce da un piccolo mondo, dove ogni gesto ha un preciso significato, un suo equilibrio segreto. Un sistema arcaico che ha normative non scritte, fatte di veti e precetti, una comunità che si muove istintivamente ma in cui niente è la-sciato al caso. Ben diverse le regole della grande città dove, a dispetto dell’ordine apparente, Maria sperimenterà il caos e la solitudine dell’anima.

    Recensione completa su Inkroci Magazine http://goo.gl/lA6rN5

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    Nohamweb said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Non dire mai non berrò quest'acqua

    Bello scritto bene.
    Storia intrigante, quella della figl'e anima, la bambina nata due volte.
    C'è l'asprezza di una Sardegna delle tradizioni e delle superstizioni, c'è la magia di un mondo chiuso ma solidale.
    C'è una ragazza che cresce quasi inconsa ...(continue)

    Bello scritto bene.
    Storia intrigante, quella della figl'e anima, la bambina nata due volte.
    C'è l'asprezza di una Sardegna delle tradizioni e delle superstizioni, c'è la magia di un mondo chiuso ma solidale.
    C'è una ragazza che cresce quasi inconsapevole di quel mondo, ci sono famiglie di sangue e famiglie di anima, appunto.
    C'è l'orgoglio, c'è il dolore, ci sono la sofferenza ma anche l'amore e i sentimenti forti.
    Però a un certo punto tutto precipita verso la fine troppo in fretta.
    A un certo punto tutto diventa troppo scontato e banale e si capisce subito come andrà a finire tra maria e piergiorgio (la cui brutta esperienza nella prima infanzia è ancora una volta una specie di topos letterario moderno).
    Si capisce subito che maria sarà chiamata a ricredersi su tzia bonaria quando si troverà a sua volta a vederne la sofferenza.
    Peccato perché la storia è bella e l'argomento nuovo e interessante.
    Un dipanarsi della storia e una maggior attenzione alla trama ne potevano fare non dico un capolavoro, ma un romanzo di altissimo livello

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    Giulia said on Aug 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Pescato a caso in valigia dove attendeva insieme a tanti altri e quindi letto solo casualmente in Sardegna, ma forse proprio per questo ho potuto cogliere sfumature e dettagli che in un altro momento o luogo mi sarebbero sfuggiti.
    Il linguaggio, così ...(continue)

    Pescato a caso in valigia dove attendeva insieme a tanti altri e quindi letto solo casualmente in Sardegna, ma forse proprio per questo ho potuto cogliere sfumature e dettagli che in un altro momento o luogo mi sarebbero sfuggiti.
    Il linguaggio, così come la storia, risultano volutamente semplici e quasi ordinari poiché l’obiettivo non è quello di sorprendere con le parole o con l’intreccio di fatti e aneddoti di vita e credenze da paese, ma quello di indirizzare l’attenzione del lettore verso uno dei temi più complessi e controversi che ognuno di noi è stato o sarà costretto ad indagare, direttamente o indirettamente, nel proprio intimo: la ricerca volontaria e prematura della morte, l’eutanasia.
    Per la seconda volta, quest’anno, mi trovo a leggere un libro su questo argomento. Libri totalmente diversi tra loro; diverse la trama e l’ambientazione, così come l’impatto emotivo e l’aderenza alla realtà. L’esito, invece, è molto simile.
    In questo caso devo dire che non ho provato forti emozioni nella lettura, ma ciò nonostante lo scontro con una realtà che potrebbe essere vera – ma che se anche non lo fosse viene affrontata dall’autrice in maniera diretta e precisa con argomenti, situazioni e sentimenti assolutamente e comunque reali – è difficile da interiorizzare e ancora una volta mi risulta impossibile tracciare quella linea di confine che divide il giusto dallo sbagliato.
    Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di tracciare questa linea per altri e Michela Murgia in questo è stata ineccepibile; lei racconta una storia mettendoci molto di suo, ma lascia ad ogni lettore il compito di trovare il proprio modo di vivere, capire, accettare o non accettare questa realtà. Non esprime in alcuna maniera giudizi o sentenze né induce in una direzione piuttosto che nell’altra; semplicemente ti accompagna in un mondo, quello della Sardegna, fatto di riti, usanze, tradizioni e costumi profondamente radicati e sentiti stando con te fino all’inevitabile bivio.

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    Dancing Queen said on Aug 20, 2014 | Add your feedback

  • 14 people find this helpful

    Una bella opera. Dopo una rilettura, sono nell'indecisione se collocare Michela Murgia fra gli "iniziatori di scrittura" in Sardegna o se invece metterla al termine della parabola Deleddiana. In tutti e due i casi questo libro fa intravedere un'apert ...(continue)

    Una bella opera. Dopo una rilettura, sono nell'indecisione se collocare Michela Murgia fra gli "iniziatori di scrittura" in Sardegna o se invece metterla al termine della parabola Deleddiana. In tutti e due i casi questo libro fa intravedere un'apertura rapida e coinvolgente, piena di improvvise illuminazioni che ne schiariscono la scena.
    Dunque eccellente per linguaggio, visioni, trama e intelligenza narrativa.
    Una ulteriore nota positiva: niente di folklorico. Nonostante si ambienti nello stesso terreno minato del 'buon selvaggio' che l'industria del turismo pretende dai sardi, non ci casca, mantenendo una dignità di sguardo che ha matrici d'amore.
    Una nota negativa - se proprio vogliamo inserirla superato l'entusiasmo della prima lettura a caldo: la rapidità della narrazione non soddisfa a fondo, non lascia adito a complessità che a volte restano soltanto desiderate.
    Tutto si esaurisce troppo velocemente, anche se in meravigliosi fotogrammi. Pregio di grande leggibilità e sicura presa sul pubblico, anche su chi non legge mai - ed Accabadora ha davvero il merito di saper agganciare tutti - è allo stesso tempo un difetto - più che della scrittrice, antropologico ed epocale - sintomo della progressiva scomparsa del lettore che assapora.

    Consumando rapidamente il piacere della lettura (e tutti i piaceri) ci si affida più alla sensazione che alla risonanza nel profondo.
    Qualche volta può andare... per una volta... ogni tanto... ma ora attendiamo la Murgia ad una prova differente: che passi dal racconto al romanzo. Ne ha tutte le qualità.

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    minore said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

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    Molto ben scritto. L'ho divorato in pochi giorni. Posso affermare con assoluta certezza che è uno dei libri più belli che ho letto fin d'ora.

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    pasil said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

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    Ciò che ho apprezzato maggiormente é stata la perfetta commistione di presente e passato, mistero e quotidianità. É il fascino che sempre emana un certo Sud, dove l'arcano convive con la modernità.

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    Lu*na said on Aug 6, 2014 | Add your feedback

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