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Accabadora

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Publisher: Quercus Publishing

4.1
(5889)

Language:English | Number of Pages: 192 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , German , Dutch , Catalan , French

Isbn-10: 0857387529 | Isbn-13: 9780857387523 | Publish date: 

Translator: Silvester Mazzarella

Also available as: Hardcover , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Book Description
When Maria, the fourth child of a widow, is adopted by the old and childless Bonaria Urrai, her life is instantly transformed - she finally has the love and affection she craves. But her new “soul mother” is keeping something hidden from her, a secret life that is intimately bound-up with Sardinia's ancient traditions and customs. An exceptional English-language debut, and the winner of six Italian literary prizes, Accabadora weaves a narrative of rare grace and subtlety into a sensual tapestry of local nuance, atmosphere and dialect.
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  • 0

    Finito. É sicuramente un bel libro, ma trovo che il modo di scrivere sia troppo artificialmente arzigogolato, complesso, non lineare al punto da richiedere spesso una rilettura per trovare il bandolo del discorso. A parte questo, mi é piaciuto molto, quindi 4 stellette meno meno.:)

    said on 

  • 4

    ne avevo rimandato la lettura da tempo, avevo paura non avesse niente per me, invece mi sbaglavo.
    poche pagine davvero coinvolgenti, forse troppo racconto, troppo sfumato, ma acuto e consistente.

    Ma a voi Maria e' mai sembrata bambina? O solo a me e' sempre sembrata donna?

    said on 

  • 4

    Interessante

    L'affresco di una Sardegna atavica, pur in un periodo relativamente vicino, che analizza il rapporto tra vita e morte, giusto e ingiusto seguendo le vite di due donne, l'anziana accabadora Bonaria e la sua fill e'anima Maria e l'assunzione di consapevolezza di quest'ultima. Consiglio.

    said on 

  • 4

    L'idea più bella di questo libro è la lingua usata. Non vi sono troppi dialettalismi o costruzioni lessicali tipiche del sardo, ma il ritmo della narrazione, l'uso e la scelta delle parole, della costruzione della frase, ricrea i ritmi di quella terra: ritmi secchi, duri di una realtà lontana dal ...continue

    L'idea più bella di questo libro è la lingua usata. Non vi sono troppi dialettalismi o costruzioni lessicali tipiche del sardo, ma il ritmo della narrazione, l'uso e la scelta delle parole, della costruzione della frase, ricrea i ritmi di quella terra: ritmi secchi, duri di una realtà lontana dalla patinata idea moderna della sardegna che ha l'agrodolce del ricordo dei tempi andati, ma senza rimpianti e senza pietismi. E' un bel libro nell'idea del soggetto esplorato e nel modo di scrittura.
    Non bisogna aspettarsi colpi di scena o strani stravolgimenti, ma bisogna farsi prendere dal ritmo delle parole, lasciarsi avvolgere come una coperta.

    said on 

  • 3

    Pre-commento:
    Murgia scrive bene ma è un po' scarsa sui fondamentali. Per scardinare le regole bisogna conoscerle alla perfezione.
    L'ovazione di critica e pubblico per ora non sembra trovare riscontro in una reale consistenza.
    Classica situazione di cucina piena di fumo con mise ...continue

    Pre-commento:
    Murgia scrive bene ma è un po' scarsa sui fondamentali. Per scardinare le regole bisogna conoscerle alla perfezione.
    L'ovazione di critica e pubblico per ora non sembra trovare riscontro in una reale consistenza.
    Classica situazione di cucina piena di fumo con misero arrosto.

    Al termine della lettura l'autrice si conferma dotata di genuino talento nelle belle lettere.
    Purtroppo abbondano i topoi sulla sardità, come l'immancabile ed incongrua trasferta in continente e le manipolazioni di dati di realtà (l'Ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto venne istituito dopo la II Guerra Mondiale).

    said on 

  • 4

    Delicato

    Nonostante l'argomento, un libro delicato e profondo come pochi.
    Una scrittura fluida e appassionata, che accompagna una storia di tradizioni e di sentimenti, spero non dimenticati: pagine leggere come una brezza estiva ma che lasciano una sensazione di piacevole "consistenza".

    said on 

  • 3

    Ho riletto la prima pagina ben 6 volte, arrivando a pensare che non forse non valeva la pena nemmeno costringersi a proseguire, e poi..devo smentire del tutto questa impressione. Un buon libro.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Adesso vi confido un segreto... questo è un libro assolutamente insignificante.
    Ora vi spiego perché : Questo libro non ha nessun significato se il lettore non ci mette un po' del suo.
    Anche così non si capisce?
    Ci riprovo: la Murgia ha scritto una storia semplicis ...continue

    Adesso vi confido un segreto... questo è un libro assolutamente insignificante.
    Ora vi spiego perché : Questo libro non ha nessun significato se il lettore non ci mette un po' del suo.
    Anche così non si capisce?
    Ci riprovo: la Murgia ha scritto una storia semplicissima. Ogni paese ha le sue macchiette e le sue tradizioni (più o meno tacite). Qui in Sardegna, nel dopoguerra, c'era l'Accabadora (dallo spagnolo acabar = andare a finire, finire) colei che dispensa l'eutanasia a malati terminali.
    L'accabadora ha preso una fillus de anima, una bambina generata due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. E lei cresce senza sapere che Tzia Bonaria fa questo mestiere di notte, quando non fa la sarta di giorno. Fintanto che un fatto increscioso non la porta a scoprire tutto.
    Nega e rifiuta con tutte le sue forze questa tremenda realtà, se ne va, ma la vita la riporta a casa dove capirà cosa intendeva la sua seconda mamma quando le ha detto "non dire: mai, berrò di quest'acqua".

    L'eutanasia è un argomento molto scottante in Italia, e parlarne seppur tra le righe di una storia, è un atto di coraggio non da poco.
    E quando dicevo che il lettore deve metterci del suo, intendevo che è un libro molto semplice che si può leggere come una semplice narrazione di questa figura sarda, ma se poi noi abbiamo un'opinione in merito, ci metteremo tutte le nostre emozioni, da quelle di appoggio a quelle di rifiuto non importa, ma questo libro letto senza sentimento è a dir poco banale. Ne fa un grande libro quello che noi abbiamo da aggiungerci.

    E la Murgia così ci ha proprio fregato.

    said on 

  • 4

    Mi è bastato leggere l’incipit per capire che non sarei stata in grado di rimetterlo sullo scaffale:
    Fillus de anima.
    È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto ta ...continue

    Mi è bastato leggere l’incipit per capire che non sarei stata in grado di rimetterlo sullo scaffale:
    Fillus de anima.
    È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai.

    Il romanzo è breve e ben scritto, si legge di slancio e con grande passione. Il tema ha un po’ dell’esoterico, ma la figura dell’accabadora, i temi della vita e della morte e le figure che animano la storia riescono davvero a lasciare il segno. La Murgia ha uno stile che mi è davvero piaciuto, a tratti poetico, mai banale, diretto e pungente. La lettura scorre veloce e lascia una sensazione di appagamento.

    Bonaria Urrai è un personaggio magnetico e affascinante. Maria è una protagonista delicata e intelligente.
    Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo.

    said on 

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