Accabadora

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.1
(6568)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 166 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Francese

Isbn-10: 8806221892 | Isbn-13: 9788806221898 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
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  • 4

    Quando Maria Listru viene adottata come fill'e anima da Bonaria Urrai farà per la prima volta esperienza dello spazio personale.

    Sono proprio gli spazi, forse, una delle colonne portanti di questo br ...continua

    Quando Maria Listru viene adottata come fill'e anima da Bonaria Urrai farà per la prima volta esperienza dello spazio personale.

    Sono proprio gli spazi, forse, una delle colonne portanti di questo breve gioiellino scritto da Michela Murgia. Gli spazi delineano una costante psicologica e narrativa dei personaggi, i quali sono portati a muoversi in essi attraverso la forza dei propri sentimenti. Lo spazio, per estensione, è una Sardegna tradizionale che forse sta morendo. La Sardegna del passato e delle tradizioni popolane, che vedono la loro massima espressione proprio in Bonaria. Gli spazi dei terreni privati, delle lotte di possesso degli stessi e delle conseguenze del destino che ne scaturiscono. Gli spazi sono il cosiddetto "continente", l'Italia non isolana. Ma gli spazi sono anche il buio e la distanza generazionale che circoscrivono gran parte del rapporto fra Maria e Bonaria.

    Bonaria è tradizione nella misura in cui essa si esprime - per quanto concerne la nostra cultura - in superstizione ed educazione. E' una donna dall'indole amazzonica, ferrea, ponderata, razionale. E' la mano che decide il confine tra la vita e la morte, quella che per le leggende sarde si chiama, appunto, Accabadora. Vede Maria da piccola e decide di riparare, in un certo senso, alla mancanza d'amore nella sua vita da celibe, decidendo di adottarla.

    Maria è ignara del "lavoro" di Bonaria, mentre è ben consapevole, fin da piccola, cosa sia una fill'e anima. E' una ragazza taciturna e obbediente, priva di appigli emozionali. Osserva e si osserva, cerca di capirsi e di capire il mondo. Si ha l'impressione che la storia ci venga tramandata un po' attraverso i suoi occhi, senza rinunciare alla fatidica presenza della narratrice.

    Il rapporto tra le due diventa abbastanza profondo, fino al punto di crisi e di rottura, per poi garantire a Maria di proseguire sulla strada che è tipica dei romanzi di formazione: finisce per crescere.

    C'è una costante tensione, in tutto il romanzo, fra vecchio e nuovo, come fra vita e morte. Mi ha stupito la forte mancanza di una superstizione liturgica, una superstizione che non si mette in discussione per un costume atavico. La morte è il tema centrale, non in senso speculativo, ma in senso deterministico. Come si muore? Possiamo deciderlo noi?

    Murgia lega bene questa tensione narrativa al paesaggio sardo evocativo e spesso post-impressionistico. Cerca di dare una meritata dimensione di grandezza alla Sardegna senza parlarne direttamente, ma attraverso tradizione, geografia e cucina.

    Un romanzo, oltretutto, fatto principalmente di donne padrone dei propri destini.

    Ciò che mi ha un po' fatto storcere il naso (ma giusto un po') è stata la non frequente retorica di alcuni passaggi, a volte troppo enfatizzanti o estetici. Così come un po' la parte tra la crisi e il finale, che ho trovato poco essenziale.

    Quattro stelline meritatissime che mi convincono a leggere altro.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni parola di questo romanzo di formazione è stata scelta con cura e sapienza. Niente a caso, tutto dosato, con maestria e dovizia di scrittura. Un'opera che non racchiude solo una storia di vita, ma ...continua

    Ogni parola di questo romanzo di formazione è stata scelta con cura e sapienza. Niente a caso, tutto dosato, con maestria e dovizia di scrittura. Un'opera che non racchiude solo una storia di vita, ma anche la tradizione di un popolo, l'antichità e la magia dei nuraghi che neppure vengono menzionati ma che tanto permeano ugualmente questo romanzo. Ogni volta che leggo la Murgia ne apprezzo sempre più le doti di sapiente narratrice, di osservatrice meticolosa dell'animo umano e della realtà che la circonda. Più ancora di Maria Listru, ho amato la saggia Bonaria Urrai, tanto parca di parole quanto ricca di quella saggezza interiore che solo le "grandi" anime possiedono. Ed è per questo che per me i silenzi sono i veri protagonisti, perché è nel regno dell'inesprimibile che la Murgia ci introduce e ci guida, traghettandoci come un moderno nocchiero verso un nuovo livello di consapevolezza e di comprensione delle nostre miserie umane, senza giudizi ne' colpe, con lo sguardo benevolo di una coscienza superiore.

    ha scritto il 

  • 4

    "Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena"

    Non ci sono cose giuste o sbagliate ma cose che devono essere fatte e altre no. Come pietre pesanti e immobili che si ergono da millenni sulle campagne sarde, così certe cose non esigono spiegazione. ...continua

    Non ci sono cose giuste o sbagliate ma cose che devono essere fatte e altre no. Come pietre pesanti e immobili che si ergono da millenni sulle campagne sarde, così certe cose non esigono spiegazione. Il Dio della Pietra comanda e noi siamo troppo piccoli.

    Le parole inquinano l’aria, mentre i silenzi hanno un significato imperioso. I bambini sanno che certe faccende le capiranno quando sarà il momento, non chiedono né gli sarà riferito. Maria, la bimba invisibile che non beneficia nemmeno dei commenti deliziati riservati ai figli degli altri, matura in questo contesto. Lei comprende presto che molte delle cose che accadono non sono che parodia delle cose pensate.

    Commozione per un libro che riporta alle origini, a quel paesetto le cui stradine strette sono disegnate dalle case, buttate lì, come pezzi di stoffa da rammendo delle sartine. In fondo al corridoio la stanzetta dove giace una vecchina allettata.

    Notevole lavoro della Murgia, che conosce e approfondisce taluni aspetti della cultura ancestrale, e svolge una cura attenta delle forme ricorrendo anche a brillanti metafore.

    ha scritto il 

  • 3

    Corsi e ricorsi storici

    Molto bello, letto in un pomeriggio. La Murgia ha affrontato un tema spinoso raccontando di un tempo lontano, che sembra più magico che reale, in cui la comunità, unita da patti taciti ma condivisi, s ...continua

    Molto bello, letto in un pomeriggio. La Murgia ha affrontato un tema spinoso raccontando di un tempo lontano, che sembra più magico che reale, in cui la comunità, unita da patti taciti ma condivisi, sapeva dare una fine a chi la cercava. Perché oggi non riusciamo a essere altrettanto amorevoli e pietosi?

    ha scritto il 

  • 5

    Grande capacità. ..

    L'ho divorato assaporando ogni parola, peccato duri così poco!
    Ok, la trama non è particolarmente elaborata, ma non è questo che misura il livello qualitativo di uno scrittore, quanto la sua capacità ...continua

    L'ho divorato assaporando ogni parola, peccato duri così poco!
    Ok, la trama non è particolarmente elaborata, ma non è questo che misura il livello qualitativo di uno scrittore, quanto la sua capacità di tradurre le sensazioni, gli sguardi, e tutto ciò che costruisce una scena, in parole. A parer mio, Michela Murgia ci riesce benissimo, e mi ha regalato un piacere che solo pochissimi altri scrittori sanno darmi. Consigliatissimo davvero, un libro che non dimenticherò mai.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia fatta di pietra, come un nuraghe imperturbabile nel tempo. Uno stile di scrittura particolare, immagini antiche, in bianco e nero, da tragedia greca. Vicende dove tutte le scelte sono già s ...continua

    Una storia fatta di pietra, come un nuraghe imperturbabile nel tempo. Uno stile di scrittura particolare, immagini antiche, in bianco e nero, da tragedia greca. Vicende dove tutte le scelte sono già state fatte prima del loro compimento.
    E' il primo libro di Murgia che leggo e ne seguiranno sicuramente altri. Consigliato !!

    ha scritto il 

  • 4

    Michela Murgia è la versione riveduta e corretta di Grazia Deledda. I suoi libri sono falsi ma falsi d'autore, belli come gli originali e forse persino più belli. "Accabadora" per esempio è eccellente ...continua

    Michela Murgia è la versione riveduta e corretta di Grazia Deledda. I suoi libri sono falsi ma falsi d'autore, belli come gli originali e forse persino più belli. "Accabadora" per esempio è eccellente, con una storia interessante e originale raccontata con un linguaggio allo stesso tempo popolare ma ricco e preciso. La protagonista è bollente di gelida passione, mentre i personaggi secondari tengono bene la strada, a partire dalla "Accabadora". Il ritmo, tranne la parentesi torinese dove si perde un po', tiene ed il finale scelto dall'autrice chiude perfettamente il racconto.

    Però come dire, tutto suona già visto, già letto, già sentito. Magari non lo spunto di partenza ma passo, parola e svolgimento risalgono dritti dritti agli anni d'oro della letteratura italiana.

    Basta per farne un libro notevole, bello da leggere e ricordare ma non un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    A me la narrativa italiana moderna non ispira per nulla. Ho sempre pensato che il mio fosse un pregiudizio ingiusto, magari basato su ignoranza (perché no?), e quindi ogni tanto, ci provo. Parto preve ...continua

    A me la narrativa italiana moderna non ispira per nulla. Ho sempre pensato che il mio fosse un pregiudizio ingiusto, magari basato su ignoranza (perché no?), e quindi ogni tanto, ci provo. Parto prevenuta, sbagliando a volte, azzeccandoci altre.
    (Ad esempio, ho provato a leggere l'osannata Mazzantini... non posso dire che scriva male, né che affronti argomenti banali, ma non mi ha sconvolta, né entusiasmata).

    Con queste premesse, quindi, non proprio rosee, ho iniziato a leggere questo romanzo, scelta riconducibile alla curiosità che mi è nata di recente su questa autrice che ho avuto modo di ascoltare sul programma di Rai 3 "Quante storie", e le sue stroncature mi hanno divertita enormemente.

    Passiamo al romanzo, dunque. In un'incredibile prosa incalzante fatta di racconti di vita quotidiana e di puro folklore sardo, ci si ritrova davanti a ritratti potenti quanto realisitici di due donne: Bonaria Urrai e Maria Listru, legate da una parentela acquisita e da un segreto. Lo sviluppo della storia e della connessione tra le due, nonché il segreto dell' Accabadora ha un sapore moderno ed attuale.

    Promosso!

    ha scritto il 

  • 3

    Se avessi letto questo libro qualche anno fa, sarebbe stato facile meravigliarmene, e invece l'ho fatto adesso. Lo consiglio a chi ama il genere, molto caro a la letteratura italiana. La storia si las ...continua

    Se avessi letto questo libro qualche anno fa, sarebbe stato facile meravigliarmene, e invece l'ho fatto adesso. Lo consiglio a chi ama il genere, molto caro a la letteratura italiana. La storia si lascia leggere da sola, la scrittura è curata, a volta urta con le metafore troppo rumorosamente. Nonostante ciò, è stata una bella lettura, piacevole. Solletica il lato antropologico di certe "storie di paese" che fa sempre piacere ascoltare.

    ha scritto il 

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