Accabadora

Audiolibro

Di

Editore: Emons

4.1
(6586)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Francese

Isbn-10: 8895703308 | Isbn-13: 9788895703305 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Lettore: Michela Murgia

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

Ti piace Accabadora?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a capire. Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede. In questa vecchia vestita di nero c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce... "Fillus de anima: è così che chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai". Michela Murgia legge il suo "Accabadora" in questo audiolibro (della durata di quattro ore e trentasette minuti) per la regia di Flavia Gentili.
Ordina per
  • 4

    Si è parlato tanto di questo libro a suo tempo, quando è uscito e, come sempre mi accade, non avevo voglia di leggerlo, covando una certa antipatia per il libri “di moda”. Ma è un po’ che seguo Michel ...continua

    Si è parlato tanto di questo libro a suo tempo, quando è uscito e, come sempre mi accade, non avevo voglia di leggerlo, covando una certa antipatia per il libri “di moda”. Ma è un po’ che seguo Michela Murgia in televisione che recensisce e critica i libri con tale proprietà di linguaggio, con quale acutezza penetra nello scritto degli altri che mi è venuta alla fine la curiosità di verificare come scrive lei in prima persona.
    E ho trovato la finezza nella descrizione dell’animo umano, la capacità di rendere partecipi i suoi lettori di modi di vivere, di emozioni di altri popoli, altra gente diversa da noi.
    Davvero una grande scrittrice e un libro davvero bello.

    ha scritto il 

  • 4

    L’accabadora secondo antiche tradizioni della Sardegna è colei che svolge il compito di somministrare l’eutanasia agli anziani moribondi per alleviarne la sofferenza, quando questa si fa lunga e insop ...continua

    L’accabadora secondo antiche tradizioni della Sardegna è colei che svolge il compito di somministrare l’eutanasia agli anziani moribondi per alleviarne la sofferenza, quando questa si fa lunga e insopportabile. Un compito amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi.
    Viene considerata una seconda e ultima madre, che accertata la volontà del moribondo e dei suoi familiari, si presta a svolgere questo ingrato compito di accelerare la fine della vita, sostituendosi a colei che l’aveva donata. Un ruolo sociale e umanamente pietoso, accettato, richiesto, condiviso da piccole comunità isolate dal mondo più “civilizzato”, e dove il bisogno riesce a essere ancora barriera di fonte ad alcuni aspetti di una morale imposta da un chiesa e da uno stato lontani, che governano “dal continente”, un muro che non riescono a scalfire.
    Bonaria Urrai è una vecchia accabadora. Vedova giovanissima della prima guerra mondiale non è mai stata una “prima madre”, ma da tempo svolge in paese questo ruolo (anche se il suo mestiere ufficiale è quellodi sarta) e quello di ostetrica. Aiuta così la vita a nascere e a finire, se necessario.
    Siamo nei primi anni ’50 e per strane ragioni accudisce svolgendo il ruolo di vera madre adottiva (pur facendosi chiamare Tzia) la quarta e tardiva figlia di una vicina di casa, Maria, che naturalmente rimarrà a lungo all’oscuro di questo ruolo “notturno” (ma tacitamente noto all’intera comunità, e persino al prete che sa di non potere fare nulla) della nuova genitrice per scoprirlo improvvisamente e drammaticamente nella sua prima adolescenza. Ci vorrà una lunga separazione tra le due donne per far comprendere a Maria quella umana pietà nascosta dietro ad un gesto che la società moderna non riesce ancora a comprendere e accettarefidandosi ciecamente della scienza e,o della Legge divina.
    Un tema oggi reso caldo anche perché recentemente dibattuto, in occasioni rese ampiamente note dai media e spesso sfruttato a fini politici ed elettorali. La Murgia ha il merito di renderci noto che le posizioni più conservatrici sono quelle contrarie a un bisogno ancestrale dell’uomo di alleviare il dolore e la sofferenza dei moribondi e quello spesso insostenibile anche di chi è intorno a loro, e che una bambina non è in grado di comprendere appieno se non vivendolo, sperimentandolo anche su di sé.
    Michela Murgia ci mostra subito un grande talento. Scrive con molta cura e rispetto per il dialetto, a cui ricorre con dovuta parsimonia. Il breve romanzo si legge di un fiato.
    E merita.

    ha scritto il 

  • 4

    "Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte,dove la loro funzione è la stessa della luna,necessaria a smuovere maree di senso in ...continua

    "Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte,dove la loro funzione è la stessa della luna,necessaria a smuovere maree di senso in qualche invisibile altrove dell'anima."

    ha scritto il 

  • 4

    Quando Maria Listru viene adottata come fill'e anima da Bonaria Urrai farà per la prima volta esperienza dello spazio personale.

    Sono proprio gli spazi, forse, una delle colonne portanti di questo br ...continua

    Quando Maria Listru viene adottata come fill'e anima da Bonaria Urrai farà per la prima volta esperienza dello spazio personale.

    Sono proprio gli spazi, forse, una delle colonne portanti di questo breve gioiellino scritto da Michela Murgia. Gli spazi delineano una costante psicologica e narrativa dei personaggi, i quali sono portati a muoversi in essi attraverso la forza dei propri sentimenti. Lo spazio, per estensione, è una Sardegna tradizionale che forse sta morendo. La Sardegna del passato e delle tradizioni popolane, che vedono la loro massima espressione proprio in Bonaria. Gli spazi dei terreni privati, delle lotte di possesso degli stessi e delle conseguenze del destino che ne scaturiscono. Gli spazi sono il cosiddetto "continente", l'Italia non isolana. Ma gli spazi sono anche il buio e la distanza generazionale che circoscrivono gran parte del rapporto fra Maria e Bonaria.

    Bonaria è tradizione nella misura in cui essa si esprime - per quanto concerne la nostra cultura - in superstizione ed educazione. E' una donna dall'indole amazzonica, ferrea, ponderata, razionale. E' la mano che decide il confine tra la vita e la morte, quella che per le leggende sarde si chiama, appunto, Accabadora. Vede Maria da piccola e decide di riparare, in un certo senso, alla mancanza d'amore nella sua vita da celibe, decidendo di adottarla.

    Maria è ignara del "lavoro" di Bonaria, mentre è ben consapevole, fin da piccola, cosa sia una fill'e anima. E' una ragazza taciturna e obbediente, priva di appigli emozionali. Osserva e si osserva, cerca di capirsi e di capire il mondo. Si ha l'impressione che la storia ci venga tramandata un po' attraverso i suoi occhi, senza rinunciare alla fatidica presenza della narratrice.

    Il rapporto tra le due diventa abbastanza profondo, fino al punto di crisi e di rottura, per poi garantire a Maria di proseguire sulla strada che è tipica dei romanzi di formazione: finisce per crescere.

    C'è una costante tensione, in tutto il romanzo, fra vecchio e nuovo, come fra vita e morte. Mi ha stupito la forte mancanza di una superstizione liturgica, una superstizione che non si mette in discussione per un costume atavico. La morte è il tema centrale, non in senso speculativo, ma in senso deterministico. Come si muore? Possiamo deciderlo noi?

    Murgia lega bene questa tensione narrativa al paesaggio sardo evocativo e spesso post-impressionistico. Cerca di dare una meritata dimensione di grandezza alla Sardegna senza parlarne direttamente, ma attraverso tradizione, geografia e cucina.

    Un romanzo, oltretutto, fatto principalmente di donne padrone dei propri destini.

    Ciò che mi ha un po' fatto storcere il naso (ma giusto un po') è stata la non frequente retorica di alcuni passaggi, a volte troppo enfatizzanti o estetici. Così come un po' la parte tra la crisi e il finale, che ho trovato poco essenziale.

    Quattro stelline meritatissime che mi convincono a leggere altro.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni parola di questo romanzo di formazione è stata scelta con cura e sapienza. Niente a caso, tutto dosato, con maestria e dovizia di scrittura. Un'opera che non racchiude solo una storia di vita, ma ...continua

    Ogni parola di questo romanzo di formazione è stata scelta con cura e sapienza. Niente a caso, tutto dosato, con maestria e dovizia di scrittura. Un'opera che non racchiude solo una storia di vita, ma anche la tradizione di un popolo, l'antichità e la magia dei nuraghi che neppure vengono menzionati ma che tanto permeano ugualmente questo romanzo. Ogni volta che leggo la Murgia ne apprezzo sempre più le doti di sapiente narratrice, di osservatrice meticolosa dell'animo umano e della realtà che la circonda. Più ancora di Maria Listru, ho amato la saggia Bonaria Urrai, tanto parca di parole quanto ricca di quella saggezza interiore che solo le "grandi" anime possiedono. Ed è per questo che per me i silenzi sono i veri protagonisti, perché è nel regno dell'inesprimibile che la Murgia ci introduce e ci guida, traghettandoci come un moderno nocchiero verso un nuovo livello di consapevolezza e di comprensione delle nostre miserie umane, senza giudizi ne' colpe, con lo sguardo benevolo di una coscienza superiore.

    ha scritto il 

  • 4

    "Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena"

    Non ci sono cose giuste o sbagliate ma cose che devono essere fatte e altre no. Come pietre pesanti e immobili che si ergono da millenni sulle campagne sarde, così certe cose non esigono spiegazione. ...continua

    Non ci sono cose giuste o sbagliate ma cose che devono essere fatte e altre no. Come pietre pesanti e immobili che si ergono da millenni sulle campagne sarde, così certe cose non esigono spiegazione. Il Dio della Pietra comanda e noi siamo troppo piccoli.

    Le parole inquinano l’aria, mentre i silenzi hanno un significato imperioso. I bambini sanno che certe faccende le capiranno quando sarà il momento, non chiedono né gli sarà riferito. Maria, la bimba invisibile che non beneficia nemmeno dei commenti deliziati riservati ai figli degli altri, matura in questo contesto. Lei comprende presto che molte delle cose che accadono non sono che parodia delle cose pensate.

    Commozione per un libro che riporta alle origini, a quel paesetto le cui stradine strette sono disegnate dalle case, buttate lì, come pezzi di stoffa da rammendo delle sartine. In fondo al corridoio la stanzetta dove giace una vecchina allettata.

    Notevole lavoro della Murgia, che conosce e approfondisce taluni aspetti della cultura ancestrale, e svolge una cura attenta delle forme ricorrendo anche a brillanti metafore.

    ha scritto il 

  • 3

    Corsi e ricorsi storici

    Molto bello, letto in un pomeriggio. La Murgia ha affrontato un tema spinoso raccontando di un tempo lontano, che sembra più magico che reale, in cui la comunità, unita da patti taciti ma condivisi, s ...continua

    Molto bello, letto in un pomeriggio. La Murgia ha affrontato un tema spinoso raccontando di un tempo lontano, che sembra più magico che reale, in cui la comunità, unita da patti taciti ma condivisi, sapeva dare una fine a chi la cercava. Perché oggi non riusciamo a essere altrettanto amorevoli e pietosi?

    ha scritto il 

  • 5

    Grande capacità. ..

    L'ho divorato assaporando ogni parola, peccato duri così poco!
    Ok, la trama non è particolarmente elaborata, ma non è questo che misura il livello qualitativo di uno scrittore, quanto la sua capacità ...continua

    L'ho divorato assaporando ogni parola, peccato duri così poco!
    Ok, la trama non è particolarmente elaborata, ma non è questo che misura il livello qualitativo di uno scrittore, quanto la sua capacità di tradurre le sensazioni, gli sguardi, e tutto ciò che costruisce una scena, in parole. A parer mio, Michela Murgia ci riesce benissimo, e mi ha regalato un piacere che solo pochissimi altri scrittori sanno darmi. Consigliatissimo davvero, un libro che non dimenticherò mai.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per