Accabadora

Audiolibro

Di

Editore: Emons

4.1
(6432)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Francese

Isbn-10: 8895703308 | Isbn-13: 9788895703305 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Lettore: Michela Murgia

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a capire. Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede. In questa vecchia vestita di nero c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce... "Fillus de anima: è così che chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai". Michela Murgia legge il suo "Accabadora" in questo audiolibro (della durata di quattro ore e trentasette minuti) per la regia di Flavia Gentili.
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  • 5

    Bello. Bellissimo. Perché racconta la Sardegna, luogo che io amo. Perché racconta di donne coraggiose, perché affronta temi ai quali tutti pensano ma di cui nessuno vuole parlare. Perché parla di sent ...continua

    Bello. Bellissimo. Perché racconta la Sardegna, luogo che io amo. Perché racconta di donne coraggiose, perché affronta temi ai quali tutti pensano ma di cui nessuno vuole parlare. Perché parla di sentimenti che vanno oltre l'amore e di legami solidi. Bello perché scritto con un linguaggio poetico ma allo stesso tempo scarno ed essenziale, come solo la gente sarda sa essere. Bello per i personaggi e le loro mille sfaccettature, le descrizioni di cose e pensieri. Indimenticabile

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo atto da compiere quando si ha in mano questo libro è cercare attentamente il significato del titolo. Il termine sardo accabadora, letteralmente "colei che finisce", deriva dal sardo s'acabbu ...continua

    Il primo atto da compiere quando si ha in mano questo libro è cercare attentamente il significato del titolo. Il termine sardo accabadora, letteralmente "colei che finisce", deriva dal sardo s'acabbu, ("la fine") ; l'ilarità sta nel fatto che stia ad indicare una "Donna" che uccideva persone anziane in condizioni di malattia tali da portare i familiari, o la stessa vittima, ad implorare l'eutanasia.

    Ebbene si la morte così come la vita era un mestiere da donne nell'amabile isola dei nuraghi.

    Dopo tale scoperta non si può che cominciare il libro con una sorta di curiosità un pò macabra, tuttavia questo libro ha il sapore di una vita passata ma non ancora sbiadita, dei racconti di mia nonna quando era bambina, della carezza delle sue mani così ruvide che ti riportano alla realtà ed alla crudezza di quei tempi in cui non ci si perdeva in sentimentalismi e realtà bucoliche, ma tutto era così crudo e reale, in particolare modo "reale", senza finti pietismi o vani lamenti.

    Consiglio vivamente la lettura di questo libro, una piccola perla della nostra cultura passata; il fatto che mi sia stato consigliato da un letterato tedesco la dice lunga.

    Godetevi ogni singola pagina!

    ha scritto il 

  • 4

    Con una scrittura semplice ma accurata e ricca di contenuti l’autrice porta il lettore nella Sardegna degli anni ‘50 in un paesino del quale descrive le tradizioni, le superstizioni, la natura e sopra ...continua

    Con una scrittura semplice ma accurata e ricca di contenuti l’autrice porta il lettore nella Sardegna degli anni ‘50 in un paesino del quale descrive le tradizioni, le superstizioni, la natura e soprattutto dove è importante quello che deve essere fatto o non fatto a prescindere che sia giusto o meno. Spiccano in questo racconto le figure femminili che sembrano oscurare quelle maschili con la loro autorevolezza: l’accabadora in primis, Maria nella sua nuova condizione di “fill’e anima “ che crescendo scoprirà segreti noti a tutti e nello stesso tempo saprà coglierne altri che nasconderà con cura dentro se stessa, la madre naturale di Maria che cede così facilmente questa quarta figlia arrivata tardi e forse non voluta e Giovanna Bastiù che sa reagire davanti alla nuova situazione familiare cambiando i ritmi della vita in casa e non curandosi della mancanza di gratitudine verso le sue attenzioni. Quello dell’eutanasia o della dolce morte è un tema spinoso e difficile ma Michela Murgia lo affronta nel romanzo con tatto e delicatezza, il porre fine ad una profonda sofferenza di chi non ha più speranza viene condivisa ed accettata dalla comunità ed ancora una volta ne è protagonista una donna che si definisce “ l’ultima madre che alcuni hanno visto”. Una lettura che mi ha coinvolta facendomi scoprire come quest’autrice, della quale ancora non avevo letto nulla, sia riuscita con grande abilità stilistica a trattare argomenti così delicati senza farne sentire eccessivamente il peso al lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    Tradizione. Giustizia. In un racconto lungo.

    È un soffio d'aria di Sardegna. Un libro al femminile come pochi. La Murgia è acuta e toccante. È un tassello per me per capire la complessità del mondo in un'epoca in cui le culture tradizionali poss ...continua

    È un soffio d'aria di Sardegna. Un libro al femminile come pochi. La Murgia è acuta e toccante. È un tassello per me per capire la complessità del mondo in un'epoca in cui le culture tradizionali possono aiutare molto per cancellare quella pseudo linea netta che sta tra ciò che è giusto e ciò che è male.
    Altre 200 pagine le avrei lette moooolto volentieri. Ogni personaggio, ogni storia potevano essere ben più approfonditi. Bisogna osare a volte.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente bello, mi è piaciuto moltissimo lo stile di scrittura, senza fronzoli, pulito, al servizio della storia di Bonaria Urrai e di Maria. I personaggi sono tutti ben delineati, anche quelli d ...continua

    Semplicemente bello, mi è piaciuto moltissimo lo stile di scrittura, senza fronzoli, pulito, al servizio della storia di Bonaria Urrai e di Maria. I personaggi sono tutti ben delineati, anche quelli di secondo piano.

    ha scritto il 

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