Accabadora

Audiolibro

Di

Editore: Emons

4.1
(6502)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: CD audio | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Francese

Isbn-10: 8895703308 | Isbn-13: 9788895703305 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Lettore: Michela Murgia

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a capire. Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede. In questa vecchia vestita di nero c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce... "Fillus de anima: è così che chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai". Michela Murgia legge il suo "Accabadora" in questo audiolibro (della durata di quattro ore e trentasette minuti) per la regia di Flavia Gentili.
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  • 5

    Molto bella sia la storia che la stessa autrice che la racconta. Bella la capacità descrittiva nel dare colore e sapore a particolari anche apparentemente banali senza annoiare e bella la voce calda d ...continua

    Molto bella sia la storia che la stessa autrice che la racconta. Bella la capacità descrittiva nel dare colore e sapore a particolari anche apparentemente banali senza annoiare e bella la voce calda di lei nel raccontarlo

    ha scritto il 

  • 3

    Primo romanzo di Michela Murgia che leggo, narra la storia di Maria, ultimogenita di una famiglia di 4 figlie femmine, madre vedova, che viene data in "adozione" a Bonaria Urrai, l'accabadora di un pa ...continua

    Primo romanzo di Michela Murgia che leggo, narra la storia di Maria, ultimogenita di una famiglia di 4 figlie femmine, madre vedova, che viene data in "adozione" a Bonaria Urrai, l'accabadora di un paesino dell'entroterra sardo. L'accabadora è colei che finisce, l'ultima madre che regala una morte rapida a chi è sul punto di trapassare. Non rivelerò altro del romanzo, perché molto breve.
    Non so ancora dire se il libro mi sia piaciuto o meno. La prima parte mi ha preso molto, l'atmosfera del paesino e dei suoi riti è molto vivida e la storia è coinvolgente. Poi, a mio parere, si perde un pochino, come se l'autrice avesse fretta di portare a termine il romanzo raccogliendo eventi salienti negli ultimi capitoli. Finale un po' scontato.
    Un bel libro ma non mi ha entusiasmato.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando si parla di “dolce morte” si dovrebbero citare figure come quelle dell’accabadora, per far capire che la volontà di morire con consapevolezza, coscienza di sé e dignità non è uno sghiribizzo de ...continua

    Quando si parla di “dolce morte” si dovrebbero citare figure come quelle dell’accabadora, per far capire che la volontà di morire con consapevolezza, coscienza di sé e dignità non è uno sghiribizzo del terzo millennio.

    ha scritto il 

  • 3

    Buono ma ...

    Ho letto questo libro in meno di due giorni e questo sia per la non eccessiva lunghezza (160 pagine) sia perché s si legge facilmente. Tuttavia a me sembra che manchi di qualcosa. Apprendo che ha vint ...continua

    Ho letto questo libro in meno di due giorni e questo sia per la non eccessiva lunghezza (160 pagine) sia perché s si legge facilmente. Tuttavia a me sembra che manchi di qualcosa. Apprendo che ha vinto due premi tra cui il campiello e mi domando: i critici che li assegnano su quali criteri si basano? É davvero possibile che non ci fosse di meglio, fermo restando che é un buon libro?

    ha scritto il 

  • 0

    Ingredienti: due donne sarde, sole e salde, un lavoro oscuro contro pregiudizi, leggi e morale cristiana, un mondo contadino di valori semplici e profondi, un passaggio di consegne in punto di morte p ...continua

    Ingredienti: due donne sarde, sole e salde, un lavoro oscuro contro pregiudizi, leggi e morale cristiana, un mondo contadino di valori semplici e profondi, un passaggio di consegne in punto di morte per mantenere vivo il ruolo di “ultima madre”.
    Consigliato: a chi non si scandalizza di fronte a famiglie e lavori non “naturali”, a chi cerca un confronto delicato tra la pietà della morte e l’accanimento della vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Complessivamente ho trovato il libro molto coinvolgente: forse perché è breve, perché la scrittura è secca e asciutta, non si perde in fronzoli, ma neanche è "incompiuta", i personaggi sono molto fort ...continua

    Complessivamente ho trovato il libro molto coinvolgente: forse perché è breve, perché la scrittura è secca e asciutta, non si perde in fronzoli, ma neanche è "incompiuta", i personaggi sono molto forti, ben delineati e con una elevata coscienza di sè e del "giusto" (volendo fare un paragone verso l'alto, penserei a un personaggio dostoevskijano). Ma quest'ultima caratteristica rappresenta anche un difetto, in quanto troppo accentuata e nessuno sembra mai aver un dubbio, anche nell'incertezza.
    Infine un po' eccessivo per i miei gusti l'uso delle metafore (anche se spesso molto affascinanti).

    ha scritto il 

  • 5

    Bel libro, mi ha preso appena iniziata la lettura.
    Mi è piaciuto molto lo stile della Murgia (questo è il suo primo libro che leggo) e ho trovato ben costruita anche la storia.
    Consigliato. ...continua

    Bel libro, mi ha preso appena iniziata la lettura.
    Mi è piaciuto molto lo stile della Murgia (questo è il suo primo libro che leggo) e ho trovato ben costruita anche la storia.
    Consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Michela Murgia è ormai diventata un personaggio centrale nell'ambiente culturale italiano, sia grazie al numero di premi ricevuti per i suoi romanzi sia per la sua presenza costante sui media (impegno ...continua

    Michela Murgia è ormai diventata un personaggio centrale nell'ambiente culturale italiano, sia grazie al numero di premi ricevuti per i suoi romanzi sia per la sua presenza costante sui media (impegno politico, ospite fissa in Quante storie, il bellissimo programma di Rai Tre condotto da Corrado Augias). Gli elementi a cui l'ho sempre associata, ben prima di approcciarmi alla sua letteratura, sono la questione femminile e quella sarda, sulle quali non ha certo lesinato in interventi pubblici. E sono proprio questi due elementi che ritrovo al cuore di questo Accabadora, la cui protagonista è una bambina sarda che vediamo crescere in un piccolo paese ancorato a tradizioni e a personaggi antichi.
    E finché si resta in Sardegna il romanzo funziona molto bene, a parte alcuni vezzi di scrittura della Murgia che non mi hanno esaltato granché - penso in particolare alle continue similtudini, spesso un po' fuori luogo. Col passaggio sul «continente» si perde qualcosa, in pochissime pagine succede di tutto e sembra quasi che l'autrice si renda conto di quest'indebolirsi e decide di far ritornare la sua eroina sull'isola per un finale inevitabile e che la Murgia rende perfettamente attraverso un improvviso asciugarsi della prosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello. Bellissimo. Perché racconta la Sardegna, luogo che io amo. Perché racconta di donne coraggiose, perché affronta temi ai quali tutti pensano ma di cui nessuno vuole parlare. Perché parla di sent ...continua

    Bello. Bellissimo. Perché racconta la Sardegna, luogo che io amo. Perché racconta di donne coraggiose, perché affronta temi ai quali tutti pensano ma di cui nessuno vuole parlare. Perché parla di sentimenti che vanno oltre l'amore e di legami solidi. Bello perché scritto con un linguaggio poetico ma allo stesso tempo scarno ed essenziale, come solo la gente sarda sa essere. Bello per i personaggi e le loro mille sfaccettature, le descrizioni di cose e pensieri. Indimenticabile

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo atto da compiere quando si ha in mano questo libro è cercare attentamente il significato del titolo. Il termine sardo accabadora, letteralmente "colei che finisce", deriva dal sardo s'acabbu ...continua

    Il primo atto da compiere quando si ha in mano questo libro è cercare attentamente il significato del titolo. Il termine sardo accabadora, letteralmente "colei che finisce", deriva dal sardo s'acabbu, ("la fine") ; l'ilarità sta nel fatto che stia ad indicare una "Donna" che uccideva persone anziane in condizioni di malattia tali da portare i familiari, o la stessa vittima, ad implorare l'eutanasia.

    Ebbene si la morte così come la vita era un mestiere da donne nell'amabile isola dei nuraghi.

    Dopo tale scoperta non si può che cominciare il libro con una sorta di curiosità un pò macabra, tuttavia questo libro ha il sapore di una vita passata ma non ancora sbiadita, dei racconti di mia nonna quando era bambina, della carezza delle sue mani così ruvide che ti riportano alla realtà ed alla crudezza di quei tempi in cui non ci si perdeva in sentimentalismi e realtà bucoliche, ma tutto era così crudo e reale, in particolare modo "reale", senza finti pietismi o vani lamenti.

    Consiglio vivamente la lettura di questo libro, una piccola perla della nostra cultura passata; il fatto che mi sia stato consigliato da un letterato tedesco la dice lunga.

    Godetevi ogni singola pagina!

    ha scritto il 

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