Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Acciai speciali

Terni, la ThyssenKrupp, la globalizzazione

Di

Editore: Donzelli

4.2
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 229 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 886036261X | Isbn-13: 9788860362612 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Business & Economics

Ti piace Acciai speciali?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
«Se voi avete mai visto come veniva manipolato l’acciaio, è una cosa che cambia dentro. Vedere un cilindro che viene fuori da un forno, le turbine usate per l’energia elettrica, con diametri di due metri, lunghe quindici-venti metri, escono fuori al calore bianco, prese da quella pressa, sollevate come fuscelli, battute, modellate, cioè l’uomo che ha in mano questa forza e capacità di plasmare l’acciaio, è qualcosa che forgia anche dentro la coscienza e quindi chi ha partecipato a questo processo è un po’ come quello che ha fatto delle guerre e racconta…».
Il 29 gennaio 2004, la multinazionale tedesca ThyssenKrupp annuncia la chiusura del reparto magnetico delle Acciaierie di Terni. Con sorpresa di tutti, una città che da tempo pensava di essersi tolta di dosso l’identificazione con la fabbrica e cercava – senza trovarle – identità alternative, si mobilita immediatamente attorno agli operai. Settimane di picchetti, blocchi stradali, solidarietà e preoccupazione: scene che a Terni si erano viste solo mezzo secolo prima, nella rivolta seguita ai tremila licenziamenti del 1953.
Questo libro parte da quei giorni per raccontare in presa diretta, con gli strumenti della storia orale, della partecipazione osservante e della passione politica, le trasformazioni di una città industriale nell’era della globalizzazione. Ascolta i cambiamenti del mondo operaio – dalla tragica dismissione degli impianti di Torino alla piena espansione dell’acciaio indiano –, l’intreccio di culture del lavoro e culture giovanili, di linguaggi sindacali e linguaggi calcistici, di senso di classe e di impulsi nazionalistici, in una forza lavoro radicalmente cambiata, capace al tempo stesso di profondo oblio e di sorprendente memoria.
Ordina per
  • 4

    effetti collaterali della globalizzazione: saperi e competenze espropriati

    La storia di Terni si identifica con la storia della sua industria siderurgica: il libro di Portelli raccoglie le voci dei lavoratori dell'AST (Acciai Speciali di Terni) con i loro ricordi di vecchie proteste e il confronto con le nuove, i tentativi della città di emanciparsi dal legame con la fa ...continua

    La storia di Terni si identifica con la storia della sua industria siderurgica: il libro di Portelli raccoglie le voci dei lavoratori dell'AST (Acciai Speciali di Terni) con i loro ricordi di vecchie proteste e il confronto con le nuove, i tentativi della città di emanciparsi dal legame con la fabbrica reinventandosi come polo d'attrazione turistica, e infine un interessante incursione dell'autore negli stabilimenti Thyssen in India e in America.
    Nel 1999, l'acquisto dell'AST (Acciai Speciali Terni, presente sul territorio fin dall'Ottocento), da parte della multinazionale tedesca Thyssen, segnò una nuova epoca: le iniziali promesse di investire nello stabilimento e far crescere l'attività, vennero tradite poco dopo. Senza valide motivazioni (che gli operai dovettero subire dall'alto), il comparto magnetico, fiore all'occhiello della Terni, fu chiuso. Saperi e brevetti sviluppati negli anni dai tecnici ternani, furono espropriati e portati altrove, lontano. Questi sono gli effetti collaterali della globalizzazione a cui si pensa meno pur essendo forse i peggiori.

    ha scritto il 

  • 5

    http://www.aisoitalia.it/category/recensioni/


    recensione di Alessandro Casellato


    Doveva essere un aggiornamento di Biografia di una città, il libro su Terni uscito nel 1985 da Einaudi. Ma questi ultimi vent’anni sono diventati una ricerca a se stante. Un ciclo si è chiuso: la grande ...continua

    http://www.aisoitalia.it/category/recensioni/

    recensione di Alessandro Casellato

    Doveva essere un aggiornamento di Biografia di una città, il libro su Terni uscito nel 1985 da Einaudi. Ma questi ultimi vent’anni sono diventati una ricerca a se stante. Un ciclo si è chiuso: la grande industria siderurgica che era stata paracadutata nel cuore rurale dell’Umbria nel 1884 e che per un secolo era stata un agente poderoso di trasformazione sociale, sembra avere esaurito la sua funzione trainante. Dismessa dallo Stato, venduta a una multinazionale a capitale e management tedesco, smembrata e alleggerita dei suoi operai (ridotti a un terzo in vent’anni) l’acciaieria ha aperto una voragine nel cuore economico e simbolico della città. Come il libro di Ermanno Rea su Pozzuoli (La dismissione, ), come quello di Laura Cerasi su Porto Marghera (Perdonare Marghera), anche questo di Alessandro Portelli racconta una pagina di quel grande fenomeno che è la “deindustrializzazione” italiana. E lo fa a partire da un luogo determinato, raccogliendone le storie dalla viva voce di chi quel luogo abita, conosce in profondità e continuamente rinnova di significati. Ma per capire Terni è costretto ad andare in capo al mondo, seguendo i fili del lavoro che sembra dissolversi, e che invece si trasforma e si sposta, in India e in Brasile, nell’ex Terzo Mondo che conosce ora la sua industrializzazione. Il capitalismo si conferma essere il più formidabile agente sovversivo del nostro tempo, ormai dispiegato a livello mondiale. Mentre l’“altra” rivoluzione – quella che anche a Terni nel corso del Novecento aveva alzato le sue bandiere (rosse) – non dà più segnali di vita. Portelli torna a Terni nel 2003, per ricordare con la città i 50 anni dalle grandi lotte operaie contro i licenziamenti del 1953; apparentemente si ritrova dentro lo stesso film di allora: nuove lotte contro la minaccia di chiudere la fabbrica. Ma qualcosa è cambiato: non gli obiettivi immediati, non i soggetti in azione, non le forme della protesta. È cambiato il senso della storia. Nel 1953 gli operai venivano licenziati a migliaia, «ma erano persuasi che la loro non era solo una lotta difensiva; si sentivano l’avanguardia di una nuova e più giusta società»: vedevano all’orizzonte una grande vittoria verso cui tendere. Nel 2004 sembra essere sparita non solo la vittoria, ma anche l’orizzonte: «La cosa che veramente era scomparsa, fra il principio degli anni ottanta e l’inizio del terzo millennio, era un’idea del futuro».

    La storia orale sempre più spesso si confronta con esperienze traumatiche: violenza, guerre, deportazione. «Writing trauma (scrivere il trauma) significa acting out, messa in scena, affioramento, rappresentazione» (Luisa Passerini). La morte dell’acciaieria è un trauma per la città che ne era stata tutta compenetrata. Portelli raccontando questa storia contribuisce a elaborarne il lutto. Dimostra che le parole possono essere più forti dell’acciaio. Chiude il libro con una domanda, valida anche per le tante Terni, luoghi reali e luoghi dell’anima, di cui è pieno il paesaggio del nostro tempo: come riuscire a «trarre (anche) da qui le risorse non per riprodurre il passato ma per inventare una città nuova capace, senza restare incatenata alla sua storia, di trovarci dentro la fantasia e il rigore, la passione per una cosa ben fatta, la competenza che la aiutino a ricostruire un senso di sé?».

    ha scritto il 

  • 3

    Un’interessante analisi del movimento operaio e del rapporto con la città di Terni attraverso il racconto in prima persona dei protagonisti: operai, giornalisti, abitanti di Terni etc.
    Si analizzano i cambiamenti del movimento operaio dalla solidarietà massiccia di tutta la città negli anni ...continua

    Un’interessante analisi del movimento operaio e del rapporto con la città di Terni attraverso il racconto in prima persona dei protagonisti: operai, giornalisti, abitanti di Terni etc.
    Si analizzano i cambiamenti del movimento operaio dalla solidarietà massiccia di tutta la città negli anni ’50 a un sempre maggiore disinteresse negli anni recenti, dalle tradizioni contadine del secondo dopoguerra ai giovani precari dei nostri anni, dal senso di appartenenza alla fabbrica alla globalizzazione.
    Si accenna anche alla tragedia Thyssenkrupp di Torino e al problema drammatico della sicurezza sul lavoro che viene trascurata soprattutto quando una fabbrica è in dismissione.

    ha scritto il