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Acciaio

Di

Editore: Rizzoli (Vintage)

3.3
(6144)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 359 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Olandese , Catalano , Svedese

Isbn-10: 881705304X | Isbn-13: 9788817053044 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è trovare il tuo nome scritto su una panchina. Attraverso gli occhi di due ragazzine che diventano grandi, Silvia Avallone racconta un'Italia operaia, inedita, dimenticata.
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  • 3

    Acciaio è un libro che mi è stato regalato in occasione di ‪#‎ioleggoperché‬. Senza questa iniziativa non lo avrei mai letto, di questo ne sono sicura. Trovavo bella la copertina, ma non avevo letto m ...continua

    Acciaio è un libro che mi è stato regalato in occasione di ‪#‎ioleggoperché‬. Senza questa iniziativa non lo avrei mai letto, di questo ne sono sicura. Trovavo bella la copertina, ma non avevo letto molte recensioni positive e non era il mio genere. Però la vita riserva sorprese piccole e grandi e così, alla fine, mi sono ritrovata a sfogliare le pagine di questo romanzo.
    La storia è semplice e abbastanza conosciuta nel panorama della letteratura italiana: ambientata nell’estate del 2001 sino alla successiva del 2002, la trama scorre raccontandoci le vicende di due adolescenti, Francesca e Anna, del mondo che le circonda, del panorama malfamato di un quartiere operaio italiano. Sono stata in Toscana soltanto due settimane fa e mentre leggevo il libro faticavo a credere che fosse davvero ambientato in questa magnifica terra. Niente colline alberata, niente colori accesi e vibranti, niente pinete o spiagge luccicante: Piombino sembra quasi una zona astratta della Toscana, un luogo nebuloso e buio fatto di famiglie disperate, giovani senza speranza, vite senza vita. Perché questo romanzo sostanzialmente non ha luce: non c’è il sole a scaldare, né il pensiero di un riscatto, di un giorno migliore. E questo è ciò che di Acciaio non mi è piaciuto: troppo cupo, troppo impegnato a descrivere il marcio più profondo dell’Italia e tutto ciò attraverso gli occhi di due quattordicenni che all’improvviso cominceranno a comportarsi come ventenni. E poi il romanzo è pieno di cliché, di cose già viste, di pregiudizi: Anna e Francesca sono belle, bellissime e con una vita difficile alle spalle, che sembra giustificarle ad essere stronze con chi, ovviamente, è più brutta – e per questo invidiosa e insopportabile. E poi ci sono i ragazzi più grandi, quelli che di giorno si spaccano la schiena in fabbrica e di sera si spaccano di droga e prostitute. Il romanzo gira tutto attorno a ciò e al legame forte, molto più forte del comune, che esiste tra Anna e Francesca. Anche a livello stilistico, il libro non è tutta questa gran cosa e sinceramente non capisco perché abbia vinto tanti premi, ed essere stato addirittura candidato al Premio Strega. Le frasi sono semplici, brevi, immediate. Nulla di particolarmente elaborato e poetico.
    Mi è piaciuto Acciaio? Non lo so. Come dico spesso in questi casi, ho letto di peggio ma ho letto anche di meglio. Di certo non entrerà a far parte della mia top ten di libri preferiti e con tutta probabilità tra un anno avrò un ricordo nebuloso della trama.
    In conclusione una domanda a chi ha letto il libro: ma tra Anna e Francesca, chi è la bionda e chi la mora? Perché io non l’ho ancora capito.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro letto grazie all'iniziativa #ioleggoperchè

    Non so bene per quale motivo, ma non mi aspettavo granchè da questo romanzo e invece alla fine devo ammettere di essere rimasta piacevolmente sorpresa ...continua

    Libro letto grazie all'iniziativa #ioleggoperchè

    Non so bene per quale motivo, ma non mi aspettavo granchè da questo romanzo e invece alla fine devo ammettere di essere rimasta piacevolmente sorpresa, tant'è che ho finito di leggerlo in pochissimi giorni. All'inizio mi sembrava un po' ripetitivo e a tratti irrealisticamente eccessivo, ma alla fine è proprio il ripetersi di piccoli gesti e situazioni che permette di mettere bene a fuoco l'intera vicenda, in particolar modo l'amicizia e il fortissimo legame che unisce le due giovani protagoniste. Tutto il resto (i padri violenti o assenti, le madri sottomesse, il lavoro operaio, le morti sul lavoro) fanno da contorno ad una storia di miseria e bassifondi, molto amara e malinconica.

    ha scritto il 

  • 3

    Per le prime 80-90 pagine, ho avuto l'impressione di avere a che fare con un brutto romanzo. Poi, i personaggi hanno iniziato ad assumere spessore, la trama (per quanto un po' prevedibile) ha preso co ...continua

    Per le prime 80-90 pagine, ho avuto l'impressione di avere a che fare con un brutto romanzo. Poi, i personaggi hanno iniziato ad assumere spessore, la trama (per quanto un po' prevedibile) ha preso corpo e la lettura si è fatta più gradevole. Non tanto da lasciarmi pienamente soddisfatta, però.
    Il concetto e l'ambientazione sono interessanti. I personaggi, per essere sincera, mi hanno irritata più che coinvolta (con l'eccezione di Anna e Francesca), ma la storia dell'amicizia fra le due protagoniste la ho trovata ben scritta, a tratti toccante.
    Il problema è che il tutto è diluito in una scrittura che, a mio gusto, appesantisce e rovina la lettura. Lo stile è ridondante (a un certo punto, ho letto un "veramente vero" che mi ha fatto sanguinare gli occhi), la consecutio temporum è costruita un po' così, alla cazzo di cane (cit. René Ferretti). C'è troppo melodramma - melodramma gratuito alla film di Muccino, con scene che ti immagini al rallenty, con una colonna sonora sproporzionata in sottofondo, e dove la gente urla senza una ragione (vedi tutti i capitoli che coinvolgono Alessio ed Elena). Per contro, temi interessanti, che meriterebbero approfondimento e indagine psicologica - violenza domestica, pedofilia, lotta operaia, incidenti sul lavoro, omosessualità - vengono sfiorati senza essere mai veramente indagati a fondo. In più di un passaggio, ho avuto l'impressione che l'autrice stesse ammiccando al lettore - "visto come sono controversa?" - che calcasse la mano, che le interessasse colpire, più che narrare con naturalezza. La conseguenza è che, nell'insieme, il romanzo risulta un po' artificioso.
    Resta il fatto che si tratta di un'opera prima, per cui un certo grado di immaturità glielo si può perdonare. E, in fondo, la curiosità di leggere altro dell'autrice me la ha lasciata.
    Due stelline e mezzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Amara delusione

    Ho comprato e letto questo libro dopo anni dalla sua uscita, rassicurata dal fatto che fosse stato finalista allo Strega ed anche deliziata dall'energia di Silvia Avallone, che avevo avuto modo di in ...continua

    Ho comprato e letto questo libro dopo anni dalla sua uscita, rassicurata dal fatto che fosse stato finalista allo Strega ed anche deliziata dall'energia di Silvia Avallone, che avevo avuto modo di incrociare ad un dibattito mesi prima. Ahimè il libro è deludente, i personaggi sono trattati superficialmente e temi seri come la violenza sulle donne, ancora peggio. La storia, onestamente, non ha nè capo nè coda, il finale sembra buttato lì, mancano molte connessioni tra gli eventi ed è praticamente impossibile spiegarsi le scelte di alcuni personaggi. Mi spiace perchè, ripeto, l'autrice di persona mi aveva fatto un'ottima impressione, ma il libro non lo consiglio davvero a nessuno.

    ha scritto il 

  • 3

    Buon tiro

    Tuto sommato è un buon romanzo, non uno di quelli che ti scava ferite profonde ad ogni pagina, ma qualche graffio te lo fa. Il limite che non riesce a superare sono alcuni tratti di falsità, non falsi ...continua

    Tuto sommato è un buon romanzo, non uno di quelli che ti scava ferite profonde ad ogni pagina, ma qualche graffio te lo fa. Il limite che non riesce a superare sono alcuni tratti di falsità, non falsità di quanto viene scritto, ma di come viene scritto; si passa da un primo momento di speranza e completo svago e ignoranza a un scondo in cui è successo tutto, ma con tutto quel che è accaduto le due principali protagoniste sono sì cambiate, ma solo superficialmente, perché rimane sempre quella spensieratezza che però non ci sta, non ci sta più nel finale per lo meno.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia italiana

    Un pugno sullo stomaco questo romanzo.
    Una storia di periferia, di miseria, di fiori sull'asfalto, di caduta e di riscatto, di redenzione e di condanna.
    Personaggi delineati con poesia, accennati ma p ...continua

    Un pugno sullo stomaco questo romanzo.
    Una storia di periferia, di miseria, di fiori sull'asfalto, di caduta e di riscatto, di redenzione e di condanna.
    Personaggi delineati con poesia, accennati ma profondi e carichi di umanità, anche quelli peggiori.
    Menzione speciale per Alessio.
    Sicuramente un romanzo da leggere, consigliato.

    ha scritto il 

  • 2

    Senza speranza

    Un libro che leggi veloce fino alla fine perchè non è possibile che sia tutto così senza speranza, così degradato, così sporco e deformato. Non si salva nessuno, ma proprio nessuno da questo inferno d ...continua

    Un libro che leggi veloce fino alla fine perchè non è possibile che sia tutto così senza speranza, così degradato, così sporco e deformato. Non si salva nessuno, ma proprio nessuno da questo inferno di periferia. C'è da chiedersi dove la Avallone, di origini biellesi (come me) abbia colto tutto questo strato di sporco da un posto così lontano dal suo luogo natio. Un libro, a mio avviso, che piace al pubblico giovane perchè è un po' Moccia e un po' strizza l'occhio a stili più grandi e alla fin fine trovo che l'autrice si sia davvero soffermata troppo a lungo, con troppa compiacenza, nella parte più sporca dell'essere umano, quella volgare, brutta e un po' scontata.

    ha scritto il 

  • 3

    Coinvolgente

    Leggermente sopra la media rispetto ai romanzi italiani di giovani scrittori pubblicati negli ultimi tempi.
    Una lettura non troppo impegnativa, un libro ben scritto e costruito.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro avvincente e terribilmente reale, a tratti crudo, che racconta di una desolata e degradata periferia operaia. Questo é il piccolo mondo di Anna e Francesca, due quattordicenni spensierate e a ...continua

    Un libro avvincente e terribilmente reale, a tratti crudo, che racconta di una desolata e degradata periferia operaia. Questo é il piccolo mondo di Anna e Francesca, due quattordicenni spensierate e amiche dalla tenera età, figlie di una classe operaia stanca e rassegnata. Famiglie problematiche, quelle di Anna e Francesca: la prima ha un padre assente e furbetto, perseguito dalla giustizia per le sue imprese (gioco d'azzardo, furti, traffico di denaro falso), un fratello bellissimo ma tossicodipendente, una madre lavoratrice e sindacalista ma che non ha il coraggio di lasciare quel fannullone del marito; la seconda ha un padre violento, geloso, manesco, ed una madre succube che non riesce a denunciare il marito e a scappare via con la figlia. Un libro intenso e da leggere tutto d'un fiato, ti entra dentro e ti ricorda quelle palpitazioni e quelle piccole emozioni di quando si é adolescenti e sognatori.

    ha scritto il 

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