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Acido solforico

Di

Editore: Guanda (Le fenici tascabili, 201)

3.7
(2010)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 131 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese , Catalano , Tedesco

Isbn-10: 8860886368 | Isbn-13: 9788860886361 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Monica Capuani

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
Un nuovo reality show dal nome chiaro e inequivocabile: Concentramento, basato proprio su regole che ricordano il momento più terribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva con il compito di reclutare i concorrenti che, volenti o nolenti, vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo all'interno del quale altri interpretano il ruolo di kapò. Parte così il gioco, che vede, come da copione classico, l'occhio vigile delle telecamere registrare puntualmente e precisamente la vita di tutti i giorni, e il momento di massima audience si registra quando i telespettatori, da casa, decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto...
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "La scelleratezza degli organizzatori e dei politici è autorizzata e dunque prodotta dagli spettatori" disse Pannonique. Acido Solforico

    Ogni anno ricordiamo le vittime dei campi di concentramento, tramite documentari e testimonianze reali, di come la crudeltà umana sia riuscita a infierire sul genere umano. Amelie ci propone quindi un ...continua

    Ogni anno ricordiamo le vittime dei campi di concentramento, tramite documentari e testimonianze reali, di come la crudeltà umana sia riuscita a infierire sul genere umano. Amelie ci propone quindi un bis: vuole fare capire che, nel qual caso il tutto possa ripetersi, non è assolutamente detto che le persone correrebbero verso la "cosa è giusto, facendo finire la cosa sbagliata". Ci presenta quindi lo stesso evento, visto sotto un aspetto economico.

    Esiste veramente la morale?
    Che personaggio interpreteremo noi? Prigioniero, Politico, Kapò, Organizzatore... o Spettatore??

    Bella domanda.

    LaFra.

    ha scritto il 

  • 4

    Impegnativo

    Ho scelto questo libro per caso in biblioteca. Non avevo letto ne trama ne recensioni. Avevo già letto altri libri di questa autrice, ma questo l'ho scelto alla cieca. E sempre casualmente, l'ho finit ...continua

    Ho scelto questo libro per caso in biblioteca. Non avevo letto ne trama ne recensioni. Avevo già letto altri libri di questa autrice, ma questo l'ho scelto alla cieca. E sempre casualmente, l'ho finito la notte fra il 24 e 25 aprile.
    L'ho quindi letto mentre si preparavano le celebrazioni per la liberazione e mentre l'Italia si spaccava in due sulla tragedia del naufragio e morte di almeno 700 migranti. Scrivo queste cose perché il contesto nel quale leggiamo un libro è importante per misurare l'impatto che qiesto libro avrà su di noi.
    Per me acido solforico è stato devastante: un nonsense su come l'umanità possa addormentare la propria coscienza. Una favola macabra sulla crudeltà degli uomini e sul lentissimo risveglio delle coscienze. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 2

    primo libro che leggo della Nothomb, a detta di molti bravissima, ma io l'ho trovato freddo, superficiale e con un che di già visto, già letto. magari prima di bollarla come "delusione" proverò a legg ...continua

    primo libro che leggo della Nothomb, a detta di molti bravissima, ma io l'ho trovato freddo, superficiale e con un che di già visto, già letto. magari prima di bollarla come "delusione" proverò a leggere altro di suo

    ha scritto il 

  • 2

    Bella idea ma deludente la forma [ 5/10]

    Sono delusa da questa lettura.
    Un soggetto originale ed importante è stato, per me, rovinato da una scelta stilistica fredda, asciutta, ripetitiva infarcita, a volte, da adolescenziali "perle di sagg ...continua

    Sono delusa da questa lettura.
    Un soggetto originale ed importante è stato, per me, rovinato da una scelta stilistica fredda, asciutta, ripetitiva infarcita, a volte, da adolescenziali "perle di saggezza". Che peccato!

    ha scritto il 

  • 3

    Il Grande Fratello versione lager. I concorrenti muoiono. Record d'ascolti.
    Non così originale come idea.
    E' il primo libro della Nothomb che leggo. Di solito evito di leggere libri di gente di cui co ...continua

    Il Grande Fratello versione lager. I concorrenti muoiono. Record d'ascolti.
    Non così originale come idea.
    E' il primo libro della Nothomb che leggo. Di solito evito di leggere libri di gente di cui conosco già la faccia.
    Non male ma nemmeno imprescindibile.

    3 e 1/2?

    ha scritto il 

  • 4

    Degradazione e dolore elevati a spettacolo

    "Spettatori, spegnete i vostri televisori! I maggiori colpevoli siete voi! Se non accordaste un' audience così vasta aConcentramento, questa mostruosa trasmi ...continua

    Degradazione e dolore elevati a spettacolo

    "Spettatori, spegnete i vostri televisori! I maggiori colpevoli siete voi! Se non accordaste un' audience così vasta aConcentramento, questa mostruosa trasmissione sarebbe finita da un pezzo! I veri kapò siete voi! E quando ci guardate morire, i vostri occhi sono i nostri assassini! Siete voi la nostra prigione, siete voi il nostro supplizio!"

    Sono una sferzata queste parole dure sprezzanti acide, pronunciate in un reality dal nome provocatorio Concentramento.
    A dire il vero non mi appassionano simili show, ed essere catapultata in una situazione estremizzata disumanizzante umiliante, mi ha inquietata non poco.
    Gli avvenimenti si susseguono in crescendo in una parossistica spettacolarizzazione che sollecita e fa venire alla luce la natura più oscura ambigua dell' animo umano, che apertamente si indigna, prova disgusto, ma poi sta lì a non perdersi una puntata, soprattutto quando è chiamato direttamente in causa.
    I benpensanti proclamano il diritto di guardare, come testimoni asettici, nella convinzione che mai si lascerebbero irretire dal gioco perverso che dà loro in pasto forzature oltre ogni plausibile immaginazione, per "regalare" emozioni sempre più forti.
    Ma siamo proprio sicuri di essere impermeabili ai meccanismi della TV spettacolo?
    Fino a quale punto estremo siamo disposti a lasciarci condurre?
    In che modo noi spettatori siamo in grado di esercitare una scelta tra bene e male senza farci strumentalizzare dalle sottili dinamiche che interconnettono spettacolo e spettatore
    Nel buio della degradazione può esserci un raggio di luce?
    Sono interrogativi che corrono sotto traccia nel libro della Nothomb che lascia a noi spunti di riflessione per non smarrire l' identità umana in un numero indistinto.

    ha scritto il 

  • 3

    Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo.

    Ammirevole l'idea di aver scritto un romanzo sulla spettacolarizzazione della sofferenza portata alle estreme conseguenze, in questo reality "Concentramento" in cui si riproducono condizioni e crudelt ...continua

    Ammirevole l'idea di aver scritto un romanzo sulla spettacolarizzazione della sofferenza portata alle estreme conseguenze, in questo reality "Concentramento" in cui si riproducono condizioni e crudeltà dei campi di concentramento.

    E' una denuncia ironica e dolorosa della TV del dolore, del sadismo dello spettatore che si giustifica non essendo il diretto fautore dei programmi, ma nutre il meccanismo perverso del programma premiando con l'audience il dolore, l'assenza di dignità, la sofferenza.

    Ho apprezzato più di ogni altro passaggio quello in cui Pannonique, la protagonista, sostiene che non sono gli organizzatori di questo reality i veri colpevoli, neppure i politici: i colpevoli sono i telespettatori che non cambiano canale.
    Questo è il punto che tocca anche noi: è comodo criticare, biasimare programmi, atteggiamenti, se poi direttamente o dal buco della serratura ne siamo i sostenitori. Quando non crediamo in quello che ci viene "propinato", se non abbiamo la forza di ribellarci, troviamo almeno la dignità di non sostenerlo, almeno indirettamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo schifoso mondo di Amelie...il nostro!

    Dall’isola dei famosi e non, in giù:la caustica iperbole della Nothomb preconizza il nostro selvaggio quotidiano mascherato da civiltà e l’eccesso di voyeurismo che caratterizza l’80% dei fenomeni soc ...continua

    Dall’isola dei famosi e non, in giù:la caustica iperbole della Nothomb preconizza il nostro selvaggio quotidiano mascherato da civiltà e l’eccesso di voyeurismo che caratterizza l’80% dei fenomeni social-mediatici.
    Diffiicile in questo macrocosmo distillare umanità, chi ne ha diventa eroe.
    Viviamo tutti nel terrore di essere nominati da un momento all’altro e pur di evitarlo, gomitate nelle parti basse le regaliamo a go go.
    Come diceva uno: “voglia di piangere è poco” davanti a questo sfacelo, siamo combattuti fra la passività inerziale e il subconscio che magari, nel momento in cui ci bolliranno le orecchie, ci suggerirà forse di fare un gesto.
    La chiamata in correità del pubblico pagante è la vera morale del libro, a prescindere del singolo eroismo, siamo vittime ma soprattutto carnefici, altro che stay foolish, noi stiamo col deretano incollato al muro pur di evitare il minimo rischio. Paura e vigliaccheria.

    ha scritto il 

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