Acido solforico

Di

Editore: Voland (Amazzoni, 32)

3.7
(2130)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 131 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese , Catalano , Tedesco

Isbn-10: 8888700536 | Isbn-13: 9788888700533 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Monica Capuani

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Un reality show dall'inequivocabile nome Concentramento, basato su regole che ricordano il momento più orribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva inviata a reclutare i concorrenti, che vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo dove altri interpretano il ruolo di kapò. La vita di tutti si svolge sotto l'occhio vigile delle telecamere e il momento di massima audience arriva quando i telespettatori decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto. Gli strali della scrittrice da sempre al centro di polemiche colpiscono questa volta, con meno leggerezza ironica e più disgusto, una società in cui la sofferenza diventa spettacolo.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Acido solforico

    Primo libro che leggo di questa autrice:
    pur non essendo il mio genere, non mi è dispiaciuto affatto.
    Si tratta di un romanzo breve (130 pagine) che è allo stesso tempo una critica ad un certo tipo di ...continua

    Primo libro che leggo di questa autrice:
    pur non essendo il mio genere, non mi è dispiaciuto affatto.
    Si tratta di un romanzo breve (130 pagine) che è allo stesso tempo una critica ad un certo tipo di intrattenimento televisivo (che mescola insieme tv del dolore e reality show) ed una riflessione sull'umanità. In particolare, viene evidenziata e messa alla berlina l'ipocrisia di coloro che si sentono superiori a certe bassezze e turpitudini ma alla fin fine soggiaciono pedissequamente alle logiche del mercato.
    Pannonique, una ventenne colta ed elegante, finisce in una retata e viene rinchiusa in una sorta di campo di concentramento, ripreso da telecamere 24 ore su 24. Diventa così uno dei protagonisti di un reality show molto particolare in cui puntata dopo puntata verranno eliminati dei concorrenti: eliminati definitivamente in maniera "fisica", attraverso una votazione che decreterà la morte dei più sfortunati.
    Buona l'idea di partenza - quella del reality-lager - che suscita interesse e smarrimento per tutta la prima parte del racconto. Purtroppo, la seconda parte si dilunga in eccessivi "pistolotti morali" e si perde un po' per strada il senso del racconto. Quella che poteva essere una critica caustica e feroce, giocata sul filo dell'ironia, diventa un dibattito sul bene e il male, che sa tanto di deja-vu. Sarebbe stato meglio portare alle estreme conseguenze l'idea iniziale - perseguendo fino in fondo l'immagine della crudeltà e del disprezzo - invece di riacchiappare per la giacca un buonismo di maniera che risulta fasullo e stride un poco con il resto del racconto.
    Al di là delle critiche, "Acido solforico" è comunque un discreto romanzo. Si lascia leggere in una manciata di ore, facendo riflettere a lungo sulle trappole della modernità che, troppo spesso, dimentica per strada umanità, compassione e tenerezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Acido solforico

    Davvero interessante all’inizio quanto frettoloso e deludente al termine. La scrittrice non vuole (?) soffermarsi più di tanto sulle ragioni dello show che fanno da sfondo alla storia, non vuole (?) u ...continua

    Davvero interessante all’inizio quanto frettoloso e deludente al termine. La scrittrice non vuole (?) soffermarsi più di tanto sulle ragioni dello show che fanno da sfondo alla storia, non vuole (?) ulteriormente approfondire le ragioni psicologiche di tutti i personaggi, interessata maggiormente ad arrivare velocemente al termine per quadri veloci ed essenziali. Si tratta certamente di uno stile di scrittura molto personale ed asciutto, che vuol porre al lettore più interrogativi di quelli a cui non cerchi di rispondere in prima persona. Lettura comunque veloce e scorrevole, quasi un copione cinematografico.

    ha scritto il 

  • 3

    Buona la scrittura, non banale e graffiante. Tuttavia, il libro scema un po' sul finale, a mio parare sbrigativo. È certamente un'opera che si fa apprezzare e che si legge di un un fiato. Bellissima l ...continua

    Buona la scrittura, non banale e graffiante. Tuttavia, il libro scema un po' sul finale, a mio parare sbrigativo. È certamente un'opera che si fa apprezzare e che si legge di un un fiato. Bellissima la figura di Pannonique, che mi ha suggestionato come il fiore che compare nel mezzo del devasto nel Guernica di Picasso.

    ha scritto il 

  • 2

    Surreale, un po' "spiccio".

    Mi mancava questa scrittrice, non avevo mai letto nulla di lei prima, nonostante mi fossi riproposto più volte di acquistare un suo libro. Così feci qualche tempo fa, scegliendo tra i suoi titoli disp ...continua

    Mi mancava questa scrittrice, non avevo mai letto nulla di lei prima, nonostante mi fossi riproposto più volte di acquistare un suo libro. Così feci qualche tempo fa, scegliendo tra i suoi titoli disponibili in libreria. Leggendo la quarta di copertina, scelsi proprio “Acido solforico”, senza saper se fosse uno dei suoi libri più famosi o meglio riusciti. Sicuramente originale nella trama, anche se un po’ “scopiazzata” – mi si passi il termine – nell’idea, da qualche format televisivo. Surreale, cinico, agitare ricordi di vecchi spettri (sempre possibili, purtroppo, nella cieca follia umana) della storia. Forse troppo distaccata e statica la sua narrazione. Non so, ho avuto questa sensazione, ma è soltanto un parere personale, ovviamente. Spiace leggermente per il finale, non tanto per la sostanza, ma per quella nitida sensazione di voler scivolare, forse, un po’ troppo frettolosamente all’ultima pagina del suo libro. Non lo consiglierei!

    ha scritto il 

  • 3

    Ho letto questo libro tutto d'un fiato. Amelie Nothomb mi piace moltissimo e tutti i suoi libri sono come un viaggio, pungenti e anche un po' monocromatici nell'attenzione univoca dedicata ad un tema, ...continua

    Ho letto questo libro tutto d'un fiato. Amelie Nothomb mi piace moltissimo e tutti i suoi libri sono come un viaggio, pungenti e anche un po' monocromatici nell'attenzione univoca dedicata ad un tema, che fa da lente attraverso la quale vedere tutto il resto. Una sorta di dizionario ogni libro settato in maniera diversa. Come altri libri della scrittrice a mio avviso questo non cambia la vita a chi lo legge.
    La storia è molto semplice: in un mondo non troppo lontano da alcune aberrazioni odierne (vedi ad esempio gli snuff video) il reality show più alla moda è all'interno di un campo di concentramento. Facendo leva sulle rimembranze di una sensibilità umanistica più che su esperimenti sociologici (come ad esempio quello di Stanford) la scrittrice ci propone un lieto fine. La detenuta Pannonique votata in modo quasi mariano al supplizio e ad una sorta di superomistico narcisismo riesce a trasformare la terribile kapo Zdena in una straordinaria alleata.

    ha scritto il 

  • 3

    L’idea è originale e fa certamente pensare, parlare e discutere, ma a mio giudizio ci sono delle lacune. Ho avuto come l’impressione che il libro sia stato scritto solo per stupire, creare un caso sen ...continua

    L’idea è originale e fa certamente pensare, parlare e discutere, ma a mio giudizio ci sono delle lacune. Ho avuto come l’impressione che il libro sia stato scritto solo per stupire, creare un caso senza che l’autrice ci mettesse troppo impegno. Credo in particolare che manchi la descrizione di questo futuro non troppo lontano: un gioco così crudele in che società si colloca? come si vive? qual è la mentalità generale? gli ideali? che ruolo ha la televisione? Manca il punto di vista dello spettatore medio. Ci viene detto che tutti, anche gli indignati, guardano il programma, ma tra questi ci sono anche i genitori, i mariti, i figli degli internati, come affrontano la cosa? Cosa pensano? L’autrice poteva dirci che nell’atrofia celebrale generale non si distingue più il vero dal falso, la finzione dalla realtà, che chi è fuori è orgoglioso di avere un parente dentro al gioco, che anche l’eliminazione è vista come una parte normale del gioco senza vere conseguenze...insomma spiegare meglio la mentalità generale, ma non lo fa, se non molto tra le righe. Nella storia poi, alcuni elementi mi sono sembrati quasi di troppo, una forzatura, un’aggiungere orrore ad orrore. Mi riferisco in particolare alla storia della bambina, ma anche la kapo’ erotomane mi sembra un troppo. Un’altra cosa che non mi è piaciuta è la protagonista: non so bene perché ma nel suo essere bella, brava e intelligente mi è stata subito antipatica. Altra nota negativa: buttate qua e là ci sono dei paroloni eruditi e delle citazioni colte che stonano con il contesto di una scrittura nel complesso semplice e lineare.

    ha scritto il 

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