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Actarus

La vera storia di un pilota di robot

Di

Editore: Meridiano zero

3.2
(240)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8882371581 | Isbn-13: 9788882371586 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Tokio, 2076. Anche se sei un pilota di robot di fama internazionale, la routine lavorativa alla lunga pesa. E Actarus, dopo anni che deve battersi contro i mostri di Vega, di certe cose comincia un po' a stufarsi. In Istituto, i colleghi ormai passano più tempo in chat che a preoccuparsi della guerra intergalattica. Il Dottore non perde occasione per sparagli le sue interminabili tirate sul futuro della razza umana, con la sua costante espressione di grande dignità. E sempre con quella noiosa sigla in sottofondo. L'unico che ancora la sera riesce a trascinarlo fuori di casa è il suo amico Alcor. Ma finiscono sempre in quei locali ultrafashion di Tokio, zeppi di commercialisti che sorseggiano succhi di ananas e carote. Nel bel mezzo della crisi dei trent'anni, Actarus ha una gran voglia di far luce su alcune questioni nodali della sua esistenza. Per esempio, perché con il suo Goldrake deve sempre prendersele per tre minuti buoni dai robot nemici, prima di tirar fuori il tuono spaziale? D'accordo le esigenze della diretta televisiva, ma non potrebbe farlo subito? Il pilota ha proprio bisogno di un periodo di ferie sulla Stella natale, Fleed, con quei tramonti multipli dai colori meravigliosi, le ragazze sempre disponibili e l'IKEA che fa le offerte anche nei weekend. Ma, mentre i comunicati stampa dei ribelli veganiani si fanno sempre più deliranti e confusi, Actarus conosce Roberta, la pacifista bella e un po' anoressica, con la dispensa sempre piena di prodotti equosolidali...
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  • 3

    hero depressoide

    e dagli con le peroni, actarus non ce la fa proprio più contro Vega e neppure un giorno di vacanza, e poi alcol/R e i suoi passati problemi di dipendenza, insomma s'alza il velo dietro il grande eroe di noi bimbi anni '70...


    un po' troppe allusioni sex e all'alcol, poco giustificate ma for ...continua

    e dagli con le peroni, actarus non ce la fa proprio più contro Vega e neppure un giorno di vacanza, e poi alcol/R e i suoi passati problemi di dipendenza, insomma s'alza il velo dietro il grande eroe di noi bimbi anni '70...

    un po' troppe allusioni sex e all'alcol, poco giustificate ma forzate

    interessante forza inventiva di morici che conduce il racconto fino alla fine con sapienza!

    divertente acido disperato ghignante

    ha scritto il 

  • 3

    ...sull'orlo di una crisi di nervi...

    Parto dal presupposto che smitizzare l'eroe assoluto della mia infanzia mi risulta blasfemo e degno di anatema o fatwa, o equivalenti maledizioni divine a seconda delle religione di cui si è fan....
    Venendo al contenuto, non posso però negare che l'idea di fondo dell'autore non sia neppure male. ...continua

    Parto dal presupposto che smitizzare l'eroe assoluto della mia infanzia mi risulta blasfemo e degno di anatema o fatwa, o equivalenti maledizioni divine a seconda delle religione di cui si è fan.... Venendo al contenuto, non posso però negare che l'idea di fondo dell'autore non sia neppure male. Una grande metafora della società attuale: guerre, reality, dipendenze da sostanze (e da social network) ed infine la depressione dell'eroe/impiegato/stipendiato/sottoposto. Morici deforma i personaggi della serie, attribuendo ad ognuno di loro una personalità-stereotipo dell'essere umano del XXI^ secolo, riuscendo a rendere piuttosto esplicito il messaggio, ma....mi ripeto, non sono riuscito ad apprezzare fino in fondo il romanzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi piace leggere romanzi di cui non so nulla, essere sorpreso da qualcosa di nuovo, magari bizzarro, magari semplicemente diverso da quel che sono solito leggere. Non c'è niente di meglio che vagare tra i blog vicini per cogliere qualche suggestione ed essere chiamato dal particolare volume. Dopo ...continua

    Mi piace leggere romanzi di cui non so nulla, essere sorpreso da qualcosa di nuovo, magari bizzarro, magari semplicemente diverso da quel che sono solito leggere. Non c'è niente di meglio che vagare tra i blog vicini per cogliere qualche suggestione ed essere chiamato dal particolare volume. Dopo anni di frequentazione è difficile sbagliarsi o rimanere delusi, ma a volte capita. Il post che Matteo Poropat ha dedicato ad Actarus, la vera storia di un pilota di robot aveva tutte le cose al posto giusto, la sua recensione mi ha incuriosito e quando ho visto il romanzo di Carlo Morici in libreria non ho potuto fare a meno di acquistarlo. Quello che scrive Matteo di là è tutto vero, e i contenuti del romanzo sono proprio quelli che lui descrive, ma a differenza di quel che è successo a lui, a me non è scattata alcuna molla, non mi si è accesa nessuna lampadina, anzi. Man mano che procedevo nella lettura il senso di noia, di ripetizione, di giocattolo rotto fatto più per colpire il lettore, costi quel che i costi, che non per dire qualcosa di sostanziale o di vero, è diventato soverchiante e terminare il romanzo una specie di liberazione.

    (Iguana blog: http://iguanajo.blogspot.it/2013/10/letture-georges-simenon-carlo-morici.html )

    ha scritto il 

  • 4

    scombinato...

    ...proprio come il protagonista di Atlas Ufo Robot... che nei cartoni sembra un eroe senza macchia e paura ma nella vita di tutti i giorni è un personaggio solo e dedito all'alcolismo, amante della birra Peroni... Finale a sorpresa!

    ha scritto il 

  • 4

    La prima volta che vidi Goldrake (Atlas Ufo Robot) era il 1980 e io e mio fratello eravamo esaltatissimi. Ho seguito tutta la saga dalla prima all'ultima puntata e, con l'ingenuità della fanciullezza, ai tempi l'avevo trovata fantastica e avvincente.
    Rivendendola in età adulta (!), a parte la nos ...continua

    La prima volta che vidi Goldrake (Atlas Ufo Robot) era il 1980 e io e mio fratello eravamo esaltatissimi. Ho seguito tutta la saga dalla prima all'ultima puntata e, con l'ingenuità della fanciullezza, ai tempi l'avevo trovata fantastica e avvincente. Rivendendola in età adulta (!), a parte la nostalgia sognante di quel periodo, ho compreso che l'entusiamo era soprattutto legato alla tenera età e alla novita di robotoni che si massacravano, astronavi volanti, esplosioni ecc, ecc. Il plot di ogni puntata era sempre lo stesso, a parte qualche piccola variazione, per non parlare della sospensione dell'incredulità e della coerenza di un solo robot contro un'intera flotta planetaria, sempre vincente, e solo a difendere il Giappone. È vero che era pensato per un pubblico di bambini, e noi, fanciulli degli anni '80 di certo non avevamo la malizia dei giovani d'oggi. Tutto questo viene sottolineato dall'autore in questo libro, con sarcasmo tagliente, tessendo una storia divertente, amara e godibilissima. Lo stile unico, psichedelico e visionario, rende la storia, sì poco lineare, ma comunque rende l'idea della crisi di mezz'età di un pilota di robot, che si ammazza di Peroni e si illude che la vita è un cartoon dove ci si trasforma in un razzo missile, si combatte per la difendere la terra ogni volta dalla distruzione e nei momenti di libertà si lavora alla Fattoria. Morici riesce a cogliere a pieno quelle che sono le incogruenze e le falle di una storia che trasportata nel reale diventa grottesca. Bisogna leggerlo comunque con attenzione, perché non è solo un divertissment dell'autore, al suo interno si possono anche trovare spunti di riflessione sul nostro sociale e soprattutto perché il flusso di coscienza di Actarus, quando non annebbiato dalla Peroni, è molto articolato e riflette anche sull'esistenza e sui massimi sistemi (l'ho scritto veramente?). Adesso diro un'eresia: in alcuni momenti mi ha ricordato Palanhiuk. Solo a tratti, eh, nei momenti più intesi di flussi di coscienza dove il protagonista medita e dove la narrazione passa dal flusso stesso al PoV esterno del narratore come se fosse una telecamera mobile. Ok, fine eresia. Preso come una pausa fra un romanzo e l'altro (Koontz e ora Il Passaggio di Cronin), invece è risultato un romanzo vero, di quelli coi controcazzi, scritto da un italiano che vive in Messico e che come lavoro scrive per webcartoon (così cita la biografia in quarta). Tanto di cappello.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Leggo più di qualche critica negativa su questo libro, ma sembra che molte critiche siano istintive per l'affetto verso il cartone o il personaggio.
    A parte i personaggi e l'ambientazione l'autore non è rimasto troppo legato al cartone, anzi da lì inizia lo spunto per immergere la battaglia tra r ...continua

    Leggo più di qualche critica negativa su questo libro, ma sembra che molte critiche siano istintive per l'affetto verso il cartone o il personaggio. A parte i personaggi e l'ambientazione l'autore non è rimasto troppo legato al cartone, anzi da lì inizia lo spunto per immergere la battaglia tra robot in uno scenario da reality (una sorta di "fattoria" ampliato). Actarus che va a peroni fa sorridere (forse avrebbe avuto più senso qualcosa di equivalente giapponese, ma passi); e piano piano si scopre, e anche Actarus scopre, che tutta la guerra è una montatura fatta a tavolino.

    ha scritto il