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Adam Smith a Pechino

Genealogie del ventunesimo secolo

By Giovanni Arrighi

(58)

| Paperback | 9788807104299

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Book Description

Alla fine del diciottesimo secolo, Adam Smith predisse la possibilità di un riequilibrio dei rapporti di forza tra l'Occidente e il resto del mondo, e la nascita di un commonwealth delle diverse culture. La straordinaria ascesa economica cinese conse Continue

Alla fine del diciottesimo secolo, Adam Smith predisse la possibilità di un riequilibrio dei rapporti di forza tra l'Occidente e il resto del mondo, e la nascita di un commonwealth delle diverse culture. La straordinaria ascesa economica cinese consente a Giovanni Arrighi di rileggere Smith in maniera radicalmente diversa rispetto al passato e di riesaminare la previsione del grande economista alla luce del recente tentativo americano di dare vita al primo vero impero globale della storia. Arrighi esamina come il "progetto per un nuovo secolo americano" sia stato concepito come risposta allo spettacolare successo economico cinese degli anni novanta e come la disfatta irachena potrebbe avere come esito la Cina nei panni di vero vincitore della guerra ingaggiata dagli Stati Uniti contro il terrorismo. La tesi del libro è che, nel corso del ventunesimo secolo, la Cina potrebbe diventare quel tipo di economia di mercato non-capitalistica a suo tempo immaginato da Smith, ma in condizioni storiche mondiali e nazionali totalmente differenti, aprendo la strada a una maggiore eguaglianza tra le nazioni.

8 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    Un testo fondamentale

    Se si vuole comprendere cosa c'è all'origine della crisi del capitalismo occidentale, inquadrare l'ascesa cinese in una prospettiva che parte dall'idea di cicli storici dominate da potenze, allora questo è un testo fondamentale.

    Giovanni Arrighi, c ...(continue)

    Se si vuole comprendere cosa c'è all'origine della crisi del capitalismo occidentale, inquadrare l'ascesa cinese in una prospettiva che parte dall'idea di cicli storici dominate da potenze, allora questo è un testo fondamentale.

    Giovanni Arrighi, con questo libro, fornisce l'apparato teorico per analizzare e comprendere lo spostamento verso Est dell'asse economico e politico del mondo. Da leggere assolutamente.

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    Antonio Moscatello said on Mar 7, 2012 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi manca Giovanni Arrighi,uno dei pochi ,veri intellettuali italiani,anche se non viveva più in questo paese.Semplice e chiaro,anche come uomo,avrebbe potuto insegnare economia ai bambini delle elementari,se non è grandezza questa...

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    Abdurebecca said on Sep 2, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Nonostante l'abuso sistematico di ipse dixit, infinitamente interessante e, mi pare, anche originale.

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    Quattrocchia said on Jul 20, 2010 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Davvero davvero pesante .... letto al fine di redigere la mia tesi di laurea posso solo dire che per chi non è un economista od un filosofo è veramente tedioso da leggere.

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    Margot Tenembaum said on May 26, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Adam Smith a Pechino è stato già ottimamente recensito da altri, io mi limiterei a trarne conseguenze.
    Intanto questo libro dimostra come Arrighi avesse già identificato le premesse della crisi attuale nel 2007, il che vuol dire che chi aveva vogl ...(continue)

    Adam Smith a Pechino è stato già ottimamente recensito da altri, io mi limiterei a trarne conseguenze.
    Intanto questo libro dimostra come Arrighi avesse già identificato le premesse della crisi attuale nel 2007, il che vuol dire che chi aveva voglia di vederla in anticipo ci poteva riuscire.
    Inserita nel contesto descritto dall’autore, la debacle finanziaria degli ultimi mesi appare come il preludio di ben altre cadute.
    Credo che dovremo rassegnarci nel giro di pochi decenni a diventare (per dirla alla Wallerstein) una periferia del sistema mondo, con tutto ciò che ne consegue in termini di caduta del tenore di vita, crollo dei livelli occupazionali, guerre tra poveri. Arrighi non ne parla, ma è il logico evolversi della perdita dell’egemonia degli USA e delle economie ad essa collegate.
    Non sarà un passaggio facile, soprattutto in mancanza di soggettività credibili e di un pensiero adeguato alla fase.
    Riguardo al resto del mondo, non riesco a condividere l’ottimistica previsione di Arrighi sull’avvento di un ordine mondiale più equilibrato (ma sono la solita menagrama).

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    Alexik said on Jan 18, 2010 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Arrighi già nell’introduzione, a guisa di un lungo abstract, enuclea il suo discorso (p.20): "La tesi di fondo proposta da questo libro, è che la sinergia fra il fallimento del PNAC e il successo cinese nel campo dello sviluppo economico sta rendendo ...(continue)

    Arrighi già nell’introduzione, a guisa di un lungo abstract, enuclea il suo discorso (p.20): "La tesi di fondo proposta da questo libro, è che la sinergia fra il fallimento del PNAC e il successo cinese nel campo dello sviluppo economico sta rendendo l’intuizione di Smith di una società del mercato globale basata su una maggiore equità fra le diverse aree mondiali di civiltà, più vicina alla realtà di quanto non lo sia mai stata (...)." Il libro si articola in quattro parti di tre capitoli ciascuna, una prima teorica in cui si presentano richiami di Smith (1-3), una seconda corrispondente all’analisi della turbolenza globale che ha portato al PNAC ed all’ascesa della Cina (4-6), a cui seguono l’analisi del PNAC e dell’ascesa (parte terza e quarta, 7-9 e 10-12). L’epilogo infine ripercorre le scelte che stanno conducendo gli USA al declino nel loro sforzo d’arginare l’emersione del Sud.
    Il capitolo piu' importante della prima parte e' il secondo, dove Arrighi analizza "La ricchezza delle nazioni" di Smith. Fra le varie cose istruttive, c'e' una parte in cui Smith fa un paragone tra l'Olanda e la Cina dell'epoca (l'opera e' del 1776), criticando la prima e lodando la seconda, perche' mentre l'Olanda si doto' direttamente di un'ipertrofica rete commerciale ("sviluppo innaturale"), in Cina la precedenza accordata all’agricoltura produsse la domanda necessaria per lo sviluppo della manifattura, che a sua volta generando un surplus, consenti' lo sviluppo del commercio estero ("sviluppo naturale"). La cosa che piu' mi ha colpito e' stata l'impostazione sostanzialmente neoconfuciana di Smith. Il successivo terzo capitolo è invece paradossale: lo scopo di Arrighi è dimostrare che la teoria di Marx e quella di Schumpeter, servono meno di Smith per spiegare il passato successo europeo basato sulla sinergia della coppia commercio estero – potenza militare. In generale il capitolo non è molto interessante. Arrighi si limita ad estrapolare pezzi della teoria di Marx ed evidenziarne i lati oscuri o di dubbia interpretazione. Questo modus operandi finisce per essere un po’ forzato, perché a mio parere fa dire a Marx quello che ritiene funzionale per la sua analisi ed al contempo esalta artatamente la prospettiva smithiana.
    Per tutta la seconda parte, dedicata all’individuazione dell’origine della crisi attuale, Arrighi s’appoggia all’analisi di Brenner sullo “sviluppo ineguale”. Nel quarto capitolo si conclude che gli USA hanno sempre fatto pagare ad altri le loro inefficienze: prima al Giappone (trattato Plaza Accord), poi alla Germania (trattato Reverse Plaza Accord) ed adesso alla Cina. Nel quinto esamina il lato sociale dell’analisi della crisi operata da Brenner, o meglio, la sua mancata analisi, e col sesto capitolo ragiona sulla “crisi spia” degli USA (’69-’73), quando nacquero gli eurodollari e la concorrenza economica sfociò nella speculazione sul dollaro alla vigilia dell’avvento di Reagan (’79-’80). La finanziarizzazione nella Belle Epoque degli anni novanta fu una falsa soluzione perché più che risolvere il problema, lo posticipò e lo accollò ai vassalli degli USA. Tutto questo è già stato ampiamente dibattuto in "Caos e governo del mondo".
    Il settimo capitolo ripercorre la breve storia del PNAC, ma a parte qualche considerazione sulle sorti del dollaro non dice molto di nuovo, perché sia sulla pessima politica estera neoconservatrice sia sull’ascesa della Cina, sono già stati versati fiumi d’inchiostro. Alla fine Arrighi conclude riuscendo anche ad auto citarsi con "Il lungo XX secolo", di cui per altro fornisce un ottimo ripasso. Nel Capitolo 9, ironicamente intitolato “Lo stato mondiale che non vide mai la luce", Arrighi parte dalle osservazioni di Tilly sul monopolio statale della forza (percezione simultanea come benigno ente protettivo e racket che chiede il pizzo per la protezione), chiedendosi se sia possibile che capitalismo e apparato militarindustriale si siano avvitati in un circolo "virtuoso" d’aumento della potenza europea e in caso affermativo dove si collochi il limite di questo aumento. Citando uno studio di William McNeill, la risposta al primo quesito è senz’altro affermativa, mentre riguardo al secondo la questione non è molto chiara.
    Infine con la quarta parte si parla dell'ascesa cinese. Si comincia col Capitolo 10 introducendo le tre diverse possibili forme di contrasto adottate dagli yankee nell’arginarla (e concretizzatesi in un incoerente miscuglio delle tre): con la Cina si va verso una nuova Guerra Fredda (Kaplan), con la Cina il contenimento non serve e bisogna cooptarla in una diarchia a guida USA (Kissinger), far sì che le nazioni asiatiche si accapiglino tra loro lasciando gli USA a prosperare di fronte al loro reciproco annientamento (Pinkerton). Visto che un simile lacunoso approccio ragiona in termini prettamente occidentali, scopo dell’undicesimo capitolo è raccontare un po' di storia cinese. Riguardo ai Ming (1368-1644) vengono spiegate due cose fondamentali: il motivo per cui si chiusero nell'epoca in cui erano all'avanguardia nel mondo e la loro realizzazione di un’economia di mercato senza capitalismo. La seconda parte del capitolo e' dedicata alla "diaspora capitalista cinese", altro chiodo fisso d'Arrighi; dalle fortune durante la pirateria sino-giapponese, al traffico di oppio e "coolie", alla scommessa sul cavallo sbagliato del Guomindang e l'indebolimento della rete per i tumulti anti-coloniali, fino alla rifioritura negli anni ottanta quando il PCC aprì il paese agli IDE.
    Nell'epilogo si tirano le somme. Da parte occidentale non si capisce come saranno miscelate le tre strategie alternative. Per i paesi del Sud la soluzione di Pinkerton rappresenterebbe un bagno di sangue, quella di Kissinger sarebbe la meno dispendiosa e quella di Kaplan si collocherebbe come via di mezzo (pagg. 417-419). Indipendentemente da questo l’Occidente vedra' ridimensionato il proprio potere. L'incognita maggiore pero' resta il rapporto fra Cina ed India. La speranza è che si vada verso una nuova "Bandung": allora (1955) il non-allineamento era basato su fragili comunioni politiche dovute al passato coloniale e l’alleanza fu travolta dal monetarismo degli anni seguenti. Adesso gli stessi paesi hanno il potere del cash e potrebbero imporsi nella creazione di un Commonwealth rispettoso delle specificità delle nazioni.
    In generale si e' trattato di una lettura molto bella per la complessita' dell'argomento ed il taglio della trattazione. Arrighi ha la geniale intuizione di riscoprire Smith, ma l'impianto e' marcatamente decostruzionista. Ci mette del suo nell'idea di fondo e nel raccordare le varie citazioni, pero' proprio queste numerose citazioni finiscono per costituire il grosso del libro: Smith e Marx nella prima parte, Brenner nella seconda, se' stesso, Harvey, Tilly e McNeill nella terza, Kaplan, Kissinger e Pinkerton nella quarta. Nell'introduzione, fra i vari ringraziamenti, Arrighi si stupisce di aver ricevuto pareri cosi' discordanti sulle varie componenti del libro. IMO e' del tutto naturale visto che alla fine il filo del discorso non e' sempre facile da seguire (tipico d'Arrighi!) e le due parti centrali sono una parentesi che separano la prima e l'ultima piuttosto che collegarle. Non a caso, proprio queste ultime le ritengo migliori e piu' autonome rispetto alle prime.

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    Hotaru said on May 10, 2009 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (58)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 460 Pages
  • ISBN-10: 8807104296
  • ISBN-13: 9788807104299
  • Publisher: Feltrinelli
  • Publish date: 2008-01-01
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