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Addio, Columbus e cinque racconti

Di

Editore: Bompiani

3.8
(325)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000046073 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elsa Pelitti

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/08/24/goodbye-columbus-philip-roth/

    “La prima volta che la vidi, Brenda mi chiese di tenerle gli occhiali. Poi avanzò fino all’orlo del trampolino e guardò con ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/08/24/goodbye-columbus-philip-roth/

    “La prima volta che la vidi, Brenda mi chiese di tenerle gli occhiali. Poi avanzò fino all’orlo del trampolino e guardò confusamente nella piscina; fosse stata asciutta, miope com’era, non se ne sarebbe accorta. Si tuffò mirabilmente, e dopo un attimo stava già tornando a nuoto verso il bordo della piscina, con la testa dei capelli biondo rame alta sull’acqua e tesa davanti a lei come una rosa dal lungo stelo. Scivolò fino al bordo e poi fu accanto a me. - Grazie, - disse, con gli occhi umidi, ma non per l’acqua. Allungò una mano per prendere gli occhiali, ma non li inforcò finché non mi ebbe voltato le spalle per andarsene. La guardai mentre si allontanava. A un tratto si portò le mani dietro la schiena. Prese il fondo del costume tra il pollice e l’indice e rimise a posto quel po’ di carne che si era scoperta. Mi si rimescolò il sangue. Quella sera, prima di cena, le telefonai.
    - A chi telefoni? - chiese mia zia Gladys.
    - A una ragazza che ho conosciuto oggi.
    - Te l’ha presentata Doris?
    - Doris non mi presenterebbe neanche all’uomo che pulisce la piscina, zia Gladys.”
    (Philip Roth, “Goodbye, Columbus”, ed. Einaudi)

    Philip Roth è uno di quegli autori di cui, per un motivo o per l’altro (ma essenzialmente perché non si può leggere tutto di tutti), ho letto poche opere, sebbene abbia apprezzato quelle affrontate. Su questo blog ho già riportato le mie impressioni su “Il seno” e soprattutto “Il professore di desiderio”, che mi aveva convinto, quasi tre anni fa, a prendere altre opere di Roth, proposito poi smentito dai fatti. Insomma, sia pure con ritardo, qualche giorno fa, in libreria, mi sono incuriosito di fronte ai libri di Roth e ho deciso di prendere “Goodbye, Columbus”, volume nel quale sono contenuti il romanzo breve omonimo e altri cinque racconti.
    A testimonianza del gradimento, vi è il successivo accaparramento di un altro romanzo di Roth, che leggerò nelle prossime settimane (presumo). “Goodbye, Columbus” è la storia dell’incontro tra Neil e Brenda, lui proveniente da un quartiere povero, dove vive ospite di un’invadente zia, lei invece cresciuta in mezzo agli agi. L’incontro è idilliaco, almeno all’inizio, poi cominciano ad avvertirsi le prime crepe e Neil si ritrova coinvolto, suo malgrado, in vicende familiari della ragazza che volentieri avrebbe evitato. Lo sguardo impietoso di Roth dà vita a un racconto molto divertente e slanci esilaranti.
    Negli altri racconti l’umorismo di Roth non è da meno, che si tratti di descrivere la diatriba tra due ragazzini e un rabbino, oppure un sergente dell’esercito alle prese con un soldato troppo devoto e troppo furbo, un padre di famiglia in là negli anni che vorrebbe rinverdire i fasti amatori di un tempo, o ancora un avvocato costretto dai suoi concittadini a imbarcarsi in una causa contro un presunto fanatico religioso.

    “Ogni tanto tornavamo alle nostre sedie a intonare esitanti, ingegnosi, gentili ditirambi su quello che stavamo cominciando a provare l’uno per l’altra. In realtà non avevamo i sentimenti che dicevamo di avere finché non riuscivamo a esprimerli; io, per lo meno; enunciarli era inventarli e possederli. Montavamo la nostra estraneità e la nostra inesperienza in una spuma che somigliava all’amore, e non avevamo il coraggio di giocarci troppo a lungo, di parlarne troppo, per timore che si afflosciasse e finisse in niente. Così facevamo la spola tra le sedie e l’acqua della piscina, tra le chiacchiere e il silenzio, e considerando l’incrollabile nervosismo in cui mi precipitava la compagnia di Brenda, e le alte mura di egocentrismo che si ergevano, contrafforti e tutto, tra lei e la sua conoscenza di se stessa, ce la cavammo piuttosto bene.”

    ha scritto il 

  • 2

    Parte bene ma poi...

    ... Parte come un Roth energico e frizzante, ma poi si spegne. Il romanzo mi sembra sospeso, il finale troppo "aperto". E' freddo. Poi i racconti, tutti piuttosto sottotono tranne uno, ironico. ...continua

    ... Parte come un Roth energico e frizzante, ma poi si spegne. Il romanzo mi sembra sospeso, il finale troppo "aperto". E' freddo. Poi i racconti, tutti piuttosto sottotono tranne uno, ironico.

    ha scritto il 

  • 4

    Goodbye, Columbus e i cinque racconti appartengono alla produzione giovanile di Roth, la scrittura infatti è più fresca e l’umorismo non scivola nel cinismo che ho trovato talvolta nei suoi romanzi pi ...continua

    Goodbye, Columbus e i cinque racconti appartengono alla produzione giovanile di Roth, la scrittura infatti è più fresca e l’umorismo non scivola nel cinismo che ho trovato talvolta nei suoi romanzi più maturi, anzi è un umorismo sano, talvolta grottesco, ma divertente, che fa ridere per il gusto del ridere.

    Goodbye Columbus è un romanzo breve, delicato, dove si racconta di un amore giovanile, un amore estivo, intenso all’inizio della fase dell’attrazione e che poi muore con un tonfo nel vuoto in maniera incomprensibile lasciando solo una sensazione di svuotamento e di estraneità.
    Nei cinque racconti si affacciano i temi “soliti” della produzione di Roth, il rapporto con la religione, il sesso, le famiglie ebree, la faccenda del “popolo eletto” che Roth vede come il fumo negli occhi e ci sono già i germi del futuro Zucherman.
    C’è un racconto in particolare, dove ho riso tantissimo, ma non anticipo niente …

    ha scritto il 

  • 4

    Nel nome di Yahweh

    Il tuo popolo era in catene sulle sponde del Nilo, fra i giardini di Babilonia e ai tempi dei Cesari. Per la tua stirpe hanno coniato le parole Diaspora, Ghetto, Olocausto. Sulla pelle della tua gente ...continua

    Il tuo popolo era in catene sulle sponde del Nilo, fra i giardini di Babilonia e ai tempi dei Cesari. Per la tua stirpe hanno coniato le parole Diaspora, Ghetto, Olocausto. Sulla pelle della tua gente hanno impresso il marchio del deicida, dell'avaro, dell'usuraio, del cospiratore. Hanno fatto credere a 6 milioni di tuoi simili che il lavoro rende liberi, liberi di passare come aria per il camino. E hanno reso vittimisti, dopodiché carnefici, i figli di quelle vittime.
    Philip Roth, ebreo-americano, riesce ad ironizzare con arguzia su (e nonostante) questa millenaria sfiga...ehm...eredità.

    ha scritto il 

  • 4

    Disuguale

    Il romanzo breve che dà il titolo all'opera mi è piaciuto moltissimo, così come il delizioso e cinematografico "la conversione degli ebrei". Gli altri racconti sono di livello disuguale, invece, ma tu ...continua

    Il romanzo breve che dà il titolo all'opera mi è piaciuto moltissimo, così come il delizioso e cinematografico "la conversione degli ebrei". Gli altri racconti sono di livello disuguale, invece, ma tutti mi sono piaciuti. Alcuni 5 stelle, altri 3.

    ha scritto il 

  • 4

    divertenti e dolorosi

    un romanzo breve e 4 racconti, alcuni molto spassosi ("la conversione degli ebrei" e "difensore della fede"); in comune mi è sembrato abbiano la sofferenza dell'essere diversi: per censo, età, respons ...continua

    un romanzo breve e 4 racconti, alcuni molto spassosi ("la conversione degli ebrei" e "difensore della fede"); in comune mi è sembrato abbiano la sofferenza dell'essere diversi: per censo, età, responsabilità, religiosità, anticonformismo.

    ha scritto il