Addio a tutto questo

Di

Editore: Piemme

3.9
(44)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 399 | Formato: Altri

Isbn-10: 8838481334 | Isbn-13: 9788838481338 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Annalisa Carena

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Robert Graves ha diciannove anni quando decide di arruolarsi per i campi della prima guerra mondiale. Un'intera generazione di giovani, parte con lui. Plasmati da un'educazione repressiva, impreparati agli orrori della guerra che conoscono solo da lontano, non ipotizzano nemmeno che si possa dire no. Quando torneranno - chi di loro tornerà - avranno perso qualcosa di prezioso quanto la vita: la fiducia in un mondo che li aveva nutriti e mandati a morire. A tutto questo Robert Graves dice addio. La sua autobiografia è un amaro congedo dagli anni dell'infanzia e della scuola, da una patria che non riuscirà mai più a considerare. In fondo, è l'addio di un'intera generazione.
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  • 4

    Un monito contro la guerra

    Robert Graves, poeta e romanziere, scrisse questa autobiografia a 34 anni, quando decise di dire addio alla sua patria, l'Inghilterra, alla sua famiglia e alla carriera. Perché questo addio?

    La sua vi ...continua

    Robert Graves, poeta e romanziere, scrisse questa autobiografia a 34 anni, quando decise di dire addio alla sua patria, l'Inghilterra, alla sua famiglia e alla carriera. Perché questo addio?

    La sua vita fino a quel momento era stata punteggiata da violenza psicologica e fisica. In Inghilterra la vita famigliare dei ragazzi terminava a otto anni, visto che a quell'età entravano a scuola e non tornavano più se non per le vacanze. L'educazione scolastica molto rigida gli lasciò il segno:

    "L’educazione religiosa sviluppò in me una grande capacità di provare paura, una coscienza superstiziosa e un imbarazzo nei confronti del sesso dal quale ho fatto molta fatica a liberarmi."

    A scuola la separazione dei sessi era totale, il sesso femminile era considerato osceno (e scarseggiava) e questo faceva sì che i rapporti omossessuali fosse quasi generalizzati.

    "Per uno che nasce omosessuale, ci sono almeno dieci pseudo-omosessuali permanenti creati dal sistema delle scuole private"

    L'obiettivo della scuola sarebbe dovuto essere l'insegnamento dei principi fondamentali per formare individui migliori; in realtà la ferrea disciplina, il cameratismo, lo spirito di corpo, la cultura imperialistica, l'ambizione personale determinavano le condizioni per ottenere individui che, in nome di un concetto superiore di Patria e onore, diventassero soldati.

    Robert si arruola e va in guerra, come ufficiale nel prestigioso reggimento dei Royal Welch Fusiliers. E tra massacri, bombe, cancrene, assalti inutili e sanguinosi si distingue in battaglia in Francia fino ad essere gravemente ferito e dato per morto.

    Nel frattempo descrive tutto ciò che vede. Cosa rende queste descrizioni di guerra così interessanti? Innanzitutto le immagini sono vivide, reali, crude. Ma questa osservazione è vista con un umorismo "British" che incredibilmente la rende più fruibile ma anche contemporaneamente terribile.

    Dalle descrizioni si evince l'assurdità della guerra di trincea, le condizioni igieniche, la convivenza con i topi, i pidocchi, il fango, i cadaveri, il lamento dei feriti, le diserzioni, le fucilazioni, gli stupri, le atrocità commesse nei confronti del nemico, l'incompetenza di generali che nemmeno avevano mai visto una trincea, l'assurdità di alcune tecniche militari (una per tutte l'uso dei gas), il massacro di tante giovani vite non giustificato se non dall'ambizione di comandanti incapaci.

    "L’importante era mantenere a tutti i costi la necessaria fornitura di eroi"

    Tutto è insopportabile per Graves alla fine. Si può tornare da una guerra e continuare a vivere normalmente? Forse no, forse tutto risulta fasullo, inutile e insignificante. Forse nulla ha più molto senso. Decide quindi di rifiutare tutto e di andarsene, dedicandosi all'insegnamento e alla poesia.

    Ovviamente questa è una autobiografia, dove come si sa viene trascritta solo la parte della verità che fa più comodo all'autore.

    Ma ciò che maggiormente ci interessa secondo me non è tanto la conoscenza dell'uomo Graves, quanto il monito contro la guerra che il suo libro, molto interessante, ci ha lasciato.

    E' servito a qualcosa? Ahimè, no. Gli errori si ripetono, sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    "Questi sogni a occhi aperti continuarono come una vita alternativa…"

    "Skippy muore" è un libro che ho adorato. E quando un libro lo si adora, non si possono ignorare i consigli di lettura che da esso provengono. A partire dalla citazione in epigrafe che dà il titolo al ...continua

    "Skippy muore" è un libro che ho adorato. E quando un libro lo si adora, non si possono ignorare i consigli di lettura che da esso provengono. A partire dalla citazione in epigrafe che dà il titolo al mio commento, "Addio a tutto questo" è in esso ripetutamente richiamato e citato.

    Così ne parla Murray:

    "Il racconto di Graves aveva ben poco da spartire con il piattume del manuale di storia. Era un’esplosione di immagini di un’oscurità che galvanizzava – gli scheletri, nei crateri della terra di nessuno tra le trincee, rosicchiati dai ratti; un bosco pieno di cadaveri di tedeschi, i cui cappotti Graves prende per usarli come coperte; la partita di cricket tra ufficiali e sergenti, con una trave come mazza, uno straccio legato con lo spago come palla e, come paletti del wicket, la gabbietta di un pappagallo, «con il cadavere pulito e secco del pappagallo ancora all’interno» – ogni pagina conteneva qualche perla nera come la notte"

    La reazione di Skippy e dei compagni di fronte alla lettura di quelle pagine è, con grande stupore dell'insegnante Howard the Coward, di "silenzio rapito".

    Beh. Come resistere ad un simile richiamo? Io sicuramente non ne sono capace.

    Leggendo "Addio a tutto questo" ho compreso le motivazioni che hanno indotto Murray a inserirlo all'interno di "Skippy muore". È un libro che parla di poco più che ragazzi che non resistono al richiamo delle armi. Illusi e ingannati, con la speranza di poter trovare una propria dimensione nella guerra.

    Lo sguardo di Graves, ironico e distaccato, registra in modalità fredda e disincantata dettagli e dettaglini della guerra di trincea.
    I topi. Le malattie veneree. Il freddo. Il rum. I ragazzi mandati al macello per la conquista di un misero lembo di terra. E contestualmente il protocollo di comportamento, il rispetto della gerarchia, pienamente e rigorosamente britannico. Questo sguardo cinico che rileva in maniera impietosa ed incisiva l'assurdità della guerra.

    E leggiamo agghiacciati e disgustati:

    «La prima cosa strana che ho visto in Francia sono state tre donne nude appese per i piedi in una macelleria»

    "Mangiavamo sempre con la rivoltella accanto al piatto, e le nostre conversazioni erano punteggiate da spari improvvisi contro un topo che rovistava nella borsa di qualcuno o strisciava lungo la trave di sostegno del tetto sopra le nostre teste."

    Ma scappa un sorriso amaro di fronte a:

    "L’altro giorno ho dovuto censurare una lettera scritta da un caporale a sua moglie. Diceva che le ragazze francesi non erano male a letto, e dunque poteva stare tranquilla per lui, ma avrebbe preferito di gran lunga andare a letto con lei e sentiva moltissimo la sua mancanza"

    "In Francia non c’erano remore: quei ragazzi avevano soldi da spendere e sapevano di avere buone probabilità di finire uccisi comunque nel giro di qualche settimana. Non volevano morire vergini. Il Drapeau Blanc salvò la vita a decine di uomini rendendoli inabili al futuro servizio in trincea. Alla base, gli ospedali per malattie veneree erano sempre affollati."

    Per concludere coi problemi del sopravvissuto: i brutti sogni ad occhi aperti come una vita alternativa. Graves reduce continua a lungo a rivivere vividamente, ad avere davanti agli occhi cadaveri verdi come la divisa indossata. Nelle orecchie il suono delle granate che esplodono. E il sangue di amici e nemici versato inutilmente. Per questioni politiche.

    A fine lettura rimane la domanda espressa da Fatica in postfazione: "La guerra è una forma perversa di suicidio?"

    ha scritto il 

  • 5

    Autore: anglosassone (1895-1985). Autobiografia.

    L’ultimo referendum è stato una mistificazione, una bufala, un accertamento della ingenuità di molti, una presa per il culo, un’ottima giustificazione ...continua

    Autore: anglosassone (1895-1985). Autobiografia.

    L’ultimo referendum è stato una mistificazione, una bufala, un accertamento della ingenuità di molti, una presa per il culo, un’ottima giustificazione per prendere a schiaffi chiunque si professi un politico.
    Quattro gatti si sono scervellati sulle implicazioni di una modifica costituzionale, senza accorgersi che sulla scheda elettorale la domanda giusta era: Renzi SI, Renzi NO.
    Alla prossima bancarella raccogli-firme per un referendum, a meno che non sia per il ritorno del Papa ad Avignone, regalerò un sacchetto della cacca del cane della signora di sopra (che non so a quale razza appartenga, ma è grande come un vitello di 3 mesi. Con cacca direttamente proporzionale).

    C’entra con Graves? Sì, perché io non ho la sua meravigliosa penna che rende pieni di spirito gli angosciosi ricordi di una gioventù in guerra. E poi non sono inglese.
    Lui veramente fu un miscellanea di Inghilterra, Irlanda e Germania.
    “”Non è dato superare facilmente il condizionamento della morale protestante della classe dirigente inglese, sia pur temperato dal sangue misto, da una natura ribelle e da un’ossessione poetica prepotente.””

    Da bimbetto a giovane pronto per l’arruolamento, attraverso tutti i gradi della scuola inglese dell’epoca che produceva professori, studiosi, poeti, pseudo omosessuali e omosessuali: tutti (o quasi) gentlemen.

    Fa un certo effetto dopo aver letto Junger.
    Nessun superamento dell’uomo su se stesso, ma semplicemente spirito di corpo, il reggimento, il ricoprire correttamente il proprio ruolo. Si combatte per l’uomo alla tua destra o alla tua sinistra. In fondo la struttura e la disciplina dell’esercito britannico sono in funzione dal 1707, e da allora è il solo esercito europeo sempre in funzione, da qualche parte.

    Tanti ricordi di uomini, di battaglie, di bevute, di ferite, di suicidi, di incontri di poesia, di scherzi.
    Lui protestante che testimonia la maggior “professionalità” del preti cattolici ed una certa tendenza al servizio veloce con veloce ritirata dei preti protestanti.
    Lui che apprezza di più i tedeschi dei francesi pieni di boria e poco collaborativi.
    Lui che sogna una guerra fatta dai padri con i figli a casa ad occupare scrivanie. Lui che ritorna al suo reggimento e ai suoi uomini non sopportando il patriottismo di maniera trovato in patria. Si vuole il ritorno alla trincea: la vita che si svolge lì ha più verità di ciò che si lascia per le strade o sui giornali di casa. Solo lì si sta dipanando la sorte di tutti quei ragazzini; altrove c’è solo falsità, ipocrisia e imbroglio.
    Lui che è dato per morto e solo a fatica riesce a far pubblicare una smentita.

    “”Un’autobiografia spericolata dove si parla di guerra, scritta però senza tener conto dei sentimenti di nessuno.”” Una meravigliosa impertinente, svagata girandola di fatti e di ragazzi,
    A volte ci si dimentica che erano quasi tutti ragazzi di più o meno vent’anni.
    Quasi tutti partiti vergini. A parte quelli che si presero la sifilide nei bordelli al fronte, gli altri morirono vergini o tornarono vergini. Almeno per ciò che riguarda il sesso.

    I ricordi proseguono fino al 1929, anche se la girandola non c’è più. Ci sono i problemi della vita comune, anche se per gli ex combattenti c’è uno slittamento rispetto alla realtà. La guerra non sarà mai superata o dimenticata. Ognuno si porta con sé i morti: amici o nemici. Lo scempio di tante vite.
    In quella data finì il suo matrimonio e anche la sua permanenza in Inghilterra. Il titolo è relativo a questo distacco.

    Non so se rileggerò Nelle tempeste d’acciaio, ma questo lo riaprirò sicuramente.

    13.12.2016

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Magnifica autobiografia di Graves. Purtroppo fuori commercio. A me, ovviamente, è piaciuta moltissimo la parte dedicata alla (prima) guerra (mondiale). Non rivoluzionario (la prima edizione esce nel 1 ...continua

    Magnifica autobiografia di Graves. Purtroppo fuori commercio. A me, ovviamente, è piaciuta moltissimo la parte dedicata alla (prima) guerra (mondiale). Non rivoluzionario (la prima edizione esce nel 1929, la seconda nel 1957: la prima revisione dei racconti bellico è precedente) ma con alcuni squarci sulla vita di quegli anni che ancora oggi impressiona: la diffidenza verso i sudditi inglesi di origine tedesca (che sull'esempio di quanto fatto nella guerra boera vennero internati in campi di concentramento), le storie dello zio tedesco (che racconta con orgoglio come riuscì a colpire con soli due colpi gli osservatori francesi sulla cattedrale di Reims - p 84), le regole e le tradizioni della vita militare (che resistono perfino alla guerra di trincea - vedi capitolo 11 sulle tradizioni e gli usi del Royal Welch Fusiliers), la volontà di andare al fronte fino a che si è nelle retrovie, il comportamento dei primi pacifisti (che protestano contro la guerra ma appena questa scoppia si sentono costretti a partire volontari), la storia del soldato semplice Probert (che non vuole andare in guerra perché a casa ha moglie e dei maiali... e, non riuscendo a spedirlo al fronte lo congedano come minorato mentale - pp 91-92), le corti marziali, il battesimo del fuoco (con anche qui grande importanza attribuita al momento "sonoro" dello scontro - pp 113-115), le morti "stupide" / non che ne esistano di intelligenti ma... (come quella del sergente Gallagher che tira una bomba a percussione verso la terra di nessuno ma sbatte nel parapetto e "Ragazzi, , gli spacca quella stupida mascella del c... e gli porta via un bel pezzo di quel suo stupido muso del c... povero stronzo! Non vale la pena di fare questa fatica per riportarlo indietro. è spacciato" - p 117), la scarsa collaborazione tra gli alleati, che spesso arriva all'odio (soprattutto contro i francesi), il gas (e l'inefficenza dei mezzi per contrastarlo nel proprio esercito pp 125-126, poi ancora a p 247), equipaggiamento di un soldato al fronte (pp127-28), le intuizioni di Furber sullo spostamento del fronte (per il sergente in due anni il fronte non sarebbe cambiato di meno di 2km... ed ebbe ragion; p 139), il minamento (p 141-42), sulle donne "stanche ma felici" dei bordelli militari (p 143), i cecchini (p 157) il rientro a casa per la licenza ( bellissime e disilluse pp 167-68 ), l'immoralità degli attacchi coi gas (171 e 177/78), il crimine da pena di morte: il rovesciamento del rum (178), l'odio degli inglesi nei confronti dei francesi (194-96), il piede da trincea (202), i vagoni per i soldati Hommes 40, chevaux 8 (p207), le atrocità vere o presunte (p 214/18), gli attacchi al patriottismo, alla religione (pp 220/23), la paura d'avere un esaurimento nervoso (p231). Il bisogno d'acquistare una casa per quando la guerra sarebbe finita "volevo qualcosa a cui tornare nel momento in cui tacevano le armi" (p235). Dal capitolo 21 Graves è di nuovo in Inghilterra, questa volta a cause delle ferite ricevute in battaglia. I soldati non riuscivano a capire "la frenesia bellica che dilagava ovunque, cercando uno sfogo pseudo militare" (p 266). Possiamo leggere, per comprendere lo spirito in Inghilterra, la lettera inviata da una madre (p 267 e seguenti). Ma non mancano pagine sulla vita dei ricchi durante il razionamento (ad esempio il buffet del circolo del golf da p 272). A pagina 276 si vede come si "evolvono" i manuali da trincea. La partecipazione di Graves, come giudice / ufficiale ad un processo per armi gettate in faccia al nemico (a causa di uno shell shock) (pp 279-80), le ricerche dei cavalli rubati al fronte tra commilitoni (pp 283-84), i commenti pacifisti di graves e siegfried sulla guerra (285), la chiacchierata con Bertrand Russell, pacifista, sui metodi per fermare gli scioperi (p 289). Il capitolo 24 è dedicato a S. Sassoon. Cosa contraddistingue un ufficiale di buon cuore (p 312); tra i meriti di chi ha a cuore la condizione dei soldati c'è anche "aveva costruito una baracca per il cinema all'interno del campo" (sempre a 312).

    ha scritto il 

  • 4

    e fine

    Immaginate di avere diciassette anni, magari anche diciannove, non oltre, e che l’anno sia il 1914 o il 1915.
    Vi trovate tra i banchi di una scuola di una qualunque città italiana e un bel giorno ini ...continua

    Immaginate di avere diciassette anni, magari anche diciannove, non oltre, e che l’anno sia il 1914 o il 1915.
    Vi trovate tra i banchi di una scuola di una qualunque città italiana e un bel giorno iniziano a convincervi ad arruolarvi per partire in guerra.
    Per farlo vi raccontano un sacco di storie sul dovere e l’etica e il bisogno di difendere la libertà.
    Più di tutto vi raccontano che sarà una grande avventura. E allora, siccome siete giovani e vi fidate delle parole degli anziani, prendete e partite; e molti di voi, anche non più studenti ma già giovani padri di famiglia e con un buon lavoro, lasciano tutto e vi arruolate insieme ai vostri amici marciando verso la guerra come se andaste a fare una gita in campagna.
    E quando arrivate laggiù scoprite che nessuna delle storie che vi hanno raccontato era vera.
    Scoprite che vi hanno mentito e vi ritrovate gettati in uno dei pasticci più violenti e selvaggi della storia dell’umanità.
    Solo per andare al Fronte dovrete marciare anche fino a quaranta km al giorno con un equipaggiamento che può pesare dai venti ai cinquanta chili.
    Se siete in prima linea può capitare che dobbiate restare in piedi tutto il giorno con il fango che vi arriva fino alle ascelle.
    Di rado riuscireste a dormire più di due ore alla volta.
    Se tra i banchi di quella scuola che avete lasciato eravate in trenta, tornerete dalla guerra in venti. E dieci di voi porteranno con sé ferite e mutilazioni a gambe, braccia, occhi, orecchie.
    Dei milioni di morti sui vari fronti di guerra solo il cinquanta per cento fu ucciso dalle armi. I restanti morirono per le infezioni ai piedi lasciati a marcire nel fango delle trincee, oppure per i pidocchi. Moltissimi morirono a causa dei ratti. Sì, la guerra è l’età dell’oro per i ratti. Da sempre.
    E voi che vi siete ritrovati arruolati con un gruppo di amici, ora che siete al Fronte e i paroloni che vi hanno raccontato si sono volatilizzati, riuscite a non crollare del tutto solo perché siete sostenuti dagli amici che sono nel fango al vostro fianco e che insieme a voi sono stati ingannati. E alla fine scoprite che quella è l’unica cosa, l’unica cosa vera, per la quale vale la pena combattere.

    La grande guerra fu davvero una sorta di Big-bang . Un evento unico nel suo genere. Ha spazzato via tutto un secolo. Da un regime strettamente ordinato in cui tutti avevano un loro posto, dove tutto era organizzato in precise e armoniose simmetrie, il mondo occidentale è entrato in un periodo di turbolenza e discordia, quello che il poeta T.S Eliot chiamò “ un immenso panorama di futilità e anarchia” in cui, si potrebbe aggiungere, viviamo tuttora. Nello stesso momento in cui Einstein stava lavorando alle teorie che avrebbero del tutto sovvertito le idee classiche sullo spazio e il tempo, la guerra rivoluzionava tutta la nostra idea di civiltà. Imperi che sopravvivevano da secoli scomparvero nel giro di una notte, e la gente perse fiducia nelle istituzioni di cui per secoli si era fidata. Il vecchio mondo crollò e dalle sue rovine nacque il nostro mondo moderno, risultato diretto di quella guerra.

    Robert Graves, noto per essere stato anche uno studioso e un interprete dei miti antichi, fu anche poeta, romanziere, pugile, insegnante, consigliere politico e sostenitore dei diritti delle donne in una sorta di movimento femminista ante litteram. Conobbe Thomas Hardy ed T.Eliot, Ezra Pound , J.R.Tolkien e Lawrence. Ma l’esperienza che lo segnò e cambio la sua vita per sempre fu la scelta che lo condusse a combattere durante la grande guerra.
    Già dichiarato per errore morto in battaglia nel 1916, sopravvisse fino all’età di novantanni, trasferendosi nell’isola di Maiorca e congedandosi amaramente da tutto dopo aver elaborato l’orrore di quel che aveva visto, decidendo di ripudiare l’ipocrisia della sua educazione protestante britannica e abbandonare la cultura imperialista che lo aveva condotto alla mattanza della guerra.
    Addio a tutto questo, quindi.
    Perché come spesso accade a chi ha il coraggio e trova la forza di ribellarsi, Graves aveva contravvenuto alle regole e per questo era stato allontanato dalla maggior parte dei suoi amici. A Maiorca visse con una poetessa e studiò il mito della Dea bianca.
    Secondo Graves la poesia nacque dal culto per questa dea. Forse vide la Dea bianca come una rappresentazione della primavera alle porte mentre finalmente sfuggiva dalla parte oscura dell'inverno, dal passato e dalle tenebre della guerra.

    Questo magnifico libro, assolutamente privo di retorica e sentimentalismi è uno dei rarissimi esempi di testimonianza reale di quel che fu la prima guerra mondiale e dovrebbe essere letto in tutte le scuole.
    Sono passati quasi cent’anni da allora e mi rendo conto che in tempo di pace è difficile immedesimarsi bene in questa vicenda.. Ma sarebbe molto utile farlo, invece. E di una cosa sono sicuro. Ogni volta che qualcuno da qualche parte in cima alla piramide sociale e politica insiste per convincervi a fare qualcosa, imbastendovi storie luccicanti a riguardo, promettendovi benessere e giustizia, ecco, state certi allora che la cosa migliore da fare è l’esatto contrario di quel che vi hanno raccontato.
    Chiudo con una lettera che un caporale scrive a casa a un certo punto nel libro.

    “ Cara zia, sto bene. Al momento stiamo nuotando nel sangue fino al collo. Mandami sigarette e un salvagente. Questa guerra é uno schifo.
    Baci e abbracci.”

    Se non è un epilogo questo.

    ha scritto il 

  • 5

    Wu Ming 4 ha colto a piene mani da questo libro per il suo "Stella del mattino". Un'autobiografia ironica, curiosa, drammatica. Molto spazio all'esperienza della Grande Guerra. Il capolavoro di Robert ...continua

    Wu Ming 4 ha colto a piene mani da questo libro per il suo "Stella del mattino". Un'autobiografia ironica, curiosa, drammatica. Molto spazio all'esperienza della Grande Guerra. Il capolavoro di Robert Graves è "Io, Claudio". Leggeteli entrambi, non vi deluderanno.

    ha scritto il 

  • 5

    Wu Ming 4 su Addio a tutto questo

    Robert Graves è morto a Maiorca nel 1985, all'età di novant'anni spaccati. Ma era già morto in Francia nel 1916, "a seguito di ferite", come recitavano l'elenco ufficiale dei caduti e la lettera di co ...continua

    Robert Graves è morto a Maiorca nel 1985, all'età di novant'anni spaccati. Ma era già morto in Francia nel 1916, "a seguito di ferite", come recitavano l'elenco ufficiale dei caduti e la lettera di condoglianze dell'esercito britannico recapitata ai suoi genitori. Macabra casualità: vedendo il capitano Graves in un letto d'ospedale da campo, con un polmone perforato da una scheggia di granata, un ufficiale medico aveva bruciato i tempi e - per fortuna - sbagliato prognosi. Il giovanissimo capitano riuscì a rimettersi in piedi e a diventare quello che poi è diventato, non senza ripercussioni fisiche e psichiche. Lo shell shock, il trauma da bombardamento, gli indusse nevrastenia acuta ancora per anni, dopo il ritorno alla vita civile.
    Dalle nostre parti Robert Graves è più noto come studioso e interprete di miti antichi che per tutto il "resto". Certo a buon diritto. La Dea Bianca è forse uno dei più efficaci esempi di esegesi mitopoietica o, se si preferisce, di studio creativo del mito. In poche parole: Graves è quello che ha messo al centro dei miti mediterranei ed europei una divinità femminile, la Grande Madre, scacciata e sepolta dagli dèi patriarcali in tempi remotissimi. Graves ha riallacciato a questa figura temi e leggende della mitologia classica e pre-classica, materia su cui ha indagato per decenni producendo alcune pietre miliari come Miti Greci e Miti Ebraici.
    Ma Robert Graves è stato molto altro, o forse bisognerebbe dire molti altri, prima durante e dopo essere diventato "mitologo". E' stato pugile dilettante e soprattutto poeta, esponente di quella generazione spezzata dalla Prima Guerra Mondiale che ha portato sulla pelle e sulla pagina i segni di un'esperienza indelebile ("Almeno un terzo della mia generazione scolastica perse la vita"). Successivamente è stato saggista e romanziere di successo, nonché insegnante di letteratura inglese all'università del Cairo (pare che il giovane Nasser fosse tra i suoi allievi). Nel frattempo è stato socialista, simpatizzante bolscevico, consigliere comunale laburista, marito e compagno di lotta di una femminista ante litteram, membro della Società per il controllo costruttivo delle nascite; amico di alcuni personaggi topici della cultura inglese della prima metà del Novecento. Basti citare Thomas Hardy, T.S. Eliot, T.E. Lawrence (che gli presentò Ezra Pound premettendo che non si sarebbero piaciuti), forse anche J.R.R.Tolkien, che negli stessi anni frequentava i corsi a Oxford. Ebbe un paio di famiglie e otto figli equamente suddivisi tra una e l'altra.
    C'è tuttavia un punto cruciale nella vita di Graves e coincide con la pubblicazione di un grande libro, che doveva essere un romanzo e finì per essere un'autobiografia. All'età "dantesca" di 35 anni, nel 1929, Graves decise di mollare tutto. Addio all'Inghilterra, addio alla famiglia, addio alla carriera. Addio a tutto questo. Così intitolò il testo autobiografico che rendeva conto del primo terzo della sua esistenza. Lasciato dalla prima moglie e coinvolto in un caso giudiziario, Graves perviene a una secca constatazione: "Avevo infranto un gran numero di regole, avevo litigato o ero stato ripudiato dalla maggior parte dei miei amici, ero stato messo sotto torchio dalla polizia perché sospettato di tentato omicidio, e avevo smesso di preoccuparmi di quel che gli altri pensavano di me". Gli ci erano voluti dieci anni, dopo la fine della guerra, per metabolizzare, elaborare, accettare il se stesso sopravvissuto alla mattanza, a quello che aveva visto e provato. Anamnesi catartica: aveva dovuto scriverlo, raccontarlo, per distaccarsi e condannare tutto, l'educazione protestante britannica e la cultura imperialista, pilastro della moderna società europea. Un viaggio agli inferi, fatto con la leggerezza di una gita in Toscana, alla fine del quale non resta che salpare l'ancora. Nei ricordi la violenza trapela piano piano: costrizione, omofobia, conformismo, classismo, sono il preambolo all'impresa bellica che sublima un intero modus vivendi, una civiltà. La lingua di Graves è di una modernità impressionante, le descrizioni richiamano alla mente immagini dei film sul Vietnam. Che c'entrano le trincee con la giungla? Apparentemente nulla, ma sono proprio le sovrapposizioni anacronistiche, i dejà-vu plausibili che trasformano Addio a tutto questo in uno dei più lucidi j'accuse contro la guerra di tutti i tempi. Nessuna retorica: solo storie, aneddoti, fatti, alcuni anche grotteschi ed esilaranti, altri da pelle d'oca. "Un caporale dettò una lettera a casa: Cara zia, sto bene. Al momento stiamo nuotando nel sangue fino al collo. Mandami sigarette e un salvagente. Questa guerra fa schifo. Baci e abbracci".
    Una catarsi, dicevamo, distacco dall'Europa che prelude a una rinascita e consente a Graves di rialzarsi dal lettino del dottor Freud così come una volta si era rialzato da una branda della Croce Rossa. Terminato il libro si trasferì alle Baleari. Su un'isola, in una terra di confine tra nord e sud, alla ricerca di antichi miti mediterranei e di una Musa che a suo dire aveva ispirato il mondo prima dell'avvento dei guerrieri sanguinari, prima dell'inizio del tempo. Un'antica madre che attraverso i millenni suggeriva forse il più attuale adagio: tra uccidere e morire c'è una terza via. Vivere.
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandro_giugno2005.htm#graves

    ha scritto il 

  • 3

    Strano libro questo.

    L'autore è un poeta-saggista inglese di inizio '900, cresciuto nelle aristocratiche, sofisticate e rigide scuole inglesi e proiettato dalla propaganda bellica nelle trincee del pr ...continua

    Strano libro questo.

    L'autore è un poeta-saggista inglese di inizio '900, cresciuto nelle aristocratiche, sofisticate e rigide scuole inglesi e proiettato dalla propaganda bellica nelle trincee del primo conflitto mondiale.

    Definito dalla copertina "un capolavoro del'antimilitarismo", il libro è invece uno spaccato di autobiografia che copre i primi trent'anni di vita dello scrittore, pesantemente segnati dall'esperienza della guerra ma non limitato solo a questa.

    Ci sono i primi anni di vita e le vacanze dai parenti in Germania, c'è l'educazione vittoriana nei collegi esclusivi e l'approccio anglosassone agli sport, specie quelli di squadra, funzionali all'arte della guerra.
    C'è una sottile venatura di omosessualità latente e sublimata (molto "latina" e intellettuale) e c'è soprattutto la guerra (ed il dopo-guerra) che irrompe in ogni aspetto della vita e della nazione, nei suoi riflessi in patria e sul terreno di battaglia.

    Le pagine più belle sono a mio avviso proprio quelle crude e disicantate dei giorni in trincea e nelle retrovie, schizzate con uno stile asciutto, ruvido e ironico che sembra lontanissimo dalla forma della poesia.

    Un libro strano però, dicevo, a tratti quasi contraddittorio nel rapporto con la guerra. Niente a che vedere con Remarque o Hemingway. Nessuna traccia di sentimentalismo. Raschiate via la pietà e la compassione. Ridotte all'osso, all'essenziale le denunce della assoluta totale irrazionalità degli eventi.
    A volte sembra che l'autore li dia per scontati. Altre volte giustifica generali e ufficiali assassini. Altre volte sembra tornare ad esaltarsi per il cameratismo e l'euforia dello scontro fisico. Parla di migliaia di soldati falciati in pochi istanti dalle mitragliatrici tedesche con lugubre distacco o forse glaciale rassegnazione. Racconta di bordelli in cui prostitute passvano da sole duecento soldati al giorno, di soldati che spogliavano sistematicamente cadaveri dei nemici, di bombe che devastavano persone sotto l'ilarità generale con un cronachismo talmente spinto da apparire a volte decisamente malato (statisticamente un soldato non aveva nessuna possibilità di uscire indenne passati i tre mesi di fronte, quelli che si salvarono furono feriti, come l'autore, gravemente più volte).

    Ambiguo.
    O forse il senso era che non si poteva sopravvivere alla guerra senza uscirne malati, e per sempre.

    Mi piacerebbe che qualcun altro l'avesse letto per discuterne un po'...

    ha scritto il 

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