Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Addio a tutto questo

By Robert Graves

(60)

| Others | 9788838481338

Like Addio a tutto questo ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Robert Graves ha diciannove anni quando decide di arruolarsi per i campi della prima guerra mondiale. Un'intera generazione di giovani, parte con lui. Plasmati da un'educazione repressiva, impreparati agli orrori della guerra che conoscono solo da lo Continue

Robert Graves ha diciannove anni quando decide di arruolarsi per i campi della prima guerra mondiale. Un'intera generazione di giovani, parte con lui. Plasmati da un'educazione repressiva, impreparati agli orrori della guerra che conoscono solo da lontano, non ipotizzano nemmeno che si possa dire no. Quando torneranno - chi di loro tornerà - avranno perso qualcosa di prezioso quanto la vita: la fiducia in un mondo che li aveva nutriti e mandati a morire. A tutto questo Robert Graves dice addio. La sua autobiografia è un amaro congedo dagli anni dell'infanzia e della scuola, da una patria che non riuscirà mai più a considerare. In fondo, è l'addio di un'intera generazione.

6 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Magnifica autobiografia di Graves. Purtroppo fuori commercio. A me, ovviamente, è piaciuta moltissimo la parte dedicata alla (prima) guerra (mondiale). Non rivoluzionario (la prima edizione esce nel 1929, la seconda nel 1957: la prima revisione dei r ...(continue)

    Magnifica autobiografia di Graves. Purtroppo fuori commercio. A me, ovviamente, è piaciuta moltissimo la parte dedicata alla (prima) guerra (mondiale). Non rivoluzionario (la prima edizione esce nel 1929, la seconda nel 1957: la prima revisione dei racconti bellico è precedente) ma con alcuni squarci sulla vita di quegli anni che ancora oggi impressiona: la diffidenza verso i sudditi inglesi di origine tedesca (che sull'esempio di quanto fatto nella guerra boera vennero internati in campi di concentramento), le storie dello zio tedesco (che racconta con orgoglio come riuscì a colpire con soli due colpi gli osservatori francesi sulla cattedrale di Reims - p 84), le regole e le tradizioni della vita militare (che resistono perfino alla guerra di trincea - vedi capitolo 11 sulle tradizioni e gli usi del Royal Welch Fusiliers), la volontà di andare al fronte fino a che si è nelle retrovie, il comportamento dei primi pacifisti (che protestano contro la guerra ma appena questa scoppia si sentono costretti a partire volontari), la storia del soldato semplice Probert (che non vuole andare in guerra perché a casa ha moglie e dei maiali... e, non riuscendo a spedirlo al fronte lo congedano come minorato mentale - pp 91-92), le corti marziali, il battesimo del fuoco (con anche qui grande importanza attribuita al momento "sonoro" dello scontro - pp 113-115), le morti "stupide" / non che ne esistano di intelligenti ma... (come quella del sergente Gallagher che tira una bomba a percussione verso la terra di nessuno ma sbatte nel parapetto e "Ragazzi, , gli spacca quella stupida mascella del c... e gli porta via un bel pezzo di quel suo stupido muso del c... povero stronzo! Non vale la pena di fare questa fatica per riportarlo indietro. è spacciato" - p 117), la scarsa collaborazione tra gli alleati, che spesso arriva all'odio (soprattutto contro i francesi), il gas (e l'inefficenza dei mezzi per contrastarlo nel proprio esercito pp 125-126, poi ancora a p 247), equipaggiamento di un soldato al fronte (pp127-28), le intuizioni di Furber sullo spostamento del fronte (per il sergente in due anni il fronte non sarebbe cambiato di meno di 2km... ed ebbe ragion; p 139), il minamento (p 141-42), sulle donne "stanche ma felici" dei bordelli militari (p 143), i cecchini (p 157) il rientro a casa per la licenza ( bellissime e disilluse pp 167-68 ), l'immoralità degli attacchi coi gas (171 e 177/78), il crimine da pena di morte: il rovesciamento del rum (178), l'odio degli inglesi nei confronti dei francesi (194-96), il piede da trincea (202), i vagoni per i soldati Hommes 40, chevaux 8 (p207), le atrocità vere o presunte (p 214/18), gli attacchi al patriottismo, alla religione (pp 220/23), la paura d'avere un esaurimento nervoso (p231). Il bisogno d'acquistare una casa per quando la guerra sarebbe finita "volevo qualcosa a cui tornare nel momento in cui tacevano le armi" (p235). Dal capitolo 21 Graves è di nuovo in Inghilterra, questa volta a cause delle ferite ricevute in battaglia. I soldati non riuscivano a capire "la frenesia bellica che dilagava ovunque, cercando uno sfogo pseudo militare" (p 266). Possiamo leggere, per comprendere lo spirito in Inghilterra, la lettera inviata da una madre (p 267 e seguenti). Ma non mancano pagine sulla vita dei ricchi durante il razionamento (ad esempio il buffet del circolo del golf da p 272). A pagina 276 si vede come si "evolvono" i manuali da trincea. La partecipazione di Graves, come giudice / ufficiale ad un processo per armi gettate in faccia al nemico (a causa di uno shell shock) (pp 279-80), le ricerche dei cavalli rubati al fronte tra commilitoni (pp 283-84), i commenti pacifisti di graves e siegfried sulla guerra (285), la chiacchierata con Bertrand Russell, pacifista, sui metodi per fermare gli scioperi (p 289). Il capitolo 24 è dedicato a S. Sassoon. Cosa contraddistingue un ufficiale di buon cuore (p 312); tra i meriti di chi ha a cuore la condizione dei soldati c'è anche "aveva costruito una baracca per il cinema all'interno del campo" (sempre a 312).

    Is this helpful?

    Gau82 said on Jan 27, 2013 | Add your feedback

  • 38 people find this helpful

    e fine

    Immaginate di avere diciassette anni, magari anche diciannove, non oltre, e che l’anno sia il 1914 o il 1915.
    Vi trovate tra i banchi di una scuola di una qualunque città italiana e un bel giorno iniziano a convincervi ad arruolarvi per partire i ...(continue)

    Immaginate di avere diciassette anni, magari anche diciannove, non oltre, e che l’anno sia il 1914 o il 1915.
    Vi trovate tra i banchi di una scuola di una qualunque città italiana e un bel giorno iniziano a convincervi ad arruolarvi per partire in guerra.
    Per farlo vi raccontano un sacco di storie sul dovere e l’etica e il bisogno di difendere la libertà.
    Più di tutto vi raccontano che sarà una grande avventura. E allora, siccome siete giovani e vi fidate delle parole degli anziani, prendete e partite; e molti di voi, anche non più studenti ma già giovani padri di famiglia e con un buon lavoro, lasciano tutto e vi arruolate insieme ai vostri amici marciando verso la guerra come se andaste a fare una gita in campagna.
    E quando arrivate laggiù scoprite che nessuna delle storie che vi hanno raccontato era vera.
    Scoprite che vi hanno mentito e vi ritrovate gettati in uno dei pasticci più violenti e selvaggi della storia dell’umanità.
    Solo per andare al Fronte dovrete marciare anche fino a quaranta km al giorno con un equipaggiamento che può pesare dai venti ai cinquanta chili.
    Se siete in prima linea può capitare che dobbiate restare in piedi tutto il giorno con il fango che vi arriva fino alle ascelle.
    Di rado riuscireste a dormire più di due ore alla volta.
    Se tra i banchi di quella scuola che avete lasciato eravate in trenta, tornerete dalla guerra in venti. E dieci di voi porteranno con sé ferite e mutilazioni a gambe, braccia, occhi, orecchie.
    Dei milioni di morti sui vari fronti di guerra solo il cinquanta per cento fu ucciso dalle armi. I restanti morirono per le infezioni ai piedi lasciati a marcire nel fango delle trincee, oppure per i pidocchi. Moltissimi morirono a causa dei ratti. Sì, la guerra è l’età dell’oro per i ratti. Da sempre.
    E voi che vi siete ritrovati arruolati con un gruppo di amici, ora che siete al Fronte e i paroloni che vi hanno raccontato si sono volatilizzati, riuscite a non crollare del tutto solo perché siete sostenuti dagli amici che sono nel fango al vostro fianco e che insieme a voi sono stati ingannati. E alla fine scoprite che quella è l’unica cosa, l’unica cosa vera, per la quale vale la pena combattere.

    La grande guerra fu davvero una sorta di Big-bang . Un evento unico nel suo genere. Ha spazzato via tutto un secolo. Da un regime strettamente ordinato in cui tutti avevano un loro posto, dove tutto era organizzato in precise e armoniose simmetrie, il mondo occidentale è entrato in un periodo di turbolenza e discordia, quello che il poeta T.S Eliot chiamò “ un immenso panorama di futilità e anarchia” in cui, si potrebbe aggiungere, viviamo tuttora. Nello stesso momento in cui Einstein stava lavorando alle teorie che avrebbero del tutto sovvertito le idee classiche sullo spazio e il tempo, la guerra rivoluzionava tutta la nostra idea di civiltà. Imperi che sopravvivevano da secoli scomparvero nel giro di una notte, e la gente perse fiducia nelle istituzioni di cui per secoli si era fidata. Il vecchio mondo crollò e dalle sue rovine nacque il nostro mondo moderno, risultato diretto di quella guerra.

    Robert Graves, noto per essere stato anche uno studioso e un interprete dei miti antichi, fu anche poeta, romanziere, pugile, insegnante, consigliere politico e sostenitore dei diritti delle donne in una sorta di movimento femminista ante litteram. Conobbe Thomas Hardy ed T.Eliot, Ezra Pound , J.R.Tolkien e Lawrence. Ma l’esperienza che lo segnò e cambio la sua vita per sempre fu la scelta che lo condusse a combattere durante la grande guerra.
    Già dichiarato per errore morto in battaglia nel 1916, sopravvisse fino all’età di novantanni, trasferendosi nell’isola di Maiorca e congedandosi amaramente da tutto dopo aver elaborato l’orrore di quel che aveva visto, decidendo di ripudiare l’ipocrisia della sua educazione protestante britannica e abbandonare la cultura imperialista che lo aveva condotto alla mattanza della guerra.
    Addio a tutto questo, quindi.
    Perché come spesso accade a chi ha il coraggio e trova la forza di ribellarsi, Graves aveva contravvenuto alle regole e per questo era stato allontanato dalla maggior parte dei suoi amici. A Maiorca visse con una poetessa e studiò il mito della Dea bianca.
    Secondo Graves la poesia nacque dal culto per questa dea. Forse vide la Dea bianca come una rappresentazione della primavera alle porte mentre finalmente sfuggiva dalla parte oscura dell'inverno, dal passato e dalle tenebre della guerra.

    Questo magnifico libro, assolutamente privo di retorica e sentimentalismi è uno dei rarissimi esempi di testimonianza reale di quel che fu la prima guerra mondiale e dovrebbe essere letto in tutte le scuole.
    Sono passati quasi cent’anni da allora e mi rendo conto che in tempo di pace è difficile immedesimarsi bene in questa vicenda.. Ma sarebbe molto utile farlo, invece. E di una cosa sono sicuro. Ogni volta che qualcuno da qualche parte in cima alla piramide sociale e politica insiste per convincervi a fare qualcosa, imbastendovi storie luccicanti a riguardo, promettendovi benessere e giustizia, ecco, state certi allora che la cosa migliore da fare è l’esatto contrario di quel che vi hanno raccontato.
    Chiudo con una lettera che un caporale scrive a casa a un certo punto nel libro.

    “ Cara zia, sto bene. Al momento stiamo nuotando nel sangue fino al collo. Mandami sigarette e un salvagente. Questa guerra é uno schifo.
    Baci e abbracci.”

    Se non è un epilogo questo.

    Is this helpful?

    Daniele C. (ero il piú stucchevole assaggiatore di libri) said on Sep 20, 2012 | 23 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Wu Ming 4 ha colto a piene mani da questo libro per il suo "Stella del mattino". Un'autobiografia ironica, curiosa, drammatica. Molto spazio all'esperienza della Grande Guerra. Il capolavoro di Robert Graves è "Io, Claudio". Leggeteli entrambi, non v ...(continue)

    Wu Ming 4 ha colto a piene mani da questo libro per il suo "Stella del mattino". Un'autobiografia ironica, curiosa, drammatica. Molto spazio all'esperienza della Grande Guerra. Il capolavoro di Robert Graves è "Io, Claudio". Leggeteli entrambi, non vi deluderanno.

    Is this helpful?

    Alda66 said on Jul 6, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    a tratti crudo, a tratti scorrevole e a tratti pesante, e molto....

    Is this helpful?

    stefitiz said on Jun 21, 2010 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Wu Ming 4 su Addio a tutto questo

    Robert Graves è morto a Maiorca nel 1985, all'età di novant'anni spaccati. Ma era già morto in Francia nel 1916, "a seguito di ferite", come recitavano l'elenco ufficiale dei caduti e la lettera di condoglianze dell'esercito britannico recapitata ai ...(continue)

    Robert Graves è morto a Maiorca nel 1985, all'età di novant'anni spaccati. Ma era già morto in Francia nel 1916, "a seguito di ferite", come recitavano l'elenco ufficiale dei caduti e la lettera di condoglianze dell'esercito britannico recapitata ai suoi genitori. Macabra casualità: vedendo il capitano Graves in un letto d'ospedale da campo, con un polmone perforato da una scheggia di granata, un ufficiale medico aveva bruciato i tempi e - per fortuna - sbagliato prognosi. Il giovanissimo capitano riuscì a rimettersi in piedi e a diventare quello che poi è diventato, non senza ripercussioni fisiche e psichiche. Lo shell shock, il trauma da bombardamento, gli indusse nevrastenia acuta ancora per anni, dopo il ritorno alla vita civile.
    Dalle nostre parti Robert Graves è più noto come studioso e interprete di miti antichi che per tutto il "resto". Certo a buon diritto. La Dea Bianca è forse uno dei più efficaci esempi di esegesi mitopoietica o, se si preferisce, di studio creativo del mito. In poche parole: Graves è quello che ha messo al centro dei miti mediterranei ed europei una divinità femminile, la Grande Madre, scacciata e sepolta dagli dèi patriarcali in tempi remotissimi. Graves ha riallacciato a questa figura temi e leggende della mitologia classica e pre-classica, materia su cui ha indagato per decenni producendo alcune pietre miliari come Miti Greci e Miti Ebraici.
    Ma Robert Graves è stato molto altro, o forse bisognerebbe dire molti altri, prima durante e dopo essere diventato "mitologo". E' stato pugile dilettante e soprattutto poeta, esponente di quella generazione spezzata dalla Prima Guerra Mondiale che ha portato sulla pelle e sulla pagina i segni di un'esperienza indelebile ("Almeno un terzo della mia generazione scolastica perse la vita"). Successivamente è stato saggista e romanziere di successo, nonché insegnante di letteratura inglese all'università del Cairo (pare che il giovane Nasser fosse tra i suoi allievi). Nel frattempo è stato socialista, simpatizzante bolscevico, consigliere comunale laburista, marito e compagno di lotta di una femminista ante litteram, membro della Società per il controllo costruttivo delle nascite; amico di alcuni personaggi topici della cultura inglese della prima metà del Novecento. Basti citare Thomas Hardy, T.S. Eliot, T.E. Lawrence (che gli presentò Ezra Pound premettendo che non si sarebbero piaciuti), forse anche J.R.R.Tolkien, che negli stessi anni frequentava i corsi a Oxford. Ebbe un paio di famiglie e otto figli equamente suddivisi tra una e l'altra.
    C'è tuttavia un punto cruciale nella vita di Graves e coincide con la pubblicazione di un grande libro, che doveva essere un romanzo e finì per essere un'autobiografia. All'età "dantesca" di 35 anni, nel 1929, Graves decise di mollare tutto. Addio all'Inghilterra, addio alla famiglia, addio alla carriera. Addio a tutto questo. Così intitolò il testo autobiografico che rendeva conto del primo terzo della sua esistenza. Lasciato dalla prima moglie e coinvolto in un caso giudiziario, Graves perviene a una secca constatazione: "Avevo infranto un gran numero di regole, avevo litigato o ero stato ripudiato dalla maggior parte dei miei amici, ero stato messo sotto torchio dalla polizia perché sospettato di tentato omicidio, e avevo smesso di preoccuparmi di quel che gli altri pensavano di me". Gli ci erano voluti dieci anni, dopo la fine della guerra, per metabolizzare, elaborare, accettare il se stesso sopravvissuto alla mattanza, a quello che aveva visto e provato. Anamnesi catartica: aveva dovuto scriverlo, raccontarlo, per distaccarsi e condannare tutto, l'educazione protestante britannica e la cultura imperialista, pilastro della moderna società europea. Un viaggio agli inferi, fatto con la leggerezza di una gita in Toscana, alla fine del quale non resta che salpare l'ancora. Nei ricordi la violenza trapela piano piano: costrizione, omofobia, conformismo, classismo, sono il preambolo all'impresa bellica che sublima un intero modus vivendi, una civiltà. La lingua di Graves è di una modernità impressionante, le descrizioni richiamano alla mente immagini dei film sul Vietnam. Che c'entrano le trincee con la giungla? Apparentemente nulla, ma sono proprio le sovrapposizioni anacronistiche, i dejà-vu plausibili che trasformano Addio a tutto questo in uno dei più lucidi j'accuse contro la guerra di tutti i tempi. Nessuna retorica: solo storie, aneddoti, fatti, alcuni anche grotteschi ed esilaranti, altri da pelle d'oca. "Un caporale dettò una lettera a casa: Cara zia, sto bene. Al momento stiamo nuotando nel sangue fino al collo. Mandami sigarette e un salvagente. Questa guerra fa schifo. Baci e abbracci".
    Una catarsi, dicevamo, distacco dall'Europa che prelude a una rinascita e consente a Graves di rialzarsi dal lettino del dottor Freud così come una volta si era rialzato da una branda della Croce Rossa. Terminato il libro si trasferì alle Baleari. Su un'isola, in una terra di confine tra nord e sud, alla ricerca di antichi miti mediterranei e di una Musa che a suo dire aveva ispirato il mondo prima dell'avvento dei guerrieri sanguinari, prima dell'inizio del tempo. Un'antica madre che attraverso i millenni suggeriva forse il più attuale adagio: tra uccidere e morire c'è una terza via. Vivere.
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandro_gi…

    Is this helpful?

    Wu Ming Foundation said on Dec 3, 2009 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Strano libro questo.

    L'autore è un poeta-saggista inglese di inizio '900, cresciuto nelle aristocratiche, sofisticate e rigide scuole inglesi e proiettato dalla propaganda bellica nelle trincee del primo conflitto mondiale.

    Definito dalla ...(continue)

    Strano libro questo.

    L'autore è un poeta-saggista inglese di inizio '900, cresciuto nelle aristocratiche, sofisticate e rigide scuole inglesi e proiettato dalla propaganda bellica nelle trincee del primo conflitto mondiale.

    Definito dalla copertina "un capolavoro del'antimilitarismo", il libro è invece uno spaccato di autobiografia che copre i primi trent'anni di vita dello scrittore, pesantemente segnati dall'esperienza della guerra ma non limitato solo a questa.

    Ci sono i primi anni di vita e le vacanze dai parenti in Germania, c'è l'educazione vittoriana nei collegi esclusivi e l'approccio anglosassone agli sport, specie quelli di squadra, funzionali all'arte della guerra.
    C'è una sottile venatura di omosessualità latente e sublimata (molto "latina" e intellettuale) e c'è soprattutto la guerra (ed il dopo-guerra) che irrompe in ogni aspetto della vita e della nazione, nei suoi riflessi in patria e sul terreno di battaglia.

    Le pagine più belle sono a mio avviso proprio quelle crude e disicantate dei giorni in trincea e nelle retrovie, schizzate con uno stile asciutto, ruvido e ironico che sembra lontanissimo dalla forma della poesia.

    Un libro strano però, dicevo, a tratti quasi contraddittorio nel rapporto con la guerra. Niente a che vedere con Remarque o Hemingway. Nessuna traccia di sentimentalismo. Raschiate via la pietà e la compassione. Ridotte all'osso, all'essenziale le denunce della assoluta totale irrazionalità degli eventi.
    A volte sembra che l'autore li dia per scontati. Altre volte giustifica generali e ufficiali assassini. Altre volte sembra tornare ad esaltarsi per il cameratismo e l'euforia dello scontro fisico. Parla di migliaia di soldati falciati in pochi istanti dalle mitragliatrici tedesche con lugubre distacco o forse glaciale rassegnazione. Racconta di bordelli in cui prostitute passvano da sole duecento soldati al giorno, di soldati che spogliavano sistematicamente cadaveri dei nemici, di bombe che devastavano persone sotto l'ilarità generale con un cronachismo talmente spinto da apparire a volte decisamente malato (statisticamente un soldato non aveva nessuna possibilità di uscire indenne passati i tre mesi di fronte, quelli che si salvarono furono feriti, come l'autore, gravemente più volte).

    Ambiguo.
    O forse il senso era che non si poteva sopravvivere alla guerra senza uscirne malati, e per sempre.

    Mi piacerebbe che qualcun altro l'avesse letto per discuterne un po'...

    Is this helpful?

    Korradob said on Nov 21, 2007 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (60)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Others 399 Pages
  • ISBN-10: 8838481334
  • ISBN-13: 9788838481338
  • Publisher: Piemme
  • Publish date: 2005-01-01
Improve_data of this book

Margin notes of this book