Addio alle armi

Di

Editore: A. Mondadori

4.0
(5002)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 287 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Polacco , Portoghese , Chi semplificata , Bulgaro , Catalano

Isbn-10: A000060149 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Fernanda Pivano

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 2

    Non avevo mai letto nulla di Hemingway. Quindi mi sono accostato con tutti i buoni propositi del caso a quello che è considerato uno dei suoi capolavori. Devo purtroppo constatare che ha deluso le mie ...continua

    Non avevo mai letto nulla di Hemingway. Quindi mi sono accostato con tutti i buoni propositi del caso a quello che è considerato uno dei suoi capolavori. Devo purtroppo constatare che ha deluso le mie aspettative: l'ho trovato molto lento, pesante, arrancante. Mai un vero momento di tensione e dialoghi di una pesantezza unica. Non era proprio questo che mi aspettavo da uno dei pilastri della narrativa americana.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Lo stile asciutto di Hemingway mi cattura, i dialoghi scarni e diretti sono così vivi, sembra di essere presenti ed ascoltare da un angolo nascosto. La guerra è appena percepita, il protagonista è un ...continua

    Lo stile asciutto di Hemingway mi cattura, i dialoghi scarni e diretti sono così vivi, sembra di essere presenti ed ascoltare da un angolo nascosto. La guerra è appena percepita, il protagonista è un soccorritore della croce rossa nelle seconde linee, nonostante ciò viene ferito da una granata alle gambe. Durante la convalescenza a Milano vive la storia d'amore con l'infermiera che lo cura, il rientro al fronte però sarà straziante, qui la crudezza e l'assurdità della guerra irrompono nell'animo del personaggio, è impossibile sopportare il vis à vis con la morte, il rischio di abbandonare la donna amata, incinta di lui. Durante la ritirata verso il Piave, dopo aver perso uomini e mezzi, Henry è costretto a darsi alla fuga, rientra da disertore a Milano e fugge in Svizzera con l'amata. I due vivono una luna di miele in incognito, aspettando la nascita del bambino. Il finale è amaro, la donna muore partorendo il figlio senza vita. Alla fine resta solo la sconfitta, della guerra e dell'amore, degli ideali che avevano spinto Henry ad arruolarsi volontario dagli USA, non c'è più spazio per la speranza.

    ha scritto il 

  • 5

    addio all'amore

    Se vi aspettate di leggere un libro sulla guerra, lasciate perdere questo, leggete Jünger, Remarque, o Rigoni Stern. Certo, Hemingway partecipò al conflitto, lo visse marginalmente, fu ferito e medagl ...continua

    Se vi aspettate di leggere un libro sulla guerra, lasciate perdere questo, leggete Jünger, Remarque, o Rigoni Stern. Certo, Hemingway partecipò al conflitto, lo visse marginalmente, fu ferito e medagliato, ma come ammette in questo romanzo, non per un atto eroico, ma solo per un caso fortuito. In terra italica lui ci stava non per uccidere il nemico, ma per raccogliere una cronaca, che alla fine non fu il resoconto di una guerra, ma del concetto che sta al suo antipodo, l'amore che dovrebbe rinnegarla. Ma la cosa che rende questo romanzo un precursore e un capolavoro è proprio l'essenzialità della prosa, proprio come fosse un articolo di giornale, come con poche parole scevre, dov'è bandita qualsiasi forma di inutile orpello, senza condire di patetico o eclatante gli eventi, riesca esso ad ipnotizzare il lettore, creare l'aspettativa, e in modo anche inspiegabile, emozionare. Che poi emerga spesso dalle pagine pure quel non proprio simpatico concetto dell'americano macho superuomo, portato avanti successivamente nel cinema da tizi come John Wayne o Steve Mcqueen, o che sia uno spot continuo all'alcolismo, non conta, conta solo che ci si trova davanti ad un opera d'avanguardia, dove con linee essenziali, dove l'autore è confinato all'esclusivo ruolo di narratore, si riesce a rappresentare fedelmente la realtà e la sua più profonda sostanza, come fosse un'istantanea sbiadita. Speravo di trovarci anche mio nonno, che combatté nelle stesso fronte di Hemingway, ricerca vana.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia tutto sommato è coinvolgente, lo sfondo della prima guerra mondiale dà quel tocco di tristezza e ansia.
    Lo stile della scrittura non mi è piaciuto molto. Alcuni dialoghi mi sono sembrati scr ...continua

    La storia tutto sommato è coinvolgente, lo sfondo della prima guerra mondiale dà quel tocco di tristezza e ansia.
    Lo stile della scrittura non mi è piaciuto molto. Alcuni dialoghi mi sono sembrati scritti da un ragazzino

    ha scritto il 

  • 3

    La ricerca della pace di chi ha trovato la guerra

    Un bel libro dal finale struggente, gli darei due stelle e mezzo se potessi, vista la banalità del racconto generale e dei dialoghi che sembrano serviti solo per allungare il libro. Ma ho dato tre ste ...continua

    Un bel libro dal finale struggente, gli darei due stelle e mezzo se potessi, vista la banalità del racconto generale e dei dialoghi che sembrano serviti solo per allungare il libro. Ma ho dato tre stelle soprattutto per il brutto, ma bel finale, ed anche per il senso di ripudio verso le crudeltà della guerra che questo libro esprime attraverso la disfatta di Caporetto. Da leggere solo se amate i classici.

    "So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata."

    ha scritto il 

  • 3

    3-*

    Secondo tentativo di incontro con Hemingway.
    È andato meglio della prima volta (era difficile che Addio alle armi mi piacesse meno del per me tediosissimo Il vecchio e il mare), ma comunque non è stat ...continua

    Secondo tentativo di incontro con Hemingway.
    È andato meglio della prima volta (era difficile che Addio alle armi mi piacesse meno del per me tediosissimo Il vecchio e il mare), ma comunque non è stato affatto amore.
    Chi sono io per criticare un nome affermatissimo, un protagonista illustre e dichiarato della letteratura?
    Eppure.
    I dialoghi tra i due protagonisti a volte li trovavo imbarazzanti, altre mi strappavano un ghigno sarcastico.
    Lo stile, almeno, pur peccando di essere troppo telegrafico nelle parti parlate, era scorrevole, ma per i miei gusti troppo essenziale e spoglio; apprezzabile, però, durante la narrazione degli eventi bellici e del reportage storico.
    La storia in sé non è nulla di originale, ma sarebbe potuta risultare carina se i personaggi avessero avuto più profondità, invece di passare il tempo a ripetere sempre gli stessi concetti con le stesse parole ("Sono una brava moglie? Mi trovi ancora la tua cara ragazza? Mi amerai anche così e colì? Non vivo quando tu non ci sei!" - "Sei una bravissima moglie, cara piccola Cat. La mia coraggiosa ragazza! Ti amo già da morire, vuoi distruggermi? Neanche io vivo quando tu non ci sei e vorrei non dover mai vedere nessuno all'infuori di te") per pagine. E pagine. E pagine. E pagine.
    La scelta del finale l'ho molto apprezzata: la vicenda non si chiude "a tarallucci e vino", ma ti lascia l'amaro in bocca, un gusto che ben si confà se si pensa all'intera "struttura" del libro. Mi è rimasto un qual senso di incompiutezza, perché ho trovato la chiusa finale troppo veloce rispetto al resto del racconto, ma ci sta.
    Menzione d'onore ai personaggi di Rinaldi e del conte Greppi, che avrebbero dovuto avere più spazio all'interno del romanzo.
    In definitiva, un libro per me abbastanza anonimo e non stellare, che si lascia leggere con facilità e che non ho trovato imperdibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Io e Hemingway abbiamo quel tipico rapporto conflittuale che si instaura nel momento in cui da una parte c'è un semplice lettore e dall'altra un autore affermato, con tanto di nobel, uno status di scr ...continua

    Io e Hemingway abbiamo quel tipico rapporto conflittuale che si instaura nel momento in cui da una parte c'è un semplice lettore e dall'altra un autore affermato, con tanto di nobel, uno status di scrittore intoccabile e un'etichetta, appiccicata sulla giubba, riportante il suo grado di influenza su tanti altri autori contemporanei. E cosa vuoi dirgli, a uno così? Come fai a pensare che non ti piace poi molto, quello che scrive e come lo scrive? Non sarai tu che non stai capendo niente di letteratura?

    Certe volte me le pongo anche io queste domande, e con Hemingway è già la seconda volta che mi succede. Arrivato a metà di questo "Addio alle armi" ero propenso per la bocciatura secca: non avevo mai letto un libro tanto mediocre in fatto di dialoghi e piattezza dei personaggi. E anche la storia, a dire il vero, non è che fosse tanto avvincente: l'amore fra un tenente e una infermiera in tempo di guerra, con relativi incontri fra i due e il ritorno al fronte del primo. Questo per la prima metà. Poi dopo metà, un 150 pagine scritte in carattere veramente minuscolo, la storia inizia ad assumere corpo: alla piattezza dei personaggi finalmente viene dato più spessore, le vicende diventano più intricate e il finale non sembra più così scontato. Hemingway si riabilita in qualche modo: il suo stile tanto scarno e aderente alla realtà inizia ad assumere anche un senso all'interno della trama, così come il suo lasciar trascinare la storia dagli eventi storici (la disfatta di Caporetto del 1917) è la chiave giusta per risollevare una vicenda di per sé banale. I dialoghi, quelli purtroppo rimangono veramente illeggibili: sono scambi di battute fra un personaggio e l'altro, scambi che se sul palco di un teatro potrebbero anche fare effetto per la loro brevità, su un libro di questo genere paiono scontati e telegrafici, a tratti anche irritanti lì dove i due innamorati si scambiano affettuose effusioni (un esempio, aprendo il libro a caso: "Piove forte." "E tu mi amerai sempre, vero?" "Sì." "E la pioggia non cambierà niente?" "No." "Così va bene. Perché ho paura della pioggia." "Perché?" "Non lo so, caro. Ho sempre avuto paura della pioggia." "A me piace." "A me piace camminarci sotto. Ma è molto difficile, per l'amore." "Ti amerò sempre." "Ti amerò nella poggia e nella neve e nella grandine e... che cos'altro c'è?" "Non lo so. Credo di avere sonno." "Dormi, caro, e ti amerò comunque sia.").

    Chiuso il libro resta quindi un senso di incompletezza: lo stile di Hemingway non fa per me, troppo semplice e troppo scarno. La vicenda, al di là dello stile, si risolleva solamente a partire da metà libro e culmina con un finale veramente intenso, il quale risolleva un po' le sorti di tutto il libro. Non posso dire di aver apprezzato del tutto questo "Addio alle armi": tre stelle / tre stelle e mezzo. Chissà che al terzo tentativo Hemingway non riesca finalmente a convincermi...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un reportage di guerra e amore.

    La bellezza della vita, in un romanzo dove Hemingway riesce a trasformare in poesia anche la semplice azione di bere un bicchiere di rosso italiano, si scontra con l'o ...continua

    Un reportage di guerra e amore.

    La bellezza della vita, in un romanzo dove Hemingway riesce a trasformare in poesia anche la semplice azione di bere un bicchiere di rosso italiano, si scontra con l'orrore e il disincanto della Prima Guerra Mondiale.
    Non ci sono ricami romanzati nelle descrizioni del conflitto, traspare un grande senso di amarezza e di sconfitta nei personaggi coinvolti, nei soldati, nei preti e nei civili. Hemingway non si risparmia e coinvolge, infatti, qualsiasi figura: dall'infermiera inglese in Italia (di cui poi Fredric si innamora), al prete impegnato a risollevare il morale delle truppe al fronte.
    E' anche un tributo ai luoghi italiani, ben descritti, narrati come un sogno ad occhi aperti, come una meta da vivere e visitare al termine della guerra.
    I dialoghi possono apparire spogli, a volte anche un po' sciocchi, ma in realtà trasmettono tanto, forse anche più del dovuto, basta leggerli con attenzione.
    Se la prima parte del romanzo appare un po' piatta e monotona, la seconda si riprende benissimo, proiettandoci nel pieno della diserzione, della fuga, della voglia di vivere e non essere giustiziato.
    E se per un momento il lettore tira un respiro di sollievo per le sorti dei protagonisti, Hemingway, nelle pagine finali, ci fa capire che l'amore non trionfa su tutto e la vita è pronta a toglierci le poche cose che possono farci star bene e quindi di godercele fino a che ne abbiamo la possibilità.
    Un romanzo vero, crudo e incredibilmente amaro.

    ha scritto il 

  • 5

    Hemingway ha vuelto a conseguirlo, ha vuelto a conquistarme con su prosa sencilla y auténtica. Durante buena parte de la lectura pensé que no me iba a gustar tanto como las otras obras del autor que h ...continua

    Hemingway ha vuelto a conseguirlo, ha vuelto a conquistarme con su prosa sencilla y auténtica. Durante buena parte de la lectura pensé que no me iba a gustar tanto como las otras obras del autor que he leído pero al final he terminado muy contento. La parte de la guerra es leve, nada comparado con otras novelas mucho mas crudas. Algo hay aquí, pero poco. Respecto a la parte romántica, es cierto que es de lo mas tópica y convencional, muy corriente. Pero me la creo. Es como cuando uno asiste sin querer, a una conversación de enamorados y se siente mucha vergüenza ajena y el deseo de estar en otra parte. Así veo la historia de amor de la novela. El final es muy intenso, ahí demuestra Hemingway toda su maestría.

    ha scritto il 

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