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Addio alle armi

Di

Editore: Mondadori (Oscar)

4.0
(4822)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 292 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Polacco , Portoghese , Chi semplificata , Bulgaro , Catalano

Isbn-10: A000095803 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 3

    Ti lascia sicuramente qualcosa nonostante tutto

    Ha alternato parti di notevole interesse a parti scialbe, una lettura che sicuramente ti rapisce, ma che ha molto di racconto di un nonno e delle sue storie giovanili: certe parti interessanti e certe ...continua

    Ha alternato parti di notevole interesse a parti scialbe, una lettura che sicuramente ti rapisce, ma che ha molto di racconto di un nonno e delle sue storie giovanili: certe parti interessanti e certe davvero tediose.
    Per le parti salienti e alcuni spunti di riflessioni non rimpiango di aver letto il libro ma sicuramente lascia un po' d'amaro.

    Parole come onore, ritirata, vittoria e sconfitta associati a luoghi e date che, come dice l'autore, si sono totalmente svuotati da questi meri eufemismi e che servono nelle parate per aizzare coloro che non conoscono la guerra è sicuramente il punto più alto dehttp://www.anobii.com/books/Addio_alle_armi/9788804567103/0122a9b69c18fe56a9#l racconto.

    ha scritto il 

  • 5

    Che romanzo bellissimo.

    A livello di scrittura si può fare anche un parallelismo con un altro romanzo bellissimo (che è venuto dopo, ma che io ho letto prima): "Il Giardino dei Finzi Contini" di Giorgio Bassani. Sempre una s ...continua

    A livello di scrittura si può fare anche un parallelismo con un altro romanzo bellissimo (che è venuto dopo, ma che io ho letto prima): "Il Giardino dei Finzi Contini" di Giorgio Bassani. Sempre una storia d'amore a fare da nido contro un orrore sullo sfondo che bussa continuamente e sembra lontano e vicino allo stesso tempo. Entrambe le scritture sono semplici, potentissime.
    Ma se Bassani è semplice e datato (ma il tipo di datato affascinante, non il datato brutto) e riesce a donare questa sensazione perenne di etereo, di eden (facendoti immaginare che sia tutto verde, con quegli alberi sfocati, le biciclette con il cestino pieno di fiori e donne diafane con il vestitino bianco), Hemingway è semplice ma crudo, secco.
    E la cosa che più colpisce, al contrario della prosa rarefatta di Bassani, è come Hemingway resti fedele alla semplicità (anche alla banalità).
    Talmente semplice che se scardini certi monologhi d'amore e ne ricavi piccole frasi, queste potrebbero entrare nei baci Perugina o in un Fabio Volo. Eppure la forza sta nel tesserle assieme ed è nel fluire di queste frasi banali, che si ricavano delle immagini devastanti. La banalità e la secchezza che diventano una cifra stilistica potentissima.
    Prima volta che trovo una cosa del genere un romanzo. Quindi, amorevolmente consigliato.

    "Spesso un uomo desidera essere solo e anche una ragazza desidera esser sola e se si amano sono gelosi di questo l'uno per l'altro, ma io posso dire sinceramente che per noi non è così. Potevamo sentirci soli mentre eravamo insieme, soli con gli altri. So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la solitudine è cominciata."

    ha scritto il 

  • 5

    Addio alle armi è un'opera a mio avviso eccezionale e scritta in modo egregio. La narrazione non va incontro a punti morti e pesanti; la prosa è chiara, precisa e dettagliata, come io ritengo che debb ...continua

    Addio alle armi è un'opera a mio avviso eccezionale e scritta in modo egregio. La narrazione non va incontro a punti morti e pesanti; la prosa è chiara, precisa e dettagliata, come io ritengo che debba essere, senza trascinare il lettore nella stanchezza, persino nei passaggi più duri e cruenti. Mi ha colpita la disillusione di Hemingway verso la vita, suo tratto caratteristico. Quando sembra che tutto sia perfetto, la vita ci presenta il conto della nostra felicità e allora anche l'amore salvifico e appagante ci viene strappato, o con la morte o con l'impossibilità dell'unione. Questo senso di sconfitta e impotenza mi sembra che ammanti la produzione di Hemingway. Mi soffermerei più su questo aspetto stilistico, anche se si potrebbe scrivere molto anche riguardo la concezione della guerra maturata da Hemingway.
    Anche sul fronte prevale il senso di resa esistenziale, pur nella partecipazione attiva agli eventi storici, una visione in fondo condivisibile e più ampia che abbraccia la vita intera.
    Direi che Hemingway mi ha conquistata del tutto con Addio alle armi.

    ha scritto il 

  • 4

    A Farewell to Arms

    Pubblicato in piena crisi economica, è un romanzo parzialmente autobiografico. Il titolo, già particolarmente significativo, in lingua originale è connotato di ulteriori sfumature. Senza ombra di dubb ...continua

    Pubblicato in piena crisi economica, è un romanzo parzialmente autobiografico. Il titolo, già particolarmente significativo, in lingua originale è connotato di ulteriori sfumature. Senza ombra di dubbio è un lavoro impegnato di scrittura, che vede nelle piaghe della guerra la presa di coscienza della precarietà della vita e dell'amore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Cinico

    Ho sentito parlare molto di questo libro, giacché trovandolo in un mercatino in cui si scambiavano libri decisi di prenderlo. Mi aspettavo un grande libro sulla guerra, sulle emozioni che essa suscita ...continua

    Ho sentito parlare molto di questo libro, giacché trovandolo in un mercatino in cui si scambiavano libri decisi di prenderlo. Mi aspettavo un grande libro sulla guerra, sulle emozioni che essa suscita.
    Magari sarò io a non comprendere pienamente la grandezza con cui l'autore ha voluto raccontare la sua storia, ma ho visto una narrazione cinica, spietata, dove c'era poco, pochissimo spazio ai sentimenti. Senza fare troppi spoiler, penso che il finale si sposi perfettamente con il cinismo e la freddezza con cui E.H. racconta la storia: un finale triste e spietato come lo è la guerra e il cinismo con cui viene raccontata.
    Unica nota dolente sono i dialoghi con Catherine: irritanti, ripetitivi e sconclusionati; ogni tanto brillavano di passione e amore ma alcuni di essi l'autore se li poteva risparmiare, così come poteva risparmiare i tanti MI AMI O NON MI AMI che hanno solo allungato il libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere la guerra di Hemingway dopo aver letto quella di Lussu dovrebbe essere come paragonare la guerra degli imboscati a quella della prima linea.
    Invece Hemingway racconta la guerra dei vinti.

    Gli ...continua

    Leggere la guerra di Hemingway dopo aver letto quella di Lussu dovrebbe essere come paragonare la guerra degli imboscati a quella della prima linea.
    Invece Hemingway racconta la guerra dei vinti.

    Gli americani “combattenti” della sua generazione

    http://it.wikipedia.org/wiki/Persone_famose_arruolate_come_autisti_di_ambulanze_nella_prima_guerra_mondiale

    sono accomunati ai coscritti “carne da macello”, che raccolgono e trasportano sulle loro ambulanze, solo dal bere fino all'inverosimile.

    Hemingway offre l’immagine di un uomo che cammina nella sua ombra, e questa va sempre più rimpocciolendosi. Ma non è il sole ad essere più alto, è lui a contorcersi.

    In questo libro, che si legge bene perché è scritto bene, non fa che piovere.
    E’ l’unica concessione “stilistica” di un romanzo che non dice mai perché il protagonista si sia arruolato volontario in una guerra “non sua”, finendo senza vittoria.

    ha scritto il 

  • 4

    Tutti i romanzi di Hemingway, questo in particolare, mi danno sempre la sensazione di spingermi di fronte a un burrone per lasciarmi lì sul bordo con le punte dei piedi che sporgono e i sassolini che ...continua

    Tutti i romanzi di Hemingway, questo in particolare, mi danno sempre la sensazione di spingermi di fronte a un burrone per lasciarmi lì sul bordo con le punte dei piedi che sporgono e i sassolini che cascano giù. Ti trovi di fronte ad un abisso con la vertigine e la paura di guardare, ma non puoi fare a meno di sporgerti oltre e sbirciare, rischiando di cadere di sotto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Uno spaccato umano, credibile e tragico dell'approccio alla prima guerra mondiale che tocca il fronte italiano.
    Intrecci di amore si sovrappongono a eventi bellici, con il loro caos e l'assurdità nel ...continua

    Uno spaccato umano, credibile e tragico dell'approccio alla prima guerra mondiale che tocca il fronte italiano.
    Intrecci di amore si sovrappongono a eventi bellici, con il loro caos e l'assurdità nel proseguire gli eventi bellici.
    Lo stile narrativo ci porta avanti nel racconto seguendo passo passo lo stretto punti di vista del protagonista.
    La donna amata, l'infermiera scozzese, è un personaggio abbozzato, a uso e consumo del protagonista.
    Il finale tragico e devastante lo lascia solo, senza amata e senza figlio dopo essere sfuggito alla fucilazione insensata dopo lo sfondamento nemico a Caporetto.
    I ritratti di camerate e dei modi di fare di tutti i personaggi di contorno raccontano a pieno l'italia di quei tempi

    ha scritto il 

  • 5

    Purtroppo sempre attuale.

    Questo è un commento che segna un ritorno, un ritorno gradito da parte mia e segnato dal grande piacere che mi hanno mandato i messaggi dei miei compagni di mille letture, chiedendomi che fine avessi ...continua

    Questo è un commento che segna un ritorno, un ritorno gradito da parte mia e segnato dal grande piacere che mi hanno mandato i messaggi dei miei compagni di mille letture, chiedendomi che fine avessi fatto. Forse i miei piccoli sforzi dopotutto servono a qualcosa, quindi volevo cominciare con un sincero ringraziamento a tutti coloro che si sono accorti della mia assenza.

    "Addio alle armi" è un romanzo che davvero non meritava di essere il punto di una interruzione nelle letture tanto è epocale: segna una svolta nella letteratura dei suoi tempi e paradossalmente riesce sempre ad essere sempre attuale, pur avvicinandosi al secolo di vita. Nello spesso tempo è molto interessante riandare con la mente alle impressioni che quelle pagine mi hanno suscitato dopo così tante settimane: è più o meno come avvicinare il naso al calice che ha contenuto un buon vino diverso tempo dopo essere stato vuotato, e scoprire che restando vuoto scopre un nuovo mondo di profumi da offrire al degustatore (sembra una retorica poesia ma succede davvero, nel caso di vini di grande armonia).

    Cosa resta dunque nella memoria e nelle impressioni di questo disertore di Caporetto? Di costui che riesce a fare della sua fuga non un atto di viltà ma un inno di protesta contro la guerra di ogni tempo; e che nel suo coraggio (e ce ne voleva per farsi ribelli nell'Europa di quegli anni) non riesce ad evitare di guardare in faccia la morte, affrontando il peggior dramma che l'amore può offrire?

    Amore e morte. Quasi non esiste romanzo che non parli dell'uno o dell'altro, più spesso di tutt'e due. Ma non credo di aver mai incontrato un libro che tenti in maniera così dichiarata di affrontarli entrambi nel loro volto più misterioso e maledetto, quello che più provoca impotenza e sofferenza nell'animo umano.
    Forse è un'impresa troppo grande persino per Hemingway, ed è difficile negare che in molti punti la storia sembra goffa e stereotipata, soprattutto nell'immagine dell'amata e dei compagni d'armi del protagonista: è il caso però di ricordare che come detto questo libro ha quasi cento anni, e sarebbe ingeneroso giudicare banale un immaginario dall'alto di ulteriori venti lustri di esperienze storiche e sociali.

    E invece le vette di poesia che questa storia raggiunge restano fuori dal tempo, sono in grado di resistere nella mente di chi le affronta anche a due mesi di assoluta non lettura. Non ho mai potuto giudicare con troppa clemenza i due militari italiani imprigionati in India a seguito dell'uccisione accidentale di un poveraccio nelle acque di quel paese, ma non avevo mai capito perchè. E la risposta me la dà "Addio alle armi": si fa fatica a non giudicare con odio e livore coloro che con disinvoltura se non con passione e divertimento giocano a somministrare la morte rimanendo al contempo sicuri di non dover condividere la sorte delle loro vittime. E' lo spaventoso e definitivo(soprattutto se si pensa che è stato scritto negli anni Venti) giudizio morale che viene dato nei confronti dei professionisti della guerra di ogni epoca, idea politica e nazione, l'atto d'accusa nei confronti di un mondo che pochi anni dopo giudicherà sensato sacrificare qualche migliaio di morti (che diventeranno più di centomila solo in Russia) per sedersi al tavolo della pace.

    Se penso a come questo libro è stato scritto non mi viene in mente altro che "perfetto", se non sapessi che la perfezione non esiste. Per il mio gusto estetico di lettore, la prosa di Hemingway qui semplicemente non ha difetti: alla fine di una riga dove istintivamente pensavo fosse necessaria una parola, c'era quella parola. Dove il mio fiato chiedeva un punto e virgola, trovava un punto e virgola. Dove percepivo il bisogno che un periodo finisse potevo stare tranquillo: finiva.
    Le descrizioni non sono nè troppo sovrabbondanti ne troppo scarne, il registro lessicale riesce ad essere espressivo dell'orrore della guerra senza mai sembrare cinico, i cambi di punto di vista sono sempre esattamente dove il lettore sente il bisogno che siano.

    Come diavolo tu abbia fatto, soldato americano, e come mai nessuno sia stato in grado di seguirti su quella strada, per me resta un mistero.

    Farebbe bene a rileggere "Addio alle armi" chi predica guerre di religione o economiche o di qualunque genere,chi con troppa leggerezza fà del militarismo la propria idolatria, chi immagina semplici soluzioni nazionaliste a 5 stelle a problemi di dimensione storica e forse non risolvibili.

    ha scritto il 

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