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Addio alle armi

By Ernest Hemingway

(334)

| Hardcover

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Book Description

337 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare.

    Non c’è recensione migliori che riportare quattro brevi, folgoranti passaggi:
    Ora Catherine sarebbe morta. Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare. Si veniva gettati dentro e si sentivano ...(continue)

    Non c’è recensione migliori che riportare quattro brevi, folgoranti passaggi:
    Ora Catherine sarebbe morta. Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare. Si veniva gettati dentro e si sentivano le regole e la prima volta che vi acchiappavano in fallo vi uccidevano. Oppure vi uccidevano gratuitamente come Ajmo. O vi davano la sifilide come a Rinaldi. Ma alla fine vi uccidevano. Ci si poteva contare. Girateci intorno e vi uccidono.
    Se la gente porta tanto coraggio in questo mondo, il mondo deve ucciderla per spezzarla, così naturalmente la uccide. Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide. Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi. Se non siete fra questi potete esser certi che ucciderà anche voi, ma non avrà una particolare premura.
    «No. È il grande inganno: la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti.»
    Mi piaceva scioglierle i capelli e lei sedeva sul letto e stava immobile tranne quando d’improvviso si gettava giù a baciarmi mentre glieli scioglievo, e io le toglievo le forcine e le posavo sul lenzuolo ed erano sciolti e la guardavo mentre stava immobile e poi le toglievo le ultime due forcine e cadevano tutti e lei abbassava la testa e ne eravamo immersi tutti e due ed era la sensazione di esser dentro a una tenda o dietro a una cascata. Aveva capelli meravigliosamente belli e a volte stavo sdraiato a guardarla mentre si faceva le trecce nella luce che entrava dalla finestra aperta e splendevano perfino nella notte come a volte splende l’acqua poco prima che sia giorno.
    E infine ecco cosa scrive nella introduzione:
    Il fatto che il libro fosse tragico non mi rendeva infelice perché ero convinto che la vita è una tragedia e sapevo che può avere soltanto una fine. Ma accorgersi che si era capaci di inventare qualcosa; di creare con abbastanza verità da esser contenti di leggere ciò che si era creato; e di farlo ogni giorno che si lavorava, era qualcosa che procurava una gioia maggiore di quante ne avessi mai conosciute. Oltre a questo, nulla importava.

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    Tiziano said on Aug 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    bello fino a metà o poco più, poi diventa un romanzo rosa

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    willer86 said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    25-2014

    Nel novembre 1988, a quindici anni, lessi "Addio alle armi", rubandolo dalla libreria dei miei genitori. Fu il libro che mi fece innamorare di Hemingway e della sua prosa secca e asciutta, e mi spinse a leggere negli anni successivi tutti i suoi lavo ...(continue)

    Nel novembre 1988, a quindici anni, lessi "Addio alle armi", rubandolo dalla libreria dei miei genitori. Fu il libro che mi fece innamorare di Hemingway e della sua prosa secca e asciutta, e mi spinse a leggere negli anni successivi tutti i suoi lavori. Ora rileggo "A farewell to arms" dopo oltre 25 anni, direttamente in inglese, ed è una riscoperta che fa bene. Alcune sezioni sono strepitose: la ritirata da Caporetto verso il Piave con l'esercito italiano in rotta; la convalescenza a Milano e l'amore per l'infermiera Catherine; la fuga in barca verso la Svizzera; l'epilogo tragico in cui vien fuori tutto il pessimismo dell'Hem più nero. E' un libro del 1929, ma vale da solo mezza libreria di contemporanei....

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    said on Aug 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia, quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le parole urlate giungevano, e le avevamo lette sui proclami e da un pezzo orm ...(continue)

    "Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia, quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le parole urlate giungevano, e le avevamo lette sui proclami e da un pezzo ormai, e non avevo visto niente di sacro, e le cose gloriose non avevano gloria e i sacrifici erano come i macelli. Parole astratte come gloria, onore, coraggio o dedizione erano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai numeri delle strade, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti e alle date. "

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    Valentina said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il primo grande Papa

    Capolavoro giovanile di Hemingway, “Addio alle armi” (1929) è la storia di Amore e Guerra più proverbialmente “basic” della letteratura. Di una linearità e di una naturalezza disarmanti l’amore di Federico e Catherine, che proprio l’epilogo tragico n ...(continue)

    Capolavoro giovanile di Hemingway, “Addio alle armi” (1929) è la storia di Amore e Guerra più proverbialmente “basic” della letteratura. Di una linearità e di una naturalezza disarmanti l’amore di Federico e Catherine, che proprio l’epilogo tragico nobilita, esaltandone all’estremo la purezza e la fragilità assolute rispetto ai colpi del destino. Questa purezza è pari, a mio avviso, forse solo a quella de “Il diavolo in corpo” (1921) di Radiguet, che Hemingway peraltro potrebbe aver letto, e non è un caso che siano entrambe storie di giovanissimi. Altrettanto immediati, sfrondati di qualunque retorica, e per questo tanto più efficaci, i dettagli sullo svolgersi della guerra, nel periodo più critico sul fronte orientale. Si capisce bene perché questo romanzo restò all’indice in Italia fino al secondo dopoguerra e costò a Fernanda Pivano (sua prima traduttrice) l’arresto e la galera. Lo stile asciutto di Hemingway è come si sa tutto novecentesco. È incredibile se solo si pensa che questo romanzo è contemporaneo di quelli di Kafka e di Proust, entrambi autori ancora così (diversamente) debitori dello stile ottocentesco. Certo, l’Ulisse di Joyce aveva scandalizzato e nel contempo fatto scuola fin dall’inizio del secolo, e “Gita al faro” di Virginia Woolf (1927) precede di poco “Addio alle Armi”, ma quanta distanza tra il soggettivismo estremo (e certo fascinoso) del flusso di coscienza della Woolf e la verità nuda e cruda di Hemingway! Di più non si potrebbe.

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    Maurizio G said on Jul 4, 2014 | Add your feedback

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